La sera era ormai calata e le stelle avevano fatto la loro comparsa, rendendo il cielo un manto infinito di punti colorati. La luna si specchiava sul mare, mentre il leggero sciabordio delle onde giungeva fino alle finestre aperte della stanza, rischiarata dalle candele accese che strappavano riflessi dorati ai capelli biondi sparsi sul cuscino. Domande, a cui non c'era stata risposta, aleggiavano ancora nell'aria, mentre i respiri affannati cercavano di portare aria ai polmoni.
- Sedurmi non è una risposta – ansimò Andrè, lasciandosi andare ad un sorriso.
- Non mi sembra che tu ti sia lamentato, poco fa – gli rispose Oscar stiracchiandosi pigramente – Anzi, qualche lamento l'hai fatto, ma non credo fosse di protesta.
- Da quando in qua sei così sfacciata? – si girò sorpreso.
- Si prendono brutte abitudini frequentando i tipi come te – rispose con un sorriso malizioso.
- Fammi indovinare: mi sedurrai ogni volta che ti chiederò il perché della tua voglia improvvisa di cambiare vita?
- Ti prego, Andrè, perché dobbiamo tornare sempre sugli stessi argomenti?
- Perché tu non vuoi rispondere, ecco perché – si mise a sedere sul letto evitando di guardarla – Cosa c'è che non puoi dirmi? Riguarda il motivo per cui hai litigato con tuo padre e ora ti rifiuti di vederlo?
Si tirò a sedere a sua volta, coprendosi con il lenzuolo. Aveva un'espressione triste negli occhi e si girò a fissare la schiena di lui. Forse era giusto che lui sapesse, così forse avrebbe finito di porle tutte quelle domande sul motivo che la spingeva a lasciare la reggia. Ma come poteva dirgli una cosa del genere? Come poteva spezzargli il cuore? Inoltre, neanche lei sapeva o capiva le motivazioni dietro le parole di suo padre: se lui avesse posto altre domande, non ci sarebbero state comunque risposte da dare. Si fece coraggio e provò a spiegargli cosa la turbava tanto.
- Quando sono nati i gemelli, io e mio padre siamo rimasti da soli perché lui voleva parlarmi. Pensavo che fosse contento, che finalmente avesse avuto quello che più bramava e che ci avrebbe lasciati in pace… invece… - non trovava le parole, sentiva un groppo in gola al ricordo del momento in cui aveva capito che suo padre non era un eroe, ma un uomo vile e pieno di sé.
- Ti ha proposto di ripudiarmi, vero? – lo disse senza amarezza, voltandosi verso di lei e carezzandole una spalla.
- Come fai a saperlo? – alzò lo sguardo stupita e lo fisso intensamente – Avevi origliato?
- No, semplicemente era quello che mi aspettavo. Ho temuto una sua mossa del genere dal preciso istante in cui ho saputo che aspettavi nostro figlio – scosse la testa e fece un sorriso forzato – Non sono stupido, Oscar, e sapevo che il nostro matrimonio non era stata un'idea di tuo padre, lui l'aveva semplicemente subito.
- Mia zia – confermò lei guardando fuori dalla finestra – Mio padre mi confessò che era stata tutta una sua idea e lui aveva dovuto soggiacere alle sue richieste, per non so che motivo… credo che lei lo ricatti, in qualche modo. Fatto sta che non vede di buon occhio che io sia sposata con un…
- Plebeo – finì lui – Puoi dirlo, non è un insulto. E' quello che sono, a prescindere dal titolo che ho acquisito con l'adozione e con il matrimonio.
- Non sembri particolarmente sorpreso o turbato da questa storia – non capiva come lui potesse accettare la situazione così com'era.
- Spesso e volentieri i nobili non si preoccupano della servitù – rispose enigmatico – Quando la mia adozione non era ancora stata resa nota, sentii dei discorsi… niente che mi piace ricordare.
- Riguardavano il nostro matrimonio?
- No, non sapevo neanche che noi due eravamo "fidanzati" – le cinse le spalle con un braccio e le baciò il capo – Se l'avessi saputo, avrei vissuto anni più sereni e felici. Ero così triste ed amareggiato.
- Perché?
