Oscar aspettava impaziente di poter uscire dal baldacchino e sentiva André spostarsi per la stanza, mentre si lavava. Era nervosa e preoccupata. Suo padre si aspettava di avere il sospirato nipote maschio quanto prima e loro non avevano adempiuto ai propri doveri la notte precedente. Si chiese quanto ci sarebbe voluto prima che qualcuno si rendesse conto che André non l'aveva sfiorata neanche con un dito.
Stufa di aspettare, scostò piano una delle tende per accertarsi a che punto fosse il ragazzo con la propria toletta. Richiuse il tendaggi di colpo arrossendo e portandosi una mano davanti alla bocca, quello che aveva visto l'aveva turbata. André aveva già indossato i pantaloni e si stava asciugando l'ampio torace con una pezzuola. Quello che l'aveva così sconvolta era stata la vista dei pettorali scolpiti e degli addominali delineati, non sapeva spiegarsi perché quella vista l'avesse così colpita, quando erano più piccoli aveva visto il ragazzo senza camicia svariate volte. Cos'era cambiato?
Improvvisamente André aprì il baldacchino e lei face un piccolo salto, mentre pensava che era decisamente cresciuto e non era più il bambino con cui faceva a pugni. Lui la guardava con un sorriso dolce e le tese una mano.
- Andiamo pigrona, anche tu ti devi preparare – dicendo così la trascinò lontano dal letto – Io ti aspetto giù, ma prima…
Così dicendo si sfilò una piccola ampolla dalla giacca e ne verso il contenuto sul lenzuolo candido, che subito si macchio di rosso. Allo sguardo interrogativo della ragazza, lui scoppiò a ridere.
- E' una precauzione nel caso in cui qualcuno volesse appurare se il matrimonio è stato consumato.
Capendo a cosa si riferisse André, abbassò lo sguardo e resasi conto di indossare ancora quella camicia da notte così inusuale per lei cercò di coprirsi il seno con le mani. Lo sguardo del ragazzo si incupì, ma non disse nulla mentre lasciava la stanza per concederle un po' di intimità.
Arras, 27 aprile 1774
Erano passati due giorni dal matrimonio, Oscar era sdraiata sull'erba con le braccia dietro la testa e ascoltava André fischiettare, mentre era seduto accanto a lei e guardava il sole tramontare. Da quando erano arrivata ad Arras non avevano più diviso lo stesso letto e la cosa sembrava averla tranquillizzata, non si sentiva più sotto pressione come a palazzo Jarjayes.
André era gentile ed allegro come sempre, come se quello che ora li univa non gli creasse il minimo problema, mentre lei era stata insopportabile. Decise che era il momento di affrontare il discorso con lui, dovevano cercare di trovare un "compromesso". Non sapeva bene cosa dire, non aveva mai pensato di dover affrontare quel genere di discorsi, la sua educazione non aveva mai toccato certi argomenti.
- André? – si voltò verso di lui.
- Dimmi – le regalò un altro luminoso sorriso.
- Mi dispiace se negli ultimi tempi sono stata…
- Intrattabile? Nervosa? Prepotente? – il ragazzo scoppiò a ridere – Niente a cui non sia già abituato.
La bionda si mise a sedere di scatto e gli assestò un pugno sul braccio.
- Possibile che ogni volta che provo a parlare con te, tu debba fare sempre il cretino! – sbuffò indispettita, ma un sorriso le aleggiò sulle labbra – Seriamente, tu cosa pensi di tutta questa storia?
- Te lo già detto, ma evidentemente tu non mi credi – si alzò e le tese la mano – Sarà meglio rientrare, sta cominciando a fare freddo e tra poco sarà buio.
- Cosa mi hai detto a cui non credo? – chiese mentre si aggrappava alla mano di lui per tornare in piedi.
- Voglio solo che tu sia felice, Oscar – la guardò intensamente.
- Tutto qui? Non vorresti una vera donna come moglie? – scherzò lei.
L'afferrò per le braccia e l'attirò a sé, le loro labbra a pochi centimetri. Oscar era sorpresa di quel gesto e rimase a fissarlo con gli occhi sgranati. Sembrava quasi che lui la volesse baciare.
- Oscar, io…
Fu interrotto dalla voce dello stalliere che correva verso di loro trafelato. André si scostò bruscamente e cominciò a guardare per terra.
- Madame Jarjayes, un messo dalla corte! – l'uomo cercava di riprendere fiato – Dovete tornare a Versailles immediatamente.
- Cosa? Perché? – Oscar riprese subito il contegno che la distingueva
- Il re… il re sta male! Pare che abbia il vaiolo.
- Dobbiamo partire subito! – si girò verso il marito che annuì senza guardarla.
Stavano percorrendo i corridoio di Versailles, diretti alle camere della principessa. Capannelli di nobili parlavano della malattia del Re, discutendo se era il caso di abbandonare la du Berry al proprio destino o tergiversare attendendo notizie sulla salute del sovrano.
