Voglio ringraziare, ancora una volta, tutti quelli che mi seguono. Un grazie particolare a tutti quelli che hanno lasciato un commento^^

Parigi, 1754
Una carrozza si fermò in un vicolo di Parigi, ne scese una donna avvolta in un grande mantello con cappuccio. Disse al cocchiere di attenderla e si inoltrò sicura verso una porta. Bussò decisa ed entrò senza attendere risposta.
Nell'umile casa, formata da una sola stanza, una donna era distesa sul letto con un fagotto stretto al petto. La misteriosa visitatrice si avvicinò scoprendo il capo e sorridendo dolce a quella puerpera che strinse a sé il suo piccolo.
- Annette – mormorò la donna dai lunghi capelli neri.
- Gerardine! – subito si alzò a sedere, come rianimata da quella visione – Tu qui?
- Dovevo venire, appena ho saputo a preso una carrozza a nolo e sono venuta da te – si inginocchiò accanto alla vecchia amica e le prese una mano – Come stai?
- Bene, sono solo stanca. E' stato un travaglio lungo.
- Dov'è Armand? – chiese non notando la presenza dell'uomo.
- E' dovuto andare a lavorare, io adesso ho perso il mio di lavoro – chiuse gli occhi.
- Tu devi solo pensare a rimetterti e a prenderti cura del tuo piccolo. Che nome gli avete dato?
- André – mormorò Annette guardandola di sottecchi.
- Posso vederlo? – Gerardine sentì un nodo stringerle la gola.
Prese in braccio il neonato e lo strinse in un gesto protettivo. Sul capo una peluria scura indicava che avrebbe avuto i capelli neri come il padre, il piccolo in quel momento aprì gli occhi e osservò la nuova arrivata. Anche gli occhi erano di Armand, pensò la marchesa con un sorriso.
- E' bellissimo mia cara – dicendo così lo restituì alla madre.
- Gerardine…
- Ascoltami, tu ora devi pensare a rimetterti – così dicendo si slacciò un sacchetto dalla cintura – Questo dovrebbe bastarvi fino a che non potrai riprendere a lavorare.
- Non posso accettare – rifiutò orgogliosa Annette.
- Ascoltami, io farò da madrina a tuo figlio, quindi questi soldi non sono per voi ma per lui – Gerardine non si lasciò scoraggiare dal rifiuto dell'amica – Inoltre, domani, ti manderò una donna che ti aiuti in casa, almeno finché non sarai in grado di fare da sola.
- Non posso… è troppo…
- Sciocchezze, mia cara – la marchesa le accarezzava piano il viso – Ho un debito molto più grande con te e Armand, questo è il minimo che io possa fare. Ti giuro che questo di André lo terremo al sicuro.

1774
- Oscar… non farò nulla che tu non voglia. Non temere. Possiamo dormire e basta. Quello che succede fra marito e moglie, all'interno della loro camera da letto, non riguarda nessun'altro.
Oscar si voltò, gli occhi pieni di lacrime. Lo osservò un momento, persa nei propri pensieri e poi scosse la testa energicamente.
- Non è questo quello che vogliono da noi – riusciva a stento a trattenere il pianto.
André le baciò delicatamente una tempia e poi la prese in braccio con un gesto deciso e sicuro. Lei si aggrappò al suo collo e nascose il viso nel petto di lui.
"Non voglio vedere, non voglio sentire niente. Come posso fare questo con André?"
Lui la depose piano sul letto e lei chiuse gli occhi, pronta ad affrontare l'inevitabile. Li riaprì sorpresa, sentendo lui che la copriva con il lenzuolo.
- Dormi ora, domattina ci dobbiamo svegliare presto per partire per Arras.
Le voltò le spalle e andò nella stanza accanto, sedendosi su una delle poltrone e guardando il fuoco.
Oscar si tirò su a sedere e lo osservò stupita, non era così che le avevano detto avrebbe passato la prima notte di nozze. Poi si disse che magari lui non vedeva una donna in lei, erano cresciuti insieme e probabilmente la vedeva come una sorella o come un uomo.
Non sapeva neanche lei perché ma a quel pensiero le lacrime cominciarono a scendere copiose e le si rifugiò sotto le coperte per non farsi sentire mentre piangeva. A differenza delle sue sorelle era sposata con un uomo che conosceva e a cui voleva bene, anche se in modo fraterno, ma quest'uomo non l'avrebbe mai vista come una moglie. Lei sarebbe rimasta sempre Oscar Françoise de Jarjayes, il Comandante delle Guardie Reali, non avrebbe mai saputo cosa voleva dire sentirsi una donna.

