- Tutti i copyright appartengono agli aventi diritto! Come si dice, io possiedo la storia, ma non gli attori!
- Attenzione! Relazione sentimentale fra due uomini! A buon intenditor... poche parole! Insomma sapete cosa vi aspetta, quindi non lamentatevi del contenuto.
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Capitolo 3: Il Pozzo Profondo del Dubbio
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Giunto davanti all'infermeria, Lavi non si curò nemmeno di bussare. Entrò di forza e basta, chiedendo aiuto a gran voce, troppa era la paura che aveva di perdere Yuu per badare al protocollo o ad altre idiozie del genere.
– Lavi! Che succede? – chiese subito la capo infermiera, vedendolo comparire ansimante e sconvolto con Kanda fra le braccia. – Kanda? – esclamò poi sorpresa riconoscendo l'altro Esorcista. – Quando è tornato? Non ha avvisato di essere ferito!
Lavi scosse il capo, cercando di concentrarsi sulle azioni che doveva compiere in quel preciso momento, forzandosi a riprendere il controllo delle proprie emozioni. Bookman non sarebbe stato fiero di lui, se fosse venuto a sapere che aveva perso la testa a causa del ferimento di uno di quei 'compagni' cui non avrebbe dovuto affezionarsi.
– Non ho idea del perché si sia comportato così. – disse con riguadagnata calma; la sua voce, tuttavia, restava carica di preoccupazione. – Si è presentato in biblioteca in queste condizioni ed è svenuto prima che io potessi chiedere qualunque cosa! – rivolse alla donna uno sguardo supplice, protendendo avanti le braccia e il prezioso fardello che stringevano. – Per favore... Presto!
L'infermiera annuì e chiamò aiuto, indicando a Lavi il letto sul quale adagiare Kanda, quindi lo esortò a uscire, ma il giovane rifiutò categoricamente.
Poteva fingere di essere freddo e calcolatore con il mondo, ma sarebbe rimasto accanto a Yuu a qualunque costo, anche se ciò significava far adirare il suo vecchio.
Con un sospiro la donna acconsentì che restasse mentre pulivano e bendavano nuovamente la ferita di Kanda, ma si fece promettere che una volta stabilizzato lo avrebbe lasciato riposare; e Lavi promise.
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Al suo risveglio, Kanda trovò Komui accanto al letto in cui giaceva, scuro in volto.
– Dove sono? – chiese il giovane, sbuffando leggermente nel riconoscere l'infermeria. – Come ci sono arrivato?
– Lavi ti ha portato qui, sei svenuto in biblioteca. – gli rivelò Komui, osservando la sua reazione con estremo interesse; sembrava non ricordare gli eventi e lo fissò con espressione di sincera meraviglia.
– Come... Perché ero lì? – Kanda pose la domanda con qualche esitazione, mostrandosi confuso.
Dannazione, il suo subconscio doveva averlo portato dritto dove sapeva essere Lavi, visto che aveva la mente annebbiata dal dolore e dalla perdita di sangue... Fingere di non sapere era la cosa migliore. Komui si mostrò perplesso.
– Non ricordi di esserci stato? – domandò ancora.
I due Esorcisti erano molto amici, sebbene Kanda si ostinasse a negarlo, e forse inconsciamente aveva cercato aiuto da qualcuno di cui si fidava; o da qualcuno che amava?
– No. – confermò Kanda.
Non ricordava affatto di essere andato in biblioteca, maledizione, ma ricordava il volto di Lavi chino su di lui, disperato. I suoi lineamenti si contrassero.
– Lavi sa che stai bene. – lo informò Komui, senza che gli fosse rivolta la domanda, e Kanda fu scosso da un brivido.
Come mai mi dice una cosa del genere? Sospetta già di noi?
– Non vedo perché dovrebbe interessarmi. – rispose aspro e Komui annuì di rimando.
– Certo, certo – concesse, con un cenno della mano che esprimeva quanto poco sul serio avesse preso l'affermazione di Kanda – ma ho voluto ugualmente dirtelo.
– Tch. – fu il commento del giovane, che non intendeva assolutamente lasciarsi provocare.
