Avevano dovuto trascinarla a forza all'opera, voleva rimanere in casa ad aspettare André, che comunque non sarebbe rincasato prima del tramonto. Rosalie aveva insistito tanto ed era addirittura scoppiata in lacrime all'ennesimo diniego di Oscar. Gerardine, molto più pragmatica e meno incline ai sentimentalismi, le aveva fatto notare che non aveva senso essersi trasferita momentaneamente a Parigi, se poi restava sola come quando era a palazzo Jarjayes.
Il biondo comandante, alla fine, aveva ceduto, ma precisando che voleva rientrare prima di suo marito e quindi sarebbe andata via a metà dell'opera. Sua zia aveva annuito, dicendo che l'avrebbe fatta riaccompagnare a casa in carrozza, sempre che lo spettacolo valesse la pena, altrimenti sarebbero rientrate tutte assieme.
Dopo il primo atto, erano tutte e tre sulla scalinata esterna dell'Operà, seguite da molti nobili che non aveva gradito lo spettacolo. Decisamente "Le nozze di Figaro" non rientravano fra le opere teatrali che un aristocratico potesse gradire: si sentivano borbottii di dissenso e austere dame che scuotevano la testa sbuffando indispettite.
Presto l'attenzione di chi si accingeva a lasciare il teatro, fu catturata da quella donna in evidente stato interessante che vestiva come un uomo. Oscar strinse le labbra in una piega severa, ma non abbassò la testa: che pensassero quello che volevano.
- Brava, mia cara – la marchesa era al suo fianco, anche lei con la testa ben alzata in segno di sfida – Lasciali guardare e parlare, la maggior parte dei nobili non sa fare altro. Dimostragli l'orgoglio della nostra famiglia.
- Grazie, zia, ma non ho bisogno del vostro incoraggiamento. Non ho mai permesso alle chiacchiere di abbattermi.
- Degna figlia di tuo padre – rise la donna dietro al ventaglio.
Stavano quasi per salire sulla vettura, quando qualcuno le chiamò a gran voce.
- Marchesa de Brennon, che piacere vedervi qui! – un uomo sulla cinquantina, ben vestito, basso, tarchiato e dal viso aperto e gioviale si fece incontro alle tre donne.
- Mio caro, che coincidenza – cinguettò Gerardine allungando la mano perché l'uomo la baciasse.
- Dottore – fece una lieve riverenza Rosalie – E' molto che non abbiamo il piacere di avervi ospite del nostro salotto.
- Mia cara ragazza, il mio lavoro, purtroppo, si fa ogni giorno più impegnativo e mi tiene lontano dal posto dove alberga il mio cuore – l'ultimo arrivato fece un inchino verso la ragazza e poi si voltò verso Oscar – E questa deve essere vostra nipote. Una vera bellezza, ma non c'è da stupirsi: la vostra famiglia deve discendere da Venere, vista la naturale grazia di cui sono dotate le donne del vostro casato.
- Sempre galante, il nostro dottor Du Martin – civettò la marchesa – Ma ditemi, già andate via? Lo spettacolo non era di vostro gradimento?
- Vi ho viste all'interno del teatro e sono corso a raggiungervi. La vostra compagnia é cosa molto più mirabile di quest'opera.
- Bene, noi stiamo tornando a casa. Volete unirvi a noi per la cena? – lo invitò Gerardine.
- Sarebbe un vero piacere per me, nulla mi rallegra di più della compagnia di donne così belle e dall'intelligenza così spiccata.
Rosalie e la marchesa risero della galanteria dell'uomo, mentre Oscar corrugò la fronte, trovando quelle parole un'accozzaglia di sciocchezze buone solo per ragazzine piene di idee romantiche. Possibile che alle donne facessero veramente piacere quelle stupidaggini? Non era palese la falsità di quelle iperbole?
Girò sui tacchi ed entrò in carrozza, decisa a ignorare quel buffo ometto. Il suo unico pensiero era rivolto all'imminente incontro con André: erano due giorni che non lo vedeva e, mai come in quel momento, sentiva la necessità della sua compagnia e della sua conversazione. Almeno suo marito non si esprimeva in quel modo ridicolo.

Erano riunite nel salotto al primo piano, André era arrivato poco prima e si era ritirato nella stanza della moglie per rinfrescarsi. Nell'attesa del suo ritorno, Gerardine intratteneva una conversazione molto animata con il dottore, mentre Oscar cercava di seguirli.
