Sentiva il cuore batterle forte mentre la carrozza si avvicinava a Versailles. Per tutta la vita si era vestita da uomo, era stata educata da uomo e si era comportata da uomo: non aveva rinunciato a quell'identità, a cui si era aggrappata con i denti e le unghie, neanche per il suo matrimonio o la gravidanza. Ora era diretta alla reggia con un sontuoso vestito da sera in stile odalisca, di una tonalità che riprendeva l'azzurro dei suoi occhi, acconciata come una gran dama e ricoperta di gioielli.
Appena fosse entrata nella sala al braccio di Andrè, sarebbe stata chiara per tutti la sua vera identità e la cosa la atterriva: non era disposta a sentire i risolini dietro i ventagli delle nobili che avrebbero affollato il salone dove si teneva il ballo. Unica consolazione l'assenza della sovrana; per quanto fosse devota ed affezionata alla regina, sapeva benissimo che Maria Antonietta aveva l'innata capacità di dire sempre la cosa sbagliata con una vocina acuta da bambina. Forse, se fosse stata presente quella sera, avrebbe persino battuto le mani estasiata dal vederla conciata in quel modo assurdo.
Continuava a chiedersi come avevano fatto a convincerla a prestarsi a quella farsa: neanche un cieco avrebbe potuto scambiarla per una nobile. Sarebbe stato fin troppo evidente il suo essere impacciata in un vestito. Sbarrò gli occhi di colpo: e se Andrè le avesse chiesto di ballare? Ingoiò chiudendo le palpebre, sapeva che sarebbe stata ridicola e che tutti avrebbero riso di lei. Eppure suo marito sembrava eccitato, non dalla caccia al ladro, ma dalla possibilità di prenderla a braccetto e condurla in giro per la sala. Possibile che non si rendesse conto che quella non era lei? Si ripeté più volte che, per causa dell'educazione impartitale dal padre, lei era solo un ufficiale che era a proprio agio solo e unicamente in divisa.
Avvertì una mano calda e forte che copriva la sua e si girò verso Andrè, che guardava dritto davanti a sé con un leggero rossore che gli imporporava le guance. Lo vide sorridere mentre accentuava la stretta e poi, finalmente, si voltò verso di lei.
- Credo di non avertelo detto quanto sei bella stasera – disse in un soffio, per poi tornare a guardare in avanti.
- E' perché sono bella che non mi guardi? – rispose lei ironica.
- Non ti guardo perché la tua visione potrebbe farmi scordare il motivo per cui ci troviamo qui – tentennò un momento prima di sorridere e chiudere gli occhi – Il solo vederti così, potrebbe indurmi a ordinare al cocchiere di tornare indietro per potermi chiudere nella nostra stanza con te.
Oscar arrossì e si voltò per guardare fuori dal finestrino. In mille occasioni lui le aveva ripetuto quanto la amava e quanto la trovava bella, ma mai prima di allora le aveva confessato di trovarla irresistibile. La cosa la imbarazzava molto, vista la sua natura riservata, ma le faceva provare anche un moto di orgoglio. Non si era mai sentita in quel modo e non sapeva definire quella sensazione: non voleva che lui distogliesse lo sguardo, voleva che si riempisse gli occhi della sua immagine in quel bellissimo vestito azzurro, bordato di blu e oro. Voleva che Andrè la prendesse fra le braccia e la facesse volteggiare, non notando la presenza di nessun'altra donna che non fosse lei. Voleva vederlo impazzire dal desiderio e dalla gelosia, nel caso un altro uomo l'avesse notata. Si chiese cosa le stava succedendo, che stesse diventando pazza?

Appena scesa dalla carrozza si guardò intorno, sbigottita dal notare quel dispiegamento di uomini che sembravano aver circondato completamente la reggia. Evidentemente il cavaliere nero era fonte di molte preoccupazioni per Girodelle, molto più di quanto avesse immaginato dopo la sua accorata preghiera di aiutarlo. Guardò suo marito dritto negli occhi, sperando che nessuno dei suoi ex soldati la riconoscesse: era sicura che sarebbe morta dalla vergogna se una tale eventualità si fosse presentata.
