André e Oscar si erano trovati nel giardino, lei aveva chiesto di allenarsi con le spade e lui aveva subito acconsentito felice, poteva essere una buona occasione per parlare. Oscar sguainò subito la spada appena il suo amico si avvicinò, i suoi occhi non lasciavano trasparire nulla su quello che provava. André sorrise al pensiero che era sempre stato così, gli altri non capivano il comportamento della sua amica mentre a lui bastava osservarla un attimo per intuire perfettamente a cosa stesse pensando.
Oscar era arrabbiata, questo era fuori di dubbio, ma aveva anche qualcosa in mente e cercava il suo appoggio. Stavolta c'era una luce strana nel suo sguardo, sembrava titubante nel metterlo al corrente del proprio piano e la cosa lo preoccupò, forse quel matrimonio poteva diventare una barriera nel loro rapporto invece di favorirlo.
Il ragazzo stava prendendo a sua volta la spada quando, inaspettatamente, una figura in abiti maschili apparve sulla terrazza. La marchesa de Brennon si era cambiata scegliendo un abbigliamento inusuale per lei. Pantaloni attillati di colore marrone, una camicia bianca da uomo e un gilet lungo fino alle ginocchia di un tenue color beige, per completare l'insolita mise calzava degli stivali.
- Vi esercitate anche oggi? – chiese rivolgendo un sorriso al ragazzo.
- Sì, è una magnifica giornata per fare un po' di esercizio – André era perplesso dai sorrisi che la marchesa gli regalava – Voi invece? Che intenzione avete, se mi è concesso?
- Ero intenzionata a fare una cavalcata, ma ora che vi vedo… sono anni che non mi esercito più con la spada.
- Sapete tirare di scherma? – Oscar parve stupita.
- Tuo nonno riteneva che un de Jarjayes dovesse essere in grado di battersi con la spada, indifferentemente dal sesso – rispose la donna tornando seria – Quindi, sì nipote, non sei l'unica donna Jarjayes che sappia impugnare una spada.
- Mi piacerebbe sfidarvi zia – la ragazza fece un sorriso ironico ritenendosi superiore alla donna più grande.
- Con vero piacere, mia cara. André? Saresti così gentile da prestarmi la tua spada?
Il ragazzo le porse l'arma incerto, Oscar era un avversario temibile e, per sua stessa ammissione, Gerardine non duellava da anni. La marchesa afferrò la spada con piglio deciso e scaldò il braccio con un paio di fendenti per poi mettersi in posizione iniziale. Oscar studiò l'altra contendente con uno sguardo spassionato, si disse che la donna era troppo abituata alla vita agiata di Versailles per ricordarsi ancora come si combatteva, sarebbe stata una vittoria facile.
- Permetti, Oscar? – senza essere notato, il Generale aveva raggiunto il resto del gruppo e si era affiancato alla figlia prendendole la spada – Come hai vecchi tempi?
- Attento, mio caro, potrebbe costarti ancora una volta la camicia – la donna fece un sorriso cattivo rivolta al fratello.
- Vedremo, io ho continuato ad esercitarmi.
I fratelli duellavano molto bene, mentre i due ragazzi continuavano a fissarli a bocca aperta. Erano due spadaccini molto bravi, indubbiamente la marchesa era più agile e flessuosa, anche se il Generale aveva una tecnica più fine e sembrava più allenato.
Le spade erano incrociate fino all'elsa e nessuno dei due sembrava disposto a cedere, più che un allenamento sembrava un duello all'ultimo sangue. Gerardine con un movimento deciso del polso riuscì a far cadere la spada del fratello che inciampò e cadde rovinosamente. I due si scrutavano con il fiatone.
- Hai intenzione di infilzarmi? – chiese il conte stizzito.
- Quello avrei dovuto farlo svariati anni fa, Auguste – rispose la donna scostando la spada – Ormai sarebbe del tutto inutile.
Lasciò cadere la spada a terra e si voltò verso la nipote.
- Tuo padre è ferito, Oscar, accompagnalo dentro e fagli disinfettare il taglio sulla mano.
- Sì zia – la ragazza si accostò al padre che si ritrasse bruscò.
- Posso farcela da solo!
Era visibilmente contrariato dall'essere stato battuto da sua sorella, ma Oscar lo seguì in casa per aiutarlo a disinfettare il taglio. Gerardine e André rimasero da soli nel giardino e il ragazzo si chinò a raccogliere le due spade.
- Siete molto brava, i miei complimenti madame.
- Grazie, André, ma sto diventando troppo vecchia per queste cose – rispose la donna con un sorriso – Dovrei smetterla di comportarmi come una ragazzina.
- Siete ancora giovane.
- So benissimo quanti anni ho, mio caro. Non mi illudo di essere ancora una ragazzina come mia nipote – si mise a sedere su una delle banche di pietra e fece segno al ragazzo di andarle vicino – Vi ho osservato spesso, mentre combattevate.
Il ragazzo sorrise, facendo capire che era al corrente del passatempo della donna.
- Combatti molto bene, quasi come tuo padre – Gerardine spostò lo sguardo verso l'orizzonte persa in chissà quali ricordi.
- Lo nominate spesso, vi conoscevate bene?
