Sono in ritardo tremando e chiedo umilmente perdono. A mia discolpa posso dire che fra analisi, visite specialistiche, nausee e giramenti di testa (nonché stanchezza cronica) non avevo proprio la forza di dedicarmi a questa mia follia.
Pietà!

1750

- NO! – la voce di Gerardine risuonò chiara e decisa all'interno della camera.
- Ma Gerardine…
- E' troppo pericoloso – sospirò afferrando Annette – Non voglio mettere in pericolo nessuno di voi. Io… sapevo che questo giorno sarebbe arrivato ed è stato straziante doverglielo dire. Lo sapevamo da sempre che non sarebbe potuta durare.
- Ma se… - Annette non voleva arrendersi.
- Ti ringrazio, sei una vera amica – cercò di ricacciare indietro le lacrime che sentiva prossime e fece un profondo respiro prima di continuare – Non voglio che uno di voi corra dei rischi. André capirà… vorrei solo potergli dire addio.
Annette abbracciò l'amica. Gerardine rinunciava alla speranza di essere felice per proteggerli tutti, capiva perché stava rifiutando l'idea della fuga. Se qualcosa fosse andato storto André sarebbe stato rinchiuso nella Bastiglia o peggio, lei e Armand avrebbero passato molti guai. Anche se fossero riusciti a farli fuggire, probabile che il vecchio Generale avrebbe dato a loro la colpa e si sarebbe vendicato su quelli che erano rimasti.
- Ci deve essere un modo…
- Non c'è – aveva perso la sua battaglia contro le lacrime – Sappiamo tutte e due che non c'è un modo sicuro e non voglio vivere sapendo che tu e Armand state pagando per la mia felicità. Ti prego solo di dire ad André che lo amo e che non possiamo essere egoisti, non con i nostri migliori amici. Lui capirà…
- Però una cosa posso farla – Annette si scostò e le prese le mani – Posso darvi la possibilità di dirvi addio…
- Come? Ora che il matrimonio è vicino, mi tengono continuamente sotto stretta sorveglianza.
- Lascia fare a me, almeno questo posso farlo senza correre rischi.

