Quattro paia di occhi si girarono verso l'ultima arrivata, mentre Oscar avanzava sicura verso di loro. L'uomo più grande si alzò in piedi mentre la omaggiava con un lieve inchino.
- Contessa de Jarjayes – la salutò.
- Maximilian de Robespierre, ho sentito molto parlare di voi in questa casa – la ragazza chinò leggermente il capo in segno di saluto – La nostra piccola Rosalie sembra molto colpita dai vostri discorsi.
La ragazza abbassò il capo e arrossì leggermente, al suo fianco la marchesa si alzava per lasciare la poltrona più comoda alla donna gravida.
- Vieni a sederti qui mia cara – la invitò con un gesto della mano – Permettimi di presentarti l'altro nostro ospite, Bernard Chatelet.
A sentire quel nome, Oscar si concentrò ancora di più sul ragazzo. Ricordava il discorso fatto dalla zia, riguardo l'interesse del ragazzo per Rosalie e del fatto che sembrava corrisposto. La marchesa aveva detto che il giovane assomigliava ad André, ma la ragazza storse la bocca, dicendosi che le uniche somiglianze erano i capelli neri corti e la corporatura. Suo marito era più bello, decise dopo averlo soppesato con lo sguardo.
- Ho sentito dire che siete ospiti assidui di questo salotto – disse rivolta a Robespierre – Ma non ho avuto mai il piacere di incontrarvi nei miei mesi di permanenza qui.
- Impegni urgenti ci hanno tenuto lontano – rispose diplomaticamente – Sono tempi bui, colonnello, o dovrei dire… madame?
- Colonnello va benissimo, è il mio grado – anche se parlava con Robespierre, con la coda dell'occhio non perdeva di vista l'altro ospite – Sono in congedo temporaneo, credo intuiate il perché.
Si passò una mano sul ventre, mentre studiava le reazioni di Rosalie agli sguardi di Chatelet.
- Le mie più sincere congratulazioni – Maximilien era terribilmente serio.
Oscar guardò tutti e quattro i presenti e si rese conto che non c'era ombra di sorriso o cordialità sui loro volti. Aggrottò la fronte, chiedendosi cosa ci fosse che non andava.
- Scusaci, mia cara – la prevenne sua zia – Credo che oggi nessuno di noi sia di compagnia.
- Brutte notizie? – chiese preoccupata.
- Anche… - tergiversò la marchesa – La regina ha finalmente partorito. Sfortunatamente non è il tanto sospirato erede al trono, ma una femmina a cui pare sia stato imposto il nome di Marie Therese.
- E' per questo che siete tutti così seri? Quando è successo?
- La regina ha partorito circa quattro ore fa, ma noi lo abbiamo appena saputo – sospirò Gerardine – Comunque non è questo che ci angoscia. Vedi… hai sentito parlare di monsieur Rousseau, vero?
- Certamente, chi non lo conosce? E' diventato molto famoso anche grazie a quel romanzo…
- "La nuova Eloisa" – intervenne Bernard che continuava a guardare il pavimento – Non è per quello che dovrebbe essere famoso, ma per le sue idee.
- Indubbiamente anche per quelle, dubito che ci sia una sola persona in Francia che non lo conosca – convenne il colonnello.
- Jacques è un mio caro amico – proseguì la zia – Era assiduo frequentatore di questo salotto, fino a poco tempo fa. La sua salute sta peggiorando molto velocemente, Du Martine ci ha comunicato che dubita possa arrivare alla fine della settimana.
- Questo mi addolora molto – rispose la bionda ragazza di rimando – Capisco il vostro stato.
- Sarà una vera gioia per i nobili sapere che un uomo di tale levatura morale ed intellettuale, finalmente sta per morire – Bernard sollevò finalmente lo sguardo e lo puntò su Oscar, astioso – Nessuna voce si leverà più per difendere il popolo, è questo che l'aristocrazia si augura.
- Bernard! – Rosalie si sporse in avanti, come per farlo tacere.
- Monsieur Chatelet, credevo di essere stata chiara la prima volta che avete messo piede in casa mia – Gerardine si alzò di scatto – Tutti sono i benvenuti nel mio salotto, a patto che rispettino gli altri miei ospiti. Il vostro attacco lo trovo fuori luogo e da vero villano. Anch'io sono una nobile, vi sembra forse che stia gioendo della morte di un caro amico? Siete pieno di pregiudizi: le persone non si giudicano in base alla propria estrazione sociale.
- Scusate, marchesa, sapete bene che non mi riferivo alla vostra persona – si giustificò il ragazzo.
- Quindi vi stavate riferendo a me – Oscar lo prese in antipatia – Perché dovrei sentirmi felice della morte di un uomo? Solo per le sue idee liberali?
- Siete o non siete al comando delle guardie reali? Siete una nobile, è normale che certi discorsi che di Rousseau vi infastidiscano.
- Siete in errore – si difese la donna – Non ho motivo di sentirmi infastidita: Rousseau ha ragione su molte cose.
