Oscar e Andrè erano fermi al centro del corridoio facendo correre lo sguardo dalla porta chiusa della stanza di Gerardine a quella di Rosalie, dove la ragazza aveva trovato rifugio dopo le dolorose rivelazioni sulla sua nascita. Entrambe aveva espresso il desiderio di rimanere sole, per riprendersi da quelle emozioni che ancora permeavano l'aria del palazzo.
I due ragazzi si guardavano preoccupati, ma indecisi sul da farsi. La marchesa sembrava sull'orlo di un collasso nervoso, mentre la piccola Rosalie, dopo le urla isteriche, si era trasformata in una maschera che non lasciava trasparire nulla di quello che le passasse per la testa.
- Cosa possiamo fare? – chiese Oscar – Non sono molto pratica di questo genere di situazioni, non so esattamente come ci si comporta con una donna sconvolta.
- Non temere – André le passò un braccio attorno alle spalle e se la strinse contro – Nessuno è pratico di queste situazioni: non capita tutti i giorni di ascoltare storie del genere.
- Perché mia zia non ha detto subito la verità? Sarebbe stato mille volte meglio.
- Credi? Pensi che per Rosalie sarebbe stato diverso scoprire mesi fa che la donna che più odia al mondo è la madre naturale che tanto cercava? – Andrè sciolse l'abbraccio e si diresse verso le scale – Qualsiasi momento sarebbe stato quello sbagliato.
- Hai ragione – ammise la ragazza con un sospiro – Deve esserci qualcosa che possiamo fare.
- Stare loro vicino e cercare di limitare i danni – Andrè cominciò a scendere le scale seguito da Oscar – Temo che i rapporti fra loro due siano compromessi, almeno per il momento. Spero solo che Rosalie sia abbastanza matura da capire che provare risentimento per la zia non risolverebbe nulla e che lei ha fatto solo quello che riteneva il meglio.
- Ti ricordi cosa dice sempre tua nonna? – Oscar lo seguiva a poca distanza – La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Immagino che il dovere ti chiami, mi occuperò io di loro.
- Sto mandando qualcuno ad avvertire in caserma che oggi non andrò – si voltò ad osservarla e le prese una mano – Il dovere più grande è quello che si ha verso la propria famiglia. Tu, la nonna e tua zia siete tutta la famiglia che ho, è mio dovere vegliare su di voi. Almeno siete tutta la mia famiglia per il momento…
Le carezzò il ventre prominente, per poi soffermarvisi con entrambe le mani con uno sguardo dolce e protettivo negli occhi.
- Promettimi che nostro figlio non sarà mai al centro di intrighi come questi, promettimi che qualsiasi cosa accada lo proteggerai.
- Lo proteggeremo insieme – Oscar mise le proprie mani su quelle di lui – Te lo giuro.
Lo lasciò andare e rimase ferma a metà della scalinata, meditando su quello che le aveva detto poco prima. "Il dovere più grande" si aveva con la famiglia, non con i sovrano, con il casato o con l'esercito: questo andava contro tutto quello che le era stato insegnato fin da piccola, eppure una parte di lei non riusciva a non essere d'accordo con quell'affermazione.
Si passò le mani sulla pancia e poi si piegò ad abbracciarla. A volte per proteggere il buon nome del casato si arrivava a schiacciare i propri figli sotto un cumulo di bugie oppure si costringevano delle bambine a matrimoni deplorevoli. Le sembrava che tutto il suo mondo dovesse crollare da un momento all'altro: dove erano tutte le certezze che le venivano dall'educazione di suo padre? Perché cominciava a mettere in dubbio l'assioma per cui le decisioni prese per il buon nome della famiglia andavano sempre bene?
Tornò sui suoi passi e si fermò davanti alla porta della zia con una mano sul pomello. Erano crollate anche tutte le sue certezze su quella donna bizzarra: chi era veramente? Cosa nascondevano quegli occhi scuri? Cominciò a provare un'infinita pena per quella donna a cui era stato negato di essere madre nel senso più vero del termine: non aveva dimostrato con Rosalie che lei erano nata per quello? Ripensando alla confessione che aveva fatto poco prima davanti a tutti loro, c'erano delle cose che cominciavano a farle cambiare idea.
Il marchese era un uomo terribile, come confermato dai pettegolezzi fatti dai suoi stessi amici, era arrivato al punto di sedurre una ragazzina pur di compiacere se stesso; aveva maltrattato la moglie togliendole tutti e tre i figli avuti insieme e poi le aveva negato anche la creatura nata nel peccato che Gerardine si era offerta di crescere. Perché tanto odio nei confronti della propria moglie? Il volto contrariato di suo padre mentre guardava la sorelle fece affiorare nuove domande. Perché suo padre era così adirato con lei? Perché ne rimproverava gli atteggiamenti ma non cercava di imporsi?
L'unica che aveva sempre difeso le stranezze della marchesa era sua madre. Ogni volta che si toccava l'argomento Gerardine, la contessa serrava le labbra in una linea dura e poi sosteneva che la libertà di fare quello che voleva se l'era guadagnata a caro prezzo. Cosa intendeva? Cosa sapeva sua madre che gli altri ignoravano?
