Era ormai agosto inoltrato; nonostante tutte le rimostranze di Oscar, alla fine Gerardine era riuscita a portare Rosalie con sé a Parigi per continuare la sua educazione. Allontanarsi da quel covo di intrighi che era Versailles, sembrava aver giovato alla ragazza che appariva più rilassata e serena. Una cappa d'afa stava soffocando la città e, quindi, la marchesa aveva proposto alla sua pupilla una piccola gita fuori porta.
La donna più grande continuava a farsi aria con il ventaglio, mentre Rosalie continuava a girare la testa da una parte all'altra, ansiosa di arrivare a destinazione. Gerardine si lasciò andare ad una lieve risata, la compagnia della ragazza non solo le faceva piacere, ma l'aveva aiutata a rilassarsi e non pensare più incessantemente al suo passato e al suo piano di vendetta nei confronti del fratello.
- Siamo ansiose, mia cara – aveva uno sguardo particolarmente bonario quel giorno.
- Sì, zia – rispose la ragazza annuendo contenta – Mi fa piacere vivere con voi, ma…
- La prospettiva di incontrare di nuovo mia nipote ti alletta parecchio – finì per lei la sua tutrice – Mi complimento, stai imparando a rispondere come si conviene ad una dama dell'alta società.
- Merito vostro, zia, e dei vostri insegnamenti – la rozza ragazza del popolo aveva lasciato il posto ad una perfetta aristocratica, anche se a volte la ragazza si lasciava andare ancora ad esternazioni "poco moderate".
- Sono sicura che Oscar rimarrà piacevolmente colpita, piccola mia – si sporse leggermente verso il finestrino e annuì soddisfatta – Manca poco ormai e qui la calura è più sopportabile.
- Anche il profumo dell'aria è diverso – Rosalie combatteva contro l'impulso di affacciarsi da uno dei finestrini per appurare di persona quanto mancasse – Non capita sovente che usciamo da palazzo.
- Le strade non sono più sicure, specialmente per noi nobili – le ricordò la marchesa – Ho sentito dire che un conte è stato addirittura aggredito. Spero che Andrè e i suoi soldati riportino quanto prima l'ordine a Parigi.
- Zia, posso farvi una domanda?
- Puoi chiedermi qualsiasi cosa, lo sai.
- Vedete… - la ragazza si morse un labbro – Prima del nostro trasferimento in città, avevo confessato a madame Oscar che… è assurdo, lo so. In punto di morte, la donna che ho sempre creduto mia madre mi confessò che le ero stata affidata da una nobildonna. Anche il conte André mi aveva garantito che si sarebbe informato su quella donna, ma poi…
- Rosalie – la prevenne la donna, timorosa di continuare quella conversazione – Qualsiasi cosa tu possa pensare, chi ci cresce è nostra madre, non chi ci ha messo al mondo.
- Sono d'accordo con voi, ma mi farebbe lo stesso "piacere" sapere chi mi ha dato alla luce – gli occhi della ragazza si rattristarono mentre si voltavano e asciugava una lacrima furtiva – Vorrei solo sapere perché mi ha abbandonato. Può darsi che voi la conosciate: il suo nome è…
- Ti fidi di me? – il suo sguardo di fece particolarmente intenso.
- Certo, zia – Rosalie la guardò, stupita di quella domanda – Perché dovrei dubitare di voi?
- Ti voglio molto bene, come se fossi mia figlia e non farei mai niente che possa farti soffrire. E' meglio che tu dimentichi tutta quella storia: se vorrai sarò io tua madre d'ora innanzi.
- Voi siete già mia madre – disse la ragazza non trattenendo più le lacrime.
Gerardine compatte contro il nodo alla gola che l'aveva attanagliata dopo la confessione della ragazza che stava crescendo: era finalmente madre, nel significato più vero del termine. Avrebbe protetto la sua piccola, persino da una verità troppo atroce da sopportare.