– Kanda-kun... – esordì lo scienziato dopo qualche attimo di scomodo silenzio, con voce addolorata, insicuro su come affrontare l'argomento. – L'Innocence ha protetto il...
– Il mostro. – l'interruppe Kanda, completando la frase per lui, secondo la sua visione dei fatti. – Ci avrei scommesso.
Per un momento aveva sperato che le cose sarebbero andate diversamente, che la fortuna girasse dalla sua parte una fottuta volta tanto. Non era stato così, però.
– Non dovresti fare di queste sciocchezze. – lo rimproverò l'uomo con aria grave, implicando che si fosse fatto colpire di proposito.
– Per chi mi prendi? – sibilò Kanda alterato. – Non sono stupido, Komui. È stato un incidente; ho avuto un capogiro e l'Akuma mi ha colpito. Tutta colpa di questa cosa... – Komui sollevò un sopracciglio perplesso, come a dire 'a me sembra un taglio di Mugen', ma Kanda lo fulminò con lo sguardo. – Sissignore, volevo farlo – ammise – ma quell'Akuma mi ha preceduto. Adesso mi pare piuttosto inutile provarci.
Emise un suono seccato.
– Non è stata colpa della gravidanza. – rivelò lo scienziato. Kanda mostrò chiaramente di non gradire la definizione, ma non replicò. – Sei indebolito, quante volte mangi al giorno?
– Tch, come se avessi avuto il tempo di pensare a mangiare, con gli Akuma a caccia dell'Innocence. – ribatté Kanda sarcastico, evitando di fornire una risposta diretta alla domanda che gli era stata posta.
– Non stai mangiando affatto, vero? – l'accusò Komui senza girarci intorno; il giovane voltò la testa dall'altro lato. – Kanda-kun, l'Innocence non lascerà morire il bambino, né tanto meno te. È perfettamente inutile quello che stai facendo. Ti stai solo torturando. – Kanda non rispose e l'uomo continuò in tono supplice. – Devi mangiare, per il tuo bene.
– Tch.
Ancora una volta, era tutto ciò che Kanda si sentiva di dire riguardo tutta la maledetta faccenda. Fissò la parete accanto al letto, ignorando caparbiamente il suo interlocutore.
Visto che il suo paziente insisteva nel non calcolarlo, Komui approfittò per fare un cenno alla capo infermiera, che lasciò la stanza.
– Stavolta sei stato fortunato – disse ancora, sapendo che, anche se fingeva di non sentire, lo stava ascoltando – ma se continui così, può succederti di nuovo, dovresti...
– Non provare a dirmi di restarmene qui a impazzire mentre questa cosa mi cresce dentro, perché non lo farò. – mise in chiaro immediatamente Kanda in tono piatto, voltandosi di nuovo verso Komui. – Combattendo almeno evito di pensarci.
– Kanda-kun... – mormorò l'uomo; era davvero addolorato di non poter fare nulla per aiutarlo.
– Dimmi qualcosa che non so. – chiese Kanda, fissandolo con espressione truce.
– È ancora troppo presto, mi dispiace. – si scusò Komui.
Immediatamente, sul volto del giovane comparve una smorfia amara.
– Certo. – mormorò, quasi più a sé stesso che in risposta a Komui.
– Per cosa è presto?
La voce del nuovo arrivato fece trasalire Kanda, che spalancò per un attimo gli occhi, riportando immediatamente lo sguardo sul muro accanto a sé.
– Oh, Lavi. Vieni pure. – lo salutò Komui.
– Come sta? – si informò subito il giovane Bookman. – Mi ha fatto prendere un colpo quando è piombato dentro la biblioteca sfinito e sanguinante!
L'idiota parlava come se lui non fosse presente, che era quasi più irritante del fatto che fosse andato lì per lui, mostrandosi fin troppo preoccupato per i suoi gusti.
– Ah, non è grave, due giorni al massimo e sarà come nuovo. – annunciò Komui con aria molto soddisfatta; Lavi annuì sorridendo, quindi si avvicinò a Kanda.
– Yuu... – iniziò a dire, ma il giovane lo zittì senza pietà.
