Calma e silenzio, un leggero odore di pulito, di aria fresca lo investiva.
Se non avesse avuto alcuni fastidi, si sarebbe goduto quel momento.

Ricordava quell'alito caldo sulle labbra, quella tranquillità che lo aveva investito nell'ultimo istante, forse quei dolori che sentiva erano doverosi per dirigersi verso la pace della morte, una sorta di rito di passaggio.

Eppure credeva anche di respirare, forse un automatismo della vita terrena.

E ogni respiro era alle volte faticoso.

E quando prese coscenza di quel dolore aprì gli occhi di scatto, inspirando una dolorosa porzione d'aria.

Non era possibile.

Non poteva crederci.

Il cuore batteva furiosamente nel petto, si portò le mani alla gola, mentre il panico lo assaliva.

Era vivo.

Maledizione era vivo.

Una mano strinse la sua, mentre il panico ancora lo attangliava.

"Signore, si calmi, prenda questa"

La mano si appoggio delicatamente dietro la sua testa, alzandola leggermente, mentre un bicchiere gli veniva appoggiato sulle labbra.

Si abbeverò lentamente da quell'intruglio, con la vista appannata, mentre un viso faceva capolino nella sua visuale.

Riuscì solo a vedere solo due occhi castani, sembravano spalancati e preoccupati, e poi, un sonno senza sogni lo avvolse.

Hermione Jane Granger non poteva sentirsi più strana, era scampata alla guerra, era sopravvissuta, ed ora era lì, nella sua casa babbana in un giorno assolato di maggio.

Si era nascosta dal mondo, babbano e magico, mentre si trascinava la stanchezza, e l'unica cosa che riusciva a fare, da due giorni a questa parte, era guardare il corpo di quell'uomo che faceva dormiveglia nel letto della camera matrimoniale appartenuta ai suoi genitori.

Severus Piton era vivo e in quel letto. Era stata lei a trovarlo.

Fanny si era palesata alla fine della battaglia nella Sala Grande, e l'aveva beccata sulla spalla, alché lei aveva cercato di accarezzarla, ma appena toccata l'ala, si era sentita risucchiare in pochi secondi e, con un botto, si era ritrovata nella Stamberga Strillante.

Rendendosi conto dove si trovava, un brivido le percosse la schiena ricordando gli avvenimenti che si erano svolti, forse Fanny le dava il gravoso compito di riportare il corpo di Severus Piton indietro, si voltò e la fenice si appoiallò vicino al corpo dell'uomo, cantando soavemente e versando una lacrima sul collo.

Hermione, ne dedusse con sorpresa e sgomento, che il Professore di Pozioni allora non era morto.

Corse velocemente accanto al corpo dell'uomo, mentre la ferita si stava cicatrizzando, ne accarezzò il volto cinereo e cercò il battito del cuore, era lieve, fin troppo.

Spinse le mani sul torace e cominciò a comprimere il petto, cercando di rianimarlo.

Forse non era il modo migliore, ma era l'unica cosa che le venne in mente.

Spinse, sperando che il sangue ricominciasse a circolare, e infine chiuse le sue labbra su quelle dell'uomo sperando che servisse, sperando che funzionasse, che il suo fiato riportasse alla vita l'uomo che giaceva inerme.

Quando posò le labbra su quelle dell'uomo, sentì vibrare la sua pelle, un brivido le accarezzò la schiena, insinuandosi nelle ossa come una dolce carezza, mentre il suo cuore si allargava di emozione e una lacrima scese dal suo viso andando ad incontrare l'incontro delle loro bocche mentre il fiato si riversava in lui.

Sembrava magia.

Non si ricordava neache quante volte aveva continuato a massaggiare il petto dell'uomo, era esausta e stanca, eppure era ancora lì, non poteva morire anche lui, no, non lo avrebbe permesso.

Fanny le aveva appoggiato la testa sulle spalle, come per richiamarla all'ordine, e, con mani tremanti, provò a sentire il battito, c'era e sembrava stabile, respirava da solo.

