Dopo tutto questo tempo torno a farmi sentire. La mia vita è stata sconvolta più di quanto pensassi e i miei ritmi si sono dovuti riadattare... In tutto quel fermento qualcosa doveva essere sacrificato e la scelta è caduta su questa FF (il che mi dispiace parecchio). Beh, che dire? Cercherò di farmi perdonare.
La Polignac aveva detto che Rosalie non era nobile e il silenzio era calato intorno a loro. Gerardine stringeva a se la ragazza guardando con odio la contessa, non riuscendo a capire cosa Oscar le stesse dicendo.
- Contessa, sta forse insinuando che io e mia nipote mentiamo quando asseriamo che Rosalie La Moliere fa parte della nostra famiglia? – il tono era tagliente come lo sguardo che rivolgeva all'amica della regina.
- Marchesa, sono sicura che si tratta di un equivoco – la regina si girava ora verso l'una ora verso l'altra contendente – Contessa, dubito che la nostra Oscar porterebbe a corte una ragazza qualsiasi.
Il cervello della Polignac girava a grande velocità, c'erano troppo cose da considerare. Il comandante De Jarjayes l'avrebbe costretta ad ammettere di aver investito quella donna a Parigi e di non averle prestato soccorso; anche se fosse riuscita a venirne fuori immacolata agli occhi della regina, la marchesa era in grado di stroncare la carriera di suo marito: persino la migliore amica della regina aveva da temere da una donna così influente e amica intima del duca d'Orleans. Il dietro front era d'obbligo in quel momento.
- Mi scusi, sua maestà, mi sono confusa.
- Sono contenta che si sia risolto tutto. Non portatevi rancore – la regina passò oltre lasciando le contendenti intente a scrutarsi.
Gerardine era allibita, il suo piano per la serata aveva rischiato di andare in pezzi ancora prima di cominciare. Scortò la sua protetta fuori dalla sala e cercò un salottino appartato per permettere alla giovane di riprendersi.
- Avrebbe dovuto lasciarmi fare – disse la ragazza che stringeva ancora il pugnale sotto il vestito.
- E permetterti di buttare via la tua vita? – la donna la costrinse a sedersi su un piccolo divano e chiuse la porta – Credi che le guardi presenti ti avrebbero permesso di compiere un passo verso la Polignac? Saresti morta senza ottenere la tua vendetta.
- Siete come madame Oscar! Non mi lascereste mai vendicarmi. Come fate a non capire? – la ragazza era in lacrime.
- Io ti capisco benissimo, tesoro – Gerardine si sedette vicino a lei e le prese il mento fra le dita – Nessuno capisce il rancore e il desiderio di vendetta più di me, fidati. Ricorda solo questo: non essere avventata, lascia che quei sentimenti crescano dentro di te, mostrandoti la via per ottenere l'annullamento totale del tuo nemico. La morte non è la cosa peggiore che si possa fare ad un nobile.
- Cosa intendete?
- La cosa che conta di più per le persone in quel salone è il buon nome del casato, la reputazione. Se c'è una cosa per cui venderebbero l'anima al diavolo è l'influenza sociale, la capacità di incutere paura e rispetto negli altri nobili.
- Anche voi e madame siete così? – Rosalie la guardò con gli occhi sbarrati, non riuscendo a credere che le sue benefattrici fossero donne così vuote.
- No, ma noi siamo diverse – la marchese le accarezzò dolcemente una guancia – Abbiamo trovato cose più importanti per cui lottare. Fidati, riusciremo a vendicarci della Polignac ma non qui e non col la sua inutile morte. Ora ricomponiti e torniamo alla festa.
- Voglio andare a casa.
Gerardine si girò verso di lei trasecolando. Non poteva permetterlo, loro dovevano essere lì tutta la serata. La gente doveva vederla alla festa con la sua protetta, sua nipote e l'erede della famiglia De Jarjayes. Tutto questo era cruciale per lei e il suo piano.
