Oscar osservava la regina, intenta a conversare con alcune dame di corte mentre passeggiavano per i giardini della reggia. Erano trascorsi solo pochi giorni dall'annuncio dell'assassinio del marchese, eppure sembrava che tale evento non fosse mai successo, che nessuno ne fosse rimasto turbato. Era assurdo che nessuno si preoccupasse che un nobile fosse stato ucciso a Parigi, mentre usciva dall'opera in una serata come tante.
Se era vero che l'assassino era solo uno squilibrato, allora chiunque avrebbe potuto cadere vittima del suo pugnale. D'altro canto, se come supponeva lei, quel delitto era stato programmato fin nei minimi particolari, perché nessuno si preoccupava di individuare il colpevole.
Girodelle, alla sua destra, continuava a parlare ma Oscar non gli prestava molta attenzione. Il suo sguardo abbandonò la sovrana di Francia, che sembrava non avere una preoccupazione al mondo, per posarsi su una coppia assurda. Sua zia Gerardine de Brennon, vestita come il lutto imponeva, chiacchierava amabilmente con il duca d'Orleans. La ragazza meditò che aveva più di un motivo per dubitare della zia ed ora il fatto che fosse in combutta con quello che era uno dei più grandi nemici dei De Jarjayes, la metteva ancora più in allerta.
Fin da quando poteva ricordare, suo padre le aveva sempre detto di comportarsi con deferenza nei confronti del duca ma di evitare di farsi vedere troppo spesso in compagnia di quell'uomo. Allora non aveva posto domande, con il tempo aveva dato per scontato che ci fosse inimicizia fra il suo casato e quello del duca. Capiva, comunque, che non conveniva mettersi contro il cugino del re.
Sua zia aveva in mente qualcosa, glielo poteva leggere in quegli occhi scuri come una notte senza stelle. Era pericoloso mettersi contro la marchesa, tutti la temeva e la giudicavano spietata. Quest'ultimo pensiero la turbò, mentre tornava a guardare la regina.
Rosalie era una ragazza dolce e sensibile, se la marchesa fosse stata veramente quella donna malvagia che molti dipingevano, la sua pupilla non si sarebbe mai affezionata a quella donna tanto da chiamarla zia e da usare una deferenza quasi figliale con lei.
- Vi ho accontentata, cosa ne avrò in cambio? – il tono del duca era cortese, ma il suo sguardo tradiva una certa circospezione.
- Il vostro segreto continuerà a rimanere tale – Gerardine usava il ventaglio per coprirsi le labbra – Noi due abbiamo molti nemici e molto potere, inoltre perseguiamo scopi simili. Sapete come si dice? Il nemico del mio nemico e mio amico.
- Noi abbiamo nemici in comune?
- Qualcuno che vorrebbe cancellare il passato e distruggere un'alleanza che i nostri padri avevano istaurato – la marchesa cominciò a passeggiare seguita dall'uomo.
- Ma questa persona è a voi molto vicina. Il sangue non si può cancellare.
- I torti subiti non cementano i legami di sangue e il fatto di essere stati concepiti nello stesso grembo non fa di due persone degli alleati.
- Esiste qualcosa di sacro per voi? – il duca fissava la nuca della donna, sempre più affascinato dalla sua malvagità.
Gerardine chiuse gli occhi e rievocò i volti di André, Annette e Armand.
- Nulla che riguardi il nostro accordo. Mio fratello è fedele alla corona e si vanta che tutti i De Jarjayes lo sono stati… Ma noi sappiamo che non è così, vero?
- Neanche voi potete aiutarmi… Anche se arrivassimo a togliere di mezzo quello che ostacola i miei progetti, la famiglia reale austriaca è molto potente e potrebbe… - si guardò in torno timoroso che qualcuno potesse ascoltare i loro discorsi.
- Non temete, la regina sta facendo il nostro gioco.
- In che senso?
- Guardatela.
Il duca si voltò ad osservare Maria Antonietta e le sue dame di compagnia. La guardia reale era poco distante dal gruppo di donne, ma fra esse spiccava una presenza maschile. Il conte di Fersen si intratteneva con la regina, che sembrava particolarmente felice quando si rivolgeva a lui. Un lampo di comprensione passò negli occhi del duca.
- Pensate che quei due…?
- Non importata cosa pensi io o se la cosa sia vera o meno. Quando tutta la corte comincerà a parlare di questa amicizia fuori luogo, il re sarà costretto a prendere provvedimenti. Sapete, io non amo particolarmente i pettegolezzi, solitamente li ritengo una perdita di tempo – si girò a sorridere al proprio accompagnatore – Ma c'è una cosa bella nelle dicerie: viaggiano molto in fretta ed arrivano molto lontano.
- Se giungessero fino alla corte imperiale, sarebbe causa di imbarazzo per la corte francese – finalmente l'uomo sorrise capendo dove stava andando a parare l'altra.
- La violenza può essere evitata quasi sempre: solo in rarissime occasioni non si possono trovare altre strade. Voi mi avete aiutato e io manterrò il segreto; inoltre, vi ho mostrato la via… Direi che siamo pari.