Era notte fonda e dormivano tutti. Annette e Armand avevano organizzato tutto in modo da correre pochi rischi. Gerardine uscì furtiva dalla sua stanza, attraverso una porta segreta che nei tempi andati serviva alle cameriere per entrare ed uscire dalla camera. Prese la scala interna che portava nell'ala della servitù e trovò Annette ad attenderla vicino alla porta della cucina.
- Cerca di non fare rumore – bisbigliò afferrandole la mano – Ho fatto in modo che la porta esterna non fosse chiusa.
La scortò fino al giardino sul retro e poi le fece un gesto, sperando che lei la vedesse nell'oscurità della notte. Per ridurre al minimo i rischi avevano deciso di non usare candele o lanterne, in modo da non destare sospetti nel caso qualcuno fosse stato ancora sveglio. Gerardine baciò l'amica sulla guancia e poi cominciò la sua folle corsa verso le scuderie.
Fuori dalla porta vide un ombra alta e minacciosa fare qualche passo avanti. C'era aria di tempesta ed il cielo era coperto di nubi, in lontananza si sentiva il rombo del tuono farsi sempre più vicino. Gerardine pensò che presto sarebbe cominciato a piovere, ma non le importava. Aveva riconosciuto la persona a cui appartenevano quelle spalle ampie e si avvicinò sicura.
- Armand – un sussurrò nella notte.
- Ti sta aspettando dentro – le rispose con un filo di voce – Io vado, non voglio essere trovato qui fuori, desterei sospetti. Cercate di essere prudenti e ricorda che non avete molto tempo.
- Grazie, dal più profondo del cuore – lo abbracciò con quanta forza aveva in corpo, per dimostrargli quanto apprezzava il rischio che lui ed Annette avevano corso.
- Vai ora, non farlo aspettare. Ogni minuto è prezioso.
Annuì contro il suo petto e poi si scostò per permettergli di andarsene. Lo seguì con lo sguardo, cercando di distinguere la sua sagoma in quella notte buia piena di ombre. Fece un respiro profondo e si preparò ad affrontare l'uomo a cui aveva spezzato il cuore.
Chiuse la porta alle sue spalle, una tenue luce proveniva dal fondo della stalla. I cavalli erano tranquilli nei propri recinti e lei si avventurò verso la fonte di quel chiarore. Fece il girò della parete che divideva le scuderie dalla zona dove il maniscalco lavorava di solito. Ciò che vide le tolse il fiato per un momento.
La luce proveniente da una lanterna poggiata sul tavolo da lavoro illuminava i capelli color miele di André, che era chinato in avanti con le mani posate sulle tavole di legno. Aveva gli occhi chiusi, ma lei non poté non notare le profonde occhiaie che segnavano quel viso di solito sempre aperto in un bel sorriso incoraggiante.
Sembrava che il ragazzo non riuscisse a trovare consolazione, mentre la giovane faceva qualche passo verso di lui cercando le parole per confortarlo. Non riusciva a pensare a niente da dirgli per sollevarlo, non trovava consolazione neanche per se stessa, come poteva darne a lui?
- André io… - un bisbiglio, mentre allungava le mani verso di lui.
- So perché hai rifiutato la proposta di Annette e Armand – finalmente aprì gli occhi e lei si trovò inchiodata da quelle iridi celesti – Forse è meglio così. Tu sei una nobile, cosa potrei offrirti?
- Non dire così – lo abbracciò da dietro, con tutta la forza della sua disperazione – Se ci fosse stato un modo per mettere al sicuro anche loro… non avrei esitato un attimo. Preferisco morire di stenti accanto a te, che vivere nel lusso con un uomo che non amo.
- Gerardine…
Si liberò gentilmente della sua stretta e si voltò verso di lei. Le prese il viso fra le mani e rimase un attimo a contemplare i suoi lineamenti, come a volerseli imprimere nella mente per sempre. Si chinò verso di lei per baciarla ancora una volta, nella folle speranza che il tempo si potesse fermare in quel momento, congelando per sempre quell'attimo di pura felicità.
Il bacio divenne via via più profondo e passionale, mentre lei affondava le mani nei suoi capelli e lo tirava ancora di più verso il basso. Lentamente si sdraiarono sulla paglia, mentre le mani ansiose cercavano il corpo dell'altro.
- Gerardine… - si staccò da lei e la fissò stupito di tale intraprendenza.
- Voglio essere egoista – una lacrima le rigò il volto – Solo una volta… la prima volta…
- Non possiamo – le poggiò un bacio sulla fronte – Se…
- Mi sposo fra una settimana, non se ne accorgerà nessuno – un sorriso amaro le piegò le labbra – Se quello che ho sentito è vero… entrerà già ubriaco perso, non si accorgerà che non sono come dovrei essere. Voglio che la mia prima volta sia con l'uomo che amo.
Il buon senso sembrò abbandonarlo completamente, mentre si piegava di nuovo su di lei e cominciava ad alzarle le gonne, smanioso di scoprire sempre più pelle. Si disse che era giusto così, che quella era l'unica cosa che avevano. Dopo che lei si fosse sposata non avrebbero più avuto neanche la possibilità di vedersi, cosa c'era di sbagliato in un attimo di pura felicità solo per loro?
Gerardine chiuse gli occhi mentre sentiva le labbra di André percorrere il suo collo e poi proseguire verso la scollatura del vestito, mentre la mani di lui si erano già arrampicate fino ai nastrini che tenevano le calze. Improvvisamente sentì il corpo di lui allontanarsi, mentre un'esclamazione di sorpresa mista a frustrazione usciva dalle labbra del ragazzo.
- Disgraziati! – la voce di suo padre risuonò all'interno del locale.
La ragazza spalancò gli occhi terrorizzata, mettendo a fuoco suo fratello che scuoteva André tenendolo per il bavero mentre suo padre afferrava lei per costringerla a rimettersi in piedi. Allungò una mano verso suo fratello per fermarlo ma suo padre la strattonò violentemente buttandola contro la parete.
Quello che seguì si stampò a fuoco nella sua mente tormentando i suoi sogni per molti anni. Sapeva che stava avvenendo tutto molto rapidamente, ma per uno strano scherzo della sua mente vedeva la scena a rallentatore, come se il tempo si stesse dilatando.
Auguste fece sbattere la testa di André contro una trave, mentre il ragazzo cercava di riprendersi suo padre si avventò su di lui con un pugnale e lo trafisse. Cominciò a correre in soccorso del suo amore, ma le forti braccia di suo fratello la trattenevano, mentre suo padre affondava di nuovo il pugnale nello stomaco del ragazzo.
- Sta ferma, svergognata! Avrà quello che si merita per aver cercato di approfittarsi di una nobile – sentiva Auguste trattenerla da dietro e non riusciva a divincolarsi.
Fu trascinata fuori dalle scuderie mentre invocava ancora il nome di André, seguita da suo padre che la guardava torvo. Erano sulla porta ormai, quando un debole lamento proveniente da dietro la parete di fondo fece girare i due uomini che la tenevano ferma.
- Io mi occupo di lei – tuonò il Generale all'indirizzo del figlio – Tu sai cosa fare.
- Me ne occuperò io, padre – rispose sicuro Auguste, mentre si incamminava a passo deciso verso l'origine di quei suoni.
Suo padre la trascinò fino all'ingresso principale e poi spalanco con un calcio un'anta del grande portone. Appena entrati la fece voltare e poi la colpì violentemente sul volto facendole perdere l'equilibrio.
- Annette! Armand! – gridò con quando fiato aveva in gola per chiamare i suoi servi ribelli – Venite immediatamente qui!
Gerardine, attonita, non riusciva a proferire parola. Continuava a guardare l'anta aperta sul giardino, incapace di credere a quello che aveva visto. Lui non poteva essere morto, non potevano averlo ucciso.
Annette, Armand e la vecchia governante arrivarono di corsa nell'atrio e fissarono il Generale e sua figlia stesa ai suoi piedi. In un gesto protettivo Armand tirò a sé Annette, che cercava di divincolarsi per correre in soccorso dell'amica. Un lampo illuminò la scena, che aveva assunto contorni irreali.
Auguste fece il suo ingresso, guardando pieno di disgusto sua sorella. Uno sguardo di intesa con il padre e poi mostrò un pugnale insanguinato.
- E' tutta colpa tua – disse rivolto alla figura accasciata sul pavimento.
Fuori imperversava la furia del temporale estivo.

Continua…