- Non posso aiutarvi – Oscar abbassò lo sguardo e chiuse gli occhi.
- Ma, colonnello, stiamo parlando dell'onore di vostro padre e dell'esercito francese! – Girodelle si alzò di scatto, scandalizzato dallo scarso interesse dimostrato dalla donna verso il furto dei fucili.
- Capisco perfettamente, ma non credo di potervi essere d'aiuto – ribadì lei cercando di sfuggire lo sguardo del suo sostituto.
Victor aveva insisto per parlare da solo con lei, escludendo così Andrè che si era limitato a sorridere scuotendo la testa e annunciato che sarebbe andato dai bambini. Sua zia era stata più titubante nel lasciarli soli, per un momento aveva socchiuso le labbra come se si preparasse a dire qualcosa, poi le aveva richiuse e se ne era andata a testa china.
Girodelle non aveva fatto altro che insistere sull'importanza che lei partecipasse alla cattura del fantomatico cavaliere nero, per recuperare sia i gioielli che i fucili che il furfante aveva rubato. Da venti minuti non faceva altro che ribadire l'importanza di un suo intervento in quella faccenda, mentre la donna continuava a negare una sua qualche utilità in quel frangete.
- Colonnello, voi siete stato un ottimo comandante, non capisco i motivi che vi hanno spinto ad accettare così facilmente l'oltraggio di essere il sottoposto di…
- Mio marito – lo prevenne lei, presagendo che non sarebbe stato quello il termine usato dal suo interlocutore – Non è stato un oltraggio e vi pregherei di tenere a mente che le mie decisioni in merito alla MIA vita non sono cose che vi riguardino, Victor.
- Vi state comportando scioccamente – si spazientì l'uomo – Se riuscissimo a prenderlo, voi tornereste nelle grazie della regina e riavreste il vostro vecchio posto al comando delle guardie reali.
- Cosa vi fa pensare che io non sia più nelle grazie della regina o che il mio nuovo incarico sia una specie di punizione? – ora lo guardava con vivo interesse.
- Vostro padre mi ha detto…
- Mio padre? – si alzò a sua volta, con tale foga da rovesciare la sedia, e ora guardava il conte piena di malcelato furore – Di grazia, è stato lui a chiedervi di venirmi a parlare? C'è lui dietro la vostra assurda richiesta?
- No… non esattamente – Girodelle si mise a sedere non distogliendo lo sguardo da lei – L'idea è stata mia e vostro padre mi appoggia, sostenendo che potrebbe essere una buona cosa per la vostra carriera se riuscissimo a prendere quel furfante.
- Una buona cosa per la mia carriera? – gli fece un sorriso pieno di scherno – Cosa volete, Victor?
- Semplicemente che mi aiutiate – l'uomo distolse lo sguardo.
- Credo che sia meglio che voi andiate, ora – Oscar si voltò a guardare verso le finestre – Si sta facendo buio e la strada fino a Versailles è lunga.
Dicendo così lasciò Girodelle da solo nel salone e si avviò verso le sue stanze. Sua zia la incontrò lungo il corridoio e alzò una mano come per chiederle qualcosa, ma notando il passo marziale e lo sguardo furioso, abbassò il braccio e si spostò per lasciarla passare. Gerardine attese che la ragazza entrasse nei propri appartamenti e corse verso il salotto, che trovò vuoto. Si precipitò, quindi, per le scale, nella speranza di fermare Victor prima che lasciasse il palazzo.
Lo trovò in strada, fermo con le briglie del cavallo in mano e lo sguardo perso nel vuoto. In quel momento provò tenerezza per lui, sembrava un bambino a cui qualcuno aveva rivelato che gli eroi non esistono. Mosse un passo verso di lui, poi si disse che non era il caso di immischiarsi in quella storia, che poteva solo portare ancora più tensione in una situazione che le sembrava già esplosiva di suo. Chiuse piano il portone e vi si appoggiò contro: la faida fra lei e suo fratello si era così inasprita che ormai non poteva neanche provare ad aiutarlo, senza correre il rischio di essere fraintesa.
