Jeanne Valois era stata condannata alla fustigazione e alla marchiatura a fuoco come ladra, ma era riuscita misteriosamente a fuggire dalla prigione di Sanpetriere e ora si era nascosta chissà dove grazie all'aiuto di qualcuno. A corte si mormorava che fosse protetta da una persona importante che faceva parte dell'aristocrazia e tutto il dispiegamento di forze che era stato ordinato dai consiglieri del re non era servito a nulla.
Mentre viaggiava sulla carrozza diretta a palazzo Polignac, meditava che la contessa aveva tutto il diritto di chiedere a Rosalie di andare a vivere con lei, visto che era la madre naturale della ragazza: ma il ricatto? Forzare la mano a tante persone solo per ottenere quello che voleva era un atto meschino degno di quella donna priva di scrupoli. Pettegolezzi che giravano insistentemente per i corridoi della reggia, dicevano che la contessa non si era arresa e meditava di adottare una ragazza per farla sposare al duca de Guiche e ottenere così la tanto sospirata alleanza con quell'uomo influente.
Scese davanti al portone del palazzo e socchiuse gli occhi, se per ripararsi dal sole o per soppesare il nemico che si accingeva ad affrontare, non lo sapeva neanche lei. La Polignac era un'avversaria temibile, un serpente velenoso pronto a colpire quando ormai l'altro contendente aveva abbassato le difese. La battaglia di cui sarebbe stato teatro quel palazzo era imminente e non doveva uscirne sconfitta, la felicità di troppe persone era in gioco e doveva riuscire a recidere tutte le teste dell'Idra.
Fu scortata da una cameriera fino alla biblioteca e lì le fu chiesto di aspettare che la contessa la ricevesse. Era prevedibile che la donna, giocando sul suo terreno, cercasse di avvantaggiarsi in ogni modo, quindi si mise a sedere e si preparò ad una lunga attesa. Le sue previsioni si rivelarono infondate, la sua nemica arrivò poco dopo facendo il suo ingresso con cipiglio deciso e lo sguardo torvo di chi si sente la vittoria in pugno.
- Madame de Jarjayes, a cosa devo l'onore – prese posto sulla poltrona di fronte a quella già occupata dalla sua ospite.
- Colonnello – precisò Oscar, intrecciando le mani e socchiudendo le palpebre – Non è una visita di cortesia e questo lo sapete benissimo, contessa.
- Immagino siate qui per parlare di mia figlia.
- Sono qui per parlare di Rosalie de Brennon – tutto il suo piglio militare traspariva dal tono deciso e tagliente – Vedo dalla vostra espressione stupita che non sapevate della recente adozione di Rosalie da parte di mia zia. Ora è una nobile a tutti gli effetti e fa parte della nostra famiglia.
- E' mia figlia! – la donna lasciò trasparire tutta la sua ira.
- Vi conviene abbassare la voce, contessa, non vorrete essere sentita da tutta la servitù mentre definite una ragazza "qualunque" come vostra figlia – si permise un piccolo sorriso di scherno – In fin dei conti è stata abbandonata appena nata, sua madre era ancora nubile. Non ritenete che sarebbe una cosa imbarazzante?
La donna deglutì e annuì, cercando di recuperare la calma. Il suo sguardo diceva che non si sarebbe arresa così facilmente e che non aveva ancora giocato tutte le sue carte.
- Sarebbe ancora più imbarazzante se si venisse a sapere che negli ultimi anni voi e vostra zia vi siete prese cura della sorella di Jeanne Valois – la donna sorrise cattiva – Il vostro reggimento è stato mobilitato come il resto dell'esercito, giusto? Eppure non siete ancora riusciti a catturare la fuggitiva… non ritenete che sia una cosa che darà adito a molte voci? Persino la regina potrebbe essere informata. Come credete che reagirà? Non pensate che anche lei avrà dei dubbi sulla vostra famiglia?
Oscar continuava a guardarla fissa, quasi non batteva le palpebre, come se si aspettasse che la Polignac potesse avventarsi su di lei da un momento all'altro. Durante il discorso dell'altra si era sporta in avanti come per ascoltarla attentamente, ora annuì grave e tornò ad appoggiarsi contro lo schienale della poltrona.
- E, ditemi, contessa, non suonerebbe ancora più compromettente essere la madre della ragazza che è cresciuta considerando Jeanne Valois come sua sorella? In fin dei conti le voci girano a Versailles. Basterebbe che una sola delle dame che frequentano la reggia fosse messa al corrente del legame che intercorre fra voi e Rosalie… devo proseguire? Anche per voi sarebbe una situazione difficile da spiegare a sua maestà, non trovate? – Oscar si alzò e la squadrò dall'alto – Senza contare lo scandalo che si abbatterebbe sul vostro nome. Una ragazza nubile che si è fatta sedurre da un uomo più grande di lei, con la promessa di sposarla non appena fosse morta la prima moglie… dire che non fate una bella figura, contessa. Dovreste anche spiegare alla regina il perché l'abbiate abbandonata, affidandola ad una serva che si trovava in ristrettezze economiche e con una figlia da allevare.
Fece qualche passo verso la porta e poi si girò nuovamente a guardare la sua nemica, che ora la fissava piena d'odio. Persino una donna caparbia come la Polignac si rendeva conto di aver perso al suo stesso gioco: le accuse che lei poteva muovere contro Oscar e Gerardine, erano le stesse che potevano essere mosse contro di lei.
- Ditemi una cosa, contessa, se tenevate così tanto a vostra figlia perché non l'avete lasciata a mia zia che l'avrebbe cresciuta come propria? Perché non vi siete più preoccupata di cosa le fosse successo? Non vi siete neanche degnata di mandare qualcosa alla povera Lamoliere, per alleviare il carico di avere due piccole da sfamare. Voi sareste una madre affranta che ora rivuole sua figlia? – aveva già una mano sulla maniglia della porta e le rivolse un ultimo sguardo di disprezzo – Stavolta non otterrete quello che bramate, vi avverto che per avere Rosalie dovrete vedervela anche con la marchesa de Brennon. Sappiamo entrambe come risolve i suoi "problemi", vero contessa?
Uscì dalla stanza, lasciando la contessa di Polignac tremante di ira malcelata, ma incapace di ribattere a quelle verità che non dovevano arrivare alle orecchie della regina. Aveva troppo da perdere per tentare la sorte. Oscar salì sulla carrozza sorridendo soddisfatta: non avrebbe mai più messo piede a palazzo Polignac e, sperava, non avrebbe più rivisto quel serpente infido.