- Anche sulla regina? – Bernard scansò la mano di Robespierre che cercava di farlo tacere – Lo sappiamo tutti che, mentre la Francia si trova in difficoltà, lei vive rinchiusa nel suo bel mondo dorato alle spalle della povera gente.
- Non potete accusare la regina di tutti i mali di questo paese – Oscar scattò in piedi a sua volta – Non pensate che una persona da sola non può essere la causa della rovina economica della Francia? Mi chiedo come osate parlare di persone che neanche conoscete e…
- Oscar, calmati – sua zia le era accanto e cercava di tranquillizzarla – Non fa bene al bambino il fatto di agitarti in questo modo.
- Non fa bene a ME sentire certe stupidaggine che… - non fece in tempo a finire la frase.
Si piegò su sé stessa, avvertendo un forte dolore al basso ventre, seguito da una sensazione di bagnato. Sentì Rosalie emettere un lieve grido, mentre sua zia cercava di sorreggerla.
- Rosalie! Corri a chiamare il dottore e avverti Marie di mandare a prendere la levatrice – si voltò di nuovo verso la nipote – Calmati ora, cerca di respirare a fondo e vedrai che andrà tutto bene.
Oscar avvertiva di nuovo quel dolore al ventre, mentre si aggrappava al braccio della marchesa e sentiva Robespierre afferrarla appena sotto il gomito per tenerla in piedi.
- Zia, cosa sta succedendo? – non riusciva quasi a respirare per il dolore.
- Si sono rotte le acque, stai per partorire – le rispose la donna – Vedrai che andrà tutto bene.
- Ma è troppo presto! Mancano ancora due mesi!

Gerardine continuava ad impartire ordini alla servitù, ferma sulla porta della camera di Oscar, con il viso tirato e l'ansia che traspariva dagli occhi cerchiati. Bernard e Robespierre erano vicino a lei, insicuri su cosa fosse meglio fare. Alla fine il primo prese la parola.
- Sono mortificato, madame, se la colpa del malore di vostra nipote è colpa mia…
- Certo non le ha fatto bene quell'alterco con voi – lo rimbrottò dura – Ma non può aver certo causato tutto questo; sarebbe successo comunque.
- Possiamo fare qualcosa? Renderci utili? – Maximilien la guardò stralunato.
- Qualcosa che potete fare, effettivamente c'è – si massaggiò le tempie, visibilmente stanca – Andate alla caserma della guardia metropolitana; André de Jarjayes è il loro comandante, avvertitelo che sua moglie sta per partorire.
- Servo vostro – rispose pronto Robespierre – Andiamo, Bernard.
I due ragazzi corsero giù per le scale, sotto lo sguardo spaesato della marchesa. Rimasta sola la donna si concesse di appoggiarsi un attimo alla porta socchiusa e cercare di recuperare il controllo. Sapeva che in quel momento così delicato doveva fare forza a sua nipote, non lasciando trasparire la propria preoccupazione e cercando di farle credere che fosse tutto normale.
Ingoiò un paio di volte: Oscar era incinta solo di sette mesi, quante possibilità c'erano che il piccolo sopravvivesse? Temeva il peggio e non aveva nessuno a cui appoggiarsi per chiudere aiuto e conforto: ora lei avrebbe dovuto essere la roccia, il punto fermo di sua nipote. Fece un respiro profondo e si stampò sul volto un sorriso, sperando che risultasse naturale: a Versailles aveva affinato le sue doti di attrice, sperava che ora le sarebbero tornate utili.
All'interno dell'ampia camera, Marie era accanto a Oscar e le detergeva il volto sudato con un panno umido. La ragazza cercava di farsi forza, non un fiato le usciva dalle labbra, anche se gli spasmi del viso rivelavano quanto stesse soffrendo. Gerardine l'ammirò immensamente: durante il suo primo parto aveva urlato e pianto, si era dimenata come una pazza, mentre la vecchia Marie cercava di aiutarla come poteva. Non aveva avuto vicino nessuno, oltre la cameriera e una levatrice: fino all'arrivo di Marguerite, avrebbe fatto il possibile per rassicurare la ragazza. Si mise a sedere sul letto e prese la pezza dalle mani di Marie con un sorriso.
- Dai a me, faccio io – delicatamente le asciugò la fronte – Va tutto bene, respira a fondo. Presto arriveranno sia il dottore che la levatrice; ho già mandato qualcuno ad avvisare tua madre e André.
- Zia – le afferrò il polso, il viso contratto in una smorfia di dolore – E' troppo presto.
- Ssssh. Non pensare a questo, ora – le sorrise dolcemente – Concentrati sul fatto che andrà tutto bene. Rimarrò io accanto a te, fino all'arrivo di tua madre.
- Ho paura – le faceva male doverlo ammettere.
- Tutte abbiamo paura la prima volta – le strinse una mano, cercando di apparire sicura di sé.

Continua…