André salì le scale di corsa, nella speranza di poter parlare con Gerardine da solo: doveva spiegarle il suo obiettivo e chiedere il suo appoggio prima che lei parlasse con Bouille. La marchesa era abbastanza influente a corte da reperire per lui un incarico di prestigio a Versailles, ma il suo intento era allontanare Oscar, sé stesso e il bambino dall'ambiente aristocratico che li circondava. Avere una posizione di comando alla reggia non rientrava nel suo piano.
La trovò ferma davanti alle stanze di Oscar, con il volto contratto e un'espressione rabbuiata. Una voce alterata si udiva al di là della solida porta di legno. Si fece più vicino, mentre la marchesa si girava a guardarlo e si accigliava ancora di più. Gli fece segno di tacere e poi indicò la porta: alla voce di Oscar si erano aggiunte quella di Marguerite e di Marron.
- Cerca di essere ragionevole, figlia mia – la contessa aveva un tono dolce ma fermo.
- Bambina, il dottore è stato chiaro: non puoi continuare a vestirti come hai fatto finora – rincarò la dose Nanny – Guarda questo vestito quanto è bello: pensa che tua sorella Camille ne era entusiasta.
- Io non sono mia sorella – stava protestando come una bambina piccola – Piuttosto che mettermi quel ridicolo vestito preferisco rimanere segregata qui fino a ... insomma, ci siamo capite.
La marchese scosse la testa e sospirò.
- Ora parlo io con lei – disse deciso – Deve ragionare.
- Non ti ci mettere anche tu – Gerardine si girò stizzita – Dovreste provare a capirla: non è facile cambiare la propria vita dall'oggi al domani e, comunque, può continuare ad indossare i suoi vestiti ancora per un po' di tempo.
- Dite? – André sembrava dubbioso.
- Quando era incinta di Etienne, fino al terzo mese ho addirittura cavalcato. Mio figlio non ne ha risentito – ribadì convinta – Non dico che lei deve essere avventata come me, ma il bambino non necessita ancora di ulteriore spazio per muoversi. Quando si comincerà a vedere la pancia, allora sarà il momento di abiti più ampi. Non possiamo stravolgerle la vita in questo modo: ha bisogno di tempo per abituarsi all'idea.
- Credo, allora, che dovrò intervenire in suo aiuto come l'altra volta – si arrese il ragazzo.
- Quale altra volta? – Gerardine aggrottò di nuovo le sopracciglia.
- Per il nostro matrimonio volevano costringerla a mettere un vestito da donna – gli ricordo lui.
- Già… in quell'occasione ti sei dimostrato capace di capirla. Dovresti continuare su quella strada: ora, più che mai, ha bisogno di un alleato – mise la mano sulla maniglia e annuì risoluta – Per il momento posso intervenire io in suo aiuto, ma vedi di parlare con Marguerite e tua nonna il prima possibile.
Spalancò la porta e guardò, spassionatamente, l'assurdo vestito a fiori corredato di volant che Nanny teneva in mano. Scosse la testa: possibile che fosse l'unica a rendersi conto che per la nipote quella era un'umiliazione?
- State facendo un baccano terribile – esordì facendo qualche passo avanti – Vi possono sentire persino le serve giù nelle cucine: direi che la cosa è alquanto disdicevole.
- Cognata – la guardò la contessa piena di speranza – Parla anche tu con lei: spiegale che è per il bene del bambino.
- Non sento la necessità di spiegarle nulla – rispose la donna strappando il vestito dalle mani di Marron – Per il momento tutte queste preoccupazioni sono premature. Inoltre, oggi, Oscar dovrà andare dalla regina per chiedere di essere sospesa dai suoi doveri. Non può certo presentarsi alla regina con una cosa del genere addosso.
Prese il vestito e lo fece ballare fra due dita, come se si trattasse di un topo morto. Lo gettò senza riguardo su una poltrona e poi si girò verso la nipote.
- Credo che l'abbigliamento più consono sia la tua divisa di Comandante delle Guardie Reali – Gerardine si diresse nella camera da letto della nipote e si voltò verso la cognata e la governante – Voi potete andare, mi occuperò io di lei.
Le due donne si guardarono sconcertate, per poi fissare il loro sguardo su Andrè in cerca di approvazione. Il ragazzo, invece, continuava a scrutare Oscar che era visibilmente sconcertata dal comportamento della zia.
