C'erano voluti due anni* perché i colpevoli del furto della collana venissero processati, tutto per fare in modo che lo scandalo si sgonfiasse. L'unico risultato, invece, era stata la morbosa attenzione del popolo e dei nobili, indispettiti dal fatto che la regina non concedesse più udienza. Persino ora l'aula era gremita: Oscar, Rosalie, Andrè e Gerardine avevano faticato non poco a trovare posto in quella ressa di curiosi che anelavano solo ai particolari piccanti che l'imputata principale sembrava pronta a fornire durante la propria deposizione.
Jeanne era ritta davanti ai giudici, con uno sguardo arrogante dipinto sul bel viso e l'atteggiamento di chi non ha più nulla da perdere. Gli altri imputati erano dietro di lei e sembravano terrorizzati da tutta quella storia, cosa comprensibile visto che rischiavano il carcere a vita. La bella ragazza mora si scostò i capelli dal viso e prese un respiro, prima di continuare a sputare veleno sulla regina.
- Sappiamo tutti che la contessa di Polignac è la preferita della regina. Anche lei è sua amante – approfittando del brusio della sala, Jeanne si guardò intorno e poi puntò il dito contro Oscar – Poi… l'ex comandante delle guardie reali! E' lui la prova, più di chiunque altro. Era il capo di mio marito Nicolas ma, anche se si veste da uomo, è una donna.**
Oscar si alzò in piedi, indignata e con una mano sulla spada, prontamente trattenuta da Andrè che le bisbigliò all'orecchio di calmarsi, mentre la Valois appena più in basso, continuava la sua messa in scena.
- Non è questa la prova migliore? La regina fa vestire da uomo una che ama e se la teneva vicino come compagna di giochi amorosi** - il giudice le ingiunse il silenzio e allora provò ad attaccare da un altro fronte – Cosa mi dite della missiva del gioielliere che la regina bruciò? Non è forse un'ammissione di colpa? Perché bruciare la lettera se non per nascondere la parte che la regina ha avuto in questa storia?
Il pubblico cominciò ad urlare in favore dell'imputata, mentre il giudice continuava a battere il martelletto ordinando che fosse fatto silenzio. Jeanne se la rideva, aveva ottenuto ciò che voleva, instillare il dubbio nella gente che la regina avesse tramato per impossessarsi della collana senza pagarla. Il giudice fu costretto a far sgomberare l'aula, mentre Andrè cercava ancora di calmare Oscar, pronta a farsi largo a forza e passare quella bugiarda a fil di lama.
Gerardine, invece sedeva composta e con lo sguardo perso nel vuoto, mentre teneva una mano su quelle giunte di Rosalie. La ragazza tremava ed era sull'orlo delle lacrime, ma anche questo non sembrava preoccupare la marchesa, che rimaneva chiusa in un silenzio ostinato.

- Ti rendi conto! Ha detto che sono omosessuale! – Oscar era esplosa, non appena varcata la soglia di casa – E tutte le bugie che ha detto sulla regina?
- Calmati ora – Andrè era seduto intorno al tavolo con Rosalie e Gerardine – Il tuo urlare non cancellerà quello che è stato detto in quell'aula.
- Parli bene, tu – si girò come una furia verso il marito e poi riprese a camminare su e giù per la stanza – Non è di te che sono state dette quelle cose.
- Perché te la prendi tanto? – la marchesa si girò verso la porta e fece un cenno alla governante – Marie, potresti portarci del tè? Vedi se la cuoca ha preparato dei dolcetti e fanne portare qualcuno anche ai bambini.
- Come desiderate, marchesa – l'anziana donna fece un inchino e si dileguò.
- Come fate a essere così tranquilla? – Oscar si fermò di colpo e scrollò le spalle in segno di resa – Non c'è nulla che vi turbi, zia?
- Dopo tutti questi anni, dovresti aver capito che ci sono poche cose che mi sorprendono. Mia cara, cosa avresti fatto tu al posto di Jeanne? Sapeva di essere spacciata, prima ancora di entrare in quell'aula di tribunale – batté dei colpetti sulle mani di Rosalie, che era nuovamente scoppiata a piangere – Quando sai di essere destinata ad affondare, tanto vale portare più gente possibile giù con te.
