Oscar continuava a guardare il marito come se fosse pazzo, mentre Andrè, dal canto suo, si era appoggiato al camino con la braccia incrociate e continuava ad esporle il suo piano. Aveva una luce divertita negli occhi, come se quel nuovo problema per lui fosse un'avventura in cui gettarsi a capo fitto.
- Tra due settimane ci sarà un grande ballo alla reggia, la regina non parteciperà e sarà difficile che qualcuno ti riconosca – fece spallucce – Anche se fosse non sarà un problema, dubito fortemente che il cavaliere nero, chiunque egli sia, sappia che tu non sei una dama indifesa.
- Dovrei vestirmi da donna? – Oscar aveva sbarrato gli occhi – Non lo fatto durante la gravidanza, perché dovrei farlo ora? Per aiutare mio padre e Girodelle? Non è una cosa che ci riguarda, visto che l'incarico di prendere quel furfante è stato assegnato alla guardia reale.
- Ma tu muori dalla voglia di prenderlo, vero? – sorrise furbo – Guarda che me ne accorgo se dici una bugia.
- Sì, mi piacerebbe dargli una lezione e sono molto preoccupata per quei fucili, tu no? Potrebbero cadere nelle mani sbagliate – sospirò massaggiandosi gli occhi con una mano – Sai anche tu che ci sono stati molti focolai di rivolta, ultimamente, se finissero nelle mani dei rivoltosi? Sarebbe pericoloso anche per noi, che saremmo chiamati a sedere gli animi.
- Quindi, non c'è motivo di non portare avanti il mio piano – annuì lui convinto.
- Perché dovrei vestirmi da donna?
- Per partecipare ad un ballo con tuo marito, almeno una volta in vita tua – le si avvicinò e le prese le mani, facendola alzare.
- Abbiamo partecipato a più di un ballo quando ero comandante delle guardie reali – fece osservare lei, facendo finta di non capire.
- Ma non abbiamo mai ballato insieme. Potremmo unire l'utile al dilettevole – le mormorò all'orecchio, prima di posarle un bacio sulla tempia – Allora siamo d'accordo.
- No che non lo siamo – rispose lei, sbarrando gli occhi e guardandolo andare verso la porta.
- Vado a parlarne con la zia, per chiederle i gioielli in prestito e…
- E? – era sempre più atterrita dall'intraprendenza di suo marito.
- Avrai bisogno di qualche lezione su come ci si muove con un vestito da sera, anche se il tuo portamento è sempre stato invidiato da tutte le dame di corte – le fece l'occhiolino lui prima di sparire.
Oscar si accasciò sul letto prendendosi la testa fra le mani. Da era entrata nella guardia metropolitana, Andrè aveva preso troppo gusto nel darle degli ordini e nel farsi ubbidire; anche se quando la chiamava nel suo ufficio per darle direttive in privato, non poteva certo lamentarsi. Scosse la testa e si alzò, decisa a far buon viso a cattivo gioco: voleva prendere quel ladro e recuperare i fucili, non certo per fare un favore a suo padre, ma perché riteneva fosse la cosa giusta. Appoggiò la mani sul tavolino al centro della stanza e si chinò in avanti, maledicendo se stessa e il suo senso della giustizia.
Alla fine Oscar non aveva voluto saperne delle "prove", trovava già umiliante dover indossare un abito da sera per tendere una trappola a quel ladro, non aveva intenzione di prolungare il suo supplizio. Ora si trovava nella sua stanza, con Marron che per l'occasione si era decisa ad andare da loro a Parigi ed era tutta intenta a stringerle il corpetto. Le aveva detto di tenersi al baldacchino del letto e ora tirava con tutte le forze che ancora aveva. Nessuno dei soldati della guardia metropolitana o di quella reale avrebbero riconosciuto in quella bella donna bionda, strizzata in un corpetto, il loro comandante.
- Così mi soffochi – supplicò senza fiato.
- Zitta, deve essere stretto – la rimbrottò l'anziana governante – Non avrei mai creduto di arrivare a vedere il giorno in cui avrei potuto aiutarti a vestirti come si conviene.
Mollò la presa sui lacci per asciugarsi una lacrima furtiva, tirando puoi fuori un fazzoletto e soffiandosi sonoramente il naso. Guardò la ragazza bionda, ancora solo con la biancheria intima e sospirò, scuotendo la testa.
- Una così bella ragazza costretta a vestirsi da uomo – piagnucolò andando a prendere il vestito.
- Non sono costretta, a me piace – si risentì la più giovane cercando di respirare costretta in quello strumento di tortura.
- Bubbole! Solo perché tuo padre ha insistito per crescerti come un uomo – le si accostò con il vestito di un tenue color azzurro – Sarai incantevole.
- Sarò ridicola, ma Andrè non sente ragioni – sospirò Oscar portando in alto le braccia perché la vestizione continuasse.
Appena le finì di mettere il vestito, Marron la sospinse verso la toletta e la costrinse a sedersi sullo sgabello, poi afferrò con piglio deciso la spazzola e cominciò a dividerle la folta chioma in ciocche che poi appuntava con l'aiuto delle forcine.
