- Perché desiderate essere sospesa dai vostri incarichi? – la regina sembrava dispiaciuta e disorientata.
- Maestà, io… - Oscar era in evidente difficoltà, non essendosi ancora neanche lei abituata a quella novità – Ecco…
- Maestà – si intromise Andrè con un inchino – Oscar è in attesa del nostro primo figlio e come lei certo può capire in questo momento ha bisogno soprattutto di riposo.
- Oh, madame Oscar, perché non me lo avete detto subito? – Maria Antonietta si illuminò avvicinandosi all'amica rispettosamente inginocchiata davanti a lei – Alzatevi.
Obbediente come sempre, il comandante delle guardie reali si mise in piedi davanti alla sua sovrana e le regalò un sorriso teso. La regina le prese le mani e la guardò estasiata.
- L'annuncio non è ancora stato dato al resto della corte e forse dovrei aspettare, ma… sono così felice, Oscar. Anch'io finalmente aspetto l'erede al trono e i nostri figli nasceranno insieme! Non lo trovate meraviglioso? – la regina continuava a cicalare tutta entusiasta – Magari saranno due maschietti e così vostro figlio sarà un amico prezioso per il mio, come voi lo siete per me.
- Vostra maestà, i miei figli saranno sempre devoti alla corona – Oscar non riusciva a farsi trascinare dall'entusiasmo della sovrana.
- Ma io sono qui che vi trattengo e voi dovreste riposarvi! Ora capisco il vostro malore di ieri – si portò le mani al viso e rise di gusto – Che sciocca, non avevo proprio pensato a questa eventualità, tendo sempre a dimenticare che siete una donna sposata anche voi.
Andrè fece un sorriso tirato e poi si portò al fianco della moglie, come a ribadire che lui esisteva. I due si congedarono con il permesso della regina per Oscar di potersi astenere dalle sue mansioni fino alla nascita del bambino. Ma il biondo comandante insistette per non tornare subito a palazzo, in modo da poter istruire Girodelle a dovere e prendere congedo dai suoi soldati.
Gerardine attendeva vicino alla carrozza, chiedendosi cosa trattenesse i due ragazzi. La regina non poteva certo aver fatto storie, una volta saputo il motivo per cui sua nipote necessitava di un periodo di congedo: eppure di quei due neanche l'ombra. Cominciò a passeggiare nervosamente su e giù nel cortile, ansiosa di lasciare la reggia e di mettere in pratica il suo proposito. Quello non era l'ambiente più adatto a Rosolie, soprattutto dopo aver saputo che era la figlia illegittima di Martine Gabrielle.
Era talmente persa nelle sue elucubrazione che all'inizio non si rese conto di non essere più sola. Avvertì la presenza di qualcun altro ancora prima di essersi girata: si sentiva osservata e non in modo benigno. La Polignac era ferma a pochi passi da lei e la fissava tenendo serrate le labbra: quella scena la riportava a parecchi anni prima, all'inizio della loro inimicizia. Sospirò rassegnata, era impossibile evitare di incontrare persone poco gradite nell'ambito della corte: troppi individui in troppo poco spazio.
- Marchesa de Brennon, che piacere rivederla – i suoi occhi dicevano tutt'altro, era uno sguardo in grado di uccidere.
Gerardine non ne fu minimamente toccata, aveva la scorza troppo dura per lasciarsi intimorire da quel genere di cose. Molti a corte la guardavano con astio: una sua parola aveva posto fine a molte promettenti carriere, con sommo disappunto dei malcapitati. Non che la marchesa trovasse particolare piacere a stroncare le ambizioni di nobili in cerca di gloria: trovava solo tremendamente irritante che degli inetti ricoprissero posizioni di prestigio, quando persone ben più lodevoli erano costrette a vivere ai margini dell'aristocrazia.
- Contessa di Polignac – la testa accennò un lieve inchino – Mi sorprende vederla lontana dalle gonne della nostra sovrana.
La sua antagonista parve diventare ancora più furiosa per quella battuta. Era evidente che le due donne non si sopportassero, anche se nessuno a corte sapeva il vero motivo. Aveva sentito alcune dame ipotizzare che fosse uno scontro per il potere e ne aveva sorriso, non temeva certo quella parvenu che era costretta a fare da cagnolino alla regina per avere un po' di visibilità.
- La mia amicizia con la regina vi irrita? – la contessa fece un passo avanti cercando di intimorirla.
- E' la vostra presenza che mi irrita. Ve lo dissi già molti anni fa: cercate di non far incrociare nuovamente le nostre strade… stavolta potreste non cavarvela così a buon mercato.
- Vi brucia ancora? – la donna assunse un aria altezzosa.
