Note dell'autore: Ecco il secondo capitolo di questa mia storia. Ringrazio le mie due Beta che mi stanno dando il coraggio per scrivere quest'AU. Spero di non uscire troppo dai personaggi, se trovate scene simili alla storia originale, è ovviamente una cosa voluta in quanto ho cercato di fare incastrarle in questa mia AU.

Buona lettura e ricordate di recensire.

Beta: Al3_, Paolettazza

Disclaimer: OUAT e tutti i suoi personaggi non sono di mia proprietà (altrimenti sarebbe stato un prodotto HBO), tutti i diritti sono dei legittimi proprietari, il mio è solo un divertimento

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Capitolo 2

Better now than later

New York 2016

Scese dal taxi, si pettinò con le dita i lunghi capelli biondi, forse avrebbe dovuto tagliarli un po', ma doveva trovare il tempo e la voglia di farlo. A passo spedito percorse il tratto di strada fino al ristorante, si guardò attorno fino a che i suoi occhi si posarono al tavolo accanto alla pianta all'altra estremità del patio, l'uomo seduto alzò lo sguardo su di lei e le sorrise dolcemente, si alzò mentre lei si avvicinava.

"Scusa il ritardo" disse sinceramente togliendosi il capotto rosso che indossava, lui le diede un piccolo bacio sulle labbra sorridendo dolcemente.

"Presumo che hai preso il tuo bersaglio" disse dolcemente mentre la abbracciò.

"Adoro il tuo ottimismo" disse lei accarezzando i suoi capelli castani che adorava.

"Beh se non fosse stato così, avresti annullato" disse mentre si mettevano seduti uno di fronte all'altro al tavolo.

"Mi conosci troppo bene" disse lei senza smettere di sorridere.

"E' un male?" chiese mentre una cameriera posò davanti a lei un bicchiere di vino.

"Non direi" disse prendendo il bicchiere in mano e sorridendogli.

Cenarono tranquillamente mentre lo ascoltava parlare del suo lavoro, le piaceva quando le raccontava le sue avventure con i suoi clienti, riusciva a distrarla dal suo di lavoro.

"Felice?" chiese lui mentre metteva giù la posata dopo aver finito il suo pasto.

"Molto" rispose mentre le stringeva la mano.

"Torno subito"disse alzandosi, ne approfittò per dare un'occhiata al suo cellulare e assicurasi che tutto fosse a posto.

Walsh era un ragazzo molto dolce, stare con lui era facile, lo amava senza dubbio, ma non così tanto da avere il cuore spezzato se mai avesse deciso di seguire l' esempio degli altri e lasciarla. Era convinta che si amasse intensamente solo una volta nella vita e lei aveva già dato, e aveva ottenuto solo un cuore spezzato, da quel momento aveva avuto solo storie di una notte, finché non ha incontrato Walsh otto mesi fa.

Lo vide tornare e rimettersi seduto al suo posto, gli occhi castani splendevano di anticipazione, era incuriosita, aveva visto un certo nervosismo da parte sua e non ne capiva il motivo.

"Spero che hai ancora fame" disse mentre una cameriera posava davanti a lei un dolce e non uno qualsiasi ma, il suo preferito.

"Walsh, sono piena" si lamentò non propria delusa.

"Ricordi il nostro primo appuntamento" disse giocando con le mani appoggiate sul tavolo.

"Certo, ricordo di averti detto di no un paio di volte" ricordò divertita la sua tenacia.

"Fino a quando non ti ho convinta a venire qui per pranzo, e ho dovuto corrompere lo chef per questo dolce che non era neanche sul menù, ma che tu desideravi tanto." Ricordò.

"Già ero piuttosto nervosa, e adesso sono piena" continuò lei, Walsh le sorrise e allungò la mano afferrando il suo piatto.

"Dagli almeno una possibilità" disse facendo roteare il piatto, fino a quando sotto i suoi occhi tra la decorazione al cioccolato non vide un anello di fidanzamento. Deglutì e senza rendersene conto afferrò i bordi del tavolo con forza.

"Non è per spaventarti" tentò di tranquillizzarla e voleva crederci.

"Ti amo Emma, e voglio passare la mia vita con te" disse, si alzò le prese la mano e si inginocchiò davanti a lei.

Non stava succedendo davvero? Non poteva, si sforzò di respirare, aveva bisogno di andare via da lì, subito, stava diventando tutto troppo pressante.