- André, devi prepararti anche tu – la voce della marchese si faceva sentire, mentre la donna frugava nell'armadio di Oscar – Questione di etichetta e, poi, sarebbe un bene farti vedere alla reggia mentre io parlo con il generale.
- Come volete, marchesa – rispose il ragazzo, chinando rispettosamente il capo – Prima di partire, però, vorrei chiedervi la cortesia di parlare in privato.
- Sì, sì… come vuoi tu.
Le due donne seguirono André fuori dalla stanza, continuando a guardarsi fra di loro, incapaci di dare un senso al comportamento di Gerardine. La donna era sembrata sempre refrattaria a qualsiasi interazione con la nipote, mentre ora appariva ansiosa di rimanere sola con lei. Marguerite scosse le spalle: non era mai riuscita a capire i rapidi cambiamenti d'umore dei de Jarjayes.

Oscar entrò nella propria camera da letto, incuriosita dal comportamento della zia. Le sue certezze, relativamente alla sorella di suo padre, stavano cominciando a vacillare. La sera prima le aveva impedito di compiere un atto avventato e l'aveva aiutata a fare chiarezza dentro sé stessa; ora le aveva dato qualche attimo di tregua dalle insistenze di tutti perché cambiasse tipo di abbigliamento. Forse aveva un secondo fine ed era tutto calcolato per avere la sua fiducia, ma decise comunque di esserle grata per quel momento di respiro.
- Zia – cominciò in tono formale – volevo ringraziarvi per…
- Smettila, sappiamo tutte e due che quel tono è fasullo – Gerardine si voltò verso di lei con la giacca dell'uniforme in mano – Ti pregherei di non offendere la mia intelligenza: tu mi sopporti a malapena, per non dire che mi detesti.
La ragazza bionda si ammutolì: nel loro ambiente era difficile trovare qualcuno che parlasse così chiaramente. I nobili erano soliti usare giri di parole e fingere per educazione: sua zia, invece, le aveva spiattellato in faccia quelli che erano i loro rapporti.
- So che in questa casa mi considerano tutti solo un'intrigante manipolatrice – alzò la mano per fermare sul nascere le proteste della nipote – Torno a ripeterti di non offendere il mio intelletto. Credi che non sappia cosa la gente dice di me? Non che siano lontani dalla realtà, d'altro canto.
- Quindi c'è un motivo preciso per cui siete venuta in mio soccorso – Oscar incrociò le braccia, pronta a dare battaglia – Posso sapere, di grazia, cosa avete in mente?
- Ti ho detto che non sono lontani dalla realtà, non che la gente abbia ragione. Libera di non credermi, ma non ho in mente niente se non come mi sono sentita io durante la mia prima gravidanza – Gerardine abbassò lo sguardo, come vergognandosi – La mia situazione era diversa, comunque.
- Intendete dire che voi siete stata speciale? – la bionda comandante sollevò un sopracciglio con fare ironico.
- No, io ero come tutte le donne nobili di Francia, più o meno… sei tu che ti trovi in una situazione "speciale" – sorrise nel vedere Oscar interdetta – Credi che tutte abbiano il privilegio di sposare l'uomo che amano? Oppure che tutti i mariti siano come André? Se è così, allora ti ho sopravvalutata e sei solo una sciocca bambina viziata e cieca.
- Come vi permettete? – la più giovane fece un passo avanti.
La marchesa sbuffò e le lanciò la giacca, per poi tornare a rovistare nell'armadio. La discussione sembrava divertirla.
- Mia cara, data la mia età, la mia posizione sociale e il mio passato, sono nella condizione di potermi permettere un bel po' di cose. Compreso dirti di vestirti alla svelta: non posso continuare a farti da balia visto che tuo marito vuole parlare con me in privato.
- Di cosa dovete parlare? – Oscar era sul piede di guerra all'idea che quei due rimanessero soli.
- Nipote mia, non credi che potresti smetterla con questa assurda gelosia? Data la mia età potrei essere la madre di tuo marito: con una moglie giovane e bella come te, che se ne farebbe di una vecchia come me?
- Voi non siete vecchia – quell'ammissione le dava fastidio e si vedeva – Siete ancora una bella donna, che si veste come tale e che attira ancora sguardi ammirati quando passeggia per i giardini della reggia.
