Capitolo 51. Quale amore?

Marron continuava a tergiversare, blaterando di come fosse importante mantenere al sicuro i propri cari e come, a volte, fosse necessario nascondere la verità per non causare altro dolore. Gerardine, semisdraiata sui cuscini la guardava intensamente, sempre più spazientita da quel monologo senza senso; spostava lo sguardo solo per fissare il vaso di rose nere, che faceva bella mostra di sé al centro del tavolo nella sua camera.
- Non sono più una bambina – la zittì con un gesto secco – Se devi dirmi qualcosa… se sai qualcosa di tutta questa assurda storia, allora dillo e basta!
- Bambina mia…
- Non sono più una bambina da molto tempo! – rispose imperiosa – Ho quarantotto anni e sono nonna: ti prego di smetterla di cercare di proteggermi. So badare a me stessa.
- Quando parlate così, sembrate vostra nipote – rispose l'anziana donna, chinando il capo – Non dovete odiare vostro fratello, non è come pensate: quella sera lui…
- Uccise Andrè su ordine di mio padre – strinse i pugni e ricacciò indietro le lacrime – Per i grandi de Jarjayes la vita umana conta meno di niente, se non si è nobili.
- Non è così, voi non sapete.
- Cosa? Cosa dovrei sapere? – la marchesa volse gli occhi verso le vetrate e rimase a fissare il sole morente.
Marron annuì e si fece forza: era ora che la verità su quella terribile notte venisse svelata a chi, più di tutti, aveva sofferto per le bugie dette in seguito.
- Dopo che Annette e Armand andarono via e vostro padre ordinò che voi…
- Fossi rinchiusa nella mia stanza, senza poter vedere o parlare con nessuno. Conosco ogni minimo dettaglio: ho sbagliato, forse è vero, ma nessuno di noi meritava quel trattamento – asciugò furtiva una lacrima, che ribelle era sfuggita al suo controllo – Auguste si è sempre rifiutato di dirmi dove l'avessero seppellito, nonostante io l'abbia minacciato più di una volta: sicuramente gettarono il corpo in qualche fosso, per evitare scandali.
- No, non andò così – Nanny la costrinse a girarsi e guardarla negli occhi – Ora tacete ed ascoltate: voi non avete motivo di odiarvi fra fratelli.
Prese un lungo respiro: come si faceva a dire certe cose, quando negli ultimi trent'anni si era mentito così spesso? Non era più sicura neanche di conoscere la verità "vera".
- Vostro fratello mi convocò nel suo studio, in gran segreto, e mi disse che qualsiasi cosa io avessi visto o sentito di lì a poco sarebbe dovuta rimanere segreta. Non mi minacciò mai, in modo diretto, disse semplicemente che se quella cosa fosse venuta alla luce, lui avrebbe trovato la mia Annette anche in capo al mondo…
- Che minaccia velata – ironizzò Gerardine – Riesco persino a vedermelo davanti, mentre ti terrorizzava con quello sguardo truce.
- Avrei potuto parlare dopo la morte della mia piccola Annette, ma voi portaste Andrè a palazzo, proprio sotto i suoi occhi…
- Scommetto che non fece minacce neanche in quel caso, giusto?
- No, non disse mai niente, ma io dovevo pensare a proteggere mio nipote e per questo ho fatto soffrire la donna che avevo cresciuto come una figlia – le afferrò le mani e scoppiò a piangere – Perdonatemi! Dovete perdonare il mio egoismo.
- Non piangere: non c'è nulla da perdonare – Gerardine accarezzava con infinito amore la testa canuta della sua vecchia governante – Vorrei solo avere un posto dove piangere per lui.
Marron si alzò, allontanandosi dal letto, e si asciugò gli occhi. Aveva fatto quello che doveva, ma non era una giustificazione per tutto l'odio ed il dolore che avevano avvelenato quella famiglia in tutto quel tempo.
- Vostro fratello mi portò dietro le stalle, nella stanza del vecchio Pascal. Pensavo che volesse dare degna sepoltura al corpo di Andrè e che mi avrebbe ordinato di provvedere, in accordo con il vecchio stalliere. Invece, Pascal non c'era, il conte mi disse che lo aveva mandato a chiamare un giovane dottore di cui poteva fidarsi.
- Un dottore? – Gerardine non poteva credere alle implicazioni di quel racconto.
- Sì, un dottore che voi conoscete molto bene – finalmente tornò a voltarsi verso la marchesa – Du Martine arrivò subito dopo che misi piede in quella catapecchia. Mi sono sempre chiesta come facesse Pascal a vivere in quel posto così malandato, ma, d'altro canto, quel vecchio caprone non poteva certo essere accolto…
- Marron! – la donna si sporse verso di lei, rischiando di cadere malamente dalle coltri.