- Dico, semplicemente, che la situazione per il popolo sta diventando insostenibile – ribatté con veemenza l'uomo – Sapete quanti non possono permettersi le cure di un medico? La mia sala d'attesa è sempre piena, perché sanno che faccio pagare solo i nobili. Ma quanti dei miei colleghi agiscono nello stesso modo? E, soprattutto, quanti curano tutti i malati con lo stesso impegno?
- Lo so, amico mio, molti si rifiutano di visitare i poveri. L'altro giorno ho litigato, a tale proposito, con un vostro collega. E' inaudito non aiutare quella povera gente. D'altro canto, capisco anche che se i pazienti non pagano voi non potete vivere del vostro lavoro.
- Sotto questo punto di vista sono fortunato: alcuni mi reputano un luminare e molti nobili si rivolgono a me.
- E voi vi fate pagare profumatamente per i vostri servigi – rise, garbatamente, Rosalie.
- Il che mi permette, poi, di non far pagare quasi nulla alla povera gente. Ma questo non vuol dire che non mi impegni nello stesso modo con tutti i miei pazienti. Proprio l'altro giorno ho curato una donna del popolo, caso interessante, soffriva infatti…
- Scusate il ritardo – l'ingresso del comandante della guardia metropolitana interruppe il dibattito.
Si avvicinò alla moglie e le fece una carezza sui capelli, mentre si chinava alla sua altezza.
- Ti senti meglio, oggi? – chiese preoccupato – Hai mangiato qualcosa?
- La nausea non glielo ha permesso – la prevenne Gerardine – Dovremmo fare qualcosa per il tuo appetito.
- Madame, non si sente bene? – si informò Du Martin – Se permettete, dopo cena vorrei visitarla.
- La ringrazio, dottore, ma il medico mi ha già detto che è normale nelle mie condizioni – Oscar era intenzionata a non farsi toccare da quell'uomo che la irritava così tanto.
- Un secondo parere non fa mai male – provò a blandirla il medico – Inoltre, visto che siete la nipote della mia adorata marchesa de Brennon, la visita è gratuita.
- Oscar, io ne approfitterei – le suggerì la zia – Sai che ci sono dame di Versailles che aspettano mesi per potersi far curare da lui? Non dovrai neanche recarti nel suo studio…
- Ho detto… - stava per esplodere, ma Andrè le coprì una mano con la sua e la guardò supplichevole.
- Oscar, fatti visitare – aumentò la pressione sulla mano della donna – Per me.
- Mi arrendo – disse chiudendo gli occhi.
Per lei era diventato impossibile rifiutare qualsiasi cosa a suo marito. Persino quando tutti fallivano nel cercare di farle mangiare qualcosa, bastava un suo sguardo e lei, da brava, mandava giù un paio di bocconi solo per farlo felice.

Aveva temuto di doversi spogliare davanti al dottore e sottoporsi ad una lunga visita noiosa, con le mani di quell'ometto addosso. Invece, Du Martin l'aveva fatta accomodare di nuovo nel salotto, le aveva tastato il collo, il polso e le aveva ispezionato la gola. Poi si era informato sul genere di fastidi che aveva, su quanto mangiasse prima della gravidanza, su quando le nausee erano più forti… Una tempesta di domande a cui Oscar cercava di rispondere il più sinceramente possibile.
- Ci sono pietanze oppure odori che vi infastidiscono di più? Ho notato che stasera non avete mangiato molto. Solo un po' di pane… un po' poco per una donna incinta.
- Veramente no, non ci sono odori o piatti particolari – la donna scosse la testa, stufa di tutte quelle domande – Ve l'ho detto.
- Beh, è una situazione inusuale, ma non è il primo caso che mi capita – l'uomo si accomodò al tavolo e cominciò a scrivere qualcosa – Non temete, l'altra paziente ha portato a termine la gravidanza e ora gode di ottima salute. Di solito le nausee tendono a scomparire dopo pochi mesi, ma non sempre.
- C'è un rimedio? – André era dietro la poltrona dove sedeva Oscar, visibilmente teso – Ha perso peso e non mi sembra stia molto bene. Le donne incinta sono sempre radiose e sembrano scoppiare di salute.
