La notte senza luna era calata, ormai sembrava tutto quiete e silenzio… silenzio sì, quiete no. Nonostante l'ora tarda alcune persone non riuscivano a dormire, rigirandosi nel letto come se quel momento di ristoro fosse diventato un loro nemico. La casa era avvolta nelle tenebre, le cameriere avevano provveduto a spegnere tutte le candele e i servi si erano assicurati che tutte le porte fossero sprangate.
Lungo i corridoi regnava il silenzio, ma dietro alcune porte alcune persone facevano i conti con i loro demoni, con il loro passato e con le scelte che avevano fatto. Cosa rappresentava l'amore per ognuno di loro? Mentire? Tacere? Quanto amore bisogna nutrire per qualcuno per tenere dentro di se certi segreti? Quando il proteggere qualcuno diviene tradire la sua fiducia? Tante domande, a cui ognuno di loro dava risposte diverse.
Marron Glacé
Silenzio, finalmente. Ma non c'è pace per questa mia mente, per questa mia anima. Tradire, ingannare, mentire per proteggere ciò che avevo di più caro e alla fine scoprire che ho solo distrutto la bambina che ho cresciuto come se fosse mia. Quante volte ti ho vista correre per i giardini del palazzo, in compagnia di mia figlia e di quei due perdigiorno dei figli degli altri servi.
Giochi di bambini, mi ripetevo, eppure io sapevo, capivo ciò che vi univa. Ricordo la prima volta che tu e Annette vi siete incontrate: tu avevi solo pochi giorni di vita e la mia piccolina già due anni. Ricordo il sorrise che fece quando ti vide e come rimase incantata quando apristi gli occhi. Un amicizia, un legame quasi fraterno che nessuno avrebbe mai potuto spezzare: so che le sei stata vicino fino alla fine, incurante di cosa sarebbe potuto succederti se tuo marito lo avesse scoperto.
Sorelle nel cuore, anche se non nel sangue e io avevo incoraggiato questo legame: chi più di Annette avrebbe potuto servirti fedelmente per il resto della tua vita? Non avevo pensato che l'amicizia travalica certi confini che la società impone: mia figlia e il suo uomo sono stati allontanati da palazzo, pur di darti la possibilità di vivere ancora un istante della tua giovinezza.
Quando la vidi fare i bagagli, lei mi consolò: "Sapevo cosa rischiavo, ma per lei farei questo ed altro". Così coraggiosa, la mia piccola, così incurante di se stessa pur di aiutare un'amica.
Avevo visto come Andrè ti guardava, ma quello che mi aveva atterrito era come tu guardavi lui. Che un servo potesse amare la figlia del padre, nel segreto del suo cuore, era riprovevole, ma poteva succedere. Che una nobile ricambiasse con egual trasporto quel sentimento era inconcepibile e pericoloso.
Poveri i miei bambini: avete vissuto sulla vostra pelle la differenza incolmabile che esiste fra i nobili e i plebei. Sono leggi immutabili nel tempo: noi siamo nati per servire e voi sarete sempre un gradino sopra di noi, irraggiungibili. Eppure tu, piccola Gerardine, hai osato sfidare questo stato di fatto: ti sei innamorata di un umile servo e volevi stare con lui.
Dove vi ha portato tutto ciò? Sapevo che nulla di buono ne sarebbe venuto, ma addirittura la vostra rovina: mai avrei pensato che si giungesse a tanto. Quando tuo padre mi disse che stavi per sposarti, tirai un sospiro di sollievo: una volta lontano da palazzo, sposata e magari madre, avresti trovato la forza di dimenticare e lo stesso avrebbe fatto lui. Se solo quella maledetta notte non fosse mai esistita.
Sai, Gerardine, ho temuto per mio nipote come temevo per te e Andrè. Aveva il vostro stesso sguardo quando guardava Oscar, la piccola Oscar: tremavo e gli ripetevo di continuo che la differenza di classe non si abbatte mai. Gli ricordavo continuamente qual'era il suo posto e che era solo un servo. Sapevo che non sarebbe servito: non potevo certo raccontargli la vostra storia. Avrei dovuto mentire anche a lui sulla fine di André.
Mentire, mentire: non ho fatto altro da quella maledetta notte. Troppo vigliacca per parlare; troppo presa da cosa dovevo difendere per capire che stavo distruggendo te.
Perdonami, bambina mia, perdonami.
Fabrice Du Martine
Cosa ti turba, amore mio? Cosa c'è che non puoi dire al tuo confidente di tutta una vita? E' per l'uomo che ho salvato tanti anni fa e che ora fa il giardiniere qui? Tuo fratello mi disse che aveva attentato alla tua virtù, ma non voleva che morisse. Ho fatto tutto il possibile per salvarlo, dicendomi che non dovevo giudicare l'uomo ma solo salvare la sua vita.
Poi ti ho conosciuta e ho visto cosa ti aveva fatto quell'animale di tuo marito. Credo di averti amata fin dal primo istante: eri così indifesa, sembrava che fossi rassegnata ad essere trattata così, come se il fatto di essere quasi stata stuprata da un vile stalliere ti avesse resa colpevole di chissà quale abominio. Non c'era voglia di vivere nei tuoi occhi, solo un'infinita tristezza e tanta rassegnazione.
Avrei voluto uccidere il marchese e quel ragazzotto che avevano osato alzare le mani e gli occhi su di te. Nessuno ha il diritto di trattare in quel modo un altro essere umano; come se fosse un mero oggetto. Tu sei più di questo: tu per me sei sempre stata tutto. Se solo non fossi nato borghese o tu non fossi stata nobile… Avrei ucciso pur di averti per me: ma non come quelle bestie senza ritegno. Io voglio il tuo amore, il calore di una tua carezza e il tuo sorriso gentile che illumina tutta la stanza: voglio te in ogni tua sfumatura.
So che non mi ami e, forse, non mi amerai mai. Però… ti prego, non chiuderti in te stessa, negandoti la consolazione di un amico fidato. Quando sono tornato nella tua stanza, ho subito notato il vaso di fiori fracassato in terra e il tuo sguardo pieno di ira. Sai che lui è qui e, sicuramente, non tollereresti di averlo di nuovo davanti ai tuoi occhi.
Vuoi che lo uccida? Per te lo farei subito, bastarebbe un tuo cenno e gli strapperei il cuore dal torace per donartelo. Amore mio, dimmi qualcosa, qualsiasi cosa. Non chiudermi fuori dal tuo cuore. Io sono qui per te, sempre.
Andrè Legrand
Anche tu non puoi dormire, Gerardine? Anche tu stai ripercorrendo i sentieri dei ricordi che ci riportano al periodo più felice? Quando ti ho vista in giardino, avrei dovuto sfuggire lontano. Sapevo che non mi avevi notato: chi noterebbe un giardiniere che si occupa dei roseti?
Eppure non ho saputo resistere, è stato più forte di tutto. I tuoi occhi che sembrano ancora nascondere chissà quali segreti; i tuoi boccoli neri in cui tante volte ho affondato le mani; il tuo viso, uguale a come lo ricordavo, come se il tempo si fosse fermato. Come resistere al richiamo che emanava la tua presenza?
Ricordi ancora la nostra riva? Dove passavamo pomeriggi interi a raccontarci tutto, a scambiarci i nostri segreti? Ricordi quando, spinto da una forza più grande di me, ti ho coperto una mano con la mia? Io non scorderò mai il tuo sguardo e le tue labbra così invitanti: quel bacio è stato l'inizio della mia dannazione.
Continua…
