- Mia figlia avrà tutto quello che desidera per il suo matrimonio – Gerardine si girò con fare imperioso verso Bernard.
- Non è vostra figlia, l'avete adottata – l'uomo prese un respiro profondo – E' una donna del popolo e…
- Le tue idee "illuminate" sul popolo e la nobiltà, puoi anche tenerle per te – la donna si alzò di scatto dalla poltrona e guardo l'uomo dalla posizione di vantaggio così presa – Rosalie è mia figlia, più di quanto tu potrai mai capire. Te lo ripeto per l'ultima volta: non dovrai sentirti in debito di nulla, quello che farò lo farò solo per la sua felicità. Smettila di giocare al filosofo offeso e guarda in faccia la realtà: se io fossi la tiranna che tu dipingi nei tuoi discorsi avrei rifiutato la tua proposta di matrimonio e l'avrei fatta sposare con un nobile.
- Un nobile come voi… - Bernard fece per alzarsi a sua volta, ma fu trattenuto da Robespierre che sedeva al suo fianco.
- Sei così pieno di odio, ragazzo mio – la donna scosse la testa sconsolata – Parli di nobile e plebeo come se fossero i nostri nomi di battesimo. Sei così cieco davanti alla felicità della ragazza che sostieni di amare?
Il ragazzo la guardò con l'odio dipinto sul volto e poi si alzò, respingendo la mano che lo tratteneva, per dirigersi verso la porta e chiuderla in malo modo. La marchesa sospirò, mentre si lasciava andare sulla poltrona e guardò il suo unico interlocutore rimasto con lo sguardo di chi non capisce.
- Mi spiegate cosa c'è che non va con quel benedetto ragazzo? Sembrava che avesse capito che non tutti i nobili sono suoi nemici ed improvvisamente… L'ho forse offeso dicendo che avrei pagato io l'abito nuziale? E' usanza che sia la famiglia della ragazza ad occuparsi di queste cose – si portò un dito davanti alla labbra e meditò prima di parlare di nuovo – E' per la storia della dote?
- Marchesa, voi vi siete sempre dimostrata benevola verso tutti noi, ma… - Robespierre spostò lo sguardo in giro per la stanza e poi si sporse verso di lei bisbigliando – Ho l'impressione che i nuovi "amici" di Bernard lo stiano… come dire? Forviando.
- Alimentando di nuovo quel suo folle odio verso tutti gli aristocratici – finì per lui la donna con un sospiro – Vedete di ricondurlo alla ragione, per il bene suo e di mia figlia. So che quei due si amano e non farei nulla per intromettermi, ma esigo almeno un po' di rispetto.
- Vedrete che tornerà alla ragione quanto prima – rise l'uomo – Non esiste cura migliore per lui che i due occhi adoranti di una bella ragazza bionda.
I due risero insieme per qualche momento, poi l'avvocato si congedo con un inchino e lasciò la donna alle sue elucubrazioni. Proprio mentre lui usciva, entrava nel salotto Rosalie che aveva visibilmente pianto. Fece un lieve inchino con il capo verso Robespierre e poi si rifugiò sulle ginocchia della marchesa de Brenon, mentre l'uomo chiudeva la porta per lasciarle alla loro intimità.
- Su, piccola mia, non c'è nulla per cui piangere. Vedrai che domani tornerà, dimentico di questo piccolo alterco – la consolò la donna battendole una mano sulla schiena.
- No, stavolta non tornerà – singhiozzò la ragazza afflitta – Ha detto che non può sposare una traditrice della causa, per quanto la ami.
Gerardine strinse la spalla della figlia adottiva e guardo fuori delle finestra corrucciando la fronte. Cosa poteva essere successo a Bernard per farlo comportare in quel modo? Chi erano i suoi nuovi amici e cosa gli stavano mettendo in testa?
Era finalmente riuscita a calmare Rosalie e l'aveva lasciata spossata nella propria stanza, distesa sul letto e con l'emicrania causata dal gran piangere. Si diresse verso le cucine per chiedere a Marie di portarle un tè caldo e per ordinare che nessuno la disturbasse. Capiva benissimo che la ragazza, ora, desiderava solo rimanere sola per piangere sul suo amore infranto. Maledisse dentro di sé ancora una volta quel ragazzo intemperante che aveva osato illuderla per poi spezzarle in cuore in quel modo così meschino. Passando nell'atrio si avvide che c'erano nuovamente visitatori e sbuffò indispettita. Possibile che quel giorno non si riuscisse ad avere un po' di pace?