Marron Glacé corse fuori, attendendo impaziente che le ospiti scendessero dalla carrozza. Era speranzosa che quella novità potesse riscuotere la sua piccola dallo stato di torpore in cui era caduta: per Oscar non era stato facile accettare tutte le limitazioni che la gravidanza portava con sé. Ultimamente aveva dovuto rinunciare persino agli abiti di foggia maschile e questo l'aveva ulteriormente prostrata e la giovane aveva deciso di non uscire più dalla sua stanza, preferendo ampie camice da notte ai vestiti che la governante e la madre avevano trovato per lei. Forse Rosalie sarebbe riuscita a riportare il sorriso su quel viso sempre così serio.
- Siete arrivate, finalmente – aprì lei stessa la porta della carrozza – Grazie per essere venute.
- Il tuo messaggio non ci lasciava altra scelta – rise la marchese scendendo – La situazione è così grave?
- Stamattina ha rifiutato anche la colazione – scosse la testa l'anziana governante – Non so più cosa fare per convincerla a mangiare, il fatto che André non sia tornato a casa negli ultimi tre giorni poi… Almeno lui riesce a farle mandare giù qualche boccone.
- Madame sta così male? – Rosalie aveva di nuovo le lacrime agli occhi – Forse non avrei dovuto andarmene. Forse, quando la zia mi ha chiesto se volevo seguirla a Parigi, avrei dovuto dire di no.
- Su via, mia cara, cerchiamo di non drammatizzare – la ammonì Gerardine – E' normale che le donne incinta abbiano continuamente sbalzi di umore e qualche volta rifiutino il cibo. Vedrai che la sorpresa che le abbiamo portato la tirerà su di morale – dicendo così, fece segno ad una cameriera di prendere l'ingombrante pacco che si trovava all'interno della vettura.
Rosalie corse avanti, facendo le scale in fretta e furia, seguita dalle due donne che, invece, camminavano con calma. La marchesa sorrise bonariamente, per quanto si sforzasse di essere composta, la sua pupilla continuava ad essere una ragazza piena di vita e facile alle emozione: ma a lei andava bene così, non voleva sopprimere quel lato del suo carattere. Trovava adorabile la devozione della giovane per lei e per sua nipote.
Nanny si fermò sulla soglia, mentre Gerardine entrò nella camera di Oscar richiamata dal cicalare della piccola Rosalie. Sicuramente tutte le chiacchiere della ragazza avrebbero distratto la futura mamma dai suoi problemi e dalle sue preoccupazioni.
- Oh, dovreste vedere i balli a Parigi, madame. E poi, la zia riceve sempre tante visite e il suo salotto è fra i più rinomati di Francia!
- Rosalie, mia cara – si face avanti la marchesa – Dovresti cercare di prendere fiato e calmarti, così la nostra Oscar non capirà nulla.
- Zia – saluto rispettosamente la ragazza che era seduta sul divano ancora in camicia da notte – Perdonatemi, ma non credo di essere una buona compagnia…
Gerardine la scrutò attentamente. Il suo incarnato, sempre così candito, si era fatto pallido in modo preoccupante, la pancia era molto più grande di quello che ci si sarebbe aspettati. Lei stessa non aveva raggiunto quelle dimensioni che al sesto mese, mentre la ragazza era incinta di appena quattro. Forse, si disse, era l'eccessiva magrezza di Oscar a dare la sensazione che la pancia fosse più prominente. Aveva visto molte donne incinta a corte, persino sua cognata alla quinta gravidanza risultava radiosa, mentre sua nipote sembrava deperire. I capelli avevano perso la naturale lucentezza e lo sguardo era spento e assente. Decise che la cosa migliore era riuscire a distrarla e a farle passare un pomeriggio senza preoccupazioni, avrebbe affrontato la questione della sua salute in seguito. Era consigliabile consultare un medico e lei ne conosceva due o tre molto bravi a Parigi.
- Se è per il tuo abbigliamento, non temere – si mise a sedere accanto a lei e fece cenno a Rosalie di occupare la piccolo poltrona posta sull'altro lato del divano – Con la calura di questi giorni, invidio il fatto che tu possa addurre come scusa la gravidanza per evitare di doverti mettere qualche indumento che non farebbe altro che farti sudare. Siamo venute apposta da Parigi per raccontarti gli ultimi pettegolezzi: scommetto che non hai ricevuto molte visite.
