Malcolm Reed e Charles Tucker Terzo sarebbero sembrati fuori posto anche sul loro pianeta natale: il loro abbigliamento (giacca e pantaloni gessati) sembrava più adatto ad un pranzo di gala che non al bar tropicale alieno in cui si trovavano. Fortunatamente, proprio grazie alla particolare natura del locale, nessuno trovò strani i loro vestiti, o il fatto che i due membri dell'equipaggio della NX-01 restassero fermi in piedi nel centro della sala. Intorno ai due terrestri alcuni esseri di specie umanoidi, molto diverse tra loro, bevevano e si sedevano ai tavoli, riempiendo a poco a poco il locale. I due colleghi notarono in contemporanea, e con lo stesso piacere, che la maggioranza di essi erano femmine. O almeno ne avevano l'aspetto.
"Che ne dice di quella?" azzardò Malcolm, indicando brevemente uno dei tanti tavoli del bar.
"Non credo che quellA sia il pronome esatto." rispose bisbigliando Trip, avvicinandosi all'orecchio del compagno di bordo. Questi lo guardò incuriosito.
"Sicuro?" chiese l'addetto agli armamenti della nave, voltandosi nuovamente a guardare la creatura che aveva appena proposto di abbordare. "Come fa a dirlo?"
"E' solo intuito." disse il capo ingegnere, non nonchalance.
"E il suo intuito può aiutarci a trovare della compagnia locale adeguata, signore?" replicò il tenente Reed.
"Stai tranquillo, Malcolm. Abbiamo tutto il pianeta da esplorare, qualcosa troveremo."
"Signore, vorrei farle notare che avere bersagli multipli rende molto più difficile prendere la mira per colpirli." osservò l'umano di statura meno elevata.
"Ma non tutti i bersagli sono uguali, tenente." riprese il comandante Tucker, apparentemente sicuro di se.
Apparentemente.
La situazione, in realtà, era nuova per entrambi; sulla terra le tattiche di abbordaggio da bar erano relativamente semplici: vedi una ragazza sola al bancone, ti siedi accanto a lei con una scusa, cominci a parlare di un argomento qualunque con indifferenza, e poi si vede se l'alcool o gli ormoni hanno qualche effetto. Ma in quel luogo tali tecniche potevano anche non funzionare: l'elevato numero di specie umanoidi presenti, tutte con una diversa reazione alle sostanze chimiche sopracitate, oltre ai possibili fraintendimenti culturali sugli argomenti di conversazione, rendeva tale modello di approccio imprevedibile e rischioso. Anche per il fatto che non si poteva essere sicuri che fossero ragazze, quelle con cui si iniziava una conversazione. Malcolm l'aveva dimostrato poco prima. Nonostante questo, il capo ingegnere dell'Enterprise confidava ancora nel suo istinto, affinato dalle esperienze maturate sulla Terra, la maggior parte delle quali (Charles Tucker sorrise nel constatarlo) avevano conseguito con successo lo scopo prefissato. I pensieri dell'umano più alto in grado nella stanza vennero interrotti dal passaggio, davanti a lui, da un'aliena dalla pelle color rosa scuro, abbastanza alta, priva di capelli ma fornita di ben altri connotati femminili (tre).
"Quella potrebbe andare bene." sussurrò Trip all'addetto all'armeria, chinando leggermente la testa verso di lui, senza perdere di vista la creatura aliena. Quando questa, però, poco dopo si sedette ad un tavolo in compagnia di un membro della sua specie più grosso e dall'aspetto ben più minaccioso, l'espressione sorridente sul volto dell'umano mutò, veloce quanto una nave a curvatura 5, trasformandosi in una smorfia spaventata.
"Ne è sicuro, comandante?" sussurrò Malcolm di rimando, con una velata ironia nella voce.