- Io devo rimanere e… - cercava una scusa per non permetterle di lasciare la festa – Oscar non può andarsene finché le loro maestà non si ritirano, fa parte dei suoi doveri. Una damigella non torna a casa da sola, mai e per nessun motivo. Il tuo accompagnatore ufficiale sono io e non posso lasciartelo fare, le chiacchiere di corte sono deleteree per il nostro piano di vendetta.
- Non capisco cosa ci sia di male se torno a casa – la ragazza aveva ripreso a tirare su col naso.
- Punto primo, ti ho insegnato che il naso si soffia – prese il proprio fazzoletto e lo diede alla ragazza – Basta piangere. Punto secondo: l'etichetta di corte è molto più complessa di quanto tu possa immaginare, mia cara.
La ragazza annuì poco convinta. Di solito la marchesa de Brennon l'accontentava in tutto, aveva un'indulgenza quasi materna verso di lei. In quei quattro anni non le aveva solo insegnato l'etichetta e le materia che madame Oscar riteneva più importanti per la sua cultura: le era stata vicina e l'aveva riempita di mille attenzioni, trasformando palazzo Jarjayes in una casa.
Di solito Gerardine non si tratteneva mai a lungo a quel genere di feste; faceva la sua apparizione a festa inoltrata, si fermava pochi attimi e poi scompariva di nuovo, lasciando l'impressione che fosse un fantasma. Invece quella sera si trattenne in chiacchiere e convenevoli con le altre nobildonne e fece di tutto per mettersi in mostra, come se volesse che tutti la notasse. Era un comportamento strano ed inusuale per lei.
Oscar continuava ad osservarla, chiedendosi cosa avesse in mente sua zia. Era sparita solo pochi momenti con Rosalie, sicuramente per consolare la ragazza di quello che era avvenuto e per farla rinsavire. Doveva assolutamente fare un discorso chiaro con la ragazza sul fatto di portare pugnali a corte.
Girò il viso in cerca della sua protetta e di sua zia, ma i suoi occhi incontrarono quelli di Fersen che la osservava divertito. Il conte svedese si avvicinò a lei con passo sicuro e un sorriso gioviale stampato sul bel volto dai lineamenti regolari.
- Madamigella Oscar – disse chinandosi rispettosamente – Scusatemi, immagino che sia più appropriato Madame. Non riesco ancora a capacitarmi del fatto che siate sposata.
- Non siete l'unico – la bionda comandante girò gli occhi con uno sguardo annoiato – Sembra che l'argomento principale di conversazione sia il mio matrimonio, nonostante siano passati già anni.
- Non date rette alle chiacchiere di corte. Le dame si annoiano così tanto che devono immischiarsi nella vita delle altre per riuscire a trovare un po' di svago.
- Non solo le dame – Oscar si girò accennando un sorriso tirato – Anche gli uomini non sono da meno.
- L'ambiente di Versailles è troppo piccolo, sembra quasi un dovere spettegolare – ammise l'uomo, guardando verso la regina – Anche tirando in ballo personaggi importanti. Anzi, ho notato che più la persona è altolocata più trovano gusto nel parlare male di lei.
- Se poi le persone che circondano quel personaggio altolocato non si impegnano nel fare il meglio per quest'ultimo…
- Sembra un rimprovero, amico mio.
Nel sentirsi apostrofare con un termine maschile, Oscar si girò con uno sguardo furente. Fin da piccolo era stata educata a comportarsi come un uomo e suo padre sgridava chiunque la chiamasse madamigella. Per lei doveva essere normale sentirsi indirizzare appellativi maschile, eppure ora la cosa le dava fastidio e non capiva perché.
Sentì una mano forte afferrarla sotto il gomito e si girò verso il nuovo venuto. Il suo sguardo si rasserenò quando riconobbe in quella figura suo marito.
- André…
- Mi dispiace interrompervi, ma la regina sta per ritirarsi – mentre parlava non staccava gli occhi da Fersen.
