Grazie ancora a chi segue e a chi trova il tempo di commentare^^ Siete i migliori^^
Piccolo capitolo introspettivo... spero vi piaccia.
Era tornata da Versailles, la giornata era passata lentamente per lei. André non l'aveva accompagnata, lei stessa gli aveva chiesto di aiutare Rosalie ad allenarsi con la spada. Era stata la prima scusa che le era venuta in mente, pensava che si sarebbe sentita a disaggio con lui vicino dopo quello che era successo la notte prima.
Stranamente, invece, aveva sentito la mancanza di suo marito accanto. Da quando si erano sposati era la prima volta che lui non la seguiva a palazzo e non restava con lei tutto il giorno. Continuava a ripetersi che era assurdo, in fin dei conti erano stati separati altre volte per un giorno, ma adesso non sentire la sua presenza al fianco la metteva in uno stato di agitazione mai provato prima.
Era stata distratta ed assente tutto il giorno, tanto che persino la regina aveva notato quella sua strana forma di distacco nei confronti di quello che le succedeva attorno. L'aveva interrogata con discrezione, chiedendole se non fosse successo qualcosa. Oscar aveva negato con veemenza che ci fosse qualcosa di nuovo, anche perché non riusciva neanche lei a spiegarsi cosa le stesse succedendo. Inoltre non era nella sua indole confidarsi con chi che sia, l'unico con cui a volte si apriva era André.
Scosse la testa contrariata, mentre varcava la porta delle scuderie con Caesar. Per tutto il giorno il sui percorsi mentali l'avevano riportata verso di lui, oramai stava diventando un chiodo fisso e la cosa la contrariava. Non era il tipo che si perdeva in fantasticherie o che rimuginava su cose come i sentimenti.
Quello che era successo la sera prima era qualcosa di naturale e che sarebbe dovuto succedere già da tempo, visto che ormai erano sposati da mesi. Eppure non riusciva a non pensarci, trovandosi più volte ad arrossire al ricordo. Lui aveva detto di amarla e l'aveva ripetuto più volte quella notte, ma lei cosa provava? Certo, voleva bene ad André. Erano amici da tanti anni, era stato il suo unico confidente, erano quasi fratelli per come avevano diviso tutto durante l'infanzia.
Ma ora qualcosa era cambiato, il suo modo di vederlo era diverso. Non sapeva come definire quella strana sensazione di perdita che la coglieva ogni volta che si separavano, anche per pochi attimi. Mentre affidava le redini allo stalliere, cominciò a rimuginare sull'amore.
Le dame che aveva visto a corte si comportavano in modo bizzarro quando dicevano di essere innamorate. Sguardi languidi, rossori improvvisi, risatine stupide. No, decisamente non era qualcosa che la riguardava, lei non si comportava così. Non si sentiva svenire quando lui compariva sulla porta, piuttosto sentiva qualcosa di strano alla bocca dello stomaco.
Pensò alla regina e a Fersen, quei due erano sicuramente innamorati. La regina era estremamente dolce con lui, gli parlava con voce suadente e rideva estasiata quando lui le parlava. Si chiese se quella situazione avesse qualche attinenza con il suo rapporto con André, rispondendosi prontamente di no.
Il loro modo di interagire era rimasto pressoché invariato, lui la prendeva in giro e lei rispondeva piccata. A volte gli assestava anche qualche pugno sul braccio per farlo smettere di fare lo stupido con quelle battutine che aveva l'unico scopo di provocarla. Non l'avrebbe ammesso neanche sotto tortura, ma adorava quei momenti tutti loro in cui erano semplicemente Oscar e André, senza tutte le finzioni che la vita a corte richiedeva.
Esaminando il comportamento dei nobili che conosceva si disse che fra di loro non c'era amore. Non era niente che assomigliasse neanche vagamente a quei corteggiamenti che aveva visto così spesso nei giardini e lungo i corridoi della reggia. Tornò a tormentarsi, cercando un termine per quello che li univa.