- Conte, lasciatemi dire che ciò non è vero – il dottore scosse la testa e guardò i due giovani – Ogni donna è diversa, ogni gravidanza è diversa. Comunque ci sono dei rimedi, ma dovrà seguire la mie istruzioni. Vedrete che in poco tempo recupererà peso e forze.
- Cosa mi consiglia, dottore? – chiese Oscar, alzando un sopracciglio con fare ironico – Riposo? Chiudermi in casa? Mangiare solo alimenti molto nutrienti?
- Chi vi ha dato questi consigli? Un asino? – Du Martin rise da solo della sua battuta – Molti miei colleghi sono convinti che il riposo e la reclusione guariscano ogni male. Nel vostro caso consiglio di fare un moderato movimento, possibilmente passeggiate all'aperto. Inoltre, dovreste sempre far arieggiare le stanze dove vi recate, non c'è nulla di peggio che l'odore di chiuso per una donna con le nausee. Mangiate poco, ma spesso e possibilmente abbondate con frutta e verdura: ma dovrete mangiare anche la carne, su questo non transigo. Per gli spostamenti in carrozza, invece, dovrete limitarli, vi consiglierei di rimanere qui e non intraprendere il viaggio di ritorno, almeno per un paio di mesi.
- Ma, dottore, io devo tornare a casa – si disse che era impensabile finire da una gabbia dorata ad un'altra.
- Per me e Rosalie sarebbe un vero piacere ospitarti per tutto il tempo che il dottore reputerà necessario – si fece avanti la marchesa – La mia casa è a vostra completa disposizione.
- Grazie, zia – Andrè fece un passo avanti e poggiò le mani sulle spalle di Oscar – Altro, dottore?
- Qui vi ho scritto la ricetta per una tisana che dovrebbe alleviare le nausee. Bevetene una tazza, tre o quattro volte al giorno. Fra una settimana tornerò a vedere come state: avvertitemi se deciderete di non seguire il mio suggerimento di non spostarvi – l'uomo si alzò seguito da Gerardine – Credo sia giunto per me il momento di togliere il disturbo.
- Voi non disturbate mai dottore – la marchesa prese il foglio che l'uomo aveva lasciato sul tavolo e annuì – Rosalie, ti dispiacerebbe andare nelle cucine e spiegare a Marie come preparare questo infuso? Dille di portarne subito un po' a mia nipote.
La ragazza prese le istruzioni ed uscì di corsa dalla stanza, seguita con passo meno affrettato da Du Martin e dalla marchesa stessa.
- Vi accompagno, dottore – si girò verso Andrè facendogli un segno.
Riteneva che fosse meglio lasciare l'opera di convincimento a lui: sua nipote era più testarda di un mulo, quando voleva. Seguiva il dottore lungo la scalinata e tornò con la mente al loro primo incontro, avvenuto molti anni prima.

Era stesa sul letto, percorsa da brividi e con il dolore lancinante in mezzo alle gambe che non le permetteva quasi di respirare. Sentiva il viso tumefatto e gonfio, dove la sera prima suo marito aveva deposto le sue "carezze": era possibile che esistessero persone del genere? Persone che sembravano godere della sofferenza altrui?
La vecchia che le avevano assegnato come cameriera personale, le teneva una mano, mentre il medico la visitava. Non era stato suo marito a chiamarlo, ma la domestica stessa, quando si era resa conto che la sua padrona delirava e stava male. La donna più anziana le passava un panno umido sul viso, per rinfrescarla, mentre il giovane dottore la medicava.
Era un ragazzo piuttosto basso e con il viso pieno, ma le sue mani, sorprendentemente, erano quanto di più delicato la contessina avesse mai avuto modo di sperimentare. Nonostante fossero grandi e tozze, si muovevano agilmente sul suo corpo martoriato e riuscivano ad alleviarne le sofferenze. Sicuramente la domestica l'aveva chiamato di nascosto e il giovane era un medico alle prima armi: eppure si sentiva al sicuro con loro due nella stanza.
La porta si spalancò, lasciando entrare suo marito, visibilmente arrabbiato e seguito da una giovane ragazza dall'aria volgare e dal sorriso soddisfatto stampato sulle labbra. Il marchese osservò a lungo la scena, guardando male l'uomo che armeggiava fra le gambe di sua moglie. Ma il giovane sembrava non notarlo minimamente, tutto impegnato a curare la sua paziente.
