Il guardiamarina Mayweather stava ammirando la più alta, complessa e ripida (praticamente perpendicolare al suolo) scogliera che avesse mai visto. Ad occhio e croce era alta cinquanta metri, e sembrava contenere tutte le possibili angolazioni di formazioni rocciose, insieme ad un quantitativo di appigli che gli avrebbe permesso di ancorarsi facilmente alla pietra, e con molta improvvisazione. Era quasi troppo facile, pensò. In quel momento un leggero rombo, accompagnato da una piccola frana di polvere e detriti, fece notare al guardiamarina il movimento che stava modificando una parte della parete due o tre metri più in alto, alla sua sinistra. Così come era cominciato, il movimento cessò, lasciando la superficie rocciosa con una nuova sporgenza piana, inclinata di qualche grado rispetto alla parete principale. Travis Mayweather si rimangiò mentalmente la sua precedente considerazione, sorridendo divertito.
Una volta finito di infilarsi l'imbracatura, era pronto a scalare la più strana parete di roccia con cui avesse mai avuto a che fare. Al tatto era solida, e gli agganci restavano perfettamente stabili nei piccoli anfratti della pietra, simile al granito, ma, come aveva visto prima, era capace di modificare la propria forma con estrema duttilità. Anche altri individui, di svariate specie, stavano accingendosi alla scalata, ognuno fornito di attrezzature variegate, ma abbastanza simili alla sua. L'umano fu felice di notare che, nonostante le differenze del DNA e della cultura, vi erano cose che accomunavano molte specie umanoidi, come la sfida e la competizione con se stessi. Iniziò a inerpicarsi lungo una parete verticale, puntellandosi ad alcuni appigli ben visibili, per poi bloccarsi a causa di un nuovo rombo che, notò con la coda dell'occhio, aveva modificato l'inclinazione di un tratto di parete alla sua destra, rendendolo più sporgente di una decina di gradi. Ancora più divertito, riprese la scalata.
Dopo parecchi minuti di salita, il timoniere dell'Enterprise si trovava ormai a cinque metri d'altezza: aveva dovuto piantare diversi chiodi per evitare che le leggere scosse che accompagnavano i mutamenti della parete potessero disancorarli dalla roccia, e questo lo aveva un po' rallentato. Si voltò brevemente a guardare il panorama alle sue spalle, contemplando il mare azzurro di Riza, e si sentì ancora più contento di trovarsi li, in quel momento. L'istante successivo un nuovo rombo, stavolta proveniente proprio dalla zona della parete dove si trovava, gli fece comprendere che l'inclinazione stava cambiando, e difatti percepì che la pendenza stava diventando meno ripida, adagiandosi leggermente, creando una rientranza nella parete sopra di lui. Questo mutamento, di per se, avrebbe aiutato il guardiamarina Mayweather nella scalata, rendendogli più facile raggiungere gli appigli successivi a quello al quale ora si sosteneva. Se non fosse stato che l'appiglio in questione stava svanendo, inglobato nuovamente dalla roccia. Stupito da quell'imprevisto, l'umano cominciò a cercare altre sporgenze a cui attaccarsi, agitando le braccia, ma non vi erano appigli nelle vicinanze, e Travis cominciò a scivolare sulla roccia, verso uno strapiombo di parecchi metri. Ma qualcosa lo trattenne. Il membro di colore dell'astronave stellare Enterprise si sentì afferrare la mano da qualcuno o qualcosa, e la sua discesa incontrollata terminò. Sospirando per lo scampato pericolo, il guardiamarina si voltò a guardare il suo salvatore, che si scoprì essere una salvatrice. I capelli neri, molto mossi, erano racconti in una coda dietro la testa, e la sua carnagione era rosata. Sarebbe apparsa umana, se non fosse stato per i suoi occhi, dall'iride talmente nera da non riuscire a distinguere le pupille. La donna aliena mostrava sul volto la concentrazione e lo sforzo che stava effettuando per trattenere il suo compagno di scalata, ma nel contempo sorrideva, divertita. Mayweather era talmente concentrato sulla roccia che non si era accorto della sua presenza, poco sotto di lui.
