- Ti prego – Oscar lo aveva afferrato per un braccio, ma lui non si voltava anche se rimaneva fermo.
- Dovere verso il casato, è questa l'unica cosa che vedi? – si sentiva profondamente frustrato nei sentimenti che provava per lei e per quel figlio non ancora nato.
- Io… Non so cosa provo o cosa vedo – lo lasciò andare e tornò verso il letto – Non so essere diversa da quello che sono e tu dovresti capirlo.
- Tu non sei così – girò la testa, per poterla guardare – Questo è quello che ti hanno insegnato, ma non posso credere che quello che fai è solo per il "buon nome" del casato. Non vuoi qualcosa di più? Non hai aspirazioni e sogni tuoi, che non c'entrino con quello che ti ha imposto tuo padre?
- Parli come se avessi una scelta – si mise a sedere sul letto, dandogli le spalle – Sembra quasi che voi non sappiate… a volte penso che sia più facile non essere nobile. Si può essere liberi solo quando si ha la possibilità di scegliere. Tu non puoi capire.
- Perché non sono nato nobile? – la collera era passata, lasciando dietro di sé solo la delusione – Si riduce tutto a questo? Ti ricordo che abbiamo avuto la stessa educazione, gli stessi insegnanti… Non c'è stato un momento importante della tua vita in cui non fossi al tuo fianco.
- Allora dovresti sapere che non posso fare altro che chinare la testa ed accettare quello che mio padre reputa il meglio.
- Una possibilità di scegliere l'hai avuta – le ricordò, tornando sui suoi passi – Hai scelto di vivere come un uomo e di seguire la carriera militare.
- Qual era l'alternativa? – guardò fuori dalla finestra, con l'amarezza nella voce – Essere costretta a sposarmi? Non poter mai decidere autonomamente? Non era una vita che faceva per me.
- Dici di aver fatto quella scelta per questo? Non ti hanno forse costretto a sposarti? Non ti stanno imponendo decisioni che non sono tue? – decise che era una battaglia persa – Sono l'unico che ha sempre voluto solo vederti libera e felice. Quando ho accettato di sposarti, speravo che prima o poi tu aprissi gli occhi. Ho svolto il mio compito, spero che almeno sia un maschio, così che il Generale abbia il suo sospirato erede… Ma dimmi una cosa, Oscar, cosa ne sarà di te una volta che ci sarà un maschio a portare avanti le tradizioni del casato? Credi che tuo padre continuerà a permetterti di vivere come hai fatto finora?
Se ne andò, lasciandola sola con le paure che le sue ultime parole le avevano istillato. Oscar cominciò a meditare che forse André aveva ragione: suo padre avrebbe allevato il sospirato erede maschio come più si conveniva ad un futuro soldato. Non avrebbe più avuto bisogno di lei; forse le avrebbe addirittura imposto di lasciare la Guardia Reale. Si chiese se c'era ancora la possibilità di ribellarsi, di dire basta e cominciare a decidere per sé stessa.
L'unico alleato che aveva mai avuto in quella casa era André, che sembrava deluso dalla sua reazione alla notizia della tanto sospirata gravidanza. Ma, esattamente, come si era aspettato che reagisse? Con lacrime e urletti da nobildonna sciocca e frivola? Oppure che si mettesse a fare salti di gioia?
Non sapeva neanche lei cosa provava in quel momento e la notizia le era giunta del tutto inaspettata. Sapeva che ci potevano essere quel genere di "conseguenze" quando si dormiva con un uomo, ma aveva cercato di rimuovere quella consapevolezza. Lei era un soldato e i soldati non rimangono incinta!
Si riadagiò piano sul letto e provò a vedersi come madre. Le scappò da ridere: lei, una madre? Non poteva essere: non era pronta ad affrontare urla e strepiti, svegliarsi in piena notte… l'idea di attaccare un bambino al seno per nutrirlo la faceva rabbrividire. No, decisamente non era qualcosa che faceva per lei… ci sarebbero state le balie, come aveva fatto sua zia.
Le tornarono alla mente alcuni dei noiosi discorsi fra le sue sorelle e sua madre, mentre lei leggeva un libro davanti al caminetto e quelle donne chiacchieravano delle solite facezie. Sua madre aveva detto che, per quanto una donna non si senta portata, nel momento stesso in cui le viene messo il figlio in braccio tutto cambiava. Poteva succedere anche a lei? Si passò distrattamente una mano sul ventre, mentre si assopiva di nuovo.

Era seduto sulla poltrona della sua camera, davanti alle finestre, mentre rimaneva in silenzio a pensare. Era stata una giornata lunga, pesante e snervante. Oscar era rimasta chiusa nella sua stanza tutto il giorno e aveva comunicato ad una delle cameriere che, non solo non sarebbe scesa per la cena, ma che non voleva vedere nessuno.