- No, non ho voluto vedere nessuno – spostò lo sguardo verso le finestre aperte – Anche se non molti mi hanno cercato. Girodelle, qualche amica di mia madre e il conte di Fersen. Lui è stato l'ultimo, circa un mese fa.
- Non dovrai più preoccuparti di essere sgarbata con lui e trovare una scusa per non riceverlo – le rispose la zia facendosi aria con il ventaglio.
- Che volete dire? – Oscar si girò, finalmente destata dal suo stato di torpore – E' successo qualcosa al conte?
- Rosalie – cambiò argomento la donna – Perché non vai a vedere che fine a fatto il nostro regalo per Oscar?
- Subito, zia – la ragazza corse fuori in un turbine di gonne colorate.
- Ero certa che nessuno ti avesse informata – riprese la marchesa, appena furono sole – Devi sapere che durante uno dei balli di corte… beh, il nostro amico svedese ha mostrato troppo cosa prova.
- Cosa è successo? – ora la ragazza era allarmata.
- Pare che abbia invitato la regina a ballare, ma il suo sguardo… rivelava troppo – abbassò ulteriormente la voce, con fare cospiratorio – Fortunatamente qualcuno gli ha suggerito che fosse il caso che abbandonasse la corte. Così si è arruolato con la spedizione di La Fayette per la guerra tra l'Inghilterra e le colonie americane.
- Quindi, quando un mese fa è venuto a chiedere di me…
- Credo fosse venuto a salutarti. E' partito da Brest circa due settimane fa.
La ragazza tornò a guardare fuori, persa in chissà quali pensieri. Sapeva che la regina non avrebbe preso bene la cosa, ma era ovvio che i pettegolezzi dovevano essere soppressi sul nascere. Se il conte non sapeva controllarsi, se non sapeva celare cosa provava… Si disse che se non fosse stata incinta, avrebbe partecipato a quel ballo ed avrebbe impedito il sorgere di quello scandalo.
- Oscar, anche se ci fossi stata tu, non potevi certo controllare il modo in cui Fersen guardava la regina – sua zia sembrava leggerle nel pensiero – Non dovevo dirti nulla, ero venuta per distrarti ed invece…
- Vi ringrazio, zia – Oscar si girò verso di lei, sembrava sincera – Nessuno mi dice più niente, ormai. Sembra quasi che io sia diventata troppo fragile o troppo ingenua per sopportare la minima cosa. Vi sarei grata se mi raccontasse tutto quello che sta succedendo a corte in mia assenza. Ho sentito le cameriere bisbigliare qualcosa sulla Polignac, ma non ho capito cosa dicevano e si sono interrotte appena si sono accorte della mia presenza.
- Charlotte de Polignac è ufficialmente fidanzata con il duca de Guiche – le svelò Gerardine, non trattenendo un brivido – Una bambina sposata con quel depravato… E' vergognoso!
- Charlotte è troppo giovane – si stupì a sua volta la ragazza – Come può la contessa permettere una cosa del genere? Capisco che sia difficile dire di no ad un duca, ma, volendo, si potrebbe trovare il modo di prendere tempo.
- L'idea è stata sua – chiarì subito la donna più grande – Sa benissimo della predilezione per le ragazze molto giovani del duca e quel vecchio pervertito non aspettava altro. Mi chiedo come possa considerarsi una madre, una che svende la propria figlia al miglior offerente.
Oscar si passò istintivamente le mani sul ventre prominente. Aveva avvertito più volte il bambino scalciare ed ora era tutto più reale per lei, cominciava a chiedersi che tipo di madre sarebbe stata. Non aveva dubbi che Andrè sarebbe stato un buon padre e lei era decisa a fare del suo meglio.
- Tu non lo faresti mai – Gerardine le coprì una mano con la propria – Sarai un'ottima madre, lo sento.