Si avvicinò, sentendo una delle cameriere ripetere per l'ennesima volta che quel giorno la casa della marchesa era chiusa a qualsiasi visitatore. Aveva già qualche frase tagliente che le fremeva sulla lingua, quando riconobbe il misterioso ospite e si fermò a guardarlo stupita.
- Conte Girodelle – sbatté le palpebre interdetta – Cosa siete venuto a fare a Parigi?
- Marchesa – l'uomo si profuse in un profondo inchino – Mi duole disturbarvi, ma ho urgenza di parlare con il colonnello de Jarjayes.
- Mia nipote è in caserma… Perché la cercate? E' successo qualcosa a corte? – era sempre più perplessa: se fosse avvenuto qualcosa di grave le sue spie l'avrebbero già informata.
- Sono qui per chiederle un consiglio – Victor era in evidente stato di imbarazzo – Forse sarà meglio andare alla caserma della guardia metropolitana…
- Non siate sciocco, ormai staranno per tornare – Gerardine fece un passo avanti e posò una mano sulla spalla della cameriera – Béatrice vai nelle cucine e fai preparare qualcosa per il nostro ospite. Dì a Marie di portarlo nel salotto al primo piano e di provvedere affinché venga portato del tè anche a mia figlia.
- Subito, marchesa – la ragazza fece una riverenza e scomparve di fretta verso le cucine.
- Venite, Girodelle – lo invitò la donna – Sarete stanco dopo questa lunga cavalcata da Versailles.
- Non vorrei disturbarvi, madame, la vostra cameriera mi aveva informato che oggi non ricevete visite – ribatté contrito.
- Questo non vale certo per il figlio del mio vecchio amico, vostro padre – rispose la donna con un sorriso cordiale – Volete seguirmi? La mia casa è famosa per l'ospitalità e voglio tener fede a questa fama, ingiustamente meritata se voi ora andaste via.
- Grazie, madame, accetto con piacere – finalmente sembrò rilassarsi e la seguì lungo le scale.
- Devono essere gravi le ragioni che vi portano a Parigi a quest'ora, conte – riprese la donna mentre faceva strada – Le strade stanno diventando pericolose e voi rischiate di rimanere lungo la strada al calar del buio.
- Avete ragione, le strade non sono sicure dopo il tramonto, ma mi trovo in grave difficoltà e speravo che vostra nipote potesse darmi qualche buon consiglio.
- Mi auguro non ci siano problemi nella guardia reale – la donna si girò appena fece l'ultimo gradino – Mi dicono che siete un comandante delle guardie molto ben voluto e che svolgete il vostro incarico al meglio delle vostre possibilità.
- Mi duole riconoscere che questa faccenda è qualcosa a cui non sono preparato e non so come affrontarla – Victor la raggiunse in cima alle scale e la guardò attentamente – Avete sentito parlare del "Cavaliere Nero"?
- No – si stupì la donna, che si vantava di sapere tutto ciò che accadeva alla reggia.
- Questo furfante osa avventurarsi nelle case nobiliari e rubare i gioielli delle dame. Ultimamente ha avuto l'ardire di rubare dei preziosi ad una contessa nel bel mezzo di un ballo – l'uomo scosse la testa – E' inconcepibile! Inoltre, pare sia invischiato nel furto di alcune armi da fuoco dell'esercito.
- Addirittura? Ma cosa c'entra mia nipote in tutto questo e come può aiutarvi?
- Ancora non lo so, ma credo che sia importante parlarle, visto che i fucili rubati erano sotto la responsabilità di vostro fratello.
Gerardine, che l'aveva condotto lungo il corridoio, rimase pietrificata con la mano sul pomello della porta. Quello si che era un duro colpo per l'orgoglio di Auguste, ma capiva anche perché nulla fosse giunto alle sue orecchie. Le sue spie le riferivano i pettegolezzi di corte e tutto quello che riguardava la regina, non aveva mai chiesto loro notizie del conte de Jarjayes e ora se ne rammaricava.
Continua…