Il vedere il Generale così furente che chiedeva spiegazioni, fra il silenzio dei presenti, era stato più di quanto i suoi nervi già scossi potessero sopportare. Aveva continuato a guardare il proprio piatto, mentre sperava che la marchesa o la contessa, cercassero di intavolare una conversazione normale, pur di far cessare quel silenzio minaccioso del capo-famiglia. Auguste sedeva a capo tavola, senza toccare cibo, con lo sguardo dritto davanti a sé e un cipiglio contrariato che prometteva tempesta. Alla fine della cena, André aveva detto di essere troppo stanco per intrattenersi ancora e si era rifugiato nella propria camera.
L'idea di non tener conto di quello che Oscar aveva detto alla cameriera si era affacciata alla sua mente, non appena era passato davanti alla camera della moglie. Ma cosa avrebbe potuto dire o fare? Non sapeva neanche lui come comportarsi esattamente. Quello che aveva detto nel pomeriggio era dovuto al nervosismo per le implicazioni di quella gravidanza: non avrebbe mai voluto mettere la sua adorata Oscar davanti a quella verità così scomoda. Lei era stata allevata come un soldato, semplicemente perché sua madre non era stata in grado di dare un'erede maschio alla casata.
Ora non temeva più solo per sé. Se il Generale avesse deciso di imporre alla figlia di cominciare a vivere come una donna… Oscar ne sarebbe stata distrutta e lui non avrebbe tollerato di vederla soffrire. Ma quali erano le alternative? Scappare? E per andare dove? Non avevano soldi loro, vivevano a palazzo e il Generale si occupava anche della parte economica. Non aveva amici fidati che potessero aiutarli in tal senso.
Inoltre lui era solo un servo che aveva sposato la figlia del padrone… anche se ora aveva un titolo nobiliare, se lo avessero frustrato nei suoi piani, il conte de Jarjayes poteva decidere di ripudiarlo. Chi avrebbe accolto in casa propria due nobili senza un soldo?
La marchesa avrebbe, forse, potuto aiutarli ora che aveva pieno potere sui beni che il marchese de Brennon le aveva lasciato. Ma sarebbe stata disposta a mettersi contro il fratello per aiutare la nipote e il figlio di vecchi amici ormai morti da anni?
C'era poi da considerare che se fosse nata una bambina avrebbero avuto ancora un po' di pace. Pregò che Oscar desse alla luce una figlia… questo gli avrebbe fatto guadagnare tempo e poi chissà? Tante cose potevano cambiare… Cercò di non farse troppe illusioni: anche se questa volta fosse stata una femmina, il Generale avrebbe preteso che si rimettessero subito all'opera per dargli il tanto sospirato erede maschio. E cosa ne sarebbe stato di quella bambina?
Intrighi a non finire per accasarla il prima possibile con qualche nobile. Un matrimonio combinato che portasse nuovo lustro al casato e cementasse vecchie alleanze. Rifletté che la vita dei nobili si riduceva a questo: le femmine dovevano sposarsi con l'uomo scelto dal proprio padre, spesso e volentieri un vecchio che le avrebbe oppresse; i maschi dovevano fare un matrimonio di convenienza, procreare un altro figlio maschio e seguire le tradizione del casato. Il buon nome di famiglia! Tutto quello che contava per quelle persone era solo il titolo nobiliare: l'affetto e l'amore non erano cose rilevanti nella loro vita; prima di tutto il dovere.
La cameriera, che era venuta per preparargli il letto, continuava ad armeggiare alle sue spalle. Sembrava che ci mettesse secoli a lasciarlo solo con i suoi problemi. Si girò ad osservare Marianne, una bella ragazza bruna dall'aria furba: l'aveva vista più volte scherzare con il garzone dello stalliere e sua nonna gli aveva confidato che la ragazza era troppo "sveglia" per essere la cameriera di una casa nobile.
La ragazza lo stava fissando, in piedi vicino al letto, con in mano la camicia da notte pulita che aveva portato per lui. Aveva un sorriso civettuolo sul volto e gli occhi avevano una luce maliziosa che non si addiceva ad una ragazza per bene.
- Il signore desidera altro? – disse in tono mellifluo – Posso fare qualcosa per voi?
Sarebbe stato facile dirle di restare, affogare tutti i suoi dubbi ed incertezze in una scappatella con una servetta desiderosa di salire nella considerazione del figlio del padrone. André corrugò la fronte, ragionando che era scioccante rendersi conto che le ragazze come Marianne ritenevano che diventare l'amante di un uomo sposato, purché nobile e benestante, fosse una specie di scalata sociale.
Sarebbe stato così facile… non era questo quello che ci si aspettava dai nobili? Quando la moglie non è disponibile ci sono sempre le servette e Marianne era veramente graziosa. Sarebbe stato così facile…

Continua…