Nota dell'autrice: da questo capitolo in poi potrebbero esserci dei flashback. Li riconoscerete perché sono parti totalmente in corsivo. Si collocano quasi tutti un anno prima degli eventi del gioco, ma ho cercato di dare indizi per far capire, più o meno, quando e come fossero successe le cose narrate^^

HALLELUJAH
II. Waiting For You

Quando Quistis uscì dall'ufficio di Squall, si permise di sospirare. Forse gli altri non se ne rendevano conto, o a loro interessava di meno, ma la mancanza di Rinoa aveva avuto un impatto su tutti loro che era quasi impossibile da definire. E a lei la cosa dava fastidio, perché era ancora un pizzico gelosa di lei, e l'idea che avesse una tale importanza nel gruppo – un gruppo in cui era entrata solo successivamente e per caso – la faceva sentire quasi messa in secondo piano.

Il primo mese era stato facile da sopportare. Squall riusciva a parlare con Rinoa abbastanza spesso da rimanere calmo ed equilibrato, e tutti credevano che, prima o poi, i Gufi del Bosco sarebbero tornati a chiedere i SeeD per cui avevano pagato. La missione era stata interrotta dalla minaccia di Artemisia, e non era mai più stata ripresa in quei mesi, né Timber era stata liberata con altri mezzi. Non avevano avuto nulla di cui preoccuparsi. Pensavano che fosse solo una questione di tempo.

Era stato quando Rinoa aveva smesso di farsi viva che le cose si erano sgretolate. Squall era diventato ogni giorno più cupo, più scontroso, a volte non si presentava nemmeno alla Mensa per mangiare con loro; si chiudeva sempre più spesso nel Centro Addestramento, e il suo modo di sfogare la frustrazione dell'assenza di Rinoa aveva alla fine attirato l'attenzione del Preside, che gli aveva proibito l'accesso all'area di addestramento. Quello aveva anche peggiorato l'umore di Squall, incapace ora di canalizzare l'energia negativa che gli montava dentro, e presto anche dargli il buongiorno in una mattinata iniziata particolarmente male bastava a disturbarlo. Il gruppo era diventato più silenzioso; stavano attenti a scegliere gli argomenti quando c'era Squall con loro, e in generale sentivano la mancanza di un pezzo importante di loro.

Quistis non poteva evitare di chiedersi se anche la sua assenza avrebbe provocato un tale effetto dirompente.

Tristemente, era sicura di no.

Sospirò nuovamente, uscendo dall'ascensore al secondo piano – aveva bisogno di prendere alcune cose dalla sua classe prima della partenza, e di lasciare alcune note all'insegnante che l'avrebbe sostituita. Immersa nei suoi pensieri, non si rese conto di andare dritto addosso a qualcuno che svoltava l'angolo.

L'urto le fece cadere la cartellina della missione e gli occhiali e mentre li afferrava velocemente, risistemandoseli sul naso, qualcuno disse, "ci scusi, professoressa Trepe. Non l'avevamo sentita arrivare."

"Non preoccupatevi," disse, mentre una seconda persona si chinava per aiutarla a raccogliere i documenti che le erano caduti.

"Si è fatta male?"

"No, va tutto bene, grazie," disse infine, alzandosi e sorridendo alle persone a cui era involontariamente andata addosso. Il sorriso le morì sulle labbra quando si trovò faccia a faccia con Seifer.

"Che ci fai tu qui?" domandò a occhi sbarrati per la sorpresa. Lui si limitò a fare il suo solito sorriso strafottente.

"Lo stiamo accompagnando all'ufficio del Preside, professoressa," disse uno dei SeeD che lo scortava. "Pare che sia assegnato a una missione."

Lei lo guardò interrogativa, fino a quando la risposta le sembrò nitida come nulla prima d'allora. "Sei tu… sei tu il supporto esterno!" Per questo Rinoa voleva parlarne con Squall insieme al Preside.

