Mentre scendeva lo scalone, seguita da André, si rese conto dell'insolito andirivieni nell'androne. Le cameriere continuavano ad correre portando nelle braccia pesanti involucri, mentre la figura altèra e composta della marchesa de Brennon assisteva alla scena compiaciuta.
Alcuni servi stavano portando all'interno del palazzo dei pesanti bauli, sotto lo sguardo attento di Nanny che dirigeva le operazioni.
- Cercate di non fare danni e sbrigatevi a portare tutto nelle stanze di madame – la vecchietta continuava a tormentarsi le mani come presagendo chissà quale catastrofe.
- Cosa sta succedendo? – si informò Oscar, timorosa che la guerra dei vestiti non fosse ancora finita.
- Niente di cui tu debba preoccuparti – intervenne il Generale, sulla porta della sala da pranzo – Ho chiesto a tua zia di trasferirsi qui per aiutare nei preparativi.
La ragazza era visibilmente contrariata di dover dividere lo stesso tetto con la donna artefice di quel matrimonio, timorosa che le manovre dell'intrigante marchesa non fossero ancora terminate e che lei ed André ne avrebbero fatto le spese.
- Mia cara – il Generale si avvicinò alla sorella e le prese una mano – Mentre finiscono di sistemare le tue cose, viene a mangiare con noi. Devi essere stanca.
- Andiamo, Auguste, tra qui e Versailles non c'è tutta questa distanza. Comunque accetto volentieri il tuo invito, non ho ancora avuto il tempo di mangiare.
- Marron! – tuonò l'uomo – Provvedi a far apparecchiare per mia sorella.
- Subito, Generale – l'anziana donna corse verse le cucine.
Erano tutti e quattro seduti intorno al tavolo, nel più assoluto silenzio. Marguerite aveva addotto un forte mal di testa per evitare di partecipare e poter trovare un po' di quiete nelle proprie stanze. Mentre il Generale ed André mangiavano, Oscar sorseggiava la propria cioccolata non togliendo gli occhi di dosso a Gerardine, che, invece, continuava a guardare i roseti fuori dalla finestra.
- Allora, Oscar – Auguste provò a rompere il silenzio – Hai già scelto l'abito?
- Oscar ha espresso il desiderio di sposarsi con l'alta uniforme – disse André con gli occhi fissi sul proprio piatto – Credo che questo suo desiderio vada accontentato.
Il conte de Jarjayes quasi si strozzò con il proprio tè, mentre assimilava la notizia.
- Ma cosa diranno a corte? – chiese appena riuscì a ricomporsi.
- Auguste, mio caro – Gerardine posò la propria mano su una delle sue – Credo che il nostro André abbia ragione. Se Oscar desidera sposarsi in alta uniforme non vedo motivo di dissentire, infondo è il Comandante delle Guardie Reali. Immagino, Oscar, che tu abbia deciso di non volere fiori fra i capelli, giusto?
- Non voglio neanche uno stupido bouquet – aggiunse la ragazza imbronciata.
- Concordo, darebbe l'idea sbagliata che tu abbandoni il tuo ruolo nell'esercito in seguito al matrimonio.
La ragazza soppesò la zia con lo sguardo, cercando di capire cosa in realtà volessero da lei. La facevano sposare, il che voleva dire, per la maggior parte delle donne, rimanere a casa a fare figli.
- Posso continuare la mia carriera? – gli occhi azzurri non tradivano la minima emozione.
- Se tuo marito non ha da ridire, che diritto ne abbiamo noi? – Gerardine si voltò verso André.
- Io desidero che Oscar sia libera di prendere le sue decisioni da sola.
- Sei fortuna, il tuo futuro sposo è una persona molto comprensiva – la marchesa tornò a guardare i roseti, estraniandosi dalla conversazione.
"Cosa diavolo stai tramando, zia? Cosa vuoi esattamente da noi? So che mio padre è d'accordo con tutto questo, ma so anche che dietro a questa follia ci sei tu e la tua notoria ambizione."
Oscar si rese conto di aver bisogno di una strategia per contrastare la potente consigliera del padre, ma per farlo aveva bisogno di armi che al momento non possedeva. Ricordò improvvisamente la conversazione avuta tempo addietro con il suo amico di sempre. C'erano voci sul passato della marchesa e forse Nanny ne era a conoscenza, visto che lavorava a palazzo fin da quando sua zia era una bambina. Doveva assolutamente parlare con la sua vecchia nutrice.