- E voi chi siete? – tonò Antoine – Come vi permettete di toccare mia moglie?
Fece un passo avanti, intenzionato a sbattere fuori quel medico da strapazzo.
- Sono un dottore e sto visitando la donna che voi avete ridotto così – non si degnò neanche di voltarsi verso l'uomo più grande – Siete fortunato che la curi io, sono fermamente convinto che nessuno debba sapere lo stato di salute di una persona se non dal diretto interessato. Pensate che scandalo se si sapesse che il marchese de Brennon ha stuprato la giovane moglie e l'ha barbaramente picchiata.
Solo allora si girò verso il marchese e lo fronteggiò. C'era qualcosa negli occhi scuri di quel ragazzo bassino, qualcosa che fece indietreggiare l'uomo più anziano e lo fece ingoiare a vuoto un paio di volte. Nessuno si era mai permesso di usare quel tono con il marchese, né di guardarlo con tanto odio malcelato.
- Sta bene – bofonchiò Antoine – Sbrigatevi a finire il vostro lavoro e poi sparite.
- Ora sono il medico privato di vostra moglie e solo lei può mandarmi via – il ragazzo tornò ad occuparsi della sua paziente – Vi manderò il conto e tornerò a visitarla, personalmente, fra un paio di giorni. Che non vi venga in mente di reclamare i vostri "diritti" prima di due settimane, perché io me ne accorgerò e… Sapete, a volte bisogna fare degli strappi alle regole, sarebbe una vera sfortuna se qualcosa di quello che ho visto qui giungesse alle orecchie dei parenti di vostra moglie o dei suoi amici, oppure, addirittura, alle orecchie del re.
- Osate forse minacciarmi?
- Sì, la sto avvertendo che non provo simpatia per chi maltratta una donna – gli voltò di nuovo le spalle e cominciò a mettere via i suoi strumenti.
Il marchese si ritirò con la coda fra le gambe, timoroso che quel medico da strapazzo potesse veramente far scoppiare uno scandalo. Il duca d'Orleans era stato molto chiaro: basta scandali, oppure avrebbe trovato il modo di farli finire lui. Antoine de Brennon si massaggiò la gola, sapeva come risolveva le cose il suo "amico". Decise che non gli interessava poi molto se qualcuno si occupava di quella sgualdrina della figlia di Jarjayes, lui aveva altro a cui pensare.
Due settimane senza potere far valere i suoi diritti matrimoniali? Alzò le spalle: quello non era certo un problema, le sue numerose "amiche" lo avrebbero consolato.

Gerardine ricordava quel giorno ed era infinitamente grata a Du Martin, la prima persona a mostrarsi gentile con lei dopo la morte di André. Sul portone, mise una mano sul braccio del vecchio amico.
- Grazie per esserti prestato alla messinscena dell'opera.
- Quando ho letto il suo biglietto, credevo che esagerasse in merito alla ritrosia di sua nipote nel farsi visitare – rispose l'uomo – Mi sono divertito, spero di essere stato un attore all'altezza della situazione. Non dovete ringraziarmi, sapete che dal primo istante che vi ho vista sono stato vostro servo devoto.
- Fabrice? – alzò gli occhi velati di lacrime – Non so come ripagarti per tutto quello che hai fatto per me.
- Non dovete neanche dirlo, marchesa – l'uomo posò la sua mano su quella della donna – So che la differenza di classe è troppo grande, ma in un mondo diverso,, in un mondo più giusto…
- Meriti di meglio – mormorò – Meriti una donna il cui cuore non sia invaso dai fantasmi.
- Gerardine, io… - non poté finire la frase, la marchesa era già fuggita al sicuro lungo le scale.

- Beh, potrei cercare di vedere il lato positivo – Oscar non sembrava affatto contenta alla prospettiva di dover vivere con sua zia per due mesi – Immagino che ci vedremo tutti i giorni, visto che anch'io sono a Parigi.
- Prometto che se tu seguirai le istruzioni del dottore, io mi organizzerò in modo di tornare tutte le sere – ad André non sembrava vero di trovare sua moglie più ragionevole – Almeno finché sarai qui a Parigi.
- E' cosi impegnativo il tuo lavoro? – la ragazza sembrava perplessa.
