Breve capitolo di introspezione su Gerardine, mi sembrava doveroso chiarire un po' di cose su di lei.
Era sola nella sua stanza, aveva congedato Marianne in tutta fretta dopo che l'aveva aiutata a cambiarsi per la notte. Quello che aveva visto negli occhi di Fabrice l'aveva turbata non poco: le aveva ricordato il modo in cui la guardava Andrè e lei si era sentita persa. Avrebbe desiderato con tutta se stessa poter ricambiare i sentimenti del vecchio amico, ma il suo cuore le impediva di affezionarsi ad un uomo. Il ricordo di lui era ancora troppo vivido nella sua memoria, oscurando tutto il resto.
Eppure non si sentiva più degna di quel sentimento. Come poteva definirlo il grande amore della sua vita, ora? Per anni aveva tramato, mentito, intrigato e ricattato, pur di preparare il terreno per distruggere definitivamente l'ultimo colpevole ancora vivo. Aveva umiliato suo fratello, imponendogli di far sposare la sua ultimogenita con un uomo che lui non reputava degno perché di umili origini. L'aveva costretto ad adottarlo, per riparare in qualche modo a quello che aveva fatto ad Armand e Annette, costretti a lasciare il palazzo in piena notte, senza un posto dove andare e senza lavoro. Una parte di lei era convinta che se tutto quello non fosse accaduto, Annette non si sarebbe mai ammalata e Armand non avrebbe perso la vita, schiacciato da un carico malfermo. Suo padre era morto e lei aveva assistito ai suoi ultimi attimi di agonia, ma non era bastato a placare la sua sete di vendetta.
Quando Oscar era rimasta incinta, si era detta che il tempo stava per giungere. Aspettava solo la nascita del tanto sospirato erede di Auguste per gustare appieno la sua vendetta. Suo fratello sembrava convinto che ormai lei avesse finito, che fosse sufficientemente soddisfatta e che avesse accantonato i suoi folli propositi di rivincita. Era quello il momento per colpire e porre fine a quella guerra sotterraneo: una volta che il figlio di sua nipote fosse venuto al mondo, mentre Auguste festeggiava, lei avrebbe fatto recapitare le lettere a chi di dovere: il casato sarebbe stato trascinato nel fango, suo fratello avrebbe perso tutto e lei avrebbe potuto guardarlo dall'alto e ridere di lui.
Ma ora… non le era più possibile attuare il suo piano. Aveva permesso a se stessa di lasciarsi coinvolgere troppo: per punire suo fratello avrebbe finito per far del male ad Oscar e Andrè, non poteva tollerarlo. Si ripeteva che lei non era come il padre e il fratello, quello che il suo Andrè amava di lei era il rispetto che provava per le vite altrui. Come si era potuto ridurre a giocare con loro come se fossero pedine in un gioco di cui non conoscevano le regole? Come era potuta cadere così in basso?
E poi c'era Rosalie… Andò nell'anticamera, dove Marianne aveva lasciato tutte le candele accese. Piccola sciocca sbadata, troppo presa dal convegno che l'attendeva di lì a poco per badare a fare bene il proprio lavoro: poco male, tra poco Marie sarebbe andata da lei con la medicina, come tutte le sere, e avrebbe provveduto. Marie e Fabrice, gli unici che erano stati gentili con lei dopo il suo matrimonio, gli unici che avevano cercato di alleviare le sue sofferenze come meglio potevano. Cosa avrebbero pensato se avessero scoperto cosa in realtà si agitava dentro di lei? Sicuramente non l'avrebbero più considerata una vittima, non avrebbero più pensata lei come una brava persona.
Alzò lo sguardo verso il ritratto dell'uomo che odiava di più al mondo. Dalla parete sopra il camino, Antoine Etienne de Brennon la guardava con severamente, elegante e compito nel suo vestito riccamente ricamato. In gioventù era stato un bell'uomo, ma i vizi e le sregolatezze alla fine avevano avuto la meglio sul suo fisico: quando si erano sposati soffriva già di gotta, era fornito di una bella pancia prominente e aveva l'alito pestilenziale dei bevitori abituali. Non sarebbe stato più clemente ucciderla in quella scuderia insieme al suo amore, piuttosto che darla in pasto ad un lupo del genere?
Suo marito la odiava, odiava tutto di lei e della sua famiglia: i suoi piani di gloria erano stati resi vani dal fatto che il vecchio generale si era tirato indietro sul più bello. Aveva impedito che lei stesse vicina ai figli, crescendoli nell'odio verso la corona e verso la famiglia de Jarjayes. Si permise un sorriso cattivo, mentre si accomodava in poltrona e guardava il quadro come se fosse Antoine in persona.
- La vita è ironica, mio caro – rise senza allegria – Tu e Yolande avete fatto di tutto per non mantenere fede al vostro impegno. Avresti venduto l'anima al diavolo pur di non farmi crescere un figlio tuo.
Rise di nuovo, una risata malata di chi sta per perdere la ragione. Riuscì a recuperare il controllo di sé: non voleva lasciarsi andare ad una scenata isterica. Aveva vinto su suo marito e quella parvenu che si credeva chissà chi: lei era più forte di tutti loro, aveva la forza della disperazione dalla sua parte.
Dopo quello che le avevano fatto il padre, il fratello e il marito, aveva imparato una grande lezione di vita: tutto il potere che ti serve è quello che puoi esercitare sugli altri, il potere che hai sugli altri è quello che loro stessi ti accordano. Patetici stupidi uomini, bastava un nonnulla, una minaccia velata al loro nome e correvano tutti a rifugiarsi nelle loro squallide tane con la coda fra le gambe. Quanti di loro aveva ingannato millantando uno scandalo di cui non aveva prove? Persino de Bouille era caduto nella sua trappola: bastava saper recitare, inscenare noncuranza e il gioco era fatto: tutti pronti a fare quello che lei chiedeva.
Dove l'aveva portata tutto questo? Era sola con il suo odio e i suoi rimpianti, una donna sconfitta dalla vita e destinata a rimanere sola. Avrebbe dovuto svelare la verità a Rosalie, darle la possibilità di scegliere: ma la giovane avrebbe capito che la scelta sbagliata l'avrebbe distrutta? Nelle mani della Polignac sarebbe divenuta un mero oggetto di scambio come la povera piccola Charlotte: utile solo per fare un matrimonio di convenienza e poi lasciata in balia dei capricci di qualche nobile depravato.
Falso! Si alzò in piedi di scatto, desiderosa di distruggere l'intera stanza. Era tutto falso nel loro mondo: solo finzione, nessun rispetto per la vita altrui e per la dignità delle persone. Cadde in ginocchio mentre non riusciva a fermare le lacrime e i singhiozzi che avevano cominciato a venir fuori senza che lei se ne rendesse conto: non c'era redenzione per lei, aveva venduto l'anima al demone della vendetta e ora era giunto il momento di pagarne le conseguenze.
Continua…
N.B. Nel precedente capitolo non l'avevo detto, perchè all'epoca non aveva un nome. Oscar soffre di iperemesi gravidica, nulla di grave che di soli si può curare con dello zenzero e qualche accorgimento (nei casi più gravi è necessario alimentare la paziente con un sondino, ma non è il nostro caso). Quindi non sono capricci, ma un disturbo vero e proprio che all'epoca era considerato un mero fattore isterico.
