- Martine Gabrielle – scandì Oscar.
Gerardine si immobilizzò sentendo quel nome. Le mani reggevano ancora l'ampia gonna del vestito sfarzoso, il piede destro poggiava sul primo gradino della scaletta della carrozza ed avvertiva, distintamente, la mano di André sotto il suo gomito mentre l'aiutava a salire: eppure il mondo intorno a lei parve fermarsi per un attimo. Quanti anni erano passati? Quanto tempo da che aveva conosciuto quella giovane piena di idee romantiche che le si erano rivoltate contro? Si voltò lentamente verso sua nipote, con uno sguardo incredulo dipinto sul volto.
- Come hai detto che si chiama la vera madre di Rosalie?
- Martine Gabrielle, zia – il biondo comandante studiò a lungo la sua consanguinea – La conoscete? Rosalie dice che è una nobile.
La donna riuscì a mantenere il controllo di sé e salì sulla carrozza, accomodandosi sul sedile ricoperto di morbidi cuscini.
- Mi informerò – il suo sguardo si era fatto duro ed impenetrabile – Ora andiamo, sua maestà ti sta aspettando.
La carrozza procedeva lentamente, la marchesa si era raccomandata al cocchiere di prestare attenzione: eventuali sbalzi avrebbero potuto nuocere alla salute della gestante e del bambino. Oscar guardava fuori dal finestrino immersa in qualche riflessione tutta sua, mentre il marito seduto al suo fianco fissava Gerardine, che sembrava essersi assopita. Teneva le palpebre calate e non aveva proferito parola da ché avevano lasciato il palazzo: eppure la tensione della mani contratte svelava che era ben sveglia. Il ragazzo si disse che avrebbe dato qualsiasi cosa per sapere cosa frullasse nella testa delle due donne che dividevano il cocchio con lui.
Oscar serrò la mascella: la regina era sterile, almeno lo era stata fino a quel momento, si chiese come avrebbe preso la notizia. Maria Antonietta aveva a lungo pregato per dare un erede al trono di Francia, forse non avrebbe preso bene il fatto che il suo comandante delle guardie fosse rimasta incinta: molti dubitavano persino che fosse veramente una donna o che quel matrimonio fosse qualcosa di più che una sceneggiata. Si lasciò sfuggire un sorriso: almeno le dame di corte avrebbero potuto smetterla di affannarsi tanto nel timore che André rimanesse solo la notte.
Si girò verso sua zia, chiedendosi cosa ci fosse che non andava in lei. Per tutta la mattinata si era comportata come un generale dispotico, che impartiva ordini alle sue troppe e non era mai soddisfatto del risultato. Poi, improvvisamente, mentre si dirigevano verso la carrozza fatta preparare per loro, André aveva accennato al fatto che potevano usare quella visita alla reggia per prendere informazioni sulla madre di Rosalie. La zia sembrava cadere dalle nuvole, evidentemente la sua bionda pupilla non l'aveva messa al corrente di quella storia. Forse era rimasta turbata dal fatto che quella che trattava come una figlia potesse nasconderle qualcosa.
Si rese conto di non sapere abbastanza della donna per giudicare i suoi comportamenti. Aveva sempre visto la marchesa attraverso gli occhi dei nobili di Versailles, oppure attraverso lo sguardo di rimprovero che il Generale le rivolgeva ogni qual volta si incontravano. Le percezioni che si hanno sugli altri dovrebbero essere il frutto dell'esperienza personale, si rimproverò: come si può giudicare qualcuno che non si conosce? Si sforzò di riportare la propria attenzione sul suo problema più pressante: dare la notizia della gravidanza a sua altezza reale.
- Tutto bene? – chiese Andrè al suo fianco – Mi sembri turbata.
La ragazza si limitò a chiudere lentamente gli occhi e girarsi verso il finestrino. Non sapeva come mettere in parole le sue preoccupazioni; d'altro canto non voleva fare neanche la figura della stupida, forse Maria Antonietta si sarebbe congratulata e si sarebbe dimostrata sinceramente felice per lei.
- Se è per la regina, io non mi preoccuperei più di tanto – disse Gerardine come leggendole nella mente – Ora ha altre preoccupazioni che non siano il tuo dover abbandonare per qualche tempo la tua posizione all'interno delle guardie reali.
- Cosa volete dire? – chiese allarmata la ragazza più giovane – E' successo qualcosa alle loro maestà?
- La notizia non è stata ancora data al resto della corte e, quindi, teoricamente è un segreto – la donna aprì finalmente gli occhi, traspariva preoccupazione da quelle due pozze nere – Qualcosa è successo, ma nulla di grave. Le mie fonti mi hanno fatto sapere che, probabilmente, il matrimonio bianco dei sovrani è terminato… come il vostro, d'altro canto.
- Sua maestà è incinta? – André trovò divertente la simultaneità degli avvenimenti.
- Come fate a saperlo, se la notizia non è stata ancora resa nota? – si informò invece Oscar.
- Ho le mie fonti, nipote. Non ti sei mai chiesta come mai io sembri sempre informata su tutto? Le cameriere sono delle grandi chiacchierone, se sai premere sui tasti giusti…
- E voi sapete suonare il piano molto bene – ironizzò la bionda.