- Il mio predecessore non era un tipo diligente: le truppe devono essere addestrate meglio, le ronde vanno riorganizzate e poi… Non vorrei turbarti, ma mi devi promettere di non uscire mai sola, soprattutto dopo il tramonto.
- Cosa c'è?
- Ultimamente ci sono stati dei disordini, niente di grave però… Pochi giorni fa un nobile è stato aggredito appena fuori dal suo palazzo. Pare fossero due uomini, forse spinti dalla fame e dalla disperazione: lo hanno derubato, la cosa sarebbe finita lì, ma lui ha deciso di reagire e i due malviventi lo hanno aggredito. Fortunatamente non si tratta di qualche ferita superficiale, ma mi sentirei più tranquillo se mi promettessi di essere prudente.
- Prima ascoltavo la conversazione fra la zia e il dottor Du Martin: la situazione è veramente così grave?
- La povere gente è stritolata dalle tasse e molti hanno perso il lavoro – ammise il ragazzo a malincuore – C'è molto malcontento fra il popolo.
Oscar continuava a guardare il pavimento, come cercandovi chissà che risposte. Aveva sentito la gente lamentarsi della regina e dare a lei la colpa di tutto: ma può una persona sola portare un paese sull'orlo del disastro? Si rese conto che dall'alto della sua torre d'avorio, immersa nei privilegi nobiliari e digiuna dei problemi del mondo al di fuori della reggia, non era in grado di capire fino in fondo cosa stesse succedendo alla Francia. I suoi pensieri furono interrotti da Rosalie che rientrava nella stanza con una tazza piena di un liquido fumante e dall'odore gradevole.
- Questo è per voi, madame – disse la ragazza posando il vassoio vicino ad Oscar – Preparato secondo le direttive del dottore.
- Dall'odore sembrerebbe buono – afferrò la tazza e annuso dubbiosa il contenuto scuro – Ha un'aroma… allettante, direi.
Oscar bevve un paio di sorsi e guardò la tazza stupita.
- Effettivamente è buona, non sembra neanche una medicina.
- Il dottore è molto bravo – rispose Rosalie con un sorriso – E' una delle persone che frequentano di più il salotto della zia, anche se ultimamente si è visto poco. Direi che sono molto amici, la zia mi ha detto che è il suo medico da quando si è sposata.
Oscar non ascoltava neanche più, intenta a finire l'infuso. Non solo era gradevole, ma le lasciava una sensazione di freschezza che contrastava con le nausee, regalandole un po' di benessere.
- Scusatemi – in quel momento fece il suo ingresso una cameriera, che Oscar riconobbe subito come Marianne – La marchesa vi prega di scusarla, ma una terribile emicrania la costretta a ritirarsi prima del tempo. Con permesso.
La ragazza fece una riverenza e sparì, sotto lo sguardo di disapprovazione di Rosalie che aveva stirato le labbra in una linea dura.
- Qualcosa non va? – chiese Andrè, notando l'espressione dell'altra.
- Non so, comunque non sono affari miei – disse la ragazza sedendosi – Ma da quando è diventata la cameriera personale della zia… non so perché non la cacci.
- Che intendi? Non si comporta a dovere? – chiese Oscar, memore del comportamento tenuto dalla ragazza a palazzo Jarjayes, ma lì non c'erano uomini a cui fare la corte.
- C'è un amico della zia che la viene a trovare, ogni tanto. Non so come si chiami, perché quando lui arriva la zia fa in modo di allontanarmi. L'unica cosa che so è che è un nobile e quando viene a trovarci, Marianne trova mille scuse per entrare nel salotto. Poi capita sovente che sparisca, anche per tutta la giornata – Rosalie scosse la testa – La cosa assurda è che la zia non la rimprovera mai, anzi quando torna la chiama nelle sue stanza e rimangono ore a parlare da sole con la porta chiusa.
Oscar e Andrè si guardarono perplessi, anche loro avvertivano che c'era qualcosa che non andava. Non avevano mai parlato delle reciproche esperienze con quella ragazza, ma era chiaro che tutti e due avevano tirato un sospiro di sollievo quando la marchesa l'aveva portata con sé a Parigi. Ora un dubbio attanagliava il cervello di Oscar: cosa aveva in mente sua zia? E che ruolo giocava la giovane, carina e sfacciata serva nei suoi piani?

Continua…