Mi scuso per il ritardo, purtroppo la connessione è stata assente fino ad oggi. Spero vi piaccia il nuovo capitolo e grazie ancora a tutti quelli che mi seguono.

- Come sarebbe a dire "si trasferisce qui"? – Oscar guardava sua madre con gli occhi sgranati.
- In fin dei conti tua zia non ha tutti i torti – Marguerite continuava a ricamare senza guardare sua figlia – Io e tuo padre passiamo molto tempo a Versailles e capita sovente che vi passiamo anche la notte. Rosalie, che tu insisti a voler educare per farne una dama degna di essere accolta a corte, ha bisogno di un modello femminile da seguire, qualcuno che le insegni a comportarsi in società. Far trasferire Gerardine qui e occupare noi i suoi appartamenti alla reggia sembra la soluzione più ovvia.
- Posso istruire io la piccola Rosalie – provò di nuovo.
- Mia cara, tu non sai cosa sia richiesto ad una donna… voglio dire, tuo padre ti ha allevata come un ragazzo – sospirò cercando di trovare le parole per esprimere il concetto senza offenderla – Mettiamola così, i tuoi impegni a corte sono troppo pressanti per lasciarti anche il tempo di occuparti dell'educazione della ragazza.
- Vedo che la decisione è già stata presa – incrociò le braccia infastidita dall'idea di avere di nuovo quella donna che girava per casa – Quello che non capisco è tutto il suo interesse per Rosalie.
- Credo che il fatto che la tua giovane protetta assomiglia a Madeleine giochi molto nella decisione di tua zia.
- Madeleine? – chiese Oscar dubbiosa.
- E' molto che non vedi tua cugina. Comunque, sì, tua cugina e Rosalie si somigliano molto.
- Non credevo che alla zia interessassero queste cose, in fin dei conti non si è occupata neanche dell'educazione della figlia. Perché questo improvviso interesse?
- Non parlare mai di cose che non conosci – sentenziò sua madre riponendo il ricamo e guardandola con rimprovero – Non sai niente di tua zia e i suoi figli.
- Vuoi dire oltre al fatto che li ha affidati ad altri? – chiese ironica la ragazza.
- Non è stata una sua scelta. Non si trattava di decidere cosa volesse lei, le è stato imposto di non occuparsi di loro – si girò per osservare la figlia – Credi ancora di sapere tutto?
Oscar fissò la madre mentre lasciava la stanza, chiedendosi da quando si lasciava influenzare dai pettegolezzi prima di accertare come stessero veramente le cose. Si rimproverò, maledicendo il fatto di aver rimandato la chiacchierata con Nanny per tutti quei mesi. C'erano cose di sua zia che ignorava, molte cose, ed era sua intenzione porre rimedio a questa sua mancanza.

Scendendo la scalinata, sentì delle risate provenire dal salotto e si diresse lì. Aveva riconosciuto la risata di André e si chiese con chi stesse parlando e di cosa. Si fermò sulla soglia osservando Rosalie e sua zia sedute sul divano che ridevano garbatamente per qualcosa che il ragazzo aveva detto loro.
Una fitta le attraversò lo stomaco notando il sorriso radioso che Gerardine rivolgeva al moro, chiedendosi perché lo guardava sempre estasiata e con dolcezza. Si chiese se sua zia non fosse come le dame di corte, che ammiravano la bellezza del ragazzo. Scosse la testa infastidita da quel pensiero, notando che la zia era abbastanza "vecchia" da essere la madre di André.
La sua presenza fu notata per prima da Rosalie che la guardava adorante. Sorrise suo malgrado, dicendosi che almeno anche lei aveva degli ammiratori, anche se non del genere che circondavano il suo amico di sempre.
- Oscar, mia cara – l'apostrofò la zia tornando seria – Vuoi unirti a noi? Stavamo raccontando a Rosalie dei balli a corte.
- No, grazie – disse la bionda facendo il gesto di andarsene – Sto cercando Nanny.
- Puoi trovarla nelle cucine – la informò Gerardine tornando a fissare André – Ci stava preparando del tè.
Oscar si allontanò senza commentare oltre, notando che appena fatti pochi passi le risate tornarono ad echeggiare nel palazzo. Strinse i pugni rimproverandosi di quel sentimento a cui non sapeva dare un nome. André le aveva confessato che Gerardine era la sua madrina, era normale che fra i due ci fosse un rapporto cordiale, anche se per i suoi gusti era un po' troppo "cordiale". Sbuffò dirigendosi a passo sicuro verso le cucine, alla ricerca della vecchi governante, custode di molti segreti, alcuni dei quali era ansiosa di scoprire.