Seifer non disse nulla; continuò ad avere quel solito sorrisetto strafottente, lo stesso che aveva avuto quella mattina, e lei non sapeva più cosa pensare: se era davvero il supporto esterno, voleva dire che era assegnato alla sua squadra? Sarebbe stato a Deling? Non sapeva se sperare di averlo lontano, per non essere continuamente punzecchiata, e per non avere il ricordo costante di una cosa che preferiva dimenticare, o se sperare di averlo vicino, per evitare di fare da terzo incomodo tra Squall e Rinoa, testimone della chimica che sprigionava elettricità quando erano insieme.

"Professoressa, noi dobbiamo andare. Ci scusi ancora, faremo più attenzione la prossima volta," disse il SeeD che l'aveva aiutata a raccogliere le sue carte.

"Non preoccupatevi… avrei dovuto fare più attenzione anche io," rispose senza sentirlo davvero, tutta presa da altre e più importanti riflessioni. I due SeeD annuirono a mo' di saluto, e si allontanarono lungo il corridoio, tenendo ciascuno un braccio di Seifer.

Solo quando lo vide allontanarsi notò che era ammanettato. Giusto; per il Garden era ancora un traditore. Ma allora perché assegnarlo a una missione SeeD? E perché Rinoa aveva espressamente richiesto la sua presenza come supporto esterno?

La cosa non sarebbe piaciuta a nessuno. Avevano tutti, chi più chi meno, cattivi ricordi della guerra, ricordi a cui il nome di Seifer era direttamente o indirettamente associato. Ma era sicura che tutti, prima o poi, si sarebbero adattati alla sua presenza; era lavoro, dopotutto. Tutti tranne lei e Squall, per motivi opposti, ma ugualmente forti.


Squall entrò come una furia nell'ufficio del Preside Cid, seguito immediatamente da Rinoa che stava cercando in tutti i modi di calmarlo.

"Esigo delle spiegazioni," sibilò, appoggiando le mani sulla scrivania del Preside e fissandolo con due occhi che sarebbero stati in grado di incenerirlo.

"Su che cosa?" rispose Cid, levandosi gli occhiali per pulirli.

"Seifer," rispose Squall, di nuovo in un sibilo a malapena percepibile. "Che cosa ci fa nella mia missione?"

"Lo ha richiesto il cliente, Squall. Come ti dicevo, non possiamo rifiutarci," replicò tranquillamente il preside. Non aveva intenzione di dare troppo corda a Squall – non l'aveva mai visto così infuriato, ma aveva una vaga idea di come fare a farlo ragionare. E soprattutto non poteva dargli del tutto torto.

"Non me ne frega niente di che cosa ha richiesto il cliente. Voglio sapere per quale motivo non sono stato informato prima di questa missione e di chi avrebbe partecipato!"

"Squall, Rinoa mi ha chiesto espressamente di non dirti nulla, né sulla missione né sui supporti esterni. Ti ricordo che oltre a Seifer saranno supporti esterni anche gli svariati gruppi di resistenza di Timber. La presenza di Seifer è importante per una serie di ragioni. Senti, Squall," terminò stringendosi le dita all'altezza degli occhi, nel vano tentativo di fermare un grosso mal di testa in arrivo. "Nemmeno a me piaceva l'idea all'inizio, ma poi le ragioni che ha presentato il Comitato di Resistenza mi hanno convinto. Sarà un valido aiuto."

"E che cosa avrà in cambio quel bastardo?" sibilò nuovamente Squall, così infuriato che si sentiva tremare le mani e aveva la visuale quasi annebbiata.

"Niente, Squall," intervenne Rinoa. Lui si voltò a guardarla con uno sguardo così intenso e duro che lei temette che volesse picchiarla. "Non abbiamo chiesto nulla in cambio. Lui non ha chiesto nulla in cambio. Il Preside Cid ha ritenuto che però lui avrebbe accettato solo con un incentivo, e ha stabilito che la sua collaborazione farà cadere le accuse di tradimento."