Lei era profondamente affezionata al suo amico di sempre, anche se ultimamente pensava a lui in modo del tutto nuovo. La notte prima si era addormentata sul suo petto e le era piaciuto perdersi nell'odore di lui, nel calore del suo corpo e si era sentita finalmente libera, in quel momento non esistevano regole da seguire o doveri a cui adempiere. Quando lui l'aveva tenuta fra le braccia il mondo circostante era semplicemente scomparso, come se non avesse la minima rilevanza per lei.
Per un attimo gli insegnamenti di suo padre, l'educazione ricevuta, la sua indole riservata e schiva erano diventati irrilevante. Quello che aveva provato, non solo a livello fisico, non era paragonabile a nulla che avesse sperimentato in diciotto anni. Era stata un'esperienza nuova, si era sentita… tremò a quel pensiero, le era stato insegnato fin da piccola che lei doveva pensare e comportarsi come un uomo, ma tra le braccia di André si era sentita donna.
Sorrise mentre saliva le scale, diretta nei suoi appartamenti. Era un pensiero assurdo quello appena formulato, lei cosa ne sapeva di cosa volesse dire sentirsi donna? Non faceva parte delle cose a lei conosciute, era qualcosa di astratto e lontano dal suo mondo. Essere donna significava perdersi davanti allo specchio, mentre si facevano stupidaggini con i capelli? Oppure rimirare il proprio corpo con un indumento di seta? Chiedersi se un uomo avrebbe trovato gradevole quella vista? Essere donna si riduceva a queste stupidaggini?
Se era quello il sentirsi donna, decise che era una cosa di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Non faceva per lei passare ore davanti allo specchio e fantasticare, mentre si tiravano su ciocche o si cercavano forcine. Cosa rendeva tale una donna?
Chiuse la porta alle sue spalle, percorrendo la stanza a grandi passi. Perché improvvisamente la sua testa era piena di quelle stupidaggini? Il sesso cambiava così tanto le persone? Se era quello lo scotto da pagare, preferiva che anche il sesso fosse bandito dalla sua vita. Si passò una mano fra i capelli in un gesto nervoso, voltandosi verso l'altra stanza. Suo malgrado si ritrovò a fissare il grande letto a baldacchino e si avvicinò togliendosi la giacca, che venne buttata distrattamente su una sedia. Si mise a sedere sul morbido materasso e si chinò per togliersi anche gli stivali.
Una volta finita l'operazione, si lasciò andare all'indietro, trovandosi sdraiata supina. Voltò il capo verso i guanciali, che a differenza di quella mattina, ora erano sistemati ordinatamente. Allungò la mano fino ad afferrare quello che aveva usato André e se lo premette sul volto. Le sembrò di riuscire ancora a sentire l'odore di lui ed allora si girò lentamente portandosi il guanciale sotto la testa e continuando ad annusarlo.
Mille pensieri le invadevano la testa, tutti indefiniti, confusi. La tipica confusione che le regnava nella mente quando stava per abbandonarsi al sonno, sorrise pensando che un sonnellino le avrebbe solo giovato. Chiuse gli occhi lasciandosi trascinare dalla marea di quei pensieri, finché il volto di lui le apparve davanti agli occhi, unica cosa concreta in un mare di caos. Sentì un brivido lungo la schiena al ricordo di due braccia forti che la tenevano stretta.
Mentre scivolava nel sonno, capì che quel ricordo non era connesso alla notte prima. La loro prima notte di nozze, ecco cosa le portava alla mente quella sensazione di protezione e calore. Il modo in cui avevano dormito abbracciati, come si era sentita al sicuro, com'era stato facile lasciarsi andare ed abbandonarsi completamente a lui. Visto che non era amore quello che provava, cosa diavolo era? Esisteva una definizione per quello che sentiva? Che tipo di legame avevano?
Un ultimo pensiero coerente: tante domande, nessuna risposta.
Continua…