- Quindi secondo voi ha agito correttamente? – la donna bionda afferrò una sedia e si mise a sedere – Dire bugie è accettabile?
- Punto primo, ti consiglierei di non urlare in quel modo: i bambini potrebbero sentirti ed esserne turbati – si girò verso Andrè e lo fissò a lungo – La cosa migliore, visto quello che è stato detto, è cercare di non dar peso alla cosa e comportarci il più normalmente possibile.
- Parlate come se la cosa riguardasse anche voi – Oscar poggiò il mento sul pugno chiuso e cominciò a tamburellare con le dita – Sono io ad essere stata diffamata.
- Cosa è diverso, stavolta? – la marchesa sollevò un sopracciglio guardando la nipote con curiosità.
- Stavolta? – Oscar smise di tamburellare con le dita e la guardò esterrefatta.
- Tesoro – la rabbonì Andrè, poggiandole una mano su quella aperta di lei – Anche quando frequentavamo la reggia, molte persone dicevano quelle cose di te. Non ti ho mai vista reagire in questo modo, di solito ti limitavi a sorridere di queste chiacchiere.
- Non sono pettegolezzi fatti dietro una colonna. Jeanne de La Motte ha detto pubblicamente che…
- E' dunque questo il problema? Che lo ha detto pubblicamente? – Gerardine scosse la testa – Hai ben altro di cui preoccuparti, che non quelle stupide illazioni. Ci sono cose più gravi in tutta questa faccenda.
- Cosa volete dire? – Rosalie guardò tutti con gli occhi sgranati – Cos'altro ha detto mia sorella?
Oscar e Andrè, a loro volta stupiti, si girarono verso la marchesa, che cominciò a giocare nervosamente con un fazzoletto. Marie entrò nel salotto portando il tè con i dolci ancora caldi, poggiò il tutto sul tavolo, fece un inchino e si ritirò rispettosamente nel più totale silenzio.
- Nicolas de La Motte era ai tuoi ordini – disse Gerardine quasi sopra pensiero.
- Avete detto bene: era. Quando è scoppiato lo scandalo, io avevo già lasciato la guardia reale – Oscar afferrò un biscotto e lo morse nervosa – Di cosa dovrei preoccuparmi.
- E' vero che quando era scoppiato lo scandalo, tu eri già stata trasferita alla guardia metropolitana, ma prima? – la donna si alzò e cominciò a sua volta a camminare nervosamente per la stanza – Tu eri ancora il comandante di quell'uomo, quando lui e Jeanne avevano cominciato a imbastire questa truffa.
- Non sono responsabile di quello che fanno i miei soldati quando non sono in servizio – la ragazza si mise subito sulla difensiva.
- Qualcuno ha già fatto notare a sua maestà che è alquanto strano che tu non sapessi degli intrallazzi di uno dei tuoi sottoposti – si fermò e guardò Rosalie di sottecchi – Mia piccola cara, potresti assicurarti che i bambini siano tranquilli e non abbiano sentito le urla di poco fa?
- Come desiderate, zia – la ragazza si alzò, asciugandosi ancora una volta gli occhi ed uscì dalla stanza.
Andrè guardò la porta, corrugando la fronte e poi si girò verso la marchesa.
- La Polignac – sentenziò.
- Chi altri? – la donna si appoggiò alla spalliera della sedia – Ci odia profondamente e il fatto che abbia scoperto chi sia Rosalie in realtà… diciamo che le ha dato una spinta in più per cercare di farci del male.
- La regina non crederà mai a questa cosa – asserì Oscar convinta.
- Non è quello il suo scopo. Non è alla regina che vuole forzare la mano – strinse così forte la sedia che le nocche diventarono bianche.
- Vuole forzarla a voi? A che scopo? – Oscar si alzò per fronteggiare la zia, con piglio deciso – Cosa vuole da voi?
- Rosalie, vuole Rosalie – la donna strinse gli occhi e imprecò sottovoce.
Continua…

* Tempi Ikediani. Secondo la ricostruzione cronologica della Ikeda nel 1783 il gioielliere Bohmer si reca a corte per farsi pagare la collana, mentre il cardinale Rohan viene convocato a corte solo nel 1785 e da lì si da avvio al processo. La sentenza viene emessa nel 1786, ben tre anni dopo che "l'affare della collona" venne alla luce.
** Preso dal manga