Gerardine era sola nelle sue vecchie stanze, continuava a fissare il giardino del palazzo come cercandovi chissà quale risposta. Sospirò e si strinse sulle spalle, decisamente tornare a vivere in quel luogo non faceva bene al suo equilibrio emotivo. Troppo ricordi erano racchiusi in quelle mura, l'ultimo, il più atroce, le aveva cambiato per sempre la vita e l'aveva resa incapace di provare amore per chi che sia.
Sentì la porta alle sue spalle chiudersi e si preparò ad affrontare il suo avversario, i suoi occhi si accesero del fuoco della battaglia che mai aveva smesso di ardere in lei. Era una de Jarjayes fino al midollo, le sfide e le guerre non facevano che stuzzicare il suo desiderio dell'eccitazione dello scontro.
- E' inutile che tu mandi qualcuno a frugare – disse senza voltarsi – Sono abbastanza scaltra da non poterlo qui, dove tu potresti "accidentalmente" trovarlo.
- So che sei scaltra e furba mia cara – la voce del Generale era dura – Mi stavo solo chiedendo… spero che André sia fedele al nostro casato fino in fondo.
- Ne dubiti forse? – chiese la donna voltandosi – Sua nonna è al nostro servizio da anni ormai. Persino i suoi genitori sono stati servi fedeli.
- Fedeli a te, non certo agli interessi della nostra famiglia – puntualizzò l'uomo cominciando a girare per la camera – Mi sorprende di come qui non sia cambiato quasi niente. Devo ammettere che ho preferito lasciarle vuote, nessuna delle mie figlie ha mai occupato queste stanze.
- Come mai? – chiese lei alzando un sopracciglio – Credevo che tu e nostro padre vi foste affannati a cancellare il più piccolo segno del mio passaggio appena avevo varcato la soglia.
- Chiamami superstizioso, non volevo che una delle mie eredi avesse il tuo stesso ardire.
- Come osi? – la donna strinse i pugni in un moto di rabbia – Tu piccolo insulso…
- Bada a cosa dici. Puoi anche impormi i tuoi piani, ma non puoi farmi dimenticare cosa sei stata e quello che hai fatto! Ti conviene non adoperare quei modi da offesa donna virtuosa con me, ti conosco troppo bene.
- Tu non sai niente! Ipocrita! – repentinamente le colpì con uno schiaffo – Moralista falso e bugiardo come quel vecchio ottuso di tuo padre.
- Ti ricordo che era anche TUO padre – lo sfogo della donna parve far riacquistare tutto il sangue freddo al Generale – Anche se non sei andata fino in fondo, resti sempre una sgualdrina, maritata ad un debosciato. Puoi darla a bere a quelle dame di Versailles, ma io so tutto del tuo passato. Adesso, se permetti, ho un matrimonio da organizzare.
Gerardine non gli staccò gli occhi di dosso fino a quando non chiuse la porta alle sue spalle, se uno sguardo avesse avuto il potere di uccidere il Generale de Jarjayes sarebbe passato immediatamente a migliore vita. Rimasta sola, cercò di recuperare il controllo di sé, ma il respiro affannato non tornava normale.
Presa da una frenesia che non le apparteneva normalmente corse nella zona notte dei suoi appartamenti, aprì l'armadio con decisione e spostò i propri vestiti fino a trovare ciò che cercava.
Inciso nel legno, l'unico ricordo di un passato felice e che aveva perduto. Quattro lettere facevano bella mostra di sé nell'angolo sinistro dell'armadio.
A A A G
Una promessa, un giuramento che tutti loro avevano rispettato fino alla morte. Quella era la sola verità che riconosceva, non quel cumulo di menzogne che suo padre e suo fratello avevano ricamato sull'accaduto. I genitori di André erano stati amici leali e fidati, la cui ricompensa era stata l'esilio dalla casa dove erano cresciuti.
Si disse che la giustizia non era di questo mondo e che, dopo tutto, l'adozione di André era un misero risarcimento di quello che la sua famiglia avevano fatto a quei due giovani ragazzi, la cui unica colpa era stata di credere che un sentimento come l'amicizia andasse rispettato e onorato.
Continua…