"Inoltre," continuò Cid, alzandosi in piedi, "io ed Edea abbiamo pensato che avremmo dovuto tenere conto anche del suo comportamento in missione. Alla fine di tutto, decideremo se riammetterlo al Garden. Dovrà comunque superare l'esame pratico. Diciamo che questo è un test di ammissione per vedere se possiamo fidarci di lui o no."

"E per farlo mettete a rischio la mia squadra?" sbottò Squall, con la voce macchiata di sorpresa.

"Siamo sicuri che non lo farà. Riscattarsi è importante anche per lui. Inoltre sappiamo che era controllato dalla stre-"

"Non me ne frega proprio un cazzo di che scusa si sia inventato per giustificarsi. Ecco come funziona: se lui mette anche solo un dito su un membro della mia squadra, lo ammazzo. Siete avvisati," disse infine, girandosi per uscire dall'ufficio del Preside senza dire un'altra parola o guardare Rinoa.

"Squall, aspetta. C'è un'altra cosa."

Si voltò, con una mano ancora sulla maniglia della porta e l'altra sul fianco, e un'espressione sul viso che diceva 'beh? Muoviti'.

"Siccome sei il caposquadra, la valutazione del comportamento in missione di Seifer spetterà a te. Ti prego di essere il più obiettivo e il più veritiero possibile. Mi aspetto di ricevere ogni settimana un rapporto dettagliato su quello che sta facendo e se ci sono episodi di insubordinazione. In base a quello che scriverai, il Garden potrà revocargli la nomina a supporto esterno. So che sei professionale, Squall. Ti prego solo di mettere da parte la rabbia e giudicare con obiettività, per la riuscita della missione."

Squall annuì senza dire nulla ed uscì dalla stanza.

"Rinoa," terminò il Preside, "ti pregherei di controllare che faccia come gli ho chiesto. Shu gli assegnerà un portatile. Se vuoi collaborare alla stesura dei rapporti settimanali, hai il permesso ufficiale del Garden."

Rinoa non era esattamente entusiasta della cosa; aveva ceduto ad accettare Seifer solo per le pressioni degli altri capi, e dover controllare anche che Squall dicesse la verità su di lui non era il modo migliore per sistemare le cose con il suo estremamente infuriato ragazzo. Ma Cid non c'entrava in quelle beghe da innamorati, per cui si rassegnò.

Si avvicinò alla scrivania e gli tese la mano. "Grazie di tutto, ancora una volta."

"Dovere, Rinoa," disse lui, stringendole la mano e tornando a sedersi. "Io ed Edea saremo sempre a disposizione, se durante la missione tu e Squall doveste aver bisogno del consiglio di un Cavaliere e di una Strega."

Ne avrei bisogno adesso, pensò Rinoa, ma non disse nulla; si limitò a sorridere facendo un giocoso saluto SeeD ed uscì per andare da Squall.

In corridoio, notò Seifer che veniva accompagnato dal Preside per la nomina ufficiale a supporto esterno e per le condizioni della sua collaborazione, e Squall fermo che lo guardava avvicinarsi. Trattenne il respiro.

"Tocca anche uno solo dei miei amici e sei morto, Seifer."

Lo vide guardare oltre la sua spalla, e si voltò verso Rinoa, che li guardava entrambi come se fossero sul punto di dichiararsi guerra aperta davanti a lei.

"E se ti azzardi a fare anche solo una battutina sulla mia ragazza, sei ancora più morto, Seifer. Buon lavoro," sibilò. Rinoa lasciò andare il sospiro che aveva trattenuto, mentre Seifer si limitava ad annuire seriamente, e Squall andava a grandi passi nel suo ufficio.

"Squall, aspetta," gli gridò dietro, allungando il passo per raggiungerlo. Se la considerava ancora la sua ragazza, era un passo avanti.

"Non adesso, Rinoa," disse lui senza voltarsi. "In questo momento potrei spaccare tutto. E ho da fare. Lasciami solo. Ci vediamo domattina all'ingresso del Garden."

E con quelle parole entrò nel suo ufficio.

Ironicamente, chiuse la porta dietro di sé mentre anche quella dell'ufficio del Preside si chiudeva dietro a Seifer.