– Vattene, non voglio nessuno tra i piedi. – gli intimò, evitando accuratamente di guardarlo in viso.
In quel momento la porta si aprì e la capo infermiera fece ritorno, seguita dappresso da qualcuno con un vassoio di cibo.
– Ah, Lenalee, finalmente! – esclamò Komui, felice.
I due giovani si voltarono entrambi, lanciando uno sguardo interrogativo verso la ragazza, e Kanda sbiancò indovinando il piano di Komui. Sapeva perfettamente che non poteva rifiutarsi né essere rude con lei; inoltre, Lenalee aveva anche un discreto ascendente su di lui...
L'uomo, tuttavia, lo sorprese con una mossa inaspettata: prese il vassoio dalle mani della sorella e lo porse a Lavi, che lo guardò sorpreso, senza capire.
– Per favore, aiuta Kanda a mangiare, deve nutrirsi se vuole guarire più in fretta. – disse quindi, mascherando un sorriso vittorioso con un'ostentata aria angelica. – Il tuo corpo, Kanda, potrà anche rigenerarsi, ma se non ne ha le energie il processo è comunque lento.
Se ne avesse avuta la forza, Kanda avrebbe strangolato Komui molto volentieri, ma nelle sue attuali condizioni non poteva far altro che attendere l'evolversi degli eventi. Tuttavia, scambiò con l'uomo uno sguardo rovente per intimargli di non osare oltre; sguardo che questi invece ignorò, facendo cenno all'altro Esorcista di avvicinarsi al letto del suo recalcitrante paziente.
Lavi rivolse a Komui un'occhiata allarmata, valutando le pietanze sul vassoio e poi l'espressione sul viso di Kanda.
– Ti sei accorto che questa non è soba... vero? – obiettò sollevando il sopracciglio visibile, non molto fiducioso nel piano che l'uomo aveva in mente, qualunque fosse. – Yuu non la mangerà mai.
– Ha bisogno di vitamine, se non mangia imboccalo o lo imboccherà la mia adorata Lenalee. – concluse Komui, lanciando uno sguardo colmo di venerazione verso la sorella, che invece assisteva perplessa all'intera scena chiedendosi il perché di quel teatrino.
– Non se ne parla nemmeno. – li informò Kanda in tono minaccioso, cercando invano di tirarsi a sedere.
Voleva scendere dal dannato letto e lasciare l'infermeria, maledizione! Invece il suo corpo si rifiutava di obbedirgli e le forze gli venivano meno quanto più si agitava. Come se non bastasse, Lavi lo stava fissando con quella sua aria afflitta che gli faceva venir voglia di stringerlo a sé per non lasciarlo più andare.
In momenti del genere, non poteva che dar ragione a Bookman sull'amore: era un sentimento invalidante.
– Scegli, mangi da solo oppure uno di loro ti imbocca, opzione preferibile visto che non riesci nemmeno a star seduto. – gli intimò Komui, distogliendolo da quei pensieri.
– Faccio io. – si offrì Lavi, prima che la discussione degenerasse e Yuu si agitasse troppo per le sue ferite.
Sembrava proprio che non avesse alcuna scelta; Kanda serrò la mascella e strinse i pugni sulle lenzuola, girandosi dalla parte opposta dei presenti. Sapeva che sarebbe stato per lui estremamente umiliante essere imboccato e poteva scommettere che Komui godesse nel metterlo in difficoltà, perché di certo sospettava qualcosa... Però Lavi era troppo abile a fingere, non ne avrebbe cavato nulla. Fu tentato di sospirare, ma si trattenne, trasformando l'esternazione di sconforto in uno sbuffo seccato.
– Tch. – risuonò nell'infermeria per l'ennesima volta, facendo sorridere Komui, per il quale l'esclamazione era invece un segno di resa.
Lavi si avvicinò al letto lentamente, posò il vassoio a cavallo delle gambe di Kanda e lo aiutò a mettersi seduto, quindi gli si sistemò accanto.
– Coraggio Yuu, non è poi così terribile come menù. – commentò; Kanda storse il naso, assumendo un'espressione disgustata, ma accettò il boccone che il giovane gli porgeva.
