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1743
I quattro bambini erano seduti a terra e ridevano di una dello loro marachelle. Improvvisamente Armand, che con i suoi dodici anni era il più vecchio, scrutò gli altri facendosi serio.
- Qui ci vuole un giuramento.
- Che tipo di giuramento? – chiese Gerardine a otto anni era la più piccola del gruppo.
- Rimarremo amici per tutta la vita – disse solennemente il ragazzino.
- Basta che lo giuriamo? – chiese perplessa Annette, dieci anni.
- No, ci vuole un giuramento solenne! – intervenne l'undicenne André.
- E come si fa un giuramento solenne? – Gerardine continuava a giocare con il coltellino che aveva rubato dalla collezione del padre.
- Prima di tutto dobbiamo incidere le nostre iniziale – decise Armand dopo un attimo di riflessione – E poi dobbiamo mischiare il nostro sangue.
- Che schifo – Annette non sembrava molto convinta.
- Allora, Armand comincia a incidere le nostre iniziali – disse seria Gerardine – Magari dentro l'armadio, così non se ne accorgerà nessuno, io penso a come mischiare il nostro sangue.
La bambina uscì correndo dalle sue stanze seguita da André che non la lasciava mai sola. Annette teneva sollevati i vestiti mentre Armand cercava di incidere il legno del mobile nell'angolo sinistro della parte interna, per non farsi scoprire ed evitare che i grandi li punissero con una bella razione di scapaccioni.
Videro rientrare André che trascinava la piccola del gruppo, entrambi sorridenti e trafelati, mentre lei nascondeva nella mano infantile qualcosa e continuava a sghignazzare con l'amico del cuore.
- Noi abbiamo finito con l'incisione – fece sapere il più grande.
- Allora procediamo con il giuramento di sangue – si fece avanti sicura Gerardine mostrando un ago rubato dal cestino del ricamo.
Si punsero tutti il dito indice per poi premerli gli uni contro gli altri e recitare un solenne giuramento seguendo le indicazioni di Armand.
- Qualsiasi cosa succeda, giuriamo di rimanere sempre amici e di aiutarci a vicenda anche a costo della vita – recitarono all'unisono tutti contenti.
Non potevano sapere che quel giuramento avrebbe portato alla morte di uno di loro.

1750
I passi di stivali risuonavano sul marmo dell'atrio, mentre la figura avvolta in abiti maschili si avvicinava alla biblioteca alla ricerca di qualcuno. Entro con quel passo sicuro che la contraddistingueva fra tutte le dame e si fermò appena oltre la soglia.
- Dove credi di andare? – chiese il generale guardandola di sbiego – Specialmente vestita in quel modo?
- Voglio fare una cavalcata, la giornata è splendida e sarebbe un vero peccato rimanere chiusi in casa – rispose sicura la ragazza.
- André! Accompagnala! Non voglio che tu vada in giro da sola, lo sai – la rimproverò il padre.
- Subito signore, vado a sellare i cavalli madamigella – disse il ragazzo facendole un inchino.
- D'accordo – rispose seccata lei guardando il ragazzo andare via – Padre non credete che io sia grande abbastanza per non aver bisogno della supervisione costante dell'attendente di mio fratello?
- Farai come ti ho detto – rispose l'uomo con un sorriso – Vai ora e state attenti.
Era soddisfatto di aver forgiato quel carattere volitivo e forte che spingeva la figlia ad essere indipendente e decisa. Pensò con rammarico che presto non avrebbe più avuto intorno quella figlia della sua vecchiaia, quella bambina inattesa che sorrideva sempre e riusciva a portare allegria in ogni angolo della casa con la sua sola presenza.