Oscar era visibilmente infastidita dall'opportunismo di quegli aristocratici, che pensavano solo al proprio tornaconto e a quale strategia adottare per non perdere i privilegi acquisiti sotto il regno di Luigi XV. Nessuno sembrava preoccuparsi d'altro che non fosse il consolidamento della propria posizione all'interno della reggia.
Arrivati a pochi passi dalla porta delle stanze della Delfina, furono avvicinati da Girodel che sembrava particolarmente felice di vedere il suo comandante.
- Girodel – interloquì Oscar non prestandogli molta attenzione – Qual è la situazione?
- I soldati stanno pattugliando come sempre, comandante – rispose con un lieve inchino – Anche se le circostanze non sono felici, sono contendo di rivedervi qui alla reggia.
- Grazie, Girodel.
- E' un piacere anche per noi rivederla, conte de Girodel – si intromise André facendo un passo avanti.
- André – rispose pronto l'uomo.
- Strano – constatò l'uomo con un sorriso ironico – Mi era sembrato che voi teneste molto alla forma, eppure mi chiamate con il mio nome.
- Scusate… conte – rispose l'uomo caricando di sarcasmo l'ultima parola.
- Oscar, la principessa ci sta aspettando – André fece un passo per mettersi fra la ragazza e il tenente.
- Sì, non possiamo farla aspettare – il comandante sembrava divertito dello scambio fra i due – Scusateci, Girodel.
Entrarono insieme nell'anticamera ed aspettarono di essere annunciati. Mentre l'attesa di protraeva leggermente, Oscar si girò verso di lui con un sorriso enigmatico.
- Sbaglio o cerchiamo vendetta? – chiese cercando di rimanere seria.
- Ha sempre sostenuto che non dovevo prendermi troppe confidenze con te e che non era appropriato chiamarti per nome – rispose il moro incrociando le braccia.
- E tu ci tenevi a ricordargli che non sei più il mio attendente – si portò una mano davanti alla bocca per nascondere quel sorriso fuori luogo vista la situazione.
- Quel damerino non mi piace – non aggiunse "non mi piace come ti guarda" anche se quella frase gli rimbombava nel cervello – Tu vai dalla principessa, io ti aspetterò fuori.
Mentre Oscar veniva fatta entrare negli appartamenti privati di Maria Antonietta, André uscì deciso a mettere in chiaro la nuova situazione. Vagò per i corridoi, gli occhi alla ricerca del suo rivale. Lo trovò nel cortile interno, intento a dare ordine a due soldati della guardia.
- Conte Girodel – lo chiamò con un tono deciso – Posso parlarvi un momento?
L'uomo lo guardò dall'alto in basso, come valutandolo. Poi fece un gesto sbrigativo alle due guardie che attendevano.
- Voi andate – disse senza togliere gli occhi di dosso ad André – Allora, mio caro conte, come posso aiutarvi?
- Sapete benissimo cosa potete fare – i due uomini si fronteggiavano.
- Non capisco di cosa…
- Ve lo dirò una volta sola. Lei ora è MIA moglie e gradirei che voi la smettesse di fissarla in modo inappropriato.
- Credo di essere stato frainteso – Girodel sorrideva ironico.
- Non credo, conte – André fece un passo avanti.
Una figura venne fuori dal colonnato e si avvicinò ai due giovani, che si voltarono a guardare la nuova arrivata. La marchesa de Brennon non distoglieva lo sguardo dal tenente e stringeva il ventaglio fra le mani.
- André, mio caro, credo che Oscar abbia bisogno di te – gli occhi di Gerardine non si staccavano un solo momento da quelli di Girodel.
- Ma io…
- Vai, mio caro. Non è bene fare aspettare la propria sposa – aspettò che il ragazzo si allontanasse – Conte de Girodel.
- Marchesa de Brennon – l'uomo fece un lieve inchino.
- Vostro padre non sarebbe contento di sapere che si rischia uno scandalo.
- Non capisco di cosa state parlando – riprovò lui.
- Avete sentito il conte de Jarjayes? E' inappropriato il modo in cui guardate sua moglie e state sicuro che se non cambierete atteggiamento mi vedrò costretta ad una lunga chiacchierata con il vostro genitore – gli occhi ormai erano due fessure – Sono stata abbastanza chiara?
Il ragazzo, suo malgrado, si trovò ad indietreggiare leggermente. Gerardine sapeva come mettere soggezione a tipi come Girodel, l'idea di uno scandalo era quello che meno attraeva persone come lui, sempre attente alla forma e alle apparenze. Inoltre il ragazzo aveva una stima del padre che sfociava nella venerazione, non gli avrebbe fatto piacere sentirsi riprendere dal genitore.
- Ho capito perfettamente, marchesa – dicendo così fece un altro inchino e si voltò per andarsene.
- Un'ultima cosa, credo che voi dobbiate delle scuse al conte de Jarjayes.
- Se vostro fratello si sente offeso…
- Mi riferivo al nuovo conte de Jarjayes. Credo che non vi convenga dimenticare il nuovo stato delle cose – si incamminò senza lasciare il tempo all'altro di replicare.
Continua…