L'aria del pub era fumosa e le dava fastidio agli occhi. Cercò di non strofinarli troppo, per non peggiorare le cose, e tornò a sorseggiare il drink che aveva ordinato.

Timber era una cittadina carina in cui passare un fine settimana di vacanza dopo l'esame pratico dei SeeD, e Quistis aveva deciso che in fin dei conti se l'era meritato. Nel giro di soli due anni era diventata una SeeD, poi un'insegnante, e solo pochi giorni prima aveva gestito molto bene il suo primo incarico sul campo da coordinatore dell'esame pratico; il fatto che Seifer avesse fallito quell'esame non la turbava più di tanto. Seifer era un tipo che faceva piuttosto fatica a seguire gli ordini. Preferiva fare di testa sua, ed era quello che gli aveva impedito di essere promosso. Per la seconda volta. Si direbbe che uno dovrebbe imparare.

Ma nonostante i suoi successi, c'era qualcosa dentro Quistis che non funzionava a dovere. Essere l'insegnante sia di Seifer che di Squall era una sfida che nemmeno il professor Aki, con molta più esperienza di lei, aveva voluto affrontare. Le due personalità opposte e complementari dei ragazzi erano difficili da gestire, soprattutto in un contesto competitivo come il loro; tanto Seifer amava vantarsi dei suoi successi, o pseudo-successi, tanto Squall era taciturno. Tanto Seifer agiva d'istinto, spesso sbagliando, tanto Squall era ligio al dovere e preciso. Tanto Seifer combatteva di cuore, con tutto ciò che aveva a disposizione, improvvisando una strategia al momento, tanto Squall sembrava avere una strategia pianificata in mente ad ogni battaglia, foss'anche contro un semplice Lesmathor.

Tanto Seifer la irritava, tanto Squall la affascinava.

Ma lui non sembrava ricambiare il suo interesse – ed era giusto così, erano allievo e insegnante, non poteva esserci nulla fino a quando lui non fosse diventato un SeeD. A giudicare da come si comportava, però, non credeva che diventare SeeD avrebbe cambiato di molto le cose.

Quistis ordinò un altro cocktail, sempre rimuginando. Pensare a Squall la intristiva perché le sembrava di fallire sempre di più ogni giorno, e perché ogni volta che gli parlava lui sembrava aggiungere un altro strato al suo impenetrabile muro difensivo. E lei avrebbe voluto penetrarlo, quel muro. Vedere la persona che c'era dietro tutta la freddezza, dietro tutta l'indifferenza, e portarla un po' alla luce perché la vedessero anche gli altri, perché era assolutamente sicura che fosse una persona meravigliosa. Lo voleva perché era un suo studente, e lo voleva anche perché era un ragazzo, quasi un uomo, per cui lei credeva di poter fare di tutto.

Immersa nelle sue riflessioni un po' cupe e malinconiche, non si era resa conto di essere già arrivata al quarto cocktail della serata. Più beveva e più la sua mente diventava leggera, e i suoi pensieri meno cupi, e il fumo meno fastidioso e la musica piacevole da ascoltare. Poi una voce familiare la riscosse: Seifer le si sedette accanto con la sua birra.

"Professoressa," disse ironico, alzando la sua birra come a brindare a lei. "Che ci fai qui?"

"Vacanza," rispose lei. Non aveva voglia di essere un'insegnante, adesso, voleva solo essere Quistis e godersi la meravigliosa sensazione di essere un po' brilla, e di aver evitato la sbronza triste. "Tu?"

Lui abbandonò il tono ironico con cui l'aveva salutata. "Vacanza," rispose, bevendo un sorso della sua birra e guardandosi intorno.

"Cerchi qualcuno?"

"Sì, ma è in ritardo," replicò Seifer, anche se il tono di voce le fece pensare che stava mentendo. "Ma intanto che aspetto posso stare qui, no? Così non sembro un idiota tutto solo che beve birra come quell'ubriaco là alla porta."

Quistis ridacchiò. "Rimani, ma non si parla di Garden e SeeD ed esami, ok?"