- Io ti amavo, credo di essere sempre stato innamorato di te – ammise sorridendo fra i suoi capelli – Sentire che loro avevano in mente un pretendente ben preciso e che questi aveva tutte le carte in regola per essere un buon partito… non era certo incoraggiante. Mi ero preparato a perderti, ancora prima di averti mai avuto. Per te ero solo l'amico d'infanzia e, una volta sposata, non sarei stato neanche più quello.
- Chi? – chiese corrugando la fronte – Aspetta… Tu vai d'accordo con tutti, non hai nemici, eppure detesti una persona senza apparente motivo. L'uomo che mio padre aveva scelto era…
- Girodelle – ammise Andrè con un sospiro – Capisci perché non provo simpatia per lui? Se non fosse stato per la zia, ora saresti la contessa de Girodelle.
- Ti prego! Ho i brividi solo al pensiero di un'eventuale matrimonio con lui – rabbrividì veramente, mentre gli si stringeva contro – Ti amo, Andrè, credo di averti amata per tanto tempo senza mai rendermene conto veramente. Non avrei mai potuto provare la stessa cosa per Victor.
- Non pensiamo più, vuoi? Tu non permetterai a tuo padre di scacciarmi, altrimenti avrebbe già agito. Per rendere nullo il nostro matrimonio ha bisogno della tua approvazione, quindi siamo al sicuro – la guardò alzando un sopracciglio – Giusto? Oppure devo cominciare a fare i bagagli?
Oscar afferrò il cuscino e cominciò a darglielo in testa, fra le risate di lui che si girò e glielo strappò dalle mani.
- Sei la solita manesca.
- E tu il solito buffone – gli diede un colpetto sul naso – Ma mi piaci così, sei l'unico che riesca a strapparmi un sorriso.
- E' per quello che mi hai appena detto che voi lasciare la guardia reale? – André tornò serio.
- Non solo – si coricò e allargò le braccia in un muto invito.
- Non ci riuscirai una seconda volta – ma, intanto, le si sdraiò sopra – Perché vuoi lasciare la guardia reale? Per allontanarti da tuo padre ancora di più?
- Sai, il pensiero di quello che mi propose quel giorno era diventato una specie di tarlo e non riuscivo a pensare ad altro. Così ho cominciato a pormi delle domande su mio padre e sulla natura del nostro legame – sospirò accoccolandosi fra le sue braccia – Lui non mi conosce e io non conosco lui, non riusciamo a capirci e non sappiamo nulla l'uno dell'altra. Mia madre… sai che le voglio bene e le sono molto legata, ma mi rendo conto che è poco più di un'estranea al di là del legame di sangue. Così ho cominciato a chiedermi che tipo di madre io sia. Andrè, non voglio essere un'estranea per i nostri figli. Tu e i bambini siete le cose più preziose che ho.
- Mi fa piacere sentirtelo dire – la strinse ancora di più a sé – Ma ricordati sempre che non devi cambiare te stessa per noi. Abbiamo bisogno di te esattamente come sei.
- Cosa proponi, allora? Che li faccia crescere da mio padre? Mai! – si alzò di scatto e strinse i pugni – Voleva… voleva mandare lontano Armand e rinchiudere Annette in un convento, se non avesse trovato qualcuno disposto a sposarla. Che tipo di vita farebbero nelle sue mani?
- Hai mai sentito parlare di compromessi – le carezzò la schiena e le tirò dolcemente i capelli per farla stendere di nuovo – C'è un posto vacante a Parigi.
- Quale? – lo guardò dubbiosa, insicura su dove lui volesse andare a parare.
- Ho bisogno di un secondo in comando – rispose sorridendo – Credo che sia una posizione adatta a te… Ma se non so se potrai abituarti a non essere al comando. Potrebbe essere una soluzione, pensaci.
- Non sarebbe la prima volta che starei sotto di te – gli rispose dandogli una gomitata.
- Torno a ripetere che non capisco quando tu sia diventata così sfacciata – tirò fuori la sua faccia più angelica – Non capisco dove tu possa aver imparato queste frasi maliziose.
- Ho avuto un ottimo insegnate – gli rispose baciandogli il naso – Prometto che ci penserò… però sarebbe sempre un'alternativa valida se io chiedessi alla regina il tuo posto e tu mi facessi da secondo.
- I miei uomini mi sono fedeli – la redarguì con un'espressione boriosa – Non accetterebbero mai un simile cambio al vertice.
- Perché sono una donna? – era sul piede di guerra.
- Perché non sei me – fu la risposta enigmatica di lui.
Continua…