Komui annuì soddisfatto e lasciò l'infermeria, raccomandandosi a Lenalee riguardo il 'paziente difficile' che le aveva affidato.
Qualche minuto dopo dalla stanza adiacente fece capolino Reever, ostentando un sorriso allegro. L'uomo salutò brevemente tutti, poi fece cenno alla ragazza di raggiungerlo; i due scomparvero nella sala delle infermiere, lasciando soli gli altri due occupanti della stanza.
– Cosa c'è? – chiese Lenalee, appena la porta si chiuse dietro di loro, preoccupata dal bizzarro comportamento che tutti sembravano avere quel giorno intorno a lei.
Lo scienziato appariva riluttante a rivelare il motivo per cui l'aveva chiamata da parte. Scostò la tenda che copriva parte della parete adiacente, poi tornò a fissarla con un'aria davvero strana, quasi fosse combattuto sull'opportunità di parlarle o meno di ciò che lo turbava.
– Tuo fratello crede che tu sia troppo ingenua per esporti a determinate cose e non ti farà mai questa domanda; per cui devo chiedertelo io. – spiegò; Lenalee scosse il capo, confusa, così Reever le indicò il vetro-specchio attraverso il quale le infermiere potevano sorvegliare i pazienti nella stanza accanto. – Guardali. – continuò. – Osserva l'espressione di Lavi mentre porge il cibo a Kanda e le reazioni di lui nell'essere imboccato. Onestamente, puoi dire che non ci sia qualcosa tra loro?
La ragazza si portò una mano a coprirsi la bocca; pareva completamente spiazzata dalla domanda, come se le si fosse rivelato all'improvviso un nuovo mondo. Aggrottò la fronte, scrutando il suo interlocutore con sospetto. Dove voleva arrivare con quelle speculazioni?
– Mi stai chiedendo se so che hanno una relazione? O se penso che l'abbiano? – domandò, riluttante ad affrontare un argomento del genere con qualcuno che aveva il potere di fare rapporto ai vertici dell'Ordine.
– Entrambe le cose. – confermò Reever, in attesa della risposta di lei. Lenalee si morse un labbro, e il suo volto si rabbuiò. Comprendendo il motivo del suo silenzio, lo scienziato si affrettò a rassicurarla sulle sue intenzioni. – Non fraintendermi, devo sapere come proteggerli nel caso fosse vero.
Lenalee sospirò, appoggiando delicatamente una mano sul vetro, come se volesse accarezzare il viso di Kanda; il giovane era come un fratello per lei, non voleva in alcun modo che soffrisse.
– Non me l'ero mai chiesto. – rispose lentamente, continuando a guardare attraverso il vetro. – Sono certa che tra loro c'è un legame forte, ma non hanno mai mostrato segni che ci fosse qualcosa di più. Vedendoli così è chiaro che Lavi gli vuole bene, ma a me sembra il suo normale comportamento. Così come è normale che Kanda lo fissi come se lo stesse avvelenando; se invece c'è di più fra loro e davvero la cosa è reciproca, ammetto che lo hanno nascosto con grande abilità. Oppure è molto recente. – concluse e si voltò di nuovo verso Reever, chiaramente turbata; qual era la posizione del fratello sulla faccenda? – Perché mi fai questa domanda?
Reever si strinse nelle spalle, cercando di sminuire il tutto, quindi si grattò nervosamente la nuca, offrendo un sorriso imbarazzato.
– Ecco, Kanda si comporta in modo strano ultimamente. – disse sottovoce, come se stesse rivelando qualcosa di confidenziale. – Jerry ci ha riferito che trascorrono insieme ogni istante quando entrambi non sono in missione, così...
– Così siete saltati alle conclusioni. – terminò Lenalee al posto dell'uomo, palesemente sdegnata da un atteggiamento del genere da parte sua e del fratello, perché era sicura che una bella fetta di colpa fosse di lui.
In quel momento Lavi terminò il suo compito e, dopo aver posato la forchetta nel piatto, afferrò la mano di Kanda, stringendola forte nella sua. I loro sguardi si incontrarono, dicendo molto più di mille parole.