"Non hai messo un gancio nell'appiglio inferiore? Certe dimenticanze possono costarti caro." disse lei.
"E' vero." rispose il guardiamarina, ritrovando un aggancio stabile alla parete, e lasciò la mano della donna. "E' che non ci sono abituato. Sul mio pianeta gli appigli di roccia non ti spariscono sotto le mani… beh, a dir la verità anche le pareti restano immobili…"
"Prima volta su Riza, eh?" domandò l'aliena, ancora sorridente.
"Già," disse l'umano, guardando verso il basso. "e se non ci fossi stata tu sarebbe stata anche l'ultima."
"Oh, non esageriamo." ridacchiò lei. "Cadendo da questa altezza al massimo ti saresti rotto qualche osso. Anche se molto probabilmente avresti ritrovato il controllo e ti saresti fermato anche da solo. Eri concentrato e deciso anche in quella situazione. Secondo me te la saresti cavata".
"Cosa? Mi scusi ma..." protestò il timoniere, stupito. "…come fa a sapere che cosa…"
"Sono una betazoide." disse lei, semplicemente. "Ho la capacità di percepire le emozioni e i pensieri di chi ho vicino." continuò, notando l'espressione accigliata del suo compagno di scalate. "Sono la prima betazoide che incontri?" disse poi, muovendo la testa con fare giocoso, facendo ondeggiare i suoi capelli al sole.
"Beh si." rispose Travis, colpito da quel semplice gesto. "La mia specie ha appena cominciato ad esplorare lo spazio…"
"La specie umana, giusto?" lo interruppe lei. Travis era sorpreso come non gli capitava da tempo.
"Cosa... come…" disse lui, allibito.
"Riesco a percepire i tuoi pensieri, ricordi?" disse lei divertita. "Il sentimento che provi quando pensi al tuo pianeta è molto forte… sei orgoglioso… orgoglioso di fare parte del primo equipaggio umano nello spazio." continuò lei, ora leggermente concentrata. Travis era incredulo.
"Pare non ti si possa nascondere niente." disse l'umano, colpito, sorridendo.
L'aliena proruppe in una risatina. "Beh, in effetti non sono in grado di capire il tuo nome. Non è facile con gli alieni. A proposito, io sono Rox'anna." disse, e allungò nuovamente la mano in direzione della sua, sorridendo.
"Travis." disse il guardiamarina, sorridendo di rimando a stringendo la mano dell'aliena, in segno di amicizia. Nel farlo, però la pelle morbida della donna gli procurò una piacevole sensazione, che il guardiamarina comprese sarebbe stata percepita dalla femmina aliena vicino a lui. Abbassò la testa in fretta, interrompendo il contatto, imbarazzato. "Chiedo scusa… io…"
"Non c'è problema." rispose semplicemente lei. Travis tornò a guardarla. Sorrideva ancora. "Anche tu sei carino." proseguì.
I due esseri di mondi diversi restarono ancora a fissarsi per qualche secondo, prima che l'umano si riscuotesse dal torpore e si rammentasse della situazione in cui si trovava.
"Credo sia meglio che scenda." disse lui, serio. "Non sono sicuro che i ganci che ho piantato siano ancora stabili… e non vorrei scivolare nuovamente senza avere te accanto a salvarmi…"
"Non c'è problema, tanto stavo scendendo anch'io." disse l'aliena.
Travis la guardò, considerando brevemente che la femmina betazoide aveva cominciato la salita dopo di lui, e che era improbabile che si fosse presa la briga di imbracarsi pesantemente per salire solo di pochi metri. Le conclusioni tratte dal guardiamarina Mayweather da un tale particolare gli fecero pensare che la sua licenza sarebbe stata molto più interessante del previsto e, cercando di non lasciare che i suoi pensieri affiorassero troppo in superficie, cominciò la discesa.