- Scusatemi – si riscosse subito e continuò il suo racconto – André era disteso sul letto dello stalliere, il volto molto pallido e la camicia strappata. Era vivo, ma dubitavo che si potesse fare molto per lui. Il conte mi ordinò di prendermi cura di lui e di fare esattamente quello che il dottore avrebbe ordinato: nessuno della servitù doveva sapere cosa stava succedendo, ma soprattutto non avreste dovuto saperlo voi o vostro padre.
- Andrè era vivo? Auguste ha provato a salvarlo? – Gerardine si mise le mani nei capelli e serrò le palpebre, tutto l'odio covato in quegli anni sembrava non aver più ragione d'essere.
- Il giorno del vostro matrimonio, la sera tardi, durante la visita del dottore, Andrè parlò per la prima volta da una settimana. Era preoccupato per voi, non sapeva cosa vi avessero fatto ed era terrorizzato che vostro padre, in preda all'ira, avesse potuto… Temeva un gesto inconsulto, ecco.
Si girò verso la donna più giovane, che sembrava schiacciata dal peso di quelle rivelazioni. Marron aggrottò le sopracciglia: non avrebbe dovuto essere sollevata, sapendo che Andrè non era morto come lei aveva sempre creduto?
- Vostro fratello, invece, temeva quello che avrebbe potuto farvi vostro marito, se… se voi non fosse stata come avreste dovuto essere – arrossì vistosamente.
- Cioè se Andrè si fosse preso la mia verginità, giusto? – scosse la testa e rise amara – Non era così e anche se lo fosse stato, per Antoine non avrebbe fatto la minima differenza: il trattamento che mi avrebbe riservato non sarebbe stato diverso. Se Marie non avesse mandato a chiamare Du Martine, forse oggi non sarei qui.
- Non fu la vostra cameriera – rivelò Nanny – Vostro fratello accolse la preghiera di Andrè di mandare qualcuno a sincerarsi che voi stesse bene: decisero che il dottore sarebbe stato sopra ogni sospetto.
- Fabrice fu mandato da mio fratello? – la marchesa alzò la testa di scatto – Auguste era preoccupato per me, fino a questo punto?
- Al di là delle vostre incomprensioni, vostro fratello vi ha sempre voluto bene – asserì convinta la governante – Su questo non ho dubbi: non avrebbe agito come agì per salvare André, se non avesse avuto dell'affetto per voi.
- Cosa ne fu di Andrè? – provava una rabbia nuova, un odio nuovo, ma ora il soggetto del suo risentimento era un altro.
- Impiegò più di un mese per rimettersi abbastanza da essere allontanato da palazzo senza pericolo per la sua vita. Non sapevo dove il padrone avesse intenzione di mandarlo: partì di notte, col favore delle tenebre, con una lettera chiusa con lo stemma della vostra famiglia. Non mi disse dove era diretto e non tenevo a saperlo: se ne ero all'oscuro, non avrei avuto la tentazione di dirvelo.
- Non lo sapevi, finché non sei giunta qui su invito di mia nipote – Gerardine raddrizzò la schiena, mentre Marron fece un passo indietro terrorizzata dallo sguardo di lei – E' qui, è sempre stato qui al sicuro.
Si alzò a fatica e si avvicinò al tavolo: con un dito seguì il contorno di una rosa appena sbocciata, poi afferrò il vaso con entrambe le mani e lo sbatté con forza sul pavimento mandandolo in frantomi. I suoi occhi erano pieni di odio, sembrava una Errini pronta a colpire: aveva recuperato le forze, sorretta dalla furia che sentiva dentro. Aveva venduto l'anima al demone della vendetta e ora era pronta a colpire.
- Bambina mia, non fate così. Cercate di capire, cosa avrei potuto fare?
- Tu, niente: hai detto bene, avevi qualcuno da proteggere – un sorriso cattivo le piegò le labbra – Colpa mia e della mia ingenuità. Amore? Quale amore?
- Marchesa… - Marron ora aveva veramente paura di quella donna sconosciuta che restava rigida in piedi al centro della stanza.
- Bugie su bugie, ma quella più grande l'ha detta lui – chinò il capo e i capelli le coprirono parzialmente il volto, rendendola simile ad una pazza – Pagherà, pagherà per tutto!
Se l'avesse amata veramente, avrebbe cercato di mettersi in contatto con lei. Se fosse stato vero tutto quello che le aveva sussurrato nell'orecchio quella notte, sarebbe tornato per portarla via e salvarla dal marchese de Brennon. Invece era rimasto al sicuro nella tenuta in Normandia: forse si era persino rifatto una vita con qualche procace cameriera, dimenticando che lei era a Parigi a vivere un inferno.
Marron aveva mentito per proteggere sua figlia e suo nipote; Auguste aveva mentito per il buon nome del casato e per salvare la vita di Andrè dalla furia di loro padre; ma lui? Che giustificazione poteva dare? Era così poco l'amore che provava per lei da pensare solo a proteggere se stesso?
Si era salvato più di trent'anni prima, ora era il momento di pagare il conto.

Continua…