– Non tornare più. – si raccomandò infine Kanda a bassa voce e Lavi annuì, offrendo un debole sorriso.
– Verrai tu da me, appena ti dimettono? – chiese, la speranza che gli illuminava il viso; fu la volta di Kanda di annuire e lui gli rivolse un sorriso radioso. – Allora ti aspetto. – sussurrò.
Lavi avrebbe tanto desiderato toccarlo, coprirlo di baci, ma era assai probabile che li stessero osservando visti i marchingegni di cui si serviva Komui, per cui non era prudente nemmeno che si trattenesse troppo a lungo. Non c'era nessuna fretta, si sarebbe fatto raccontare nei dettagli cos'era accaduto in privato, appena Yuu fosse guarito.
Si alzò e le loro dita si separarono, ma con gli occhi continuavano entrambi a esprimere le emozioni che sentivano uno per l'altro.
A Kanda era sembrata un'eternità l'attimo in cui i loro sguardi si erano incontrati, risucchiato dalla profondità del sentimento che aveva letto in quello di Lavi. Era troppo per lui, trovarsi tanto coinvolto con qualcuno, così perso a fissarlo che, nel momento in cui Lavi si era voltato per avviarsi verso la porta, interrompendo il contatto, aveva sussultato appena.
Non era da lui, si rimproverò Kanda mentalmente, ripromettendosi di riuscire a controllarsi meglio in futuro e, appena Lavi fu uscito, lasciandolo di nuovo solo con i suoi pensieri, sospirò piano.
Vorrà sapere come è successo...
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Frattanto, nella stanza accanto, i due osservatori indiscreti che la occupavano si stavano interrogando sul significato di ciò cui si trovavano ad assistere.
– Bene, ci hanno confermato che qualcosa c'è ed è reciproco. – commentò Reever, nel vedere la mano di Lavi afferrare quella di Kanda e non essere scacciata; l'uomo scosse il capo. – Questo è un bel problema.
– Che sta succedendo? – volle sapere Lenalee, chiaramente allarmata.
L'immagine di Lvellie comparve improvvisamente nei suoi pensieri, ricordandole quanto l'Ordine Oscuro potesse essere crudele, anche con coloro che invece lo servivano fedelmente, solo in virtù del cieco fanatismo per le regole. L'Ordine Oscuro apparteneva alla Chiesa, c'era poco da illudersi che i suoi vertici lasciassero correre qualcosa di così sacrilego come una relazione fra due uomini.
Eresia. Di questo li avrebbero accusati, se non peggio. Sarebbero stati imprigionati, forse torturati...
Lenalee deglutì a fatica, sorreggendosi al muro per non scivolare a terra in ginocchio. Reazione che non sfuggì a Reever, il quale indovinò che genere di pensieri le stessero attraversando la mente, per spaventarla in quel modo.
– Non sappiamo niente di sicuro per ora, ma ti terrò informata. – mentì a metà lo scienziato, nel tentativo di rassicurarla. – Mi raccomando non farne parola. – l'ammonì poi, temendo che potesse mettere al corrente uno dei due giovani dei loro sospetti.
Ma Lenalee lo prese subito in contropiede, afferrandolo per la manica del camice e assumendo uno sguardo implorante, gli occhi lucidi.
– Sono stati molto discreti, non si faranno scoprire... – supplicò con un filo di voce. – Non l'avevo capito nemmeno io! Per favore, non c'è alcun bisogno di sorvegliarli né di informare Lvellie, non separateli!
Reever restò molto colpito dal fervore con cui la ragazza aveva cercato di difendere i suoi amici e compagni. Aveva creduto che lo scoprire una cosa come quella, la concreta possibilità che Lavi e Kanda avessero una relazione sentimentale, l'avrebbe turbata, invece non era affatto stato così.
– Non ce lo sogniamo nemmeno. – disse, offrendo un sorriso di conforto. – Al contrario, vogliamo impedire che la cosa venga a galla o che siano colti sul fatto. – sottolineò e le posò entrambe le mani sulle spalle. – Per questo c'è bisogno anche del tuo aiuto. Ora va', riprendi le tue mansioni e tieni gli occhi aperti.