- Sì, lavorava qui a palazzo e spesso mi aiutava ad esercitarmi con la spada. Era una persona veramente speciale.
- Io… non ho ricordi dei miei genitori – ammise il ragazzo con un velo di tristezza – Ricordo la mamma, è morta quando avevo sette anni.
- Lo so, mi è dispiaciuto molto quando… - sembrava incapace di finire la frase – Annette era la mia dama di compagnia, sai? Eravamo molto legate, più due amiche che padrona e serva.
- La nonna non mi parla mai di lei.
- Tua nonna, a volte, la sgridava. Diceva sempre che lei scordava di mantenere le distanze e si permetteva di chiamarmi per nome, ma penso fosse normale visto che eravamo cresciute insieme. Anche tu e Oscar vi chiamate per nome.
- Quindi conosceva entrambi i miei genitori – rifletté il ragazzo.
- Tua madre non ti disse mai chi era la tua madrina? – la donna rise divertita dalla buffa espressione del ragazzo – Te l'ho appena detto, eravamo molto unite. Anche dopo che lasciò il palazzo, rimanemmo in contatto.
- Se eravate così unite, come mai non vi ha seguito dopo il matrimonio?
La donna parve raggelarsi, mentre spostava lo sguardo timorosa di aver parlato troppo. C'erano segrete che dovevano rimanere tali, almeno per il momento. Un giorno forse, avrebbe potuto raccontare ad André che persone meravigliose fossero i suoi genitori, ma ora era pericoloso parlare con Auguste nei paraggi.
- Voleva seguire tuo padre, ovvio. Anche lei si stava per sposare – era la scusa migliore che le era venuta in mente – Un giorno mi piacerebbe duellare con te, d'accordo?
Si alzò dirigendosi verso le scuderie, intenzionata a portare a termine il proposito di una bella cavalcata in quella giornata assolata.
- Voi… avete detto che gli somiglio molto… - provò ancora il giovane.
- Sì, effettivamente a volte mi sembra di parlare con lui – gli occhi della donna si fecero immensamente tristi – André, i tuoi genitori erano bravissime persone e tu dovresti essere orgoglioso di loro.

Buona parte della giornata era passata, quando Oscar si decise, infine, a cercare Nanny nelle cucine. Doveva parlare con la vecchia governante di sua zia, quella donna misteriosa e dal passato oscuro. Non le piaceva il modo in cui sorrideva ad André, anche se non sapeva spiegarsi perché la cosa la infastidisse tanto.
Prima di entrare, sentì la porta esterna chiudersi e rumore di stivale sul pavimento. Si appiattì contro il muro e sbirciò all'interno della stanza.
- Il vizio di rientrare dalla porta di servizio non l'abbiamo perso, vero madame? – chiese Nanny con un tono dolce.
- Le vecchie abitudine sono dure a morire e poi volevo vedere se avevi preparato i tuoi famosi biscotti – disse la donna appoggiandosi al grande tavolo da lavoro.
- Sei rimasta una golosona, bambina mia – rise l'anziana donna.
Oscar era contrariata dal sentire quell'appellativo che di solito la donna rivolgeva a lei. Non credeva che il rapporto fra quelle due fosse così intimo, anche se Nanny aveva cresciuto la marchesa.
- Non sono più una bambina, da tanto tempo ormai – rise la donna prendendo un biscotto.
- Oscar si comporta esattamente come te, vi somigliate molto.
- Spero per lei che sia altrettanto coriacea… la vita non è facile, né giusta – sospirò la donna – Ma questo tu lo sai.
- Sono passati tanti anni ormai, dovresti dimenticare e perdonare.
- Come puoi dire una cosa del genere? Dopo quello che ci hanno fatto? E per cosa poi? Il grande nome dei de Jarjayes!
- Mia cara, tutta questa amarezza finirà con l'ucciderti – la donna più anziana sembrava rassegnata.
- Annette, almeno, è stata felice anche se per poco – una lacrima le rigò la guancia – Ci siamo scritte fino alla fine. Se avessi potuto avrei preso André con me.
- Lo so, ma tuo marito non l'avrebbe mai permesso. Questo matrimonio, è proprio necessario?
- Voglio che Oscar abbia un futuro diverso – disse Gerardine scuotendo la testa – Lei e André meritano qualcosa di meglio dalla vita di quello che abbiamo avuto noi.
- Non puoi forzare certe cose, lo sai bene.
- Voglio solo che non si trovi con un marito come il mio ed André è una buona alternativa, inoltre erediterà tutti i beni della nostra famiglia. Non credi che questo sia il meglio per loro?
Nanny sospirò rassegnata e prese della farina dalla badia. Le due donne erano vicine ed in silenzio, come se stessero condividendo qualcosa che non si poteva mettere in parole.
Oscar si allontanò il più silenziosamente possibile, conscia di aver rubato un'intimità che non le apparteneva.
Stava rimuginando sulle parole di sua zia, quando, arrivata allo scalone, notò André tutto solo in biblioteca. Era seduto e sembrava concentrato sul libro che stava leggendo. Quella poteva essere una buona occasione per parlare da soli, senza essere interrotti.

Continua…