- Come fate a dirlo? Cosa ne sapete voi di cosa vuol dire essere una buona madre? – la ragazza si alzò stizzita – Io non permetterò che siano solo le balie a prendersi cura di lui.
- Potrebbe essere una lei – la zia abbassò lo sguardo – Comunque, per quello che può valere la mia parola per te, io non avrei mai voluto che i miei figli fossero cresciuti da altri. Tuo zio non chiese il mio permesso, me li strappo dalle braccia appena erano nati.
Oscar aveva avvertito il pianto nella voce della zia e, finalmente, la cominciò a guardare con occhi nuovo. Anche sua madre le aveva accennato che non era stata una decisione della marchesa far allevare i suoi figli da altre persone: era chiaro che la donna soffrisse di come erano andate le cose.
- Perdonatemi, zia, non avrei dovuto…
- Non temere, sono abituata ad essere giudicata una madre terribile – si voltò verso la porta, sentendo Rosalie tornare – Ma, come vedi, so essere una madre migliore di molte altre. Almeno, per la nostra piccola orfanella, ho cercato di essere tale.
- Rosalie sembra molto felice – riconobbe Oscar – Vorrei solo non scattare così per un nonnulla. Se solo facesse meno caldo.
- Sarebbe qualcos'altro a darti noia – rise Gerardine – Tipico delle donne gravide, fidati. E' per questo che vi si perdona tutto.
- Almeno un lato positivo c'è – si schernì il biondo comandante.
- Eccomi di ritorno – Rosalie entrò trionfante con un pacco enorme fra le mani – La cameriera l'aveva portato nello studio al piano terra, non sapendo per chi fosse.
- Che sciocchina – disse Gerardine, alzandosi a sua volta – Credo che quello che serve alla nostra Oscar sia una merenda all'aperto.
- Scusatemi, ma non ho nulla da mettermi per uscire – Oscar fece qualche passo verso la finestra aperta.
- Come sarebbe? – Nanny entrò in quel momento con un vassoio in mano – Io e tua madre ti abbiamo riempito un baule pieno di vestiti adatti.
- Marron, perché non vai a preparare qualcosa di appetitoso, che gusteremo sulla veranda? Qualcosa che possa stuzzicare lo stomaco chiuso da quest'afa – la marchesa cerco di troncare sul nascere quella discussione.
La vecchia governante se ne andò borbottando, mentre la giovane de Jarjayes scuoteva la testa adombrandosi. Era evidente che tipo di vestiti "appropriati" gli avessero rimediato quelle due, certe che nessuna donna potesse desiderare qualcosa di diverso da trine, merletti e fantasie floreali.
- Beh, qualcosa da mettervi l'abbiamo portato noi – cinguettò Rosalie – Il colore l'ho scelto io!
- Mentre il modello è stata una mia idea – disse Gerardine sospingendo la nipote verso il pacco – Vedrai che questo ti piacerà.
Oscar fece un sorriso tirato, giusto per non offendere le due, e posò il pacco sul tavolo al centro della stanza. Aprì la scatola, pronta a vedere l'ennesimo vestito a fiori, corredato da fiocchi e pizzi, magari anche ricamato con figure di dame e cavalieri. Come spostò la carta rimase interdetta, poi una frenesia nuova la destò del tutto. Tirò fuori dall'involucro l'indumento, guardandolo con occhi luminosi.
- Ma sono…
- Delle braghe molto larghe sul ventre – finì per lei la marchesa – Ho appositamente chiesto alla sarta di apportare qualche piccola modifica. Vedi quel nastrino all'interno? Ci sono delle asole, così che tu possa allargarlo o stringerlo allacciandolo a quel bottoncino. Direi che fino alla fine dell'estate avrai almeno qualcosa da metterti.
Lei e Rosalie si guardarono sorridendo, contente di aver trovato il vestito giusto per Oscar.
- Madame – intervenne la più giovane delle tre, avvicinandosi al pacco – Se notate c'è dell'altro: un delizioso gilet che si adatta alla vostra… ehm… condizione.
La donna bionda non le stava più ascoltando, si era diretta con fare deciso verso la sua camera per vestirsi.

Continua…