Salì i gradini cercando di concentrarsi sulla necessità di non inciampare nell'ampia gonna; era stato già abbastanza umiliante quando era avvenuto a Parigi, ma qui era impensabile. Prese il braccio di Andrè e aspettò pazientemente in fila di essere annunciata, per poter fare il suo ingresso nel salone. Quando sentì presentare il conte e la contessa de Jarjayes, sentì il cuore sobbalzarle e si chiese se avrebbe trovato il coraggio di entrare. Ingoiò e si rimproverò per la sua mancanza di disciplina: un soldato non abbandona mai il campo di battaglia. Prese un profondo respiro e fece un cenno ad Andrè.
Camminò impettita al fianco dell'uomo che aveva sposato, sotto lo sguardo attento e curioso di tutti i presenti. Se fosse stata vestita in uniforme, avrebbe osato girarsi verso di loro con aria di sfida, per ricordare a quelle persone che non erano fatti loro. Vestita da donna si sentiva più vulnerabile, come se un semplice vestito avesse fatto crollare tutte le sue certezze e la corazza che si era costruita negli anni, lasciandola come nuda al pubblico ludibrio. Fece appello a tutto il suo coraggio di soldato e cercò di non prestare attenzione a tutte quelle persone che la fissavano, pregando che quel martirio finisse il prima possibile.
Si erano appostati vicino ad una colonna con un bicchiere di vino ciascuno, intenti ad osservare la sala e qualsiasi movimento che potesse rivelare la presenza del ladro che erano venuti ad arrestare. Oscar continuava a tenere il bicchiere di vino con entrambe le mani, come se avesse paura che potesse caderle, mentre, in realtà, cercava di allentare la presa per non stritolarlo. Era nervosa: si trovava alla reggia, con vestiti non suoi, esposta alle chiacchiere della gente e senza la possibilità di nascondersi dietro il suo grado militare. Andrè le accarezzò piano un braccio e le sorrise incoraggiante, sembrava capire cosa stesse frullando in testa alla moglie. Si voltarono, avvertendo la presenza di una terza persona che si era avvicinata a loro.
- Conte Fersen – lo salutò Oscar con un lieve cenno del capo.
- Conte Fersen – le fece eco Andrè, dimostrando uno scarso interesse per il nuovo arrivato.
- Andrè – rispose lo svedese profondendosi in un inchino - Oscar, siete di una bellezza abbagliante stasera.
- Vi prego – lo ammonì la donna – Queste galanterie fra noi le trovo assurde.
- Avete ragione, madame – convenne l'uomo con un sorriso – I musicisti stasera sembrano particolarmente ispirati, è un vero peccato che ci siano così poche coppie ad approfittarne. Posso avere l'onore di…?
- Avete perfettamente ragione – si intromise Andrè togliendo il bicchiere di mano alla moglie per poi posarlo accanto al suo su di un tavolino – Se permettete, vorrei ballare con mia moglie.
La trascinò lontano dal loro rifugio sicuro e dal conte svedese, che rimase a fissarli interdetto, prima di sollevare il calice alla volta di Andrè, come per un brindisi. L'uomo moro prese Oscar fra le braccia e cominciarono a danzare fra le altre coppie.
- Sei stato sgarbato, non trovi? – lo rimproverò fintamente lei.
- Sgarbato perché ho espresso il desiderio di ballare con mia moglie? – lui faceva finta di niente.
- Conte de Jarjayes, qualcuno potrebbe pensare che lei è geloso – cercando di concentrarsi nel ballo per non inciampare.
Andrè non le rispose, limitandosi ad accentuare la pressione della mano sulla vita di lei. Oscar, dal canto suo, dopo un paio di giri cominciò a rilassarsi, rendendosi conto che era la prima volta dopo il matrimonio che ballavano insieme. Quando aveva dovuto imparare a ballare, perché secondo suo padre un ufficiale doveva essere in grado di muoversi in qualsiasi ambiente con disinvoltura, il maestro che le avevano assegnato aveva coinvolto anche il suo amico fidato: non si può ballare da soli, insisteva, e c'era bisogno di qualcuno che l'aiutasse. Si rese conto che aveva sempre condotto lei durante le lezioni e poi non aveva mai più ballato a nessun ricevimento, specialmente con un uomo.
Andrè la fece volteggiare di nuovo e Oscar si permise un piccolo sorriso: ora era lui a condurre e non solo nel ballo. Sentiva il profumo di lui e il velluto della giacca sotto la mano, tante sensazioni nuove l'avvolsero e non sapeva dare un nome a nessuna di esse. Meditò che c'erano ancora tante cose che ignorava e che, a volte, si sentiva ancora impacciata e inadatta in molti momenti della vita insieme a lui. Forse la sua educazione maschile l'aveva privata di molte cose, ma era altrettanto vero che le permetteva di apprezzare ancora di più quegli attimi in cui era solo la moglie dell'uomo che amava.
