Andrè era ancora una volta chinò a riempire un rapporto, mentre Alain era in piedi davanti alla finestra a guardare le esercitazioni che si svolgevano nella piazza d'armi. Come sempre masticava rumorosamente una paglia, cosa che sapeva irritare moltissimo il comandante e il suo vice: lui era così, si divertiva a provocare i propri superiori per vedere fino a dove poteva spingersi.
Aveva imparato ben presto che non poteva prendersi la benché minima liberta con il colonnello de Jarjayes, ma, in compenso, era diventato amico del comandante de Jarjayes. Gli uscì una lieve risatina nel pensare all'ironia di quella situazione: era amico del suo comandante, un povero diavolo che era salito di rango con un'adozione e un matrimonio, mentre non era visto di buon occhio dal secondo ufficiale, che era anche la moglie del suo amico. Una situazione ingarbugliata, se ne aveva mai vista una, che lo lasciava sempre perplesso. Da come Andrè gli aveva parlato estasiato della moglie si era aspettato una di quelle dame tutto moine, sciocche e prive di personalità, non certo quella specie di virago che faceva scattare tutti sull'attenti con uno dei suoi gelidi sguardi.
Si girò ad osservare il suo comandante ancora chino su quelle carte e si chiese, per l'ennesima volta, come avesse fatto un bell'uomo del genere a ritrovarsi sposato e innamorato di quella che hai suoi occhi era tutto fuorché una donna che poteva far girare la testa ad un uomo.
- E' inutile che continui a squadrarmi in quel modo – lo ammonì Andrè con un sorriso – Anche se ti sei innamorato di me, il sentimento non è corrisposto.
- Spiritoso – spostò una sedia e come di consueto accavallò le gambe di traverso sul tavolo – Mi stavo chiedendo come hai fatto…
- A fare cosa? – finalmente l'altro alzò la testa di scatto, sconcertato.
- A finire nella rete di quell'amazzone senza cuore – disse indicando il cortile dove Oscar visionava l'addestramento – Quando me ne parlavi, pensavo ad una dolce ed ingenua dama dell'alta società, non certo ad un soldato così… come dire?
- Non lo so cosa vuoi dire, ma se fossi in te non mi azzarderei a finire il pensiero in sua presenza – sorrise prima di continuare a stilare il rapporto.
- Capacissima di evirarmi su due piedi – rabbrividì il più grande dei due – Comunque è da ammirare, sicuramente non difetta di testardaggine.
- Non è il suo solo pregio, fidati – finì di firmare i fogli e poi li mise da una parte – Non la conosci come la conosco io.
- Mi stai proponendo di ovviare a questa mia mancanza di conoscenza del nostro ufficiale in seconda? – rispose malizioso Alain.
- Se solo ci provi, prima ti sistema lei e poi passerai dalle mie mani – minacciò, puntando un dito contro l'amico.
- Figurati, non è il mio genere – sbottò a ridere il soldato – Comunque una cosa è certa.
- Quale?
- Ti tiene per le palle – quando voleva sapeva essere molto volgare, ma suscitò l'ilarità dell'altro.
I loro discorsi da uomini furono interrotti dal bussare insistente contro la porta. Si guardarono un momento, quindi Alain si affacciò nuovamente alla finestra e scosse la testa stupito.
- Non è il nostro colonnello biondo.
- Avanti – ordinò Andrè, sollevando un sopracciglio e chiedendosi chi poteva essere.
Gerardine fece il suo ingresso, con uno sguardo preoccupato dipinto sul volto. Rimase qualche momento sulla porta, squadrando il soldato di cui ignorava l'identità e poi si voltò verso il nipote acquisito facendo un cenno della testa alla volta dello sconosciuto.
- Zia – Andrè scattò in piedi e fece il girò della scrivania – Cosa fate voi qui? E' successo qualcosa ai bambini?
- I tuoi figli godono di ottima salute – rispose la donna cominciando a sfilarsi i guanti – Quando li ho lasciati erano intenti a far disperare Rosalie, nascondendosi in giro per il palazzo.
- Cosa vi porta qui? – chiese ancora il giovane, avvicinandosi.
- Non mi presenti? – di nuovo accennò ad Alain con un lieve movimento della testa.
- Scusate – si riprese subito lui – Marchese de Brennon, questo è il soldato semplice Alain de Soisson.
A sentire il nome della nobildonna, il gigante le si fece incontro e si chinò rispettosamente, prima di farle il baciamani. Ritornò in posizione eretta e le sorrise: tutta quella deferenza di Alain nei confronti di un nobile, spiazzò André.
- Ho sentito molto parlare di voi, marchesa – disse il ragazzone – Grazie per tutto quello che fate.
- Vorrei poter fare di più – disse la donna togliendosi anche l'altro guanto e avvicinandosi alla finestra – Ho sentito parlare di voi, de Soisson: non è una buona cosa che due donne vivano praticamente da sole in quel quartiere.
- I miei turni di guardia, purtroppo…
- La mia cuoca ci ha lasciati per ritirarsi in campagna presso uno dei figli che pari necessiti della sua presenza – rese noto la donna con un sospiro – Mentre la mia cameriera personale sta per sposare il figlio del fornaio e dubito rimarrà al mio servizio ancora per molto.
Alain si limitò a guardare la schiena della donna, chiedendosi dove stesse andando a parare con tutta quella storia.
