I giardini di Versailles erano belli da togliere il fiato, in quella primavera così mite che aveva permesso ai fiori di sbocciare in tutto il loro splendore. Oscar si era recata al Trianon per incontrare la regina e ora attendeva che Maria Antonietta la raggiungesse in giardino.
Il biondo comandante si voltò, sentendo il vociare allegro della principessa reale e del piccolo Delfino di Francia. La regina sembrava felice, circondata dai suoi figli che non facevano altro che chiamarla per farla partecipare ai loro giochi: si chiese come sarebbe stata la sua vita se fosse stata cresciuta come una donna e la sua educazione l'avesse costretta ad accontentarsi di essere una madre e una moglie. Forse avrebbe avuto lo stesso sorriso felice e spensierato che la regina aveva in quel momento, oppure si sarebbe sentita incompleta?
Non sapeva rispondere a quella domanda e credeva che nessuno mai avrebbe potuto dire cosa sarebbe successo se la sua vita avesse preso una piega diversa. Come le aveva detto una volta sua zia, in un raro momento di complicità, bisogna giocare con le carte che la sorte ci ha dato: inutile chiedersi come sarebbe andata la partite se avesse avuto un asso invece di un quattro. Sorrise al ricordo di quello strano paragone fra il Whist* e la vita.
Strana donna sua zia: nonostante si conoscessero da anni, per un periodo avessero diviso lo stesso tetto ed ora stesse crescendo i suoi figli, Oscar ignorava quasi tutto della donna. L'unica certezza che aveva riguardava il fatto che non avrebbe mai permesso che qualcosa di male capitasse ad Andrè o i bambini, giocoforza aveva affidato a lei l'educazione dei gemelli sapendo che sarebbero stati al sicuro. Si alzò dalla panca al sopraggiungere della regina, accantonando i suoi pensieri sulla marchesa de Brenon.
- Madame Oscar, quanto tempo? – la regina usava sempre quel tono famigliare con lei, cosa che indispettiva non poco la Polignac che era poco distante.
- Maestà – rispose la donna, inchinandosi rispettosamente.
- Spero che la vostra breve vacanza sia andata bene e che la Normandia vi abbia ristorata. Ultimamente sembrate piuttosto affaticata. Come stanno i gemelli? Spero sempre che li portiate alla reggia: potrebbero giocare con la piccola Marie Therese. Hanno la stessa età.
- Non credo, vostra maestà, che sarebbe una cosa appropriata: i miei figli sono piuttosto irruenti e temo spaventerebbero la principessa.
La regina portò una mano alla bocca, ridendo della battuta, per poi tornare seria e fissare il comandante delle guardie reali.
- Ditemi, cosa vi porta qui? Ci sono problemi alla reggia? Oppure, anche voi come il conte di Fersen, siete venuta a rimproverarmi della mia assenza dalla corte?
- Maestà, chi sono io per dirvi cosa potete o non potete fare? Posso solo avvisarvi che il malcontento serpeggia fra i nobili. Comunque non sono qui per questo: devo chiedervi un grande favore, mia regina.
- Ditemi, Oscar – la regina parve incuriosita, in tutti quegli anni mai una volta il comandante De Jarjayes le aveva chiesto un favore.
- Si tratta del mio incarico, maestà… desidero lasciare la guardia reale ed essere trasferita alla guardia metropolitana – Oscar si era inginocchiata e teneva il capo chino.
- Perché volete lasciarci, Oscar? – la regina parve rattristata da quella richiesta – Volete onori più grandi?
- No, maestà, già quelli di cui mi avete investita sono troppi. Vedete… - non trovava le parole e quindi alzò la testa, ma non per guardare la regina.
Maria Antonietta seguì il suo sguardo, fino ad incontrare la figura di sua figlia, Marie Therese, che giocava vicino al fratellino, e allora comprese. Si girò nuovamente verso l'altra donna e sorrise.
- Volete passeggiare con me, comandante? – le chiese con tono dolce.
Oscar scattò in piedi e cominciò a seguirla, rispettosamente a qualche passo di distanza. La Polignac, nel frattempo, la stava fulminando con gli occhi, gelosa dell'evidente amicizia fra le due donne: per quella donna intrigante, qualsiasi legame la regina avesse, poteva risultare un ostacolo alla propria scalata sociale.
- Vi mancano i vostri figli, vero madame Oscar?
- Maestà io… - tacque qualche istante e poi si decise a parlare – Voi vi siete rifugiata qui per poter crescere i vostri figli, io vorrei fare altrettanto trasferendomi a Parigi, dove potrei vederli tutti i giorni.
- Deve essere triste non poter vedere i propri figli, lo comprendo – la regina si fermò per guardare Oscar dritta negli occhi e poi le sorrise – Vi concedo due mesi di permesso straordinario dai vostri incarichi qui alla reggia: se, trascorso questo periodo, rimarrete ferma nella vostra decisione, farò tutto ciò che è in mio potere per accontentarvi.
- Grazie, maestà – il comandante si inchinò rispettosamente verso la sua sovrana – Vi chiedo il permesso di congedarmi.
- Andate pure, Oscar, e portate i miei saluti a vostro marito.
- Grazie, maestà.