~o0o~

Si svegliò con un mal di testa pulsante e la sensazione di avere lo stomaco talmente sottosopra che era impossibile raddrizzarlo. Si guardò intorno nella stanza e non la riconobbe come propria; tirandosi su a sedere, notò i suoi vestiti per terra, e chiuse gli occhi temendo quello che avrebbe visto al suo fianco.

Quando trovò il coraggio di aprirli e guardare, vide Seifer, completamente nudo, che dormiva tranquillo accanto a lei, russando appena. Lo stomaco le si torse in un'ondata di nausea.

Una cosa del genere avrebbe potuto farla licenziare. Espellere dal Garden. Sarebbe stato un duro colpo alla sua immagine di insegnante, se per caso qualche altro allievo del Garden li avesse visti. Aveva sempre cercato di mantenere i rapporti con i suoi studenti insieme amichevoli e freddi, per far capire che poteva essere un'amica, e avere la loro età, ma le dovevano il rispetto che davano a qualunque altro insegnante. Ma quello andava oltre qualsiasi definizione di 'rapporto confidenziale'. Come ci erano arrivati qui, tra l'altro? Non si ricordava niente. Ricordava che a un certo punto Seifer aveva parlato di brindisi ai fallimenti, perché la persona che doveva incontrare non era arrivata, e anche lei aveva bevuto, e poi ricordava di essere uscita – quando? Da sola? – e poi baci contro un muro.

Ed evidentemente anche del sesso, ma quello in quel momento proprio non se lo ricordava.

Balzò fuori dal letto e raccolse in fretta i suoi vestiti. Sapeva che quello era l'unico albergo di Timber e se avesse fatto in fretta sarebbe riuscita ad uscire senza essere notata e a tornare nella sua camera. Ma quando per la frenesia di non svegliare Seifer fece cadere le sue scarpe col tacco alto per il tremore incontrollabile delle mani, lui sobbalzò e a lei sembrò di sentirsi scavare due buchi sulla schiena nel punto in cui i suoi occhi la stavano fissando.

"Quistis?" disse lui, con la voce ancora impastata dal sonno e dalla sbronza.

Lei non ce la fece a sopportare oltre la situazione, e corse in bagno, vomitando l'anima nella tazza, prima di vestirsi in fretta con le lacrime che le rigavano il viso di mascara. In che cazzo di guaio che si era cacciata.

Cercò di darsi un contegno prima di uscire, di riacquistare il rispetto per sé; Seifer era seduto sul letto, con addosso i pantaloni, e aspettava che lei uscisse dal bagno. Sembrava reggere la sbronza meglio di lei. Di sicuro, doveva sembrargli un mostro.

"Non avremmo dovuto farlo," disse subito, cercando di usare il suo tono da insegnante, che si adattava male al tubino nero e corto che indossava, e ai tacchi a spillo.

Lui la guardò con un'espressione mezzo istupidita dall'alcol, e poi scoppiò a ridere. "Sì, l'hai scoperto adesso?"

"Non ti azzardare Seifer," disse lui, puntandogli un dito contro. "Sono ancora la tua insegnante, e…"

"Oh, per favore, risparmiami la predica. Ne sento già abbastanza. Pentita la mattina dopo. Sai che novità."

Frugò sotto al letto, gettandole poi la borsetta che aveva con sé la sera prima. "Sei libera di andartene quando vuoi. Stai tranquilla che non lo dirò a nessuno."

Lei non si aspettava quell'offerta, perché Seifer le era sempre sembrata la persona che se va a letto con una donna, soprattutto con una donna con un incarico importante come quello che aveva lei, lo sbandiera ai quattro venti. Raccolse le poche cose che erano rimaste per terra, perché prima pur di sottrarsi al suo sguardo era scappata in bagno lasciando lì la biancheria intima. Stringendola goffamente tra le mani, mentre cercava di sembrare disinvolta e si avvicinava alla porta, pensò di aggiungere altro, ma le venne in mente solo, "mi dispiace. Grazie dell'offerta."