La ragazza annuì, salutando con un cenno della mano mentre lasciava la stanza. Si accorse che Lavi era uscito dall'altra immediatamente prima di lei e gli si accodò, intenzionata a raggiungerlo e a scambiare qualche parola con lui lontano da orecchie indiscrete, ma non ne ebbe il tempo.
– Ah, Lenalee. – Reever si affacciò dietro di lei, richiamandola e anche Lavi si voltò, tornando sui suoi passi e fermandosi ad ascoltare, incuriosito. – Torna per i pasti di Kanda. Dovrai imboccarlo tu, altrimenti si rifiuta di mangiare. – disse serio; quindi si rivolse a Lavi, approfittando del fatto che si fosse avvicinato. – Fai attenzione tu che mangi, quando sarà dimesso, visto che sei l'unico, a parte Lenalee, in grado di forzarlo a fare qualcosa che non vuole.
Entrambi i giovani annuirono.
Lavi sorrise tra sé: per forza Yuu si rifiutava di mangiare, gli presentavano qualcosa di diverso da soba e tempura! Era anche vero che durante le missioni non si faceva troppi problemi con il cibo, ma quando si trovava al Quartier Generale non transigeva.
– Devo tornare dal vecchio ora, c'è un mucchio di lavoro arretrato che mi attende, purtroppo! – esclamò e, salutando tutti allegramente, si avviò verso la biblioteca.
Lenalee ricambiò il saluto, guardandolo allontanarsi. Avrebbe voluto parlargli subito, dirgli che su di lei potevano sempre contare, ma non sapeva come affrontare l'argomento.
Risolse di provare a chiedergli qualcosa l'indomani, qualcosa che gli lasciasse intendere che lei capiva la loro situazione. Magari durante la colazione, oppure il pranzo, dopo aver provveduto a far sì che Kanda mangiasse il suo, sperando in tal modo di spingerlo a confidarsi.
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Lenalee non riusciva a distogliere la mente dai fatti di cui era stata testimone la sera precedente. La prospettiva che due dei suoi amici fossero in pericolo soltanto perché si erano innamorati la terrorizzava. Se li avessero scoperti... Ah, non voleva nemmeno pensarci.
Seguì le direttive del fratello tutta la mattina, consegnando ordini ai Finder, convocando scienziati ed Esorcisti per discutere dei rispettivi rapporti o ricevere nuove missioni... e occupandosi del caffè.
Finché non giunse l'ora di portare il pasto a Kanda; Lavi a colazione non si era visto, cosa davvero molto strana, e la ragazza si domandava cosa l'avesse trattenuto.
I suoi dubbi ebbero però vita breve, perché lo trovò appoggiato al muro di fianco alla porta della stanza dove era ricoverato Kanda, l'aria palesemente corrucciata. Come mai era lì fuori? Kanda lo aveva scacciato?
A giudicare dal suo atteggiamento, sembrava di sì. Appariva abbattuto, persino triste, il che era una cosa estremamente fuori carattere per lui. Aveva il capo chino, i lineamenti tirati e si tormentava una ciocca di capelli con due dita, mentre con l'altra mano si artigliava la maglietta. Era nervoso, troppo, così tanto da non riuscire a controllarsi; anche questo era estremamente insolito per Lavi.
Udendo avvicinarsi dei passi, il giovane si riscosse da qualunque fossero state le sue riflessioni. Con movimenti rapidi rimise in posizione la bandana, che fino a un attimo prima gli penzolava libera attorno al collo, e si voltò verso il nuovo arrivato. Lo scrutò con cautela, rilassandosi non appena riconobbe di chi si trattava.
Lenalee lo salutò con un cenno della testa, visto che entrambe le sue mani erano impegnate con il vassoio affidatole da Jerry.
– Lavi! Che ci fai qui? – chiese, sorpresa. – Credevo che Bookman ti volesse con lui.
Il giovane la fissò in silenzio, staccandosi lentamente dal muro e stringendosi nelle spalle.
– Già, ma... volevo vedere come sta Yuu. – rispose, offrendo un sorriso forzato.