La marchesa era stata la madrina di Andrè ed era stata molto amica di entrambi i suoi genitori, nonostante fossero servi e i nobili fossero sempre portati a vedere nei servi meri oggetti decorativi. Molti non facevano caso neanche se si trovavano nella stanza, mentre parlavano con i propri ospiti: ma sua zia no, conosceva tutte le cameriere per nome, comprese quelle che lavoravano nelle cucine o svolgevano le mansioni più umili, chiamava per nome tutti gli uomini che lavoravano nel palazzo e ringraziava sempre quando svolgevano qualche mansione per lei. Era così diversa dalle dame arroganti che liquidavano le serve con un gesto della mano una volta che avevano finito i propri doveri…
Cominciò a meditare su tante cose. Le sembrava che la testa dovesse scoppiarle da un momento all'altro. Alla luce di quelle considerazioni, tutto il mondo che aveva conosciuto fino a quel momento le appariva falso e poggiato sui pilastri dell'ingiustizia e dell'iniquità. Si era così arrabbiata alla prospettiva di passare due mesi insieme a sua zia, ma, forse, era giunto il momento di vedere un altro lato del mondo. Una realtà diversa da Versailles e da palazzo Jarjayes: avrebbe approfittato del tempo di permanenza lì per capire.

Chiuse il libro di scatto, annoiata da quella lettura e insofferente verso la pioggia battente. Sospirò, guardando fuori dalla finestra l'acqua che scivolava sulla vetrata e chiedendosi quanto ancora sarebbe durato il maltempo. Era fine ottobre e le giornate si erano accorciate, l'aria si era fatto più fredda e da due giorni il tempo era troppo brutto per pensare ad una passeggiata all'aperto.
La sua permanenza a Parigi si era prolungata oltre l'aspettato, ma non aveva la minima intenzione di tornare a casa. Non era pensabile rinchiudersi di nuovo in quella prigione dorata, non sarebbe più riuscita ad adeguarsi a quella vita vissuta in punta di piedi.
Oscar sorrise, pensando che in quei due mesi e mezzo in cui era stata ospite di sua zia si era abituata alla passeggiata mattutina per le vie del quartiere. Con Rosalie andavano spesso in giro per librerie e laboratori pittorici, infatti la più giovane aveva trovato in se un talento che non credeva di possedere. Riusciva ad imprimere sulla tela figure che suscitavano emozioni, era particolarmente brava con i paesaggi lacustri. La zia incoraggiava la sua giovane protetta a coltivare quel talento e provvedeva lei stessa a saldare il conto, ogni volta che la ragazza comprava tele e colori nuovi.
Oscar aveva cominciato a scoprire un mondo nuovo che le piaceva. Le piccole botteghe, i negozi del quartiere dove il contatto umano era qualcosa che le era stato sconosciuto fino a quel momento. A palazzo Jarjayes i fornitori parlavano direttamente con Marron, che si occupava anche di saldare i conti; la zia, invece, preferiva andare personalmente in quelle piccole attività famigliare per scegliere la merce e poi si faceva consegnare tutto a casa.
La prima volta che aveva proposto alla nipote di andare con lei, Oscar l'aveva guardata come se fosse pazza. Lei recarsi da un fornaio per scegliere il pane? Non si vedeva proprio in quel ruolo, ma acconsentì pur di respirare un po' d'aria fresca. Quel giorno aveva conosciuto il panettiere e la moglie, una simpatica coppia sempre sorridente e che la intrattenevano raccontandole simpatici aneddoti sugli altri abitanti del rione. Per lei quello era diventato un appuntamento imprescindibile, almeno due volte a settimana doveva recarsi lì per scambiare due parole con la signora Brunet, che non mancava mai di chiederle come proseguiva la gravidanza e di regalarle un dolce, dicendo che le donne incinta dovevano mangiare il doppio.
Nonostante i suoi ventitre anni, non aveva mai messo piede personalmente nel negozio di un sarto e non le era mai capitato di scegliere delle stoffe: quelle erano cose di cui si occupava Nanny o sua Madre, la sua educazione non prevedeva quel genere di "frivolezze". La prima volta era rimasta più di due ore ad esaminare gli scampoli che il sarto le aveva messo davanti, chiedendosi quale fosse la scelta migliore. Alla fine si era arresa con un'alzata di spalle e si era girata con sguardo implorante verso Gerardine. La marchesa si era lasciata andare ad una lieve risata e poi le aveva spiegato le diverse caratteristiche delle stoffe e per cosa era meglio usarle; le aveva anche consigliato i colori migliori da abbinare al suo incarnato e, per la prima volta, le aveva messo una mano intorno alla vita e l'aveva stretta in un abbraccio impacciato ma materno.
Mai avrebbe creduto di essere stata cresciuta in un bozzolo, eppure ora si rendeva conto che il mondo ovattato in cui l'aveva tenuta suo padre non era TUTTO il mondo. C'erano tante cose fuori dalle porte del palazzo, tanti tipi di persone che non si potevano semplicemente dividere in nobili e plebei. Tutta la gente che aveva conosciuto nella sua permanenza in città aveva qualcosa da insegnarle e lei era avida di sapere.
Si alzò, decisa ad interrompere la monotonia di quel pomeriggio piovoso. Andrè non sarebbe arrivato prima di due ore, ma forse sarebbe riuscita a convincere sua zia e Rosalie a giocare a carte. Era un passatempo che suo padre trovava deplorevole, era un'altra cosa a lei sconosciuta in cui lei aveva preso gusto: sua zia le aveva insegnato un sacco di giochi, ma era stata categorica nel dettare le regole. In casa de Brennon non si giocava d'azzardo, solo giochi adatti a delle signore di buona famiglia. All'inizio Oscar l'aveva preso come un attacco velato alla regina, ma poi aveva alzato le spalle dicendosi che non importava: tutto pur di non passare le giornate davanti alla finestra ad attendere il ritorno di Andrè.
Scese nel salotto al primo piano, sicura di trovare sua zia e Rosalie intente a chiacchierare, effettivamente era quello che stavano facendo ma Oscar non si era aspettata che avessero ospiti in una giornata del genere. Due giovani uomini erano seduti compitamente e sembravano molto presi dalla conversazione, lei ne riconobbe almeno uno.

Continua…