E se ne andò, correndo poi nella sua stanza per gettarsi sul letto e piangere. Come avrebbe fatto a insegnargli per un anno intero?

~o0o~

"Seifer, dopo devo parlarti," disse interrompendo la lezione quando, per l'ennesima volta, fu costretta a richiamarlo perché stava distraendo i compagni. Non era certo colpa sua se lui continuava a fallire l'esame pratico ed era costretto a continuare a sorbirsi le stesse cose.

Quando tutti furono usciti, Seifer si appoggiò ai banchi della prima fila e attese che lei alzasse lo sguardo. L'espressione del suo viso era la stessa di quella mattina, quando le aveva chiesto di risparmiargli la predica. Solo che quella poteva risparmiargliela, questa proprio no. Ne andava della vita delle matricole in battaglia.

"Non dovresti distrarre i tuoi compagni. Loro non hanno avuto la possibilità di sentire queste lezioni altre volte, quindi dovresti lasciarli in pace. Faresti meglio a seguire anche tu, invece che fare il pagliaccio."

"E tu allora rendi le tue lezioni più interessanti. Non è colpa mia se ci annoi tutti quanti a morte con le tue spiegazioni della Junction…"

"Seifer," sibilò, "stai attento a come parli. Sono un SeeD e sono un tuo insegnante, e gli alunni mi devono rispetto, te compreso! Non ti devi rivolgere così a me!"

"Sì certo," rispose lui ironico, staccandosi dai banchi per appoggiarsi alla scrivania. "Ma se vogliamo dirla tutta, professoressa, gli insegnanti non dovrebbero andare a letto con gli alunni. O innamorarsi di loro."

Era un colpo basso, e lui lo sapeva più di lei. Ma era stanco di mesi passati a richiamarlo, redarguirlo, trovare sempre qualcosa da ridire su tutto ciò che faceva, ed essere sempre paragonato a Squall in qualsiasi cosa. Come se lei fosse tutta 'sta perfezione, poi. Voleva vendicarsi, farle del male, farle provare come ci si sentiva a essere sempre trattati da mediocri. E soprattutto farle pagare quella notte, in cui aveva sgretolato il suo orgoglio.

"Ma che stai dicendo?" cercò di salvarsi lei, fingendo indifferenza.

Lui fece un sorriso strafottente; la smorfia che lei non avrebbe mai dimenticato.

"Ti do un consiglio, professoressa Trepe," disse lui, avvicinandosi alla porta per andarsene. "Non scopare più con nessuno se sei ubriaca, perché quando godi tendi a urlare il nome della persona sbagliata. 'Squall' ti dice niente?"

Quando la porta si chiuse, Quistis si chiese come mai non era ancora morta dalla vergogna. Non poteva nemmeno pensare che lui lo avesse inventato, perché non era sicura di non averlo fatto davvero. Pochi giorni dopo si era ricordata quello che era successo, a furia di sforzarsi, e affrontarlo all'inizio dell'anno di preparazione SeeD era stato anche più difficile. Lui non aveva mai infranto la sua promessa; si chiese se avrebbe ancora potuto contarci.

In compenso, sapeva d'aver perso per sempre il rispetto di un suo alunno, e che non avrebbe mai avuto con lui la fermezza necessaria a metterlo in riga.


Quistis sospirò. Pensare a quelle cose non le faceva certo bene; poteva solo sperare che la mattina dopo, quando l'avrebbe ritrovato in missione, lui venisse assegnato a Deling. Non contava molto sulla sua fortuna, ma la speranza era sempre l'ultima a morire.

Alla fine Seifer si era rivelato, in quella circostanza, migliore di quanto credesse; non aveva mai rivelato a nessuno quello che era successo quell'estate a Timber, ma aveva continuato a punzecchiarla quando poteva ricordandole che lui sapeva bene chi ci fosse dietro alla sua maschera di freddezza e professionalità. Sapeva di essere l'unica a capire il significato di certi sorrisetti che accoglievano gli elogi a Squall; ripensandoci poi, a mente serena, si era resa conto che praticamente tutti si erano accorti del significato nascosto di quegli elogi, ma avevano evitato battutine e commenti perché lei era sempre un'insegnante amata e rispettata. L'unico a fregarsene apertamente sia degli elogi sia dei loro motivi era Squall, il cui interesse era fare bene quello che doveva fare.

