Entrò con un vaso pieno di rose nere, senza neanche guardarla si diresse, zoppicando, verso il tavolo posto al centro della stanza. Lo posò, dandole le spalle, e poi raddrizzò la schiena, attendendo quello che sarebbe seguito.
Gerardine serrò le labbra e tremava dalla rabbia: come poteva essere così indifferente, dopo essere stato la causa della rovina delle vite dei suoi amici? Lui al sicuro lì e loro nell'occhio del ciclone, cercando di tenersi a galla nel mare in tempesta dove erano stati gettati. Possibile che non provasse il minimo rimorso? Oppure era così folle da non temere la sua vendetta?
- Dì qualcosa! – ordinò vicina alle lacrime – Sto aspettando le tue patetiche spiegazioni.
- Non ho spiegazioni da dare – continuava a darle le spalle, timoroso che guardarla anche solo di sfuggita potesse far venir meno il suo coraggio – Tornatevene a Parigi, marchesa, e dimenticate quello che credete di aver visto.
- Codardo! – strinse con più forza lo stiletto, pronta a colpirlo – Traditore! Bugiardo!
- Bugiardo, mai! – si girò di scatto, pronta a fronteggiarla – Se tenete alla vostra vita, rimanete chiusa nelle vostre stanze e, appena la vostra salute lo permette, andate il più lontano possibile da qui. Non dite mai a nessuno chi credete di aver visto, specialmente a vostro fratello.
- Mi dai del voi, ora? – fece un passo verso di lui – Piccolo, patetico, egoista. Riesci ancora a pensare solo a salvare te stesso. Come ho potuto essere così cieca?
- Credete ciò che volete, ma, se mai avete nutrito dell'affetto per me, ascoltatemi – si girò di nuovo, chiudendo gli occhi, non tollerando di vedere lo sguardo di Gerardine pieno di odio.
- Affetto per te? Io ti amavo e tu… tu ti sei preso gioco di me e dei miei sentimenti. Non ti sei curato di nessuno: hai permesso che Armand e Annette pagassero anche per te.
- L'unico modo che avevo per proteggerli era rimanere qui, non mi aspetto che capiate. Voi siete una nobile e…
- Non osare! Non ti permettere di usare le differenze sociale per giustificare il tuo modo vile di fare – estrasse il pugnale e si avvicinò a lui – Voltati e guardami.
- No – non alzò la voce, professando il suo rifiuto – Fate ciò che dovete oppure congedatemi.
- Non sono come te, voltati.
Vedendo che lui non le ubbidiva, con la mano libera afferrò il braccio di lui e lo strattonò per costringerlo a girarsi. Andrè piangeva e non faceva nulla per mascherare le lacrime che gli inondavano il viso.
- Hai paura? Fai bene ad averla – Gerardine alzò il braccio che brandiva il pugnale, pronta a reclamare la sua vendetta.
- Non qui, vi prego – l'uomo si inginocchiò a fatica, supplicandola – Vi seguirò nel bosco e lì potrete fare di me ciò che volete, ma non nella vostra camera. Se vostro fratello lo sapesse…
- Se mio fratello sapesse cosa? – la donna lo guardò, tentennando un momento – Cosa non dovrebbe sapere mio fratello?
- Che non ho mantenuto la mia parte del patto – allungò una mano per sfiorarle la gonna della veste da camera – Vi prego, non rendete vano il sacrificio che ho fatto finora.
- Smettila! Parla chiaramente una volta per tutte. Di che patto stai parlando?
- Una vita per una vita – sospirò Andrè chiudendo gli occhi – La mia vita per la tua. Se io fossi rimasto morto, sareste stati al sicuro. Se avessi provato a vederti ancora…
- Ti avrebbe ucciso? – l'ironia nella sua voce e la derisione sul suo volto lo ferirono.
- No, avrebbe ucciso voi – mise i pugni sulle ginocchia piegate e sospirò – Io sono morto molti anni fa e rimango qui, come un fantasma, per tenere al sicuro le persone a cui voglio bene.
- Armand e Annette sono morti, molto tempo fa – trovava nauseante quella scena – Come vedi non c'erano nessun'altro da proteggere.
- Tu, eri rimasta tu da proteggere – tornò a guardarla con quegli occhi azzurri la turbarono, come avveniva tanto tempo prima – Se mi fossi allontanato da qui o avessi provato a farti avere mie notizie, tuo fratello ti avrebbe fatto uccidere. Non avrebbe permesso che tu "disonorassi" ancora il nome della tua famiglia, mischiandoti con gente di bassa lega.
- Ora non sono più in pericolo? Oppure ti fa comodo così?
- Lui non sa che ci siamo visti – distolse lo sguardo – Andiamo nel bosco, uccidimi e poi vattene. Se io muoio davvero, lui non ti farà nulla.
Gerardine, alzò di nuovo il braccio brandendo il pugnale. Auguste era stato furbo: se Andrè l'amava veramente si sarebbe tenuto a debita distanza per proteggerla, altrimenti, come un vile, sarebbe rimasto lo stesso nella tenuta in Normandia. Piano perfetto, se non fosse stato per quella vacanza fuori programma di cui suo fratello non sapeva nulla.
- Se decidessi di non ucciderti? – voleva portarlo all'estremo, prima di calare il braccio.