- Nella mia posizione è indispensabile essere sempre al corrente di quello che succede a corte. Inoltre, come hai avuto la sfortuna di appurare tu stessa, non serve molto per sciogliere le lingue di quelle ragazze che servono presso le case nobiliari.
Oscar arrossì leggermente al ricordo che la zia aveva rievocato. Si vergognava di quella frase che le era uscita: non aveva mai diviso il mondo in nobili e servi, eppure in quel momento travolta dalla gelosia…
- Di cosa sta parlando? – Andrè la guardava interdetto.
- Niente che ti riguardi, mio caro – venne in suo aiuto la zia – Cose di donne, giusto Oscar?
- Giusto – assentì la ragazza per non dover dare spiegazioni a suo marito.
- Appena arrivati, voi andate pure dalla regina. Io ho altro da fare – la donna si sporse oltre il finestrino e poi si riaccomodo – Non manca molto: quando avrete finito, mi troverete vicino alla carrozza.

Il generale Bouille la guardava stralunato, incapace di credere al favore che la vedova dell'uomo che l'aveva aiutato a ricoprire quella carica prestigiosa le stava chiedendo. Lui non sopportava i de Jarjayes ed era quello uno dei punti in comune con il marchese de Brennon: nonostante avesse sposato una di loro, il defunto aveva sempre parlato della famiglia della moglie come di un'accolita di incapaci. A Versailles era tutti al corrente che fra Auguste e Gerardine non scorresse buon sangue, persino i ciechi potevano notare gli sguardi carichi di rancore che si rivolgevano i due fratelli. Allora perché quest'improvviso cambio di direzione?
- Spero vi rendiate conto che mi state chiedendo un favore molto grande – l'uomo tossicchiò per nascondere l'imbarazzo – Diciamo che… insomma… mi chiedete di aiutare il figlio adottivo di vostro fratello?
- Ho sempre creduto di parlare molto bene la nostra lingua, come si conviene ad un nobile: mi state dicendo che non vi è chiara la mia richiesta? – la donna alzò un sopracciglio indispettita.
- Con che coraggio e con che diritto mi chiedete di aiutare il figlio del mio più grande antagonista all'interno della camera del consiglio del re?
- Vedete, generale, la mia memoria è molto buona: dieci anni fa, mio marito intrallazzò, ricattò e corruppe molte persone per permettervi di occupare quel posto che ora vi affannate così tanto ad ostentare. Credo che sia arrivato il momento di pagare il conto.
- Il debito lo avevo, se mai, con il vostro defunto marito, appunto, e non con voi.
- Credete che quell'inetto di Antoine sarebbe riuscito da solo ad esercitare tutte quelle pressioni? Vi facevo più intelligente, peccato… vorrà dire che dovrò mettere qualcun altro al vostro posto – dicendo così fece per alzarsi dalla sedia.
- Aspettate! – l'uomo non sapeva se la donna stesse bleffando o meno, ma non voleva scoprirlo – Non dico che non vi accontenterò, nei limiti del possibile, ma il fatto di aiutare André de Jarjayes… non mi piace.
- Vedetela in un altro modo: avrete come sottoposto il figlio dell'uomo che più vi reca danno a corte. Non trovate che sia un'ottima posizione? – la donna fece un sorriso torvo che il generale prontamente contraccambio.
- Capisco da cosa derivi la vostra fama, ora. Siete una donna piena di risorse e priva di scrupoli: la mia ammirazione per voi sta crescendo – l'uomo si alzò e si mise in piedi davanti alla finestra con le mani incrociate sulla schiena – Credo che il giovane conte de Jarjayes non avrà vita facile.
- Date tempo al tempo – rispose la donna, alzandosi a sua volta – Vi dirò io come e quando agire, per il momento nessuno deve sospettare nulla.
- Come volete, madame.
Gerardine chiuse la porta alle sue spalle profondamente disgustata: era tutto così falso ed ipocrita in quel posto. Il prima possibile doveva trovare il modo di far sollevare il generale dal suo incarico per tenere André al sicuro, ma per il momento le tornava utile avere quello sciocco in un posto di comando così prestigioso. Le apriva infinite possibilità per il futuro.
Meditò che se non avesse trovato alla svelta un modo di dipanare quella ragnatela di intrighi che aveva tessuto per ottemperare al suo piano, più di una persona a lei cara avrebbe sofferto. Scrutò il riflesso di sé stessa attraverso il grande specchio che ornava il corridoio: si rese conto con orrore che per inseguire la sua vendetta era diventata come suo padre e suo fratello, priva di scrupoli ed incurante di chi rimaneva schiacciato negli ingranaggi della vita di corte.
Si voltò verso le vetrate ed intravide un gruppo di dame che passeggiavano e parlavano amabilmente. Il cuore perse un battito quando riconobbe in una di quelle figure sua figlia Madeleine: era una donna fatta ormai, l'aveva già resa nonna due volte dopo aver sposato un conte. Anche da quella distanza era palese la somiglianza con Rosalie: all'inizio era stato soprattutto quello ad avvicinarla alla piccola vagabonda che aveva tentato di aggredire sua cognata. Aveva trovato la cosa divertente, ma ora che sapeva di chi era figlia Rosalie… possibile che il mondo fosse così piccolo e il destino così crudele?
Sapeva cosa doveva fare: non c'era altra soluzione.

Continua…