Tirò fuori dalla sua borsetta una delle pozioni Rimpolpasangue, che fece bere a Severus, e sperò soltanto che, tutto il sangue che era fuori uscito dalla ferita, avesse buttato fuori il veleno di quella bestia che aveva dilaniato l'uomo.

Scoppiò a piangere esternando tutta la tensione, guardò Fanny che chiocciava sommessa, come a cercare di confortarla e i singhiozzi man a mano si calmarono, mentre convulsamente stringeva la mano dell'uomo immobile.

"Cosa faccio ora? Dove lo porto? Avrà bisogno di un guaritore"

La fenice le diede la schiena, muovendo la coda e Hermione non faticò ad attaccarsi con una mano, mentre con l'altra non lasciò la mano del maestro di Pozioni.

Il maestoso pennuto li aveva portati nella sua casa babbana, quando si ritrovò sul pavimento del suo salotto, lo stomaco le si era stretto quasi da far male.

Non entrava lì dentro da quasi un anno.

Riconobbe la poltrona preferita del padre, una sciarpa di sua madre posata sul bracciolo del divano, avrebbe voluto avvolgersi dentro e piangere tutte quelle lacrime che non ancora non aveva potuto piangere, poi vide di nuovo Severus Piton sdraiato e si riscosse.

Un nuovo fuoco, instabile e folle, le bruciava nel petto: salvare Severus Piton.

Due giorni erano passati, fissata su quel corpo inerme, come se ogni respiro di Severus Piton le desse la forza di respirare lei stessa.

Due giorni e non aveva parlato o visto nessuno, se non Fanny che portava medicamenti o cibo. Quando sembrava che le servisse qualcosa, lei appariva.

Scribacchio un messaggio su una pergamena che affidò a Fanny, dicendole di darla ad Harry soltanto, gli diceva che stava bene e che non voleva essere cercata.

La sua mente analitica le rispose prontamente che quello che stava vivendo era stress post traumatico.

La restante parte rispose che poteva chiamarla come le pareva, non si sarebbe mossa da lì, non poteva farlo, troppo inerme, troppo esausta.

Si era rannicchiata per due giorni su quella poltrona di fronte al letto matrimoniale, bacchetta in mano per ogni evenienza, ogni rumore lo catalogava come un pericolo per quell'essere che vegliava o per se stessa, e non voleva farsi trovare impreparata.

Ma l'unico avvenimento degno di significato era il suo Professore che si era svegliato improvvisamente il giorno prima, artigliandosi la gola forse in preda a qualche incubo e lei le aveva fatto ingerire la pozione del sonno senza sogni.

Era strano vederlo tra quelle lenzuola bianche e candide. Immobile, come se fosse morto , se non fosse stato per il lenzuolo che si abbassava e si alzava seguendo il ritmo del respiro, lo sembrava davvero.

Lui era il traditore, l'uomo che aveva ucciso Silente. Anche se Harry aveva urlato nella Sala Grande che non era mai appartenuto a Voldemort. Ma come poteva saperlo con certezza?

Harry poteva averlo detto per distrarre Voldemort.

Forse era il caso di allontanare la sua bacchetta dal comò.

Prese il pezzo di legno tra le mani, quel legno scuro era la perfetta copia del suo padrone, smilza, inflessibile, sembrava incutere timore, ma tra le mani non era ostile.

Non come quella di Bellatrix.

Il solo pensare a quel nome la fece sussultare. Non voleva, non poteva, ricordare.

Strinse la bacchetta di Severus più forte e si sentì in qualche modo rassicurata.

La rimise al suo posto attendendo gli eventi. Sarebbe stato quello che sarebbe stato.

Se era un traditore l'avrebbe uccisa, se non lo fosse stato...

Persa in quei pensieri, non si accorse che l'uomo aveva aperto gli occhi, la fissava come avesse visto un fantasma.

Hermione si girò di lato e si ritrovò a pochi centimetri da quegli occhi neri spalancati.

Quasi prese un colpo, mentre lui mormorava: "Maledizione."
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