- Ho già parlato con Marron, lei non parlerà con nessuno e se continuerete a comportarvi come se io fossi morto… lui non sospetterebbe niente.
- Dimentichi il dottore, ti ha visto e ti ha riconosciuto anche lui.
- Allora tutto è perduto – sorrise asciugandosi gli occhi – Non fa differenza ormai, per quel che mi riguarda sono morto il giorno che ho dovuto rinunciare a te. Uccidimi qui e ora: se io muoio tu sei salva.
Gerardine annuì e poi calò il braccio.

La sagoma di Oscar si stagliava contro il tramonto, mentre sorseggiava dalla tazza in piedi sulla terrazza della propria camera. Osservava sole infuocato disegnare strane forme sul mare calmo e sembrava molto concentrata in quell'attività. Erano riusciti a far addormentare i bambini, finalmente, e si erano trovati d'accordo sul godersi quei momenti di tranquillità facendosi portare la cena in camera più tardi.
- Sei piuttosto silenziosa, ultimamente – Andrè cercò di essere diplomatico – C'è qualcosa che ti preoccupa?
- Non esattamente – si girò verso di lui, che era seduto composto su una sedia e aveva appoggiato i gomiti sul tavolino – Devo prendere alcune decisioni, ma non so dove mi porteranno.
- Posso aiutarti? Parliamone – provava di nuovo ad abbattere quel muro invisibile che lei aveva eretto – Una volta mi parlavi di tutto.
Oscar sospirò, poggiando la tazza sul piattino e avvicinandosi al tavolo. Spostò l'altra sedia e si mise a sedere, continuando a guardare il liquido ambrato che era rimasto sul fondo. Una volta parlavano di tutto, ma ora aveva paura che qualsiasi conversazione avessero cominciato avrebbero finito per parlare di quello che era successo fra lei e suo padre. Scosse la testa e cercò di sorridere: erano in vacanza insieme, avrebbero dovuto cercare di godersi quei momenti.
- Parla con me – la supplicò di nuovo André – Sai che puoi dirmi qualsiasi cosa. Questo tuo silenzio… non mi piace, Oscar.
- Sì, forse hai ragione – guardò suo marito dritto negli occhi e poi decise di rivelargli a cosa stava pensando da un po' di tempo a questa parte – Sto pensando di investire la mia dote in una palazzo a Parigi.
- Sarebbe bello – rispose il ragazzo moro con un sorriso di cortesia – Ma anche poco pratico. Io lavoro molto e anche tu sei sempre impegnata: i piccoli si sono affezionati alla zia e sarebbe poco opportuno mettere vicino a loro una balia. Vivendo a casa della zia, invece, sappiamo che c'è sempre qualcuno che si occupa di loro.
- Potrei occuparmi io di loro – disse voltandosi di nuovo a guardare il mare.
- Tu hai il tuo incarico alla reggia, come pensi di riuscire a conciliare le due cose?
- Sto pensando di lasciare il comando della guardia reale – ammise con un sospiro – Se mi trasferisco a Parigi con i bambini, tu potresti tornare a casa tutte le sere.
- Sei sicura? Non è la vita che fa per te, non riusciresti ad adattarti a fare solo la madre e la moglie – l'ammonì il marito – Sappiamo entrambi che non è quello il genere di vita che sceglieresti per te.
- Come facciamo a saperlo? Non ho mai provato, potrebbe anche piacermi – insistette lei.
- Oscar, ti conosco da sempre – Andrè sorrise e scosse la testa – Passare la vita ad aspettare dietro una finestra il mio ritorno? Non lo sopporteresti.
- L'ho fatto, durante la gravidanza, e ora avrei anche i due gemelli a cui pensare – caparbia come sempre, non cedeva di un millimetro – Oppure c'è qualche altro motivo per cui non voi?
- Niente mi renderebbe più felice che tornare tutte le sere da te e dai nostri figli, ma non a discapito tuo – cominciò anche lui a guardare il mare – Potremmo fare una prova.
- Cioè?
- Perché non prendi un lungo periodo di permesso? Ora che la regina non risiede più a Versailles tu hai meno preoccupazioni e meno impegni. Sono sicuro che Girodelle saprebbe tenere la situazione sotto controllo. Diciamo… tre o quattro mesi, giusto per fare un tentativo – tornò a guardare sua moglie e le sorrise in modo dolce – Sarai ospite di tua zia e potrai vedere se quel genere di vita ti piace. Se così non fosse, faresti sempre in tempo a tornare indietro e non avremmo buttato la tua dote in un palazzo che rimarrebbe vuoto.
- Possibile che tu sia sempre così pragmatico? – chiuse gli occhi e sorrise, avvertendo la vecchia complicità serpeggiare fra loro.
- Fra i due, ci deve pur essere qualcuno con la testa sulle spalle – rispose con aria saccente.
- Sei impossibile, quando fai così – lo ammonì lei – Sai che la regina mi considera ancora un'amica. Potrei chiederle il tuo posto e lei me lo darebbe in un battibaleno. Ti ritroveresti a farmi da secondo così velocemente che la testa ti continuerebbe a girare per un bel po'.
- Non dubito che lo faresti: ti piace troppo stare sopra – lo disse con un fare malizioso che la fece arrissire.
Si alzò in piedi e sollevò il pugno.
- Andrè! Sei impossibile!

Continua…