Marron era tutta presa dalla preparazione del tè, continua a sistemare dei pasticcini su un piatto e buttava un occhio all'acqua messa sul fuoco. Oscar era sorpresa di vedere come fosse ancora veloce ed efficiente, nonostante l'età. Sorrise pensando che in tanti anni non era cambiata, continuava a correre di qua e di là per tutto il palazzo rimproverando la servitù se qualcosa era fuori posto.
- Nanny? – entrò in cucina, mettendosi davanti al grande tavolo.
- Oscar, bambina mia, questo non è posto per te – la rimproverò l'anziana donna continuando nel suo lavoro.
- Volevo parlarti e poi venivo spesso qui da piccola, cosa è cambiato? – allungò una mano per rubare un biscotto.
- Come allora vieni qui per sgraffignare qualche dolce, non è così?
- Veramente… volevo chiederti delle cose.
- C'è qualcosa che non va? – chiese la donna aggrottando le sopracciglia.
- Ecco, mi chiedevo… Tu lavori qui da molti anni ormai.
- Sì – disse la donna scrutandola – Tuo padre era sposato da poco e tua zia appena nata.
- Quindi conosci molto bene mia zia…
La donna si limitò a guardarla con aria di rimprovero.
- Che tipo è, esattamente?
- Non è mia abitudine soffermarmi a spettegolare.
- Non ti sto chiedendo di spettegolare – Oscar si sentiva a disagio, riconoscendo il tono di rimprovero nella voce della vecchia – Volevo solo sapere delle cose, conoscerla un po' meglio.
- Tua zia era una ragazzina dolce e vivace, si è sposata ed è diventata madre. Non c'è altro da dire al riguardo.
- Lei e tua figlia erano molto unite, questo lo so già.
- Ci sono cose del passato che è meglio non rivangare.
- Cosa c'è di così terribile da non poter essere detto?
Ma la donna si chiuse in un mutismo ostinato continuando a preparare il vassoio che poi portò di persona nel salotto, superandola senza degnarsi di risponderle.
Decisamente non sarebbe stato così facile avere notizie riguardanti il passato di quella strana donna.

Si voltò lentamente, intenzionata a rintanarsi nelle sue stanza, quando la strada le fu sbarrata dall'ultima persona che si aspettava di vedere in quel corridoio di solito percorso solo dalla servitù.
- Se hai delle domande, puoi rivolgerti direttamente a me – il tono di Gerardine era gelido, come il suo sguardo.
Oscar sentì la rabbia montarle dentro, non solo per l'imbarazzo di essere stata sorpresa mentre indagava su sua zia, ma anche perché quella donna aveva manipolato la sua vita ed ora si comportava come se il torno fosse della nipote.
- Quindi, cara zia – esordì la bionda, caricando di ironia la parola "cara" – Se tu decidi della vita altrui lo fai con i più nobili propositi, ma guai a chiunque si impicci della tua vita.
- Cosa vuoi sapere? – il tono non era cambiato.
- Perché questo interesse improvviso per l'educazione di Rosalie? Neanche la conosci!
- Ero presente quando ha provato ad aggredire tua madre, ho sentito il suo racconto ed ho provato pena per lei. Credo che sai la stessa motivazione che spinge te a volerla aiutare – incrociò le braccia e tornò a scrutare sua nipote con piglio deciso.
- Ho sentito che il fatto di non esserti occupata dei tuoi figli non è stata una tua scelta…
- Tuo zio me li ha strappati dalle braccia appena sono nati. Riteneva che una balia e la sua amante preferita avrebbero fatto un lavoro migliore del mio nell'allevarli. Altre domande? – dalla sua voce traspariva frustrazione e rabbia repressa.
- Quindi il tuo è un modo per rifarti di una maternità mancata? – chiese Oscar arrogante.
Non si accorse neanche dello schiaffo, fino a quando non sentì il dolore sulla guancia.
- Non permetto a nessuno di giudicarmi, tanto meno a te, piccola irriconoscente ragazzina!
Era la prima volta che la vedeva perdere il controllo, sembrava quasi un'altra persona. Il volto era trasfigurato dall'ira e negli occhi albergavano una serie di sentimenti che la ragazza non riusciva a capire. Oltre la rabbia aveva avvertito dolore in quello sguardo, qualcosa che non si era aspettata dalla fredda e composta Gerardine.
La marchesa si allontanò lasciandola lì a massaggiarsi la guancia ed a chiedersi cosa in realtà nascondesse quella donna nel profondo dell'animo. Sua zia aveva vinto la prima schermaglia, ma la guerra avrebbe visto lei come vincitrice assoluta.

Continua…