- E tu hai rifiutato? – André non la guardava, mentre continuava a lavarsi con una pezzuola.
- Certo – riferì Oscar cominciando a spogliarsi – In fin dei conti non è una cosa che ci riguarda e, inoltre, non saprei neanche come aiutarli.
- Sul fatto che non ci riguardi, dissento – finalmente l'uomo si girò – Il fatto che rubi gioielli alle nobildonne, potrebbe anche non essere di nostra competenza, ma l'onore di tuo padre è un altro discorso. Ora ha bisogno di te.
- Ti ricordo che stiamo parlando dell'uomo che voleva disconoscerti e far annullare il nostro matrimonio – rispose la moglie stizzita, lanciando la giacca dell'uniforme su una poltrona.
- So che sei ancora arrabbiata con lui, ma ti conosco: tu adori tuo padre e hai sempre avuto una sorta di venerazione per lui.
- E' vero, lo veneravo, prima di aprire gli occhi e rendermi conti di chi sia in realtà – si mise a sedere sul letto per potersi togliere gli stivali.
- E chi è in realtà? – fermò le parole della moglie con un gesto – Un nobile cresciuto secondo determinati principi: i servi sono sempre servi, lealtà assoluta alla corona, il buon nome del casato prima di tutto. Amore mio, mi dispiace fartelo notare, ma sono le stesse cose che si potrebbero dire di quasi tutti gli aristocratici che frequentano la corte… lealtà ai sovrani a parte.
- Allora, cosa mi proponi di fare? Fargli una statua? All'uomo che voleva distruggere la nostra felicità?
- Metti per un attimo da parte il tuo astio e ragioniamo – si mise a sedere a fianco a lei – Comunque sia, tu non approvi i furti e sei preoccupata che quei fucili finiscano nelle mani sbagliate.
- Non ho mai detto nulla del genere.
- Ti conosco da una vita, non è necessario che tu lo dica – le sorrise tirandole una ciocca di capelli – La mia Oscar, sempre a combattere per la giustizia o, almeno, per quello che lei ritiene giusto.
- Mi stai prendendo in giro?
- No, ricordavo a me stesso uno dei motivi per cui ti amo.
- Comunque ho già detto a Girodelle che non posso aiutarli – sospirò stanca – Cosa potrei fare?
- Potremmo tendere un tranello al nostro misterioso ladro e vedere se cade nella rete – Andrè si alzò e cominciò a camminare su e giù per la stanza – Potremmo chiedere i gioielli in prestito a tua zia.
- Che cosa hai in mente? – cominciò ad osservarlo con attenzione – Che genere di trappola vuoi tendergli?
- Sappiamo che si è fatto così ardito da rubare i preziosi duranti i balli direttamente dal collo delle dame… Basterà che al prossimo ballo qualcuno indossi i gioielli più belli e vistosi di tua zia e poi esca a fare una passeggiata in giardino.
- Non posso chiedere a mia zia di fare una cosa così pericolosa. E se le facesse del male?
- Non pensavo alla zia – rispose il marito, accarezzando distrattamente la giacca che lei aveva abbandonato su una poltrona.
- Non ti venisse in mente di coinvolgere mia madre o Rosalie, ti ripeto che è troppo pericoloso.
- Serve una donna che sappia difendersi, all'occorrenza. Anche se io sarà lì per impedire il peggio.
Oscar lo fissava ancora, senza riuscire a capire a chi si riferisse. Non conosceva donne capaci di difendersi da sole e apparire, nel contempo, come grandi dame. Avevano bisogno di una donna che conoscesse l'etichetta, che sapesse comportarsi durante un ballo, ma che fosse in grado di tirare anche qualche pugno se la situazione lo avesse richiesto. Socchiuse gli occhi e le uscì un lamento dalle labbra: aveva capito dove stava andando a parere Andrè e la cosa non le piaceva per niente.
Continua…