Andrè si fermò bruscamente e solo allora si rese conto che la musica era terminata. Così presa dai suoi ragionamenti aveva perso l'opportunità di godersi a pieno quel momento che non si sarebbe più ripresentato: quando le sarebbe capitato di nuovo di presenziare ad un ballo in abiti femminili? Guardò il marito, che sembrava concentrato su qualcosa alla loro sinistra: con gli occhi seguì la direzione dello sguardo fisso dell'uomo e notò un movimento strano dietro le vetrate che davano sui giardini.
Si fecero un segno di assenso e si affrettarono a lasciare la sala per attuare il loro piano. Oscar sarebbe uscita per prima, mentre Andrè sarebbe rimasto più indietro nascosto nell'ombra: una dama tutta sola nei giardini bui sarebbe stata un bersaglio molto ghiotto per il cavaliere nero. Appena si avvicinò alla grande fontana si sentì afferrare, si voltò pronta ad affrontare il famigerato ladro e sperò di essere abbastanza rapida o che lo fosse Andrè. Invece si trovò davanti una folta e lunga chioma castana e due occhi nocciola che la fissavano stupefatti. Girodelle allentò la presa e scosse la testa.
- Mi scusi, madamigella, questa luce così fioca fa degli strani scherzi – si giustificò, non del tutto sicuro di essersi sbagliato – Per un momento vi avevo scambiata per un'altra persona, ma il mio errore è evidente.
Fece un inchino senza perderla di vista un momento, mentre lei, con la coda dell'occhio, notava Andrè farsi più vicino e sentì dei passi pesanti alle spalle del suo sostituto.
- Girodelle, l'avete preso? – chiese una voce che le era tremendamente familiare.
- No, Generale, è stato un errore – disse Victor non perdendola di vista un momento – Ho visto la sagoma di questa dama vicino alla fontana e mi sono avvicinato per riaccompagnarla dentro. Non è prudente attardarsi nei giardini a quest'ora.
Il padre di Oscar fece un passo avanti e la guardò in penombra, anche così la donna notò lo sguardo di rimprovero del genitore e l'espressione dell'uomo farsi furente. Andrè oramai era vicinissimo e le si accostò, pronto a sfidare il suocero.
- Come ti sei conciata? – tuonò il conte de Jarjayes con furore – Perché sei qui se ci hai rifiutato il tuo aiuto?
- Era necessario che nessuno sapesse della nostra presenza – si intromise Andrè per evitare che i due litigassero e alzassero la voce – Era un piano per aiutarvi a catturarlo. Oscar avrebbe dovuto attirare la sua attenzione e…
- E mettersi in pericolo? – terminò il Generale – E' così che ti prendi cura di mia figlia?
- Non ho bisogno che nessuno si prenda cura di me – Oscar ne aveva abbastanza dell'arroganza di suo padre – Non siete stato voi ad insegnarmi a badare a me stessa? Di cosa vi preoccupate? Comunque, ormai, è tutto inutile: se era qui, vedendoci avrà deciso di tentare altrove.
- Comandante! – un soldato della guardia giunse trafelato.
- Cos'è successo? Perché hai abbandonato la tua postazione? – Girodelle era tesissimo.
- Sono giunte notizie da Parigi, il ladro ha cercato di colpire nel palazzo del barone Mantenon, ma è stato scoperto e pare sia stato avvistato nei pressi del Palais Royale – riferì la guardia.
- Bene, soldato, torna al tuo posto – lo liquidò Victor con un cenno della mano.
- Ora cosa possiamo fare? – disse Auguste in preda alla frustrazione.
- Recarci a Parigi e continuare le ricerche lì. Se non è riuscito a portare a termine il colpo che aveva progettato, forse tenterà da qualche altra parte. Molti nobili vivono in quella zona – rispose convinto Girodelle.
I quattro si fissarono e annuirono all'unisono, per poi andare a prendere le carrozze. Oscar sarebbe passata prima al palazzo per cambiarsi e accertarsi che a casa della zia andasse tutto bene. Andrè le strinse la mano durante tutto il tragitto, con i cavalli che correvano a tutta velocità.

Continua…