Alla fine, Seifer si era rivelato migliore di lei, che si era inacidita con lui fino a sminuirlo quando poteva farlo, anche davanti ad altre persone. Come appena prima del suo ultimo esame SeeD, quando lui aveva ironizzato sulle raccomandazioni e sui perdenti; era una battuta che avrebbe potuto evitare, ma la presenza di Seifer le avvelenava la lingua.

Aprì il cassetto della sua scrivania e scacciò definitivamente il pensiero di Seifer dalla sua mente. Aveva appunti da lasciare al suo sostituto e non poteva rischiare di dimenticare nulla. Non aveva idea di quanto sarebbe durata la missione, ma sapeva che sarebbe durata sempre troppo, per i suoi gusti.


Quando Squall tornò alla sua camera, per preparare le sue cose per la partenza, con il portatile assegnatogli e il fascio di documenti sotto un braccio, e un cesto della mensa nell'altra mano, la vide da lontano. Accanto alla sua porta c'era Rinoa, seduta per terra a gambe incrociate, con una borsa da viaggio. Era sicuro che avesse parlato con Selphie; non poteva sapere dove si trovasse la nuova stanza che gli era stata assegnata in seguito alla ristrutturazione dell'ala dei dormitori dedicata alle alte gerarchie del Garden.

Si fermò davanti alla porta, posò per terra il cesto e solo allora lei alzò gli occhi, sorridendo imbarazzata. Lui si infilò una mano in tasca alla ricerca delle chiavi, e poi le disse con fare noncurante, "da quanto tempo sei qui?"

"Circa tre ore," ammise lei. "Non so dove dormire, e al Preside avevo detto che ero già a posto, quindi… insomma, pensavo che…"

"Hai cenato?" fece lui, interrompendola.

"Selphie mi ha dato una barretta allo yogurt, prima…"

"Quello si chiama 'spuntino', Rinoa… senti, perché sei qui? Insomma, dopo oggi pomeriggio… ti ho trattato un po'…"

Lei si alzò, lisciandosi i vestiti come per scrollarne via la polvere. "Ti devo delle spiegazioni," disse allungando le mani per farsi dare il portatile e i documenti, dato che lui sembrava in difficoltà con le chiavi. Lui accettò l'aiuto e riuscì finalmente ad aprire la porta.

Chinandosi a raccogliere il cesto della mensa, le disse, "no, in realtà non mi devi niente. Ma se vuoi darmele… sono disposto ad ascoltare."

Lei sorrise, visibilmente sollevata, e prese da terra la sua borsa da viaggio prima di seguirlo nella stanza.

"Appoggia pure lì," disse lui, accendendo la luce e indicandole uno scrittoio, allungando nel contempo una mano per prenderle la borsa. Lei posò il portatile e i documenti, e mentre lui spariva in un'altra stanza, osservò il suo nuovo appartamento. Era molto più confortevole delle stanze per SeeD, più grande, più spazioso e lei si trovò a pensare che avrebbero potuto tranquillamente viverci insieme. Ci sarebbe stata persino Angelo.

Lui rientrò, con in mano la custodia del suo gunblade. La posò sul tavolino davanti al divano e la aprì, controllando che ci fossero abbastanza proiettili; poi tolse l'arma e iniziò a pulirla, perché forse perfetta per la missione che stavano per affrontare.

"Sei rimasta ad aspettarmi tutto questo tempo… solo per darmi delle spiegazioni?" disse, senza alzare gli occhi dal gunblade.

"Sì," rispose lei, immaginando di potersi accomodare sul divano accanto a lui. Quando gli fu vicina, però, lui le fece cenno di accomodarsi sulla poltrona dall'altro lato.