- Cosa mi stai facendo ai capelli? – chiese la ragazza, cercando di sfuggire.
- Silenzio, è così che dovresti portarli acconciati – la redarguì l'anziana donna continuando il suo lavoro.
- Basta con queste forcine, fanno male – si lamentò di nuovo, cercando di allentarne una con un dito.
Nanny, prontamente, le schiaffeggiò la mano e risistemò la ciocca che stava per sfuggire all'acconciatura. Improvvisamente, udirono una risatina trattenuta provenire dalla porta e si girarono contemporaneamente. Gerardine era ferma sulla soglia con uno scrigno in una mano e cercava di trattenersi dal ridere.
- Ecco, lo sapevo, sono ridicola! – scattò in piedi Oscar.
- Ridevo per come ti stai lamentando, non per come stai con quel vestito – la donna chiuse la porta e si avvicinò ammirando la nipote – Sei incantevole, sarai la dama più bella del ballo.
Marron fece pressione sulla spalla della donna più giovane, per farla tornare a sedere, e riprese il suo lavoro, ignorando ostentatamente la padrona di casa. La marchesa fece finta di non notare il comportamento dell'anziana governante e posò il portagioie sul ripiano della toletta. Senza proferire parola lo aprì e cominciò a cercare qualcosa all'interno.
- Vediamo… con la pettinatura che hai, questo ti starà d'incanto – sentenziò posandole un diadema sul capo – Decisamente è quello che ci vuole, ora dobbiamo cercare gli orecchini e la collana più adatti…
- Devo indossare per forza tutti questi gioielli? – chiese con un sospirò.
- Devi attirare l'attenzione del nostro ladruncolo o sbaglio? – gli ricordò la zia – Quindi molti gioielli, molto grandi e molto costosi.
Svuoto lo scrigno di tutto il suo contenuto e guardava ora la nipote ora i preziosi che facevano bella mostra di sé sul ripiano. Sembrava indecisa e un paio di volte si voltò verso Marron, che invece aveva girato il viso per non guardarla. Scosse la testa, dicendosi che non era il momento di litigare con la sua vecchia balia, aveva cose più importante di cui occuparsi.
Finito di preparare Oscar, Gerardine e Marron scesero nell'atrio e aspettarono vicino ad Andrè che la ragazza scendesse. La marchesa aveva un sorriso materno, mentre osservava il suo figlioccio che camminava avanti ed indietro, gettando di continuò occhiate alla scalinata. Finalmente Oscar fece la sua comparsa nel suo abito da sera, lasciando senza fiato il marito che la guardava stralunato. Scese le scale con grazia, reggendo la lunga gonna di seta, con le guance appena arrossate per l'imbarazzo e il fiato sospeso nell'attesa che qualcuno dicesse qualcosa.
- Sei… sei magnifica – riuscì a dire Andrè, mentre se la mangiava con gli occhi – Sei la cosa più bella che io abbia mai visto.
Oscar lo superò con finta indifferenza e un sorrisino compiaciuto stampato sul volto. Troppo presa dagli sguardi di ammirazione che era riuscita a suscitare, non si accorse che la scarpa si era impigliata nel vestito e cadde rovinosamente in avanti*. Andrè e Gerardine scoppiarono a ridere, mentre la ragazza si rialzò con un grugnito.
- Visto? Io l'avevo detto – disse ingoiando l'umiliazione.
- Mia cara, basterà che tu presti maggior attenzione alla gonna e vedrai che andrà tutto bene – la rincuorò la zia con un sorriso – Sfido chiunque a riconoscerti, anch'io non sarei in grado di farlo se non avessi partecipato alla tua trasformazione.
- Inoltre, non lascerò il tuo fianco neanche un secondo – le promise Andrè prendendola a braccetto – Non permetterò che tu cada di nuovo.
- Spero che almeno ne valga la pena – si arrese Oscar, avviandosi verso il portone.
Appena i due furono saliti in carrozza e le due donne rimasero sole, Marron si girò verso una cameriera che passava in quel momento, diretta alle cucine.
- Di al cocchiere che prepari la carrozza – disse ignorando la marchesa.
- Ho già disposto che ti preparassero una stanza – rese noto Gerardine superandola – E' impensabile che tu vada a Jossigny di notte da sola. Non sarai costretta a vedermi, visto che sto per ritirarmi nei miei appartamenti e potrai cenare con la servitù.
Prima che riuscisse a fare un gradino, la marchesa si sentì afferrare e si volse a guardare Marron, che aveva gli occhi pieni di disapprovazione.
- Vi ho cresciuto e vi ho voluto bene come se fosse mia figlia – sibilò fra i denti – Mai avrei creduto di aver allevato un'assassina.
Detto questo le lasciò il braccio e si diresse verso le cucina. Gerardine rimase impietrita ad osservarla allontanarsi e trattenne a stento le lacrime: aveva perso l'ultimo legame con il suo passato.
- Perdonami, Marron, perdonami – mormorò prima di correre via e rifugiarsi nelle sue camere.
Continua…
* Scena presa dal manga, quando Oscar si era vestita da donna per fare colpo su Fersen.