I due risero e si separarono, andando ognuno per la sua strada.
Girodelle, con il suo continuo cicalare, stava diventando un suono fastidioso. Odiava quelle chiacchiere senza senso che imperversavano nei salotti nobiliari. Tutta quella serie di moine che si era costretti a fare al proprio interlocutore perché così voleva l'etichetta… Preferiva di gran lunga un duello con la spada o esercitarsi con la pistola. Non capiva la metà di quei comportamenti ed era sempre più convinta che quel mondo non fosse il suo.
Era sempre stata un tipo riservato e taciturno, la maggior parte dei nobili si arrendeva quando capiva che non avrebbe partecipato alla conversazione. Invece, il suo luogotenente riteneva che prima o poi avrebbe ceduto e si sarebbe lasciata andare a quel tipo di passatempo sociale.
Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere… E poi faceva caldo, un caldo soffocante nonostante la stagione. Si sentiva quasi mancare il respiro, tanto che quella mattina non era riuscita a fare colazione, trovando i manicaretti di Marron poco invitanti. Tutto le dava noia e si sentiva molto debole.
Continuava a guardare fissa davanti a sé, avvertendo appena la presenza di André pochi passi indietro rispetto a lei. Sentì di nuovo quella sensazione di morsa alla gola e barcollò leggermente. Le sembrava che la terra le si muovesse sotto i piedi e che tutto stesse girando, come dopo una sbornia. Si portò una mano alla tempia e cercò di respirare profondamente, mentre chiudeva le palpebre per recuperare il controllo di se.
Avvertì una mano delicata sotto il gomito, ma non riusciva a girarsi.
- Oscar, ti senti bene? – la voce di André aveva un tono preoccupato.
- Io…
Non fece in tempo a finire la frase, che fu costretta a rifugiarsi dietro il cespuglio per dare sollievo a quella sensazione di soffocamento che l'aveva presa. Sentiva lo stomaco continuare a contrarsi sotto la morsa dei conati di vomito. Sentiva la presa sicura di André che le teneva i capelli lontani dal viso e le sosteneva la tempia.
- Tu stai male. Ti riporto subito a casa – si voltò verso le guardie che guardavano il proprio comandante scioccate – Girodelle prendete voi il comando e mandate a preparare una carrozza.
- Certo! – il giovane si voltò verso gli uomini – Voi continuate a scortare la regina e tu vai nelle scuderie ad avvertire che il colonnello De Jarjayes ha bisogno urgentemente di una carrozza. Muovetevi!
Oscar aveva perso i sensi dopo il violento attacco di vomito, quindi André la girò delicatamente fra le proprie braccia e la sollevò, pronto a prendersi cura di lei ancora una volta. Si disse che ultimamente sua moglie si era stancata troppo, erano svariati giorni che lamentava la perdita dell'appetito; si ripromise di chiamare il dottore appena giunti a casa per scoprire cosa avesse Oscar.
Se fosse stato necessario l'avrebbe legata al letto, quella testona. Doveva riposare per riprendersi. Sperò che non fosse nulla di grave; cercò di tranquillizzarsi dicendosi che forse era solo un banale raffreddore non curato.
Mentre si dirigeva versò la reggia, notò Gerardine che li fissava con gli occhi sgrananti. Si avvicinò ai due giovani e posò una mano sulla fronte della ragazza, per poi tornare a guardare il proprio figlioccio.
- Starà bene – disse Andrè cercando di apparire sicuro.
- Portiamola a casa, nelle sue condizioni a bisogno di riposo – dicendo così cominciò a camminare svelta davanti a loro – Avrei dovuto capirlo prima, i sintomi c'erano già da un paio di giorni… Avrei dovuto parlarle… Ha cavalcato?
- Come tutte le mattine – ora il ragazzo cominciava ad agitarsi mentre lo stalliere apriva la portiera – Cosa è che avrebbe dovuto notare? Cosa c'è che non va?
La marchesa non rispose, aiutandolo a far sdraiare la ragazza sul sedile e cercando di farla stare più comoda aggiustandole dei cuscini sotto la testa. Aspettò che la porta venisse chiusa e poi bussò sul tetto della carrozza.
- A palazzo Jarjayes – ordinò con tono autoritario – Non correre troppo e stai attento alle buche… Non fanno bene ne a lei ne al bambino.
André si girò ad osservarla incredulo. Possibile che…? Erano sposati ormai da quasi cinque anni e dormivano spesso insieme. Perché non aveva mai pensato che potesse succedere? Cosa avrebbe fatto Oscar ora?
- Marchesa, credete che…?
- I sintomi ci sono tutti – la donna si sporse verso la ragazza svenuta e le passò di nuovo la mano sulla fronte – E' una cosa naturale e lei non corre rischi. Vedrai, andrà tutto bene, basta che la smetta di andare a cavallo e cominci a occuparsi di più del proprio benessere.
Tornò a sedersi accanto ad André e passò una mano sul volto del giovane in una carezza carica di affetto.
- Non sei contento? Presto sarai padre.
Continua…