- In Inghilterra? – Rosalie aveva le lacrime agli occhi* e continuava a guardare Gerardine incredula.
- A quanto pare è riuscita a lasciare il Paese**, anche se quell'orribile libro circola ancora impunemente in Francia – disse la donna con noncuranza, sedendosi vicino a Oscar – Jeanne Valois non è più un nostro problema.
- Sembrate delusa, zia – ribatté Andrè sorseggiando il tè.
- L'unica mia delusione è stata la deportazione di Cagliostro*** – spiegò la donna con una smorfia.
- Zia! Non ditemi che voi simpatizzavate per quel ciarlatano – Oscar sembrava scandalizzata.
- No, ma mi divertivano i suoi imbrogli e raggiri ai danni di quei nobili creduloni – Gerardine a sua volta cominciò a bere il tè – La vita sarà un po' più monotona senza quel ciarlatano che prendeva in giro tutta l'aristocrazia.
- Permettetemi, zia, siete perfida – rise Andrè.
- No, sono sincera, anche se la differenza a volte è sottile – si difese la donna con un sorriso – Ora che questa storia è finita, direi che possiamo passare ad occuparci di cose più importanti.
- Tipo? – chiese Oscar con disinteresse.
- Dobbiamo organizzare un matrimonio – rese noto la marchesa.
- Quale matrimonio? – Rosalie sbatté le palpebre interdetta.
- Il tuo mia cara – le rispose la madre adottiva con un sorriso – Ieri un baldo giovane, che credo tu conosca bene, mi ha chiesto la tua mano. Avrei dovuto rifiutare? Penso che Bernard fosse l'uomo giusto per te.
La ragazza arrossì portandosi le mani al viso, mentre Andrè continuava a ridacchiare e Oscar guardava sua zia alibita.

Continua…

* Tanto per fare qualcosa di diverso N.d.A.
** A differenza del manga e dell'anime, la "vera" Jeanne Valois trovò rifugio in Inghilterra (per via dei cambiamenti apportati alla vicenda con questa mia What if..? ho deciso di mantenermi fedele alla Storia).
*** Cagliostro (il famoso "mago" italiano) era ospite del cardinale Rohan, Jeanne Valois testimoniò che l'idea della truffa era stata dell'italiano e quindi fu processato con tutti gli altri. Dichiarato innocente insieme alla moglie dal Parlamento (che era stato incaricato del processo) fu comunque esiliato dalla Francia con una "lettre de cachet".