Nanny camminava svelta per i corridoi alla ricerca della marchesa, l'unica persona a cui potesse confidare i dubbi e le incertezze di André; l'unica che potesse difenderlo. Anche se non aveva mai avuto conferma, sapeva che Gerardine teneva in pugno il Generale con qualcosa. Come spiegare, altrimenti, che il conte tenesse in così alta considerazione l'opinione della sorella? C'erano così tanti segreti in quella famiglia, alcuni atroci, altri legati ad atti di profonda umanità, ma tenuti opportunamente celati ad occhi che non avrebbero capito.
Aveva visto crescere Gerardine; aveva assistito al matrimonio di Auguste; li aveva accompagnati, ombra silenziosa e discreta, lungo il percorso della loro vita. Eppure non riusciva a capire quella commedia delle parti che rischiava di tramutarsi in tragedia, ancora una volta. La notte prima del matrimonio di Gerardine aveva assistito alla caduta di quattro ragazzi, legati dal sentimento solido dell'amicizia ed indissolubile dell'amore. C'erano così tante cose taciute su quella maledetta notte, che aveva visto sua figlia lasciare la casa della sua infanzia insieme all'uomo che amava. Ora capiva che il suo silenzio, il suo essere discreta, non aveva più ragione di essere: doveva fare qualcosa per suo nipote e per Oscar, donare loro la speranza per il futuro.
Arresto il suo passo vicino alle stanza della principale protagonista delle sue elucubrazioni. Prese un profondo respiro e si rese conto che non c'era nessuna decisione da prendere, solo l'ineluttabile verità che andava svelata una volta per tutte. Se la donna avesse avuto ancora potere su Auguste, lei aveva una moneta di scambio che poteva costringerla a prendere le difese di André. Dubitava che Gerardine avrebbe permesso che qualcosa accadesse al suo pupillo, ma il suo affetto per il ragazzo era così forte da farle usare il suo ultimo colpo di spada contro il fratello?
Era pronta a bussare, quando sentì distintamente la voce di Rosalie e della marchese provenire dall'altra parte del corridoio. Stavano sicuramente salendo le scale e l'anziana donna corse in quella direzione, sperando di intercettare Gerardine prima che si ritirasse nelle sue stanze in compagnia della ragazza più giovane. Chiedere a Rosalie di lasciare la stanza avrebbe potuto destare sospetti nella giovane, sospetti che non doveva riferire ad Oscar e André. Era meglio che i due fossero all'oscuro degli intrighi che si tessevano dietro le porte di palazzo Jarjayes.
Gerardine notò lo sguardo preoccupato di Marron, prima ancora che questa riuscisse ad aprire la bocca. Si girò sorridente verso Rosalie, facendo segno con la mano alla vecchia governante di attendere.
- Rosalie, mia cara, puoi farmi una cortesia?
- Certo, zia – la ragazza aveva l'aspetto di chi aveva pianto.
- Vai nella tua stanza e ricomponiti. Non vorrai certo che Oscar pensi che tu non sia felice per lei ed André, vero?
- Come desiderate, zia – la ragazza fece un inchino veloce e si dileguò lungo il corridoio.
La marchesa attese ancora qualche momento, con la mano alzata davanti a sé e lo sguardo corrucciato. Appena sentì il rumore della porta che si chiudeva, sorrise e si girò verso Nanny.
- Quella ragazza è troppo facile alle emozioni. Scoppia continuamente a piangere, dovevi vedere la scena quando le ho spiegato perché Oscar…
- Marchesa – la interruppe la governante, impettendosi – Io ho sempre servito la vostra famiglia con lealtà. Nessun rimprovero può essermi mosso e quindi poter avanzare umilmente la richiesta che…
- Umilmente? – la donna sbatté le palpebre e scoppiò quasi a ridere – Marron, tu sei l'unica persona di cui io mi fidi qui a palazzo Jarjayes. Sei la madre della mia migliore amica – i suoi occhi divennero improvvisamente tristi – o, meglio, dovrei dire eri…
La marchesa chiuse gli occhi e respirò rumorosamente, per poi avvicinarsi alle vetrate. Osservava il giardino, ad un occhio senza malizia, in realtà stava cercando di mantenere il controllo di sé e non scoppiare a piangere. Non voleva più dare spiegazioni in quella casa.
- Qualsiasi cosa tu desideri, qualsiasi richiesta tu mi debba fare, l'affetto che nutro per te niente ha a che vedere con i tuoi anni di servizio qui. Dovresti saperlo ormai, per me nobile o servo sono solo parole vuote e prive di significato.
- Proprio questo è stato la sua rovina, marchesa – osò dire la vecchia, fronteggiando a testa alta lo sguardo furente della donna – Ma non sono qui per rivangare il passato. Si tratta di André.
- Cosa c'è? – Gerardine sembrava allarmata – E' successo qualcosa?
- No, ma lui teme che possa succedergli e… sinceramente neanche io mi sento tranquilla.
- Spiegami.
Mano a mano che i dubbi e le preoccupazioni di André venivano rese note, la marchesa assumeva un'aria sempre più accigliata. I suoi occhi si spostavano lungo il corridoio, per essere sicura che nessuno stesse ascoltando quella conversazione così delicata. Alla fine alzò la mano in un gesto imperioso.
