Oscar teneva la porta aperta,m mentre André varcava la soglia; in quel momento il ragazzo avrebbe voluto trovarsi a mille miglia di distanza. Per quanto amasse sua moglie, conosceva bene il carattere irruento e altamente irritabile della ragazza e non aveva proprio voglia di litigare. Avrebbe dovuto dare spiegazioni che non era sicuro lei avrebbe capito: come spiegarle che il suo adorato padre avrebbe potuto metterlo alla porta senza preavviso? Oppure che non si fidava dell'uomo che l'aveva accolto in casa propria, dato un'istruzione, adottato e fatto sposare con la figlia più giovane?
Non sobbalzò quando sentì la porta chiudersi con uno schianto: era inevitabile che quell'incontro cominciasse così. Si girò ad osservarla, dritta ed immobile appena dietro di lui, con le braccia lungo i fianchi ed i pugni stretti; la mascella serrata rendeva chiaro quanto fosse furiosa.
- Mi dici come ti è venuto in mente? – la voce era controllata, ma il tono era tagliente – Cosa sarebbe questa novità della carriera militare?
- E' tradizione che i maschi de Jarjayes intraprendano quel cammino – provò lui, poco convinto.
- C'è già qualcuno che porta avanti quella tradizione – Oscar fece un passo avanti, pronta a sfidarlo anche fisicamente – Vorresti dire che la mia situazione attuale…
- Sei incinta, non è una situazione – la ammonì lui con sguardo severo – Ti sarei grato se la smettessi di parlare di nostro figlio come di una "situazione".
- Una volta che sarà nato, io tornerò al mio incarico – non stava chiedendo il permesso.
- Lungi da me proibirtelo. Dovresti sapere bene che sono l'unico in questa casa che appoggia ogni tua singola scelta.
- Che vorrebbe significare? Dovrei esserti grata per non essere un marito despota?
- Dovresti essermi grata perché non ti sculaccio – decise di chiarire una volta per tutte chi era l'uomo fra di loro – Dovresti essermi grata del fatto che non ti impongo di smetterla di comportanti come una ragazzina capricciosa, ecco di cosa dovresti essermi grata.
- Adesso sarei una ragazzina capricciosa? Chi è che si è messo al servizio di Bouille per il mero gusto di dimostrare chissà cosa? – il volume della voce della ragazza cominciava ad alzarsi.
- Non voglio dimostrare proprio niente, se solo mi lasciassi spiegare…
- Non mi sembra che tu lo stia facendo molto bene – incrociò le braccia e cominciò a battere un piede in terra – Sto aspettando.
- Non ho voglia di litigare – André andò a sedersi sul divano – Non vedo dove sia il problema se decido di fare qualcosa della mia vita, invece di limitarmi a farmi mantenere da tuo padre.
- Nostro padre – gli ricordò Oscar – Ti ha adottato ed è normale che provveda al suo erede.
- Dovrei fare il parassita senza cercare di mantenere mia moglie e mio figlio? – scattò in piedi – Hai mai sentito parlare di orgoglio?
- Orgoglio? Cosa c'entra l'orgoglio? – lo guardò, interdetta dalla sua ultima domanda – E' normale che un padre provveda a suo figlio.
- Forse per te sarà normale, ma da dove vengo io…
- E da dove verresti, di grazia? Sei cresciuto qui con me, non mi sembra ti sia fatto tutti questi problemi finora.
- Il mio compito era vegliare su di te e non abbandonare mai il tuo fianco, in questo modo mi guadagnavo un tetto sulla testa e il pane in tavola. Ora non è più così: sei mia moglie e quello di vegliare su di te e stare al tuo fianco è un mio dovere.
- André…
- Ascoltami! Per tutta la vita mia nonna mi ha instillato la consapevolezza che bisogna lavorare per vivere: il fatto che abbia studiato con te, che dormissi nella stanza accanto e che mangiassi alla tua tavola, per me erano solo privilegi. Io ero un servo e come tale dovevo comportarmi – il ragazzo tornò a sedersi – Non voglio essere un mantenuto, non è da me.
- E quindi hai pensato di arruolarti? – Oscar si mise a sedere accanto a lui – Cosa farò io?
- Che vuoi dire? Hai appena detto che una volta nato il bambino tornerai a comandare i soldati della guardia reale.