- Sul fatto di vestirmi come una donna: potresti farlo anche tu. Invece gli sguardi ammirati… non sono tali: la gente mi teme e mi rispetta, vogliono solo attirare la mia attenzione ed entrare nelle mie grazia – rise coprendosi la bocca – I giovani rampolli delle famiglie meno in vista non si rendono conto di quanto sono ridicoli nel cercare l'attenzione di donne mature per fare carriera. Sembrano tanti cicisbei: cambia solo il tipo di preda che puntano.
La ragazza sbatté le palpebre, non capendo perché la zia ridesse. Lei avrebbe trovato imbarazzante che un ragazzo, che poteva essere suo figlio, cercasse di entrare nel suo letto per avere dei favori in cambio. Trovava la cosa degradante sia per la donna che per il ragazzo: possibile che fosse l'unica a vederla in quel modo?
- Qualcuno c'è mai riuscito? – non c'era malizia nel suo tono, solo curiosità.
- Mia cara, era già insopportabile la presenza di mio marito nel mio letto. Un altro uomo? No, grazie – i suoi occhi tornarono tristi – Io sono morta all'amore.
Con quest'ultima frase, le passò accanto mettendole in mano i pantaloni della divisa. Mentre usciva dalla stanza, Oscar non la perdeva di vista. Sembrava una donna sconfitta dalla vita e l'ultima frase che aveva detto… Mille dubbi si insinuarono nella mente della ragazza.

André aspettava appoggiato al muro e con le braccia conserte. Era così ansioso di parlare con Gerardine che si era vestito in un battibaleno, per poi precipitarsi davanti alla camera della marchesa ed aspettarla. La donna lo superò senza una parola, aprì la porta e gli fece cenno di entrare. Era emotivamente sfinita da tutta quell'assurda storia: anni a pianificare freddamente e poi sentirsi così coinvolta da voler prendere le difese di quei due anche a scapito dei suoi piani.
- Cosa volevi dirmi? – andò subito al sodo, lasciandosi andare con un sospiro sulla poltrona – Qualsiasi cosa sia, ti pregherei di non girarci intorno: non sono dell'umore adatto per conversazioni da salotto.
- Ecco io… vorrei chiedervi un favore riguardo all'incarico di cui dovreste interessarvi – non sapeva neanche lui come affrontare l'argomento.
- Ti prego, non dirmi che ambisci ad un incarico in particolare – cominciò a massaggiarsi le tempie – Speravo tu fossi diverso dagli altri. Cosa vuoi, esattamente? Un reggimento prestigioso? Una posizione di comando presso la reggia?
- Tutt'altro – rispose il ragazzo con fervore – So che la Guardia Metropolitana necessita di un nuovo comandante… nessun nobile vorrebbe ricoprire quel ruolo e allora, pensavo…
- La Guardia Metropolitana? Sai, spero, che è un incarico molto faticoso e di pochissimo prestigio. Inoltre, saresti costretto a fermarti a Parigi anche per giorni: desideri allontanarti da tua moglie?
- No, certo che no – non sapeva cosa potesse dirle e cosa no.
- C'è un motivo in particolare per cui ti interessa quell'incarico? – la donna lo scrutava, sinceramente sorpresa da quella richiesta.
- So che la paga è buona – biascicò lui.
- Fammi indovinare – Gerardine sorrise, cominciando a capire – La tutela di mio fratello è un po' troppo oppressiva per te? Certo, ricoprendo il ruolo di Comandante della Guardia Metropolitana, nessuno si stupirebbe se decidessi di trasferirti a Parigi: sarebbe naturale imporre a tua moglie di seguirti, giusto?
- Io…
- Non temere – si alzò e gli batté una mano sulla spalla – Nessuno meglio di me capisce come possa essere irrespirabile l'aria in questa casa. Vedrò cosa si può fare, ma non garantisco nulla.
- Grazie, marchesa.
- Potresti cominciare a chiamarmi zia – la donna rise e gli aprì la porta, invitandolo ad uscire – E' più facile ottenere questo genere di favori da un famigliare che da un estraneo.
- Grazie, zia – tentennò il ragazzo.
Appena fu uscito, la donna si diresse verso la finestra per ammirare i giardini. Erano passati tanti anni, eppure gli eredi di quell'illustre casato avevano ancora l'impulso di fuggire da quella gabbia dorata.
- Tutto cambia, tutto resta uguale – mormorò triste.

Continua…