- Dovrebbe bruciare a voi di essere stata così sciocca. Sbagliate sul motivo del mio disappunto nei vostri confronti: nulla mi avrebbe reso più felice di veder realizzato il vostro "sogno d'amore". Il vostro problema è sempre stato il fatto di considerarvi sopra la media.
- Mentre voi lo sareste, giusto? – un altro passo avanti – Sono la migliore amica della regina, non pensate che io le possa chiedervi di allontanarvi?
- Siete rimasta tale e quale, desiderosa di vantare un potere che non avete. Mia nipote è anch'essa una cara amica della regina, inoltre il mio potere a corte non ha nulla a che vedere con i sovrani. Potrei causare non pochi problemi a vostro marito e al vostro progetto di maritare la piccola Charlotte con il duca de Guiche.
- Come fate a sapere…? – la donna si portò una mano a coprire la bocca.
- Io so sempre tutto. Voi andate per la vostra strada e io andrò per la mia, in questo modo nessuno ne avrà a soffrire.
La Polignac strinse i pugni pervasa da un'ira che cercava di mascherare, nel timore che qualcuno le potesse vedere o sentire. La regina doveva pensare a lei come a una donna dolce, non avrebbe fatto bene ai suoi piani se eventuali voci su un suo alterco con la marchesa de Brennon fossero arrivate alle orecchie di Maria Antonietta. Decise per una ritirata strategica, in attesa di tempi migliori. Mentre si allontanava udì la voce di scherno della sua antica rivale.
- Vedo che il tempo vi ha instillato un briciolo di saggezza, Martine Gabrielle.
Dopo la notizia che Andrè avrebbe avuto il posto cui tanto ambiva, il gelo cadde all'interno della carrozza. Oscar era visibilmente furiosa con il ragazzo perché non le aveva parlato dei suoi progetti, ma preferiva rimandare la lite con lui a quando sarebbero stati soli. Non sapeva ancora che intenzioni avesse sua zia, il fatto che avesse aiutato suo marito a mettersi alle dipendenze di uno dei più acerrimi nemici di suo padre le istillò mille dubbi sulla natura di quella donna.
Si chiese fino a dove era in grado di spingersi la marchesa per ottenere quello che voleva. Era difficile trovare il modo di leggere le sue intenzioni: appena pensava di aver inquadrato sua zia, ecco che lei faceva o diceva qualcosa che ribaltavano completamente il parere che aveva avuto fino a pochi istanti prima. La considerava priva di sentimenti, eppure traspariva un affetto particolare per André e Rosalie; la considerava un'intrigante che vedeva solo il proprio interesse, e salvava una serva dall'essere cacciata in piena notte; cominciava a considerarla un'alleata ed ecco che si comportava come il peggiore dei nemici.
Nel frattempo Gerardine continuava a guardare fuori dalla carrozza e a stringere convulsamente il fazzoletto che teneva fra le mani. Sembrava in preda a mille dubbi, finché non annuì decisa e si voltò verso la nipote e il di lei marito.
- Credo che la mia presenza a palazzo sia diventata un peso per voi.
- Cosa vi viene in mente? Voi siete sempre la benvenuta – si precipitò a rassicurarla André.
- Ora tua moglie ha bisogno di pace e tranquillità: la mia presenza potrebbe turbarla – precisò la donna abbassando gli occhi – Ho deciso di trasferirmi di nuovo…
- Occuperete i vostri vecchi appartamenti a Versailles? – si informò Oscar, guardandola male.
- No, credo che la corte mi sia venuta a noi… Con la morte di mio marito sono rientrata in possesso del palazzo a Parigi che faceva parte della mia dote – guardò la nipote dritta negli occhi, pronta a sganciare la bomba – E' chiaro che Rosalie verrà con me.
- Come? Non se ne parla neanche! – Oscar strinse i pugni davanti a sé, come preparandosi a picchiare l'altra donna.
- Tu ora hai altro a cui pensare e l'educazione della ragazza non va' trascurata – la ammonì – Credimi, è solo per il suo bene.
- E perché dovrei credervi?
- Perché non farei mai niente che possa nuocerle o farla soffrire – spostò di nuovo lo sguardo fuori dalla carrozza – Se non vi dispiace, pensavo di portare con me anche una delle cameriere. Al momento sono sprovvista di servitù adeguata.
- E chi vorresti portarci via, di grazia? – Oscar parve riacquistare la calma, non avrebbe permesso che la zia realizzasse il suo proposito.
- Pensavo a quella giovane cameriera… Marianne, mi sembra si chiami – chiuse gli occhi e rifiutò di rispondere a qualsiasi altra domanda.
Continua…