Seccato, l'umano dai capelli biondo scuro riprese a muovere lo sguardo per la stanza, guardando, registrando e valutando ogni cliente del locale evidentemente femminile, analizzando ogni atteggiamento o situazione che avrebbe potuto consentire una piacevole conclusione della serata. Il caleidoscopio di colori di pelle aliena (rosata, marrone, maculata, blu scuro, verdognola) quasi lo tramortì, fino a che, quando stava cominciando a percepire un leggero torcicollo, le notò: due aliene, senza ombra di dubbio femmine, sedute al bar, sorseggianti con fare distaccato e sensuale due drink non meglio identificati. Trip diede una gomitata al suo compagno di avventure, senza neanche voltarsi per appurare se tale gesto aveva richiamato la sua attenzione, muovendo poco dopo il mento per indicare all'amico le prede che aveva inquadrato. Erano entrambe molto alte (caratteristica esaltata dalle calzature simili a tacchi a spillo che indossavano), dalla pelle rosa leggermente scura (molto ben visibile, visti gli abiti scollati che portavano), e capelli lunghi e lisci. La prima li aveva biondi, lunghi fino a metà schiena, con leggeri riccioli alle estremità, mentre la seconda li aveva neri e leggermente mossi. Sembravano appartenere entrambe alla stessa specie: stessa fronte alta con leggere creste diagonali, stessa corporatura (snella e atletica) e sembravano anche essere conoscenti, visto che indossavano vestiti molto simili, e avevano lo stesso atteggiamento seduttivo, quasi certamente voluto. Un attimo prima che il comandante della nave Enterprise si decidesse a muoversi verso di loro, un alieno glabro dalla pelle verde e due escrescenze cartilaginee ai lati della testa transitò davanti alle due donne, osservandole. Dopo un attimo in cui i pensieri del capo ingegnere furono volti alla rabbia e allo sconforto, l'alieno in questione proseguì per la sua strada, distogliendo lo sguardo dalle due avventrici del locale.
*A quanto pare non tutte le specie hanno gli stessi gusti…*penso Trip, con un respiro di sollievo.
Dopo essersi riscosso grazie ad una leggera spinta di Malcolm, il galletto terrestre e il suo collega si avvicinarono al bar, dove presero posizione ai lati delle due donne, sedendosi sugli sgabelli (fortunatamente) liberi. Ora restava solo da attaccare bottone. Più facile a dirsi che a farsi.
"Salve." proruppe Malcolm, al fianco dell'aliena mora, sorprendendo il comandante Tucker, che si aspettava di dover essere lui a far partire le danze.
"Salve." rispose la donna, voltandosi verso l'armigere con un sorrisetto.
"Bella serata, eh?" continuò l'umano, con tutta la spavalderia che riusciva a manifestare. Le due donne ridacchiarono. Trip guardò per un momento il tenente Reed con sguardo esasperato, notando il suo imbarazzo, prima di decidere di prendere le redini del gioco.
"Il mio amico intendeva" cominciò, nel suo sperimentato tono calmo e pieno di charme, "che Riza è davvero uno splendido pianeta." (lo disse mettendo l'accento sulla parola 'splendido'.) "E' la prima volta che veniamo a visitarlo. Certo, se avessimo saputo di quanto è affascinante" (altro accento) "avremmo accantonato la nostra missione di esplorazione e ci avremmo diretto la nostra nave spaziale qui molto prima. "
"Oooh," esclamo sommessamente l'aliena bionda, voltandosi verso di lui. Il tono che aveva usato era di voluttuoso interesse, e Trip capì che le cose stavano andando per il verso giusto. "siete esploratori, allora."
"Già," disse Malcolm, attirando l'attenzione dell'altra donna, che fino a quel momento era rimasta a guardare il suo superiore con la coda nell'occhio. "siamo in missione da diversi mesi. Un po' di svago ci voleva."
"Diversi mesi lontano da casa." disse la mora, con lo stesso tono dell'altra donna (per Trip fu la prova che le due erano entrate nel locale insieme), guardando l'armigere con sguardo seducente. "Deve essere difficile passare così tanto tempo da soli, vero? Nello spazio profondo e sconosciuto…"
"Beh, in effetti" cominciò Malcolm con voce inizialmente tremolante e poi, dopo aver inspirato brevemente, più calma e sicura "abbiamo incontrato diverse specie ostili… ma siamo sempre riusciti a cavarcela."
"Gia, la nostra nave è piuttosto potente, vero?" intervenne l'ingegnere del sopracitato vascello, attirando nuovamente a se l'attenzione della donna bionda, che aveva cominciato a voltarsi verso l'altro umano.
Mentre l'ufficiale tattico dell'astronave Enterprise passava a descrivere brevemente, ma con passione, le armi montate sullo scafo della prima nave a curvatura 5 costruita dall'umanità, Trip tornò a guardare negli occhi castani dell'aliena, pensando che, tutto sommato, la serata non stava andando poi tanto male.