- Mandate vostra madre e vostra sorella da me, domattina presto – finalmente si girò con fare imperioso – Dite loro di portare le proprie cose: esigo che la servitù dorma a palazzo.
- Marchesa, sono benissimo in grado di provvedere alla mia famiglia – rispose piccato il soldato.
- Ma permettete che una giovane e bella ragazza come vostra sorella viva da sola con vostra madre – Gerardine lo guardò dall'alto in basso – Vi voglio dire una cosa che io ho imparato solo con gli anni: l'orgoglio è un sentimento nobile che può portare lontano, a condizione di non metterlo davanti agli interessi dei nostri cari.
- Avete fama di ottenere sempre quello che volete – Alain sbuffò divertito – Perché vi interessate a noi?
- Perché non dovrei? La signora Brunet mi ha messo al corrente del fatto che vostra sorella è stata "infastidita" da un'ufficiale: vi posso garantire che queste cose non succedono sotto il mio tetto, perché tutti sanno che non le tollero.
- La signora Brunet ha la lingua lunga – Alain incrociò le braccia e poi scosse la testa – Domattina all'alba?
- Non proprio all'alba, ma di buon'ora sì – la donna sorrise soddisfatta – Ora, se non vi è di disturbo, potete chiamare mia nipote e dirle che ho urgenza di parlare con lei?
- Subito – l'uomo scattò sull'attenti e fece per uscire – Grazie, madame.
Gerardine si limitò a voltarsi di nuovo verso la finestra, sotto lo sguardo corrucciato di Andrè, che prima di esternare i suoi pensieri attese l'uscita di scena del suo sottoposto.
- Cosa sta succedendo? Perché vi interessate della famiglia del soldato de Soisson?
- Non mi interessano in quanto familiari di un tuo subalterno. Ho sentito parlare di loro e delle condizioni in cui vivono, a me occorrono una cuoca e una cameriera, ovvia soluzione ad entrambi i problemi, no? – la donna si accomodò su una sedia – Per quanto riguarda quello che sta succedendo: ho avuto notizie preoccupanti da Versailles e credo che ne dobbiate essere informati quanto prima.
In quel momento la porta si aprì, Oscar era entrata senza bussare e aveva il fiatone. Gli occhi sgranati e pieni di preoccupazione, lasciavano capire che il suo primo pensiero, come per Andrè, era stato che fosse successo qualcosa a uno dei gemelli.
- Calmati, mia cara, o invecchierai prima del tempo – disse Gerardine alzandosi in piedi – I tuoi figli stanno bene, come ho già detto a tuo marito. Chi è nei guai è la regina.
- Cos'è successo a sua maestà? – si informò la ragazza chiudendo la porta.
- Ieri il gioielliere Bohmer si è recato a Versailles chiedendo che gli venisse pagata una collana.
- La regina ha comprato un gioiello e non lo ha pagato? – chiese Andrè perplesso.
- No, la cosa è un po' più complicata – la donna sospirò e si mise di nuovo a sedere – Pare che la collana in questione fosse stata commissionata dal vecchio re per la sua favorita, la contesse du Barry. Il gioiello in questione era composto da diamanti, vi lascio immaginare quale può essere il suo valore… comunque, la regina ha negato di averla acquistata.
- Non capisco – disse Oscar, sedendosi a sua volta.
- Neanche io capivo, all'inizio – la donna più matura si massaggiò le tempie – Il gioielliere è stato indotto a credere che la regina volesse comprare la collana di nascosto, visto il suo enorme valore e lo stato di avversità in cui si trovano le casse dello Stato; il cardinale de Rohan ha fatto da garante, mentre madame de la Motte si è incaricata di consegnare il prezioso alla regina. Tu la conosci, Oscar?
- E' la moglie di Nicolas de la Motte, che era ai miei ordini quando ero a capo delle guardie reali.
- Esatto – annuì la marchesa – Ma non solo… Jeane de la Motte da nubile si chiamava Jeanne Valois ed era la figlia di Nicole LaMoliere.
Oscar e Andrè si guardarono, riconoscendo quel nome.
- Quindi Jeanne e Rosalie… - cominciò Andrè facendo il giro della scrivania per sedersi.
- Sono cresciute come sorelle – finì Gerardine – Che situazione intricata… ho paura che non ne verrà fuori niente di buono.
- Come ha reagito la regina? – si informò la nipote.
- Si è dichiarata innocente, sostenendo che il cardinale de Rohan e Jeanne de la Motte hanno complottato alle sue spalle per suscitare uno scandalo. Se questo era il loro intento ci sono riusciti, anche se credo che Jeanne, in realtà, puntasse solo ai soldi.
- Cosa intendente con "ci sono riusciti"? – Oscar temeva di sapere la risposta.
- La regina è stata troppo avventata, facendo una scenata davanti ad altri nobile e sollevando un vespaio – la marchesa scosse la testa in segno di biasimo – Non solo tutta la corte è al corrente di questa storia, ma lo scandalo sta varcando i cancelli della reggia.
- Cosa succederà, ora? – chiese Andrè.
- Non lo so – Gerardine chiuse gli occhi e si portò una mano alla testa – Stavolta non so proprio che sviluppi può avere questa storia, ma credo che niente di buono possa venire da un simile scandalo.
- Rosalie ne è al corrente? – Oscar fissava il pavimento.
- Sa dello scandalo per averne sentito parlare oggi al mercato, ma non sa che sua sorella è implicata – la donna strinse i pugni e guardò fuori dalla finestra.

Continua…