"Emma Swan, vuoi sposarmi?" chiese con il suo sorriso più dolce, si sforzò di abbassare lo sguardo e respirare con calma, ma non ci riusciva, era troppo presto. Si liberò dalla sua presa e si alzò di corsa.

"Scusa" disse con voce tremante rimettendosi il suo cappotto per allontanarsi da lui, fino ad arrivare al bordo del marciapiede.

"Emma aspetta" lo sentì avvicinarsi

"Walsh" iniziò guardando altrove tranne lui.

"Ascolta, so bene che è presto" disse lui.

"Presto? Walsh otto mesi fa neanche ti conoscevo" gli ricordò.

"Come fai …. Come facciamo a sapere ch'è il momento giusto questo?" chiese esitante.

"Emma io so che sei quella giusta da quando ti ho visto entrare nel mio negozio"

"Ti amo, lo sai vero?" tentò di rassicurarlo lei, non era una bugia, ma non credeva in cose come anime gemelle o trovare la persona giusta.

"Lo so, e ti amo anch'io" le disse prendendole la mano nelle sue.

"E' troppo presto Walsh" insistette lei.

"Lo so, Emma lo so, e non ti sto dicendo di sposarci subito" disse.

"Ho bisogno di tempo" disse liberando la sua mano da quelle di lui.

"D'accordo, lo avrai" la tranquillizzò sorridendole. Non gli diede il tempo di continuare, fermò il primo taxi, ringraziando il cielo di averlo trovato così in fretta, e senza guardare Walsh andò via tentando di respirare con calma.

Chiuse la porta alle sue spalle, sospirò cercando di dare un freno ai suoi pensieri, si diede una spinta con le spalle e raggiunse il salotto, Henry, suo figlio, la persona più importante della sua vita, se ne stava in silenzio concentrato sul suo videogioco, sorrise e si mise seduta accanto a lui.

"Com'è andata la grande serata?" chiese senza staccare gli occhi dal gioco.

"Nessuna grande serata, solo una cena tranquilla" mentì, lo vide sorridere e scuotere la testa.

"Poverino" esclamò divertito.

"Che significa?" chiese lei guardandolo inarcando un sopracciglio.

"Oh avanti mamma credi che non lo sappia: cena romantica nel ristorante del primo appuntamento, era chiaro che ti avrebbe fatto la proposta" disse alzando le spalle come se era una cosa ovvia. Emma scosse la testa ricordandosi che il figlio era sempre stato un tipo percettivo quindi non la doveva sorprendere.

"Allora, lo hai distrutto?" chiese con quel suo sorriso sulle labbra, una fitta le attraversò il cuore, erano in momenti come questo che le di ricordava suo padre.

"Non gli ho detto di no, solo ci devo pensare" rispose.

"Poverino" ripeté ancora una volta.

"Zitto" disse dandogli una spinta scherzosa alla spalla.

"Che programmi hai per domani?" chiese.

"Mattina credo che mi alzerò tardi e poi andrò in biblioteca, ho bisogno di nuovi libri" disse alzando le spalle.

"Non hai i libri che ti hanno assegnato per le vacanze?" chiese lei sorpresa.

"Li ho già finiti" disse come se non fosse importante.

"Sei in vacanza da soli tre giorni Henry" precisò lei, il suo ragazzo alzò le spalle, si alzò sospirando, era orgogliosa di questa sua passione per i libri, anche se non si spiegava da dove arrivava, lei a parte Harry Potter e qualche classico quando andava a scuola non era una divoratrice di libri.

"A letto ragazzino, finisci il gioco domani" disse scompigliando i suoi capelli castani così simili al padre.

"D'accordo" disse sbuffando un po' chiudendo comunque il gioco. Andò verso la sua camera ma Henry la chiamò facendola fermare.

"Mamma, Walsh mi piace, ti rende felice" disse il ragazzino serio, lei si appoggiò alla porta.

"Lo so" ma non lo amo abbastanza ripeté nella sua mente.

"Non tutti gli uomini sono come papà e ci lasciano" continuò avvicinandosi a lei, era sorprendente quanto fosse cresciuto, gli sorrise e lo abbracciò stringendolo a lei, amava questi loro momenti, si sciolse dall'abbraccio e gli diede un piccolo bacio sulla fronte per dargli la buona notte.