Devo vedere Yuu...
Lenalee finse di non notare quel comportamento strano, sorridendogli a sua volta.
– Perché non entri? – chiese ancora; immaginava la ragione, ma voleva fosse Lavi a dirglielo.
Il giovane avrebbe davvero voluto che fosse così facile, invece la sua sola presenza lì era un rischio che non avrebbe dovuto correre e scoprirsi con Lenalee ne era un altro. La ragazza aveva occhio ed era svelta a capire.
– Yuu non mi vuole intorno. Mi ha intimato di non tornare più... – mentì, ripetendosi che in realtà non era del tutto falso; eppure si sentiva in colpa ugualmente a ingannare Lenalee.
– Però tu sei preoccupato per lui e vuoi assicurarti che stia bene. – concluse lei, rivolgendogli un altro sorriso, comprensivo questa volta.
Riusciva sempre a mettere il dito nella piaga e l'occhio di Lavi si velò di lacrime per un attimo.
– Yuu dice che non è niente, ma io... devo vederlo. – dichiarò con enfasi; prima che potesse rendersene conto, aveva pronunciato a voce alta il pensiero che lo perseguitava da che era lì, davanti alla stanza di Kanda. Ciò che era peggio, l'aveva fatto con una passione che non avrebbe dovuto dimostrare. – Voglio dire, è mio amico ed è un gran testone e... – cercò goffamente di giustificarsi, ridacchiando in modo idiota, ma non riuscì a terminare la frase.
Lenalee per tutta risposta gli mise il vassoio in mano, afferrandolo poi per un orecchio e tirandolo verso di sé. Sapendo già cosa era piuttosto probabile bollisse in pentola, non le era difficile comprendere i sentimenti di Lavi. Be', lei aveva già un ottimo piano per aiutarlo.
– Andiamo – ordinò con decisione – preparati a recitare al meglio la parte della povera vittima costretta a venire contro la sua volontà.
Non poteva dire sul serio... Yuu l'avrebbe fatto a fettine una volta guarito, per avergli disubbidito ed essere tornato a trovarlo, ma più in particolare per l'umiliazione di essere imboccato da lui. Se avesse avuto le mani libere (e fosse stato credente) Lavi si sarebbe fatto il segno della croce.
– Lenalee, aspetta! – protestò, una nota di terrore nella voce, cercando di mantenere basso il volume della conversazione per evitare che nella stanza adiacente potessero sentirli. – Yuu mi ucciderà! Aspetta, discutiamone!
Lenalee ignorò del tutto le obiezioni di Lavi e continuò a trascinarlo, approfittando del fatto che il poveretto non poteva lasciar cadere il vassoio con il pasto di Kanda. Poi aprì la porta e lo spinse dentro senza pietà.
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Come sempre, grazie a tutti coloro che - nel bene e nel male - leggono, e in particolare a chi ha speso un minuto del suo tempo per recensire. Grazie!
Thank you to all those who - somehow - read, and especially to those who spent a minute of their time to drop a comment. Thak you!
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deskdraik: Thank you! I know how bad could be at times using google translator, so I really appreciate your efforts to read my story. I'd gladly translate it in English, but it's so hard to keep up writing it that I can't also start traslating it. So sorry^^;
Beside that, I would need a beta, and MPREGs aren't the kind of stories that normally a beta likes to read... At least, all the English betas whose profile I happened to read specified "no MPREG" ;_;
Anyway, I'm really happy you like how I'm portraying the story, and even more that you appreciate the pair! I hope you had enjoyed this third chapter as well. Thanks again for reading.
fantasique: Grazie XD Felice che tu abbia apprezzato la lemon XDDD *come li adora insieme*
Sono davvero contenta che la situazione sia credibile, quando si parla di sentimenti è sempre difficile gestire Kanda^^" E, magari quella buona donna della hoshino facesse una cosa di questo genere, legando Lavi e Yuu per la vita! U_U Maledetta...
Spero di non aver fatto aspettare troppo, tra scuola e lavoro il dopo-vacanze è stato molto traumatico =_=
Concludo con un bel "LaviYuu FOREVER!" XDDD