André continuava a fissare il fuoco, sentiva Oscar piangere sommessamente e ogni singhiozzo che percepiva era come se qualcuno gli strappasse il cuore. Non sapeva cosa fare, non sapeva come comportarsi né quale fosse la cosa più giusta da dire o il gesto da compiere per farla sentire meglio.
Strinse i pugni pensando che non era così che avrebbe voluto passare la prima notte di nozze, ma non voleva neanche andare nell'altra stanza ed accontentare gli impulsi del suo corpo. Da quando l'aveva vista in piedi davanti alla finestra, l'immagine di lei in quella camicia da notte così femminile rimbalzava da una parte all'altra del suo cervello e gli faceva desiderare di andare da lei e stringerla fra le braccia.
"No! Non così. Quando succederà non voglio che lei sia solo consenziente, voglio che sia partecipe, che si doni a me perché anche lei lo vuole. Se ora facessi l'amore con lei, Oscar non mi respingerebbe solo perché questo è quello che suo padre vuole."
Perso nei suoi pensieri, ci mise un po' a rendersi conto che la ragazza non piangeva più. Si avvicinò al letto per assicurarsi che andasse tutto bene, sentì il respiro regolare di lei e scrutò il suo volto ormai addormentato. Le scostò una ciocca di capelli dal viso e un sorriso gli illuminò il volto.
- Sei così bella – mormorò a pochi centimetri dal suo viso.
Si spogliò cercando di non fare rumore e si infilò la lunga camicia da notte che le cameriere avevano lasciato per lui. Si coricò il più delicatamente possibile per non svegliare la ragazza e rimase qualche istante a fissare il baldacchino. Oscar ormai dormiva profondamente e lui decise che almeno qualcosa poteva concederselo.
Si accostò a lei e le passò delicatamente un braccio intorno alla vita, facendo aderire il proprio petto alla schiena di lei. Affondò il viso nei capelli dorati e inalò il profumo che sprigionavano, dicendosi che quello doveva essere l'odore del paradiso.
La sentì sospirare leggermente e farsi più vicina a lui, come a cercare tepore e protezione. Per accontentarla, accentuò la pressione del proprio braccio per tirarsela addosso, piegò l'altro braccio sotto la testa e si addormentò così.

I primi raggi del sole che le battevano sulle palpebre la destarono, si sentiva bene quella mattina, era quasi allegra. Poi ricordò cosa era successo il giorno prima e come André non avesse voluto fare l'amore con lei e sentì tutto il buonumore scivolare via. Face per richiudere gli occhi, intenzionata ad addormentarsi di nuovo, quando si rese conto che qualcuno la stava abbracciando da dietro.
Si voltò leggermente e vide André addormentato dietro di lei che la cingeva con un braccio. Era la prima volta che si soffermava a guardarlo non come il proprio attendente o come il suo compagno d'infanzia, ma come l'uomo che le avevano dato come marito. Si rese conto che era bello, decisamente bello. Come mai non se ne era mai accorta in tutti quegli anni?
Batté la palpebre un paio di volte per schiarire la vista e si soffermò suoi lineamenti regolari del ragazzo. Il suo sguardo scese poi sulla spalla e sulla mano che era poggiata sul suo fianco. Mani forti e grandi, mani da uomo. Avvicinò la propria mano sinistra a quella del ragazzo e notò la differenza, la sua era piccola e affusolata.
Si sentiva strana e non riusciva a dare un senso a quell'insieme di sensazioni e pensieri che ora provava nel guardarlo, si decise infine a dirsi che era solo perché adesso erano sposati che le risultava difficile riconoscere in lui l'amico di sempre.
Tornò a guardargli il viso che sembrava così rilassato e sereno nel sonno, improvvisamente lui aprì gli occhi e si trovarono a fissarsi. Lei divenne rossa e distolse lo sguardo, mentre André sorrideva e chiudeva gli occhi mentre tornava stringerla.
- Buongiorno, Oscar – disse con la voce ancora impastata, mentre affondava di nuovo il viso fra i capelli di lei.
- Buongiorno – rispose lei brusca – Forse è il caso che ci alziamo, dobbiamo partire.
- Ancora cinque minuti – si accoccolò ancora di più contro di lei.
- Sentilo! Possibile che tu non cambi mai? – si era alzata a sedere e lo guardava torva.
- Ho capito, mi alzo, mi alzo – mormorò lui tirandosi a sedere e stiracchiandosi.
Al movimento di alzare le braccia per tendere i muscoli, i nastri che tenevano la camicia si allentarono, mostrando il suo petto. A quella vista Oscar divenne ancora più rossa e si voltò, rimproverandosi mentalmente di essere così goffa e timida.
- Aspetta che mi vesta – riprese lui, alzandosi e tirando tutte le tende del baldacchino.
- Perché chiudi i tendaggi?
- Devo spogliarmi e lavarmi – spiegò lui guardandola un attimo con le ultime tende in mano – Oppure devo supporre che tu voglia assistere?
Oscar sentì le gote andarle in fiamme e si sentì sicura che anche le orecchie avessero preso una colorazione molto accesa. Si riprese subito tirandogli un cuscino.
- Sei un cretino!
Lui rideva spensierato, mentre finiva di chiudere i tendaggi del baldacchino.

Continua…