Erano arrivati fino allo stagno senza scambiarsi una parola, scesero dalle cavalcature e lei si stese sull'erba all'ombra di un albero, mentre il ragazzo portava i cavalli ad abbeverarsi. I due giovani si scrutavano da lontano, seri e composti, come se dovessero rimproverarsi l'un l'altra.
André con passo deciso si incamminò verso la ragazza più giovane, che saltò in piedi pronta ad affrontarlo. Si fronteggiarono ancora un momento e poi lui la prese fra le braccia e la bacio. Gerardine gli mise le braccia intorno al collo e lo tirò verso di sé, alzandosi sulle punte dei piedi per arrivare meglio alla bocca di lui.
- Stavo impazzendo a palazzo – mormorò lui.
- Dobbiamo essere ancora più prudenti ora – rispose lei separandosi controvoglia – André, devo dirti una cosa…
- Qualsiasi cosa, basta che non fai quella faccia da funerale – scherzò lui carezzandole piano una guancia.
- Mio padre… mi ha ordinato… - una lacrima scese sulla gota mentre lei cercava le parole, decise che non c'era un modo carino di dirlo – Alla fine dell'estate sposerò il marchese de Brennon.
André fece un passo indietro e la guardò stravolto, scuoteva la testa come incapace di credere a quello che lei aveva appena detto. L'afferrò per le braccia e cominciò a scuoterla, mentre sentiva le lacrime cominciare a rigargli il viso.
- No, tu non puoi sposarti. Devi rifiutarti di farlo! Non puoi farmi questo! – gridava incapace di fermare le lacrime.
Sentiva i singhiozzi di lei e la vedeva stravolta dal dolore, cadde in ginocchio e l'abbracciò all'altezza della vita, mentre Gerardine gli carezzava piano i capelli cercando di confortarlo.
- Non posso farci niente – diceva con la voce rotta dalla sofferenza – Non posso rifiutarmi di obbedire a mio padre. Ma sai che io amo te, amo solo te.
Rimasero così per lungo tempo, cercando consolazione per quella separazione forzata che avrebbe messo fine a quel sentimento così dolce che li accompagnava da sempre. André maledisse il fato e la sua nascita, se fosse stato un nobile avrebbe potuto sposarla lui. Invece era solo un servo, destinato a vedere la ragazza che amava data in moglie ad un vecchio noto per essere un ubriacone ed un degenerato.

Rientrarono a palazzo, con i volti impassibili come se nulli li turbasse. Gerardine si disse che ormai erano talmente abituati a soffocare le emozione da essere diventati dei veri esperti nell'arte della simulazione.
Scese da cavallo con un gesto fluido aiutata dal giovane attendente, che fece rispettosamente un passo indietro mentre lei gli porgeva le redine del cavallo.
- Puoi occuparti tu di Souri?
- Senz'altro, contessina – rispose André con un inchino.
- Grazie, André – non lo degnò di un altro sguardo e si diresse a passo sicuro verso il palazzo incontrando una cameriera che l'attendeva sulla porta – Annette, gradirei farmi un bagno caldo prima di cena, puoi occupartene?
- Subito, contessina – rispose la ragazza facendo una riverenza.
Gerardine sorrise ironica. Riuscivano a sembrare così freddi e distaccati quando c'era il pericolo che qualcuno li sentisse… Sperò che Annette si sbrigasse ad andare da lei, aveva bisogno della sua migliore amica dopo aver dovuto dire addio al suo amore.

Armand era nelle scuderie, intento a ferrare un cavallo. Alzò gli occhi e sorrise vedendo arrivare il suo più grande amico.
- Allora, André? Cosa mi raccontati? – disse tornando ad occuparsi del cavallo.
- Da quando sei diventato un esperto di cavalli? – chiese l'altro sollevando un sopracciglio – Non eri un falegname?
- Si fa di necessità virtù, mio caro. Non ho la fortuna di essere l'attendente di un nobile che non richiede mai i miei servigi – rispose con tono canzonatorio.
- Una vera fortuna – disse André sarcastico, cominciando a levare le selle ai cavalli – Mi sento proprio l'uomo più fortunato del mondo.
Armand interruppe il lavoro e cominciò a guardarlo preoccupato, André non si lasciava mai andare a frasi così ironiche, lui era sempre solare e vedeva solo il lato migliore delle cose e delle persone.
- Cosa sta succedendo? – Armand gli posò una mano sulla spalla.
- La fanno sposare – singhiozzò André, lasciandosi di nuovo andare alle lacrime – Deve sposarsi ed io non posso fare nulla per impedirlo.
Il ragazzo più grande lo guardò triste, l'aveva sempre avvertito di non innamorarsi della figlia del padrone, che quel rapporto non li avrebbe portati da nessuna parte se non in un mare di guai. Ed ora doveva rimanere lì a cercare di consolare l'uomo migliore che conosceva, perché non essendo nato nobile non avrebbe mai potuto trovare la felicità con la ragazza che amava da sempre.

Continua…