Stava andando a riprendere il suo cavallo, che aveva affidato ad uno stalliere all'ingresso del palazzo, quando vide un uomo arrivare nella sua direzione. Nonostante gli anni passati, avrebbe riconosciuto quella figura dovunque e sorrise, preparandosi ad inscenare la solita conversazione di cortesia.
- Conte di Fersen, mi fa piacere rivedervi – sperò che il suo sorriso fosse abbastanza convincente – Sono contenta che siate tornato dalla guerra, sano e salvo.
- Oscar, che piacevole sorpresa. Non pensavo certo di incontrarvi qui – rispose il conte, guardando verso la regina e la Polignac che giocavano con i bambini – Avete parlato con sua maestà?
- Sì, avevo una richiesta da farle – disse in modo non impegnativo – Voi venite spesso a trovarla?
- Quando posso – il conte sembrava teso – Vi ha ascoltato? Spero che almeno voi l'abbiate ridotta alla ragione.
- In merito a cosa? – era francamente stupita dell'atteggiamento del conte svedese.
- Non siete venuta qui a pregarla di tornare alla reggia? – Fersen la guardò, stupito a sua volta – Voi siete l'unica che la regina ascolterebbe. Sua maestà tiene in grandissima considerazione la vostra opinione.
- Perdonatemi, conte, ma non credo che la regina ascolterebbe chicchessia in merito alla sua permanenza qui al Trianon.
L'uomo sospirò, mordendosi le labbra come a cercare il coraggio di parlarle ancora. Era visibilmente teso e ansioso, mentre spostava lo sguardo su e giù lungo il vialetto.
- Oscar, sono preoccupato.
- Per le chiacchiere che fanno i nobili a corte? – si informò, incuriosita dall'atteggiamento dell'altro.
- La regina dovrebbe risiedere a corte e dare udienza ai nobili: è innegabile che il suo voler rimanere qui a tutti i costi sta ledendo la sua immagina fra l'aristocrazia. Inoltre la compagnia della Polignac esercita una pessima influenza sulla regina: quella donna non è come voi, la sua amicizia non è disinteressata.
- Ne avete parlato con sua maestà? – si informò, guardando a sua volta la contessa che rideva con Maria Antonietta.
- Temo che non mi darebbe ascolto, ritiene la contessa una cara amica e non accetterebbe di sentire quello che ho da dire su quella donna.
- Conte, devo dirvi che anch'io nutro gli stessi timori. L'unica speranza è che la regina apra gli occhi e prenda questa decisione in autonomia. Null'altro potrebbe convincerla delle cattive intenzione della contessa di Polignac.
- Da parte mia, farò tutto il possibile per convincerla. Mi auguro che anche voi mi darete man forte in questa situazione.
- Sto per lasciare la guardia reale. Non avrò molte occasioni di parlare in privato con la regina – Oscar distolse lo sguardo e si mise a fissare i fiori del giardino – Vi auguro di riuscire nell'intento e di convincere sua maestà a tornare a corte. per quanto riguarda la Polignac… non so cosa dirvi: ho motivo di credere che non sarà così facile interferire con la sua influenza sulla regina.
- Oscar, non potete abbandonare la regina. I vostri doveri…
La donna si voltò verso di lui con uno sguardo pieno d'ira, strinse i pugni e parlò chiaramente, come avrebbe dovuto fare già da anni.
- Avreste dovuto tenerla al riparo dai pettegolezzi e dalla calunnie: invece siete riuscito solo a fuggire oltreoceano quando le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega. Voi non avevate dei doveri verso la regina? Avreste dovuto ascoltarmi la prima volta che vi parlai e non tornare più in Francia – sospirò e scosse la testa – Conte, voi non fate il bene della mia regina: capisco i vostri sentimenti ma, se l'amaste veramente, avreste dovuto fare in modo da non far trapelare quello che c'è nel vostro cuore. Ci sono persone che amano in silenzio tutta la vita**: sfortunatamente voi non siete una di loro.
Detto questo, lasciò il conte di Fersen alle proprie spalle e si diresse verso la sua nuova vita. Voleva fuggire da quel mondo pieno di intrighi e finzioni: avrebbe voluto poter fare di più per la sua regina, ma, sfortunatamente, Maria Antonietta non le avrebbe dato ascolto. Come non le aveva dato ascolto il conte svedese, quando gli suggerì, tanti anni prima, di lasciare la Francia e non farvi più ritorno se non era in grado di celare quello che provava per la regina.

Continua…

* Storia del whist: .net/ita/whist_
** Frase di Andrè, tratta dall'anime.