1743
Annette camminava lungo il corridoio che l'avrebbe riportata nella sua stanza, era finalmente giunta l'ora di andare a dormire. Quello che le aveva confidato Gerardine l'aveva lasciata affranta e preoccupata. Come potevano dare una persona allegra e solare come la sua amica in sposa ad un vecchio sporcaccione, famoso per le sue bevute e le sue frequentazioni con donne di malaffare.
Ringrazio la sua stella per non averla fatta nascere nobile, lei aveva la possibilità di rimanere accanto al ragazzo che amava senza che nessuno si sentisse in diritto di dirle chi poteva o non poteva sposare. Appena varcata la soglia si sentì afferrare, mentre qualcuno le metteva una mano sulla bocca per non farla urlare.
- Sono io – disse in un sussurro la voce rassicurante di Armand – Cerchiamo di non svegliare tutta la casa.
- Sei impazzito? Mi hai fatto prendere un colpo – rispose lei abbandonandosi al suo abbraccio.
- Gerardine te lo ha detto?
- Sì, stasera mi ha chiesto di prepararle un bagno prima di cena e mi ha raccontato tutto. Come sta André? – chiese preoccupata per il loro amico.
- Come puoi immaginare… è distrutto dal dolore e completamente fuori di testa. Farneticava di portarla via di qui, ti rendi conto?
- Tu come reagiresti se al loro posti ci fossimo noi?
- Forse nello stesso modo… ma una fuga? Non potrebbero andare lontano, il padrone li riacciufferebbe subito e lui farebbe una brutta fine.
- Armand, cosa possiamo fare? – Annette aveva le lacrima agli occhi – Non posso vederla così rassegnata. Oggi si sono detti addio e lei è devastata da tutto questo, ma non reagisce in nessuno modo, sembra quasi un'altra persona.
- Forse è quella con più sale in zucca. Cosa potrebbero fare?
- André la vuole portare via…
- Non ci riuscirebbe mai!
- Da solo forse no, ma con un aiuto…
- Annette, finiremo col metterci nei guai.
- Ricordi il giuramento? "Qualsiasi cosa succeda, giuriamo di rimanere sempre amici e di aiutarci a vicenda anche a costo della vita".
- Eravamo bambini, non capivamo – provò Armand.
- Da quando non rispettiamo più gli impegni presi? Non è questo l'uomo di cui mi sono innamorata.
- Hai vinto. Dovremo agire con molta prudenza – il ragazzo camminò nervosamente per la stanza – Non si devono parlare per nessuno motivo, nessuno deve pensare che possano fare una follia. Dovrai mantenere tu i contatti, meglio ancora! Io parlerò con André e tu con Gerardine. Non le venisse in mente di scrivergli o fare altre stupidaggini del genere! Se ci scoprono…
Il ragazzo non aggiunse altro, limitandosi a massaggiarsi la gola. Annette annuì seria, aveva già un piano.
1774
Si svegliò, senza aprire gli occhi. Voleva assaporare ancora il sogno che aveva fatto quella notte. Ricordava ogni più piccolo dettaglio, nessuna delle sue "avventure" notturne era mai stata così precisa. Il sapore di lei, la morbidezza della sua pelle… e poi quella sensazione bellissima quando finalmente l'aveva tenuta fra le braccia…
Notò che il letto sembrava più soffice del solito e sentiva uno strano peso sul lato sinistro del corpo. Aprì gli occhi lentamente e notò subito quegli splendidi capelli biondi che gli ricadevano scomposti sul petto, il profumo di Oscar era inconfondibile per lui. Sorrise pensando che non era stato un sogno dopo tutto.
Con la mano destra coprì quella sinistra di lei che era appoggiata proprio sul suo cuore, mentre con quella libera le carezzava piano la schiena. Non aveva voglia di svegliarla, né di alzarsi. Quella mattina gli sembrava tutto perfetto così com'era.
Avvertendo il cambiamento nel respiro di lei, si girò leggermente sul fianco per poterla guardare mentre si svegliava. Era ancora più bella del solito, o almeno gli appariva così. Forse perché ora era veramente sua moglie, era sua. Le scostò piano dei riccioli dal viso e fu ricompensato da un sospiro soddisfatto di lei.
Oscar aprì gli occhi lentamente, sbattendo le palpebre come se cercasse di mettere a fuoco qualcosa. Era visibilmente disorientata e sollevò lo sguardo su di lui.
- Buongiorno – le regalò il sorriso più dolce e rassicurante che poté.