"Rischio di farti male con la lama, se ti metti qui vicino. Se vuoi puoi parlare, sai. Non ci metterò molto," terminò lui, sempre con gli occhi fissi sull'arma.

Lei scosse la testa, gesto inutile, dato che lui non la stava guardando, e rimase seduta composta e ben diritta mentre rispondeva, "no, preferisco aspettare, grazie."

Lo guardò pulire l'arma, ipnotizzata dai movimenti delle sue mani. C'era qualcosa in Squall che era una contraddizione vivente: sapeva maneggiare un'arma del genere, ed essere letale con le sue mani, ed era anche in grado di accarezzarla con una leggerezza e una delicatezza che la faceva sentire ogni volta preziosa e speciale. Sapeva baciarla fino a toglierle il senno, e sederla sulla scrivania per fare l'amore un minuto, e balzare fuori dalla stanza in preda alla furia cieca quello dopo. Non riusciva sempre a mettere insieme i pezzi – a conciliare lo Squall che faceva l'amore con lei e le sussurrava all'orecchio di insegnargli a darle piacere con lo Squall che era stato così infuriato da non volerla nemmeno guardare. Immaginava che fosse quello ad affascinarla tanto: il mistero irrisolvibile che stava dietro agli occhi di Squall.

Lui terminò la pulizia del gunblade e rimise l'arma nella sua custodia, contando di nuovo i proiettili e richiudendola poi con delicatezza, facendo scattare i ganci. L'emblema di Griever inciso sulla custodia catturò la luce tenue della lampada, e il bagliore la riscosse; alzò gli occhi e sospirò, incontrando i suoi.

"Sono rimasta ad aspettarti perché ti devo delle spiegazioni. Sono sparita per due mesi e oggi ti sei trovato Seifer tra i piedi. Forse tu non vuoi sentirle, ma io ho davvero bisogno di dirti come stanno realmente le cose."

Lui si appoggiò allo schienale del divano, incrociando le braccia sul petto, tenendo gli occhi fissi su di lei, cosa che la inquietava un pochino. Prendendo coraggio, lei continuò, "non posso dire che non sia anche colpa mia, perché onestamente in parte lo è. Avrei potuto contattarti e non l'ho fatto. E alla fine sono stata io a richiedere al Garden la presenza di Seifer. Volevo solo dirti…"

Continuare a parlare fissandolo negli occhi era difficile, ma si fece ancora coraggio pensando che lui aveva tutto il diritto di essere arrabbiato con lei. Diamine, avrebbe potuto sbatterla fuori di lì a calci e lei non avrebbe avuto nulla da ridire.

"Voglio solo dirti che se quando avrò finito preferirai che vada a dormire da un'altra parte, lo farò. Non potevo non provare a parlarti, stasera. La realtà, Squall… è che Seifer mi ha salvato la vita."

*****
Nota dell'autrice: niente sesso in questo capitolo, solo accenni, scusate XD So che la trama procede lentamente, ma è una cosa voluta, ok? Ci sono delle premesse che devo fare a quello che succederà che non posso evitare, e mi prendono più spazio del previsto (sì, anche la mia logorrea c'ha il suo peso, ma se notate mi sto limitando XD). So che ancora non si capisce che caspita c'entri la canzone che dà il titolo alla storia, ma datemi tempo, prometto che ci arrivo :)
Piccolissimo appunto: ho pensato che le lezioni di Quistis fossero noiose per prima cosa perché probabilmente a Seifer sarebbero sembrate noiose a prescindere, ma anche perché io leggo tante fanfiction inglesi, in cui spesso i personaggi dicono o pensano cose come "piuttosto che questo, preferirei il tutorial sulla Junction di Quistis". E i tutorial effettivamente erano una palla mortale (mio fratello, ricordo, li saltò al primo colpo, quindi arrivammo tipo nello spazio senza aver mai fatto Junction GF XD)
Vi lascio come sempre il link al post in cui rispondo a domande, dubbi, commenti, di cui vi ringrazio in anticipo, e alla newsletter del mio sitino, se foste interessati^^
Grazie a Little_Rinoa per il betareading :)