- Ma nel frattempo? Dovrei fare la brava mogliettina che aspetta il marito in casa? – spostò lo sguardo sul vaso di rose che ornava il tavolo – Sai che essere il comandante della Guardia Metropolitana può voler dire passare giorni e giorni a Parigi? Potremmo stare anche una settimana senza vederci… Non sarebbe stato meglio qualche altro incarico?
- Oscar, avresti preferito che accettassi un incarico presso la corte? Hai pensato alle conseguenze?
- Quali conseguenze, scusa? – batté le palpebre, incapace di dare un senso a quell'ammonimento – Non capisco.
- Se avessi accettato un ruolo a corte, sarei stato sovente invitato ai balli reali – gli fece presente lui – Non credi che sarebbe stato necessario che tu mi accompagnassi in molte di quelle occasioni?
- Continuo a non seguirti: ho partecipato moltissime volte alle feste che si tengono a Versailles.
- Sempre in abiti maschili, però. Tra qualche mese non potrai più indossare i pantaloni, dovrai cominciare a metterti cose più adatte alla gravidanza. Davvero ti avrebbe fatto piacere partecipare a una di quelle feste con un vestito da donna?
La ragazza rabbrividì alla sola idea. Il suo sguardo si posò sul vestito che quella mattina le aveva portato sua madre: era orrendamente frivolo con tutti quei fiori disegnati e quel pizzo che sembrava ricoprirlo interamente. Ingoiò, cominciando a chiedersi quale fosse un'alternativa accettabile ad indossare una "cosa" del genere.
- In questo modo, invece, sei libera di non frequentare la corte. Nessuno ti vedrà – provò di nuovo lui.
- Mi vedranno in questa casa – si alzò e prese il vestito fra le mani – E' proprio necessario?
- Il dottore ha chiaramente detto che non potrai più portare vestiti che stringono sulla pancia. Non mi intendo molto di moda femminile, ma… forse un altro modello…
- Sarei ridicola, vero? – un moto di stizza la pervase mentre scagliava il vestito lontano.
Da quando le importavano questo cose? Perché si sentiva così frustrata ultimamente? Tutto le dava fastidio e si sentiva sempre sul punto di piangere, come una di quelle dame tutte moine che riempivano i corridoi della reggia. Cosa le stava succedendo?
- Non saresti ridicola – asserì il ragazzo con convinzione.
- Sembrerei uno spaventapasseri – volse il capo dall'altra parte per non incontrare lo sguardo di lui.
- Direi proprio di no.
- Cosa te lo fa dire? Io non ho mai messo cose del genere, come fai a pensare che non mi starebbero male?
- La camicia da notte – ricordò lui con un sorriso – Eri la cosa più bella che io abbia mai visto.
Il ricordo della loro prima notte insieme, come marito e moglie, la fece avvampare. Si era comportata come una sciocca, indossando quell'indumento di seta e passando un sacco di tempo davanti allo specchio a chiedersi se a lui sarebbe piaciuta con i capelli tirati su. Sentì una sensazione di calore invaderle tutto il corpo: si rese conto che probabilmente già era innamorata di André a quel tempo, anche se rifiutava di ammetterlo persino con sé stessa.
- Non posso certo andare in giro con una camicia da notte – si schernì lei – Oppure mi stai suggerendo di rimanere segregata qui dentro fino… fino al parto.
- So solo suggerendo che, forse, non è quello lo stile che più ti si addice – rispose lui tirando su il vestito da terra – Oscar, già te lo detto: sei una donna bellissima, l'unica che non se ne accorge sei proprio tu. Ma forse è meglio se tu non indosserai mai un vestito da donna: dovrei fare a pugni con la metà degli uomini presenti.
Il pugno lo colpì sulla spalla, prima che si rendesse conto che la ragazza aveva caricato tutta la sua forza sul braccio destro. Il ragazzo si massaggiò la parte dolorante: gli sbalzi di umore di Oscar erano ancora più accentuati ultimamente.
- Ora perché mi hai colpito?
- Perché sei uno stupido – gli si avvicinò.
- Grazie – rispose ironicamente il ragazzo.
- Sei proprio uno stupido – ripeté lei prima di buttarsi fra le sue braccia – Un adorabile stupido.

Continua…