In risposta lei afferrò le lenzuola e se le strinse al petto, mentre si alzava di scatto per allontanarsi da lui. Stavolta non si fece scoraggiare dal suo comportamento e le circondo le spalle con un braccio mentre le afferrava il mento e la baciava. Inizialmente riottosa, Oscar si lasciò sempre più andare, fino ad appoggiarsi a lui e nascondere il viso nell'incavo del suo collo.
- Io… - provò a cominciare un discorso, ma le riusciva difficile esprimere un concetto.
- Hai dormito bene? – si informò invece lui, stringendosela contro.
- Sì, sì ho dormito bene – si maledisse per quella sua incapacità di affrontare l'argomento "sentimenti".
- Ti ho fatto male? – la scostò da sé tenendola per le spalle – Sono stato troppo… ehm… brusco?
Lei corrugò la fronte non riuscendo a capire, poi fece il collegamento mentale e le sue guance divennero rosse come due tizzoni. Scosse la testa evitando di guardarlo negli occhi, troppo imbarazzata per aggiungere qualcosa.
- Sei sicura? – vedendo che lei annuiva più convinta, André tiro un sospiro di sollievo.
L'ammirò ancora un momento, con i capelli un po' arruffati e le guance rosse. Lo sguardo imbarazzato e il modo di tenere il lenzuolo stretto al petto la rendevano adorabilmente femminile ai suoi occhi. Fece scorrere le mani sulle braccia di lei, lentamente in carezze sensuali e le baciò teneramente una guancia, per poi scendere lungo la linea della mascella e del collo.
- Stanotte è stato bellissimo – le disse in un soffio – Ti amo.
- Si sta facendo tardi – lei lo allontanò decisa con una mano – Devo andare alla reggia presto oggi.
- D'accordo – disse lui visibilmente deluso dal poco entusiasmo dimostrato – Mi vesto e vado a lavarmi in camera mia, così avrai la stanza a disposizione.
Si mise a raccattare i propri vestiti, sparsi sul pavimento. Mentre si allacciava la camicia dandole le spalle, gli tornò in mente il modo in cui lei lo aveva accarezzato. Sembrava curiosa di esplorare il suo petto. Un sorriso gli inarcò le labbra, non era stata così timida la sera prima.
Era seduto sul letto e si girò a guardarla, allungandosi a prenderle una mano. Lei lo guardava ancora imbarazzata, ma non fece obiezioni quando lui trascinò la sua mano verso di se, si limitò a stringere il lenzuolo ancora più contro il petto con quella rimasta libera. Lui si fece più vicino e la guardò negli occhi mentre si infilava la mano di lei nella scollatura ancora aperta della camicia.
La vide ingoiare un paio di volte, prima di ricominciare quella danza curiosa sulla pelle di lui. André sorrise e tornò a baciarla, non le avrebbe permesso di tirarsi di nuovo indietro, non adesso che le cose si erano spinte fino a quel punto.
- André, sul serio, mi devo preparare – riprovò lei con meno convinzione.
- Ti lascio subito sola – le rispose carezzandole il viso con il proprio naso – Ma stanotte…
La sentì irrigidirsi leggermente e vide le sue guance imporporarsi di nuovo. Aveva abbassato gli occhi, ma lui cercò di nuovo il contatto visivo chinando la testa fino a incrociare quelle iridi azzurre che gli toglievano il respiro. Lei lo guardò titubante e poi annuì, stringendosi sulle spalle, come a cercare di farsi piccola e invisibile.
André finì di vestirsi e poi tornò vicino al letto, dove sperava di poter passare ancore molte notti insieme a lei. Si chinò e le posò un bacio sui capelli, facendo scivolare un dito a seguire i suoi lineamenti, per poi scendere sul collo e fermarsi sull'attaccatura del seno, vicino alle mani di lei.
- Ti ho già detto quanto sei bella? – le sfiorò di nuovo le labbra con le proprie – Ora sarà meglio che vada veramente. Ci vediamo a colazione.
Lei annuì senza guardarlo, non sapendo bene come bisognava comportarsi il giorno dopo aver dormito con il proprio marito. Si sentiva a disagio ora che lui l'aveva vista nuda, scarmigliata, sudata. Arrossì ancora di più al ricordo dei suoi che aveva emesso la notte precedente, vergognandosi di essere stata così sfrontata nel dimostrargli quanto gli piaceva quello che le faceva.
Scosse la testa con decisione. Non era il momento per pensare alla sua vita privata, doveva prepararsi per andare alla reggia e non aveva tempo per queste cose da donnina svenevole. Avrebbe avuto tutto il tempo di comportarsi come una sciocca quando fosse tornata a casa, ora doveva tornare ad essere il Colonnello Oscar Françoise de Jarjayes, il soldato che non aveva paura di nulla.
Continua…