Entrò in camera appoggiando la schiena alla porta chiusa fece un respiro profondo e si lasciò scivolare a terra, avrebbe dovuto sospettare che Walsh avrebbe voluto qualcosa di più, ma dannazione erano passati solo otto mesi, e lei non si sentiva pronta a fiondarsi in una situazione del genere, ma non voleva neanche chiudere completamente quella porta. Sbuffò portandosi le mani tra i capelli cercando di frenare quei pensieri. I suoi occhi che vagavano nella stanza in cerca di risposte caddero su una busta decorata elegantemente appoggiata allo specchio sul suo comò davanti al letto, si alzò avvicinandosi alla busta la prese tra le mani, la calligrafia elegante riportava il suo nome e quello di Henry, aprì la busta e dispiegò il foglio:

MaryMargaret Blanchett & David Nolan

Sono lieti di invitarvi al loro matrimonio.

Che si terrà 16 Luglio nel parco cittadino di Storybrooke.

Entrambi erano venuti fin a New York per consegnarle l'invito, non avevano insistito più di tanto permettendole di decidere con calma, sapendo troppo bene quanto per lei fosse difficile tornare lì. Aveva stretto un patto con MaryMargaret, sarebbe stata la sua damigella d'onore come lei aveva insistito, ma sarebbe rimasta giusto il tempo della cerimonia, un paio di foto e sarebbe tornata a New York. E ora l'idea di tornare le sembrava così invitante, la possibilità di poter fuggire dalla sua decisione, da Walsh e da quello che lei non riusciva a dargli.

Sospirò posando l'invito, avrebbe cercato di dormirci su e poi avrebbe deciso cosa fare.

La sera dopo rientrò da lavoro, per sua fortuna aveva avuto una giornata piena tenendo la sua mente occupata, o almeno ci aveva provato, Henry le aveva mandato un messaggio chiedendole se avesse preso una decisione e la sua mente era stata nuovamente una confusione di pensieri che non riusciva a tacere.

Sapeva che il suo ragazzo era solo preoccupato per lei e voleva vederla felice, e lei voleva davvero renderlo felice, solo che la sua paura di soffrire aveva sempre la peggio su di lei.

Si avvicinò al mobiletto dei liquori e si versò una dose di rum, lo bevve in un sorso e mise il bicchiere nel lavandino, doveva prendere una decisione, ma non sapeva ancora cosa voleva da Walsh, se era pronta per una cosa così grande e importante come il matrimonio, aveva bisogno di capire cosa in realtà voleva.

"Mamma?" sentì Henry rientrare e chiamarla.

"In cucina" rispose senza allontanarsi dal lavandino.

"Ehi cosa vuoi mangiare stasera?" chiese il ragazzo aprendo il frigo.

"Hai qualcosa in particolare in mente?" chiese lei quasi assente senza alzare lo sguardo verso suo figlio.

"Ehi mamma tutto bene"? chiese apprensivo avvicinandosi.

"Si, tranquillo" disse sorridendogli e guardandolo.

"No, sei preoccupata si vede"

"No, tranquillo sto solo pensando" tentò di tranquillizzarlo.

Detestava deluderlo o peggio ferirlo in qualche modo, ma aveva appena preso una decisione e non sapeva bene come avrebbe reagito e se soprattutto avrebbe capito.

"Che ne dici domani di partire?" chiese lei sorridendogli.

"Una vacanza?" chiese aggrottando la fronte confuso.

"Tipo un matrimonio a cui non possiamo mancare" disse lei vide i suoi occhi illuminarsi nel momento in cui capì quali erano le sue intenzioni.

"Sul serio? Lo faremo davvero?" chiese entusiasta.

"Andiamo a Storybrooke prima del matrimonio?" chiese ancora.

"Sì, credo che non possiamo evitarlo, che ne dici?" chiese.

"Affare fatto" rispose.

"Bene, vai a fare le valigie, partiamo domani mattina" lo invogliò, mentendogli dei suoi veri motivi per cui voleva partire subito.

"Vado a prepararmi" disse correndo in camera sua.

"Ordino una pizza per stasera e poi ci prepariamo al viaggio" gli urlò dietro. Odiava mentirgli, ma non era il momento di dirgli che aveva troppa paura anche solo pensare di sposare un uomo dopo quello che suo padre le aveva fatto.

Meglio così si ripeté nella sua mente Meglio adesso che dopo, del resto era proprio quello che si aspettava alla fine, nessuno (tranne Henry) rimane troppo tempo con lei, perché lei non è mai valsa la pena.

Fine

Capitolo II