- Basta così – ammonì Gerardine con piglio deciso – Più tardi, quando sarai lontana da orecchie indiscrete, rassicura tuo nipote. Sul letto di morte di Annette ho giurato che niente di male sarebbe successo al mio figlioccio e che mi sarei presa cura di lui. Ti sembra che finora io non abbia mantenuto la parola data? Chi è più al sicuro dell'erede dei De Jarjayes?
- Allora è vero, dietro la decisione del padrone di adottarlo…
- Ho i miei metodi per convincere Auguste a fare quello che è giusto. Non temere.
- Non potrete proteggerlo in eterno, prima o poi sarete costretta a scegliere fra voi e lui – Marron si asciugò una lacrima furtiva – Siete stata molto generosa finora e, in futuro, se la vostra generosità verrà di nuovo messa alla prova, saprò ripagarvi.
- Di cosa parli? – la donna sorrise e scosse la testa con aria dubbiosa.
- Sapete, i servi non vengono tenuti in alta considerazione. Il più delle volte i padroni ci vedono come parte del mobilio e non sono accorti a parlare con noi presenti…
- Marron?
- Per ora vi ringrazio per quello che fate per mio nipote – fece un cenno deciso con la testa – Saprò ripagarvi, lo giuro.
Gerardine voleva interrogarla più approfonditamente su quelle asserzioni così strane. Cosa poteva sapere la vecchia donna che potesse tornarle utile? Perché si comportava e parlava in quel modo? Come se fosse a conoscenza di chissà quale intrigo. Ma non fece in tempo. La grande porta principale venne spalancata e lasciò entrare un uomo che correva come se inseguito dal diavolo.
Difficile riconoscere in quella figura sudata ed ansante il conte De Jarjayes, di solito sempre così impettito ed attento alla forma. Cosa diavolo stava succedendo a tutti? Dietro di lui, una figura di donna che camminava speditamente ma riuscendo a mantenere la propria dignitosa andatura. Marguerite seguiva il marito scuotendo la testa e sorridendo, mentre Gerardine guardava i due come se fossero due alieni.
- Dov'è lei? – chiese il Generale cominciando a fare la scale.
- Sta dormendo nelle sue stanze – disse la marchesa mettendosi al centro dello scalone per impedire al fratello di passare – Il dottore ha prescritto riposo assoluto per i prossimi giorni, potrà alzarsi quando avrà recuperato le forze.
- Voglio vedere mia figlia – disse l'uomo facendo un altro gradino e guardandola in modo minaccioso.
- Ancora non lo sa – la marchesa ricambiò lo sguardo con un misto di disgusto e superiorità – Non credi, mio caro Auguste, che tocchi al marito darle la notizia? Oppure vuoi arrogarti anche questo privilegio?
- Io sono suo padre – tuonò l'uomo, che si voltò sentendosi toccare il braccio.
Dietro di lui, Marguerite lo guardava con gli occhi pieni di amore e pazienza. Gerardine meditò che sua cognata era una santa, lei avrebbe fatto rotolare giù dalle scale quel caprone già in svariate occasioni.
- Mio caro, tua sorella ha ragione. Lasciamoli soli ancora un po' – la dolcezza della donna parve rabbonirlo – Dovresti ricordarti l'emozione di un uomo all'annuncio che sta per diventare padre. Intanto possiamo far preparare una cena adeguata all'evento e potresti scegliere tu personalmente il vino. Non credi?
- Hai ragione, moglie mia – l'uomo sorrise a Marguerite e lanciò uno sguardo di sfida alla sorella – In fin dei conti questa è ancora casa mia. Io qui sono il padrone e nessuno può darmi ordini. Nanny, seguimi.
Scese le scale di corsa, inseguito dalla vecchia governante che, data l'età, non riusciva a stargli dietro. Marguerite si permise un altro sorriso e poi si girò verso la cognata, chinò lo sguardo e ingoiò un paio di volte. Perché si sentiva così in colpa ogni volta che incontrava quegli occhi neri come la notte? Non era solo il fatto di aver taciuto a tutti gli eventi di quella notte di tanti anni prima, aveva solo mantenuto la promessa fatta alla cognata.
Sospirò e tornò a guardare la donna più giovane. Si sentiva in colpa perché lei non meritava la devozione di sua figlia, mentre la marchesa, che aveva lottato per i figli, veniva trattata con una fredda indifferenza. Le sembrava sempre di essere una madre inadeguata al cospetto di quella che per lei era sempre stata la pecora nera della famiglia.
Suo marito non le aveva mai voluto dire cosa fosse successo al suo attendente, o perché Annette ed Armand erano stati cacciati dal palazzo in piena notte. O, ancora, perché il vecchio Generale non aveva più voluto sentir nominare la figlia, sostenendo che per lui era morta. Eppure l'aveva vista comportarsi da figlia devota sul letto di morte del padre e suo fratello, così come tutta la corte, non potevano muovere appunti sulla moralità della donna.
Cosa celava veramente la marchesa de Brennon? E perché tutti la odiavano?
Continua…