- Mi dispiace di aver distratto il comandante delle guardie, sono un vero villano – si profuse in un nuovo inchinò – I vostri doveri vi chiamano e io…
La frase fu interrotta dal vociare che proveniva alle loro spalle. Un messaggero era appena giunto e chiamava a gran voce la marchese de Brennon. La zia di Oscar si fece aventi con passo deciso.
- Sono io la marchesa de Brennon – c'era sicurezza nel suo tono – Cosa è successo? Come vi permettete di disturbare la festa della regina?
- Madame, porto notizie urgenti da Parigi. Si tratta di vostro marito…
- Vedrò mio marito domani, cosa c'è che non può aspettare? – la donna non mostrava la minima emozione.
- Il marchese è andato all'opera stasera, ma all'uscita… ecco… un sicario, madame. Qualcuno ha aggredito vostro marito.
- O cielo! – la donna si portò le mani al viso e sbiancò – Come sta? Avete preso quello squilibrato?
- L'assalitore è morto, le guardie di vostro marito l'hanno ucciso sperando di fermarlo. Purtroppo sono intervenute troppo tardi… le mie più sincere condoglianze, marchesa.
La donna parve svenire, mentre il duca d'Orleans che era dietro di lei la sorreggeva. Oscar e Andrè corsero verso la donna, in evidente difficoltà. Era inconcepibile che un uomo importante come il marchese venisse ucciso impunemente e già i presenti si chiedevano chi fosse il mandante di quel delitto. Ma de Brennon aveva troppi nemici per poter restringere la rosa dei sospetti; era arrivato in alto pestando molti piedi.
- Zia, vi sentite bene? – Rosalie era accanto alla donna e cercava di rianimarla.
- Portiamola in un salottino – ordinò il duca – Ha bisogno di sdraiarsi.
Sollevò la donna con un gesto fluido e lasciò il salone delle feste seguito da Rosalie, Oscar e André. Aprì con decisione la porta del primo salottino e depositò dolcemente la marchesa sul piccolo divano.
- Comandate, credo che lei e il conte De Jarjayes dobbiate andare dai figli della marchesa ed avvertirli. Sono tutti e tre qui a Versailles – poi il duca si girò verso Rosalie – Madamigella La Moliere, vi chiederei gentilmente di cercare un valletto e farvi portare del cognac. Credo che la marchesa ne abbia bisogno per riprendersi.
Appena tutti ebbero lasciato la stanza, l'uomo chiuse la porta e si girò verso la figura accasciata sul divanetto. Lo sguardo era duro e incollerito.
- Potete anche smettere la commedia, mia cara. Il vostro pubblico si è dileguato.
La donna aprì gli occhi e sorrise torva, mentre si tirava su un gomito. Guardò l'uomo e il suo sorriso si allargò ulteriormente.
- Non temete, duca, avete fatto la scelta migliore – la donna si permise una lieve risatina – Saprò essere un amica migliore di quanto voi possiate immaginare. Oramai troppi segreti ci tengono uniti, non trovate?
- Spero per voi che siate veramente una buona amica per me – l'uomo parve rasserenarsi leggermente – Vostro marito stava comunque diventando pericoloso, con le sue amanti e la sua mania di parlare troppo sotto le lenzuola. Voi avete le lettere, un arma di ricatto molto pericolosa…
- Ma non le ho mai usate in tutti questi anni e non ho intenzione di farlo. Sono solo… come dire? Una garanzia per la mia vita.
- Gerardine de Brennon, siete un essere abominevole.
- Mai quanto voi, mio padre e il mio defunto marito – donna tornò a sdraiarsi – Tra poco torneranno, cercate di continuare la commedia al meglio delle vostre possibilità e nessuno sospetterà nulla.
- Siete diabolica – l'uomo sorrise – Ma è proprio questo che apprezzo di più in voi.
Continua…
