Dopo essere rientrata dalla porta di servizio, Gerardine percorse i corridoi e le scale fino alla stanza di Oscar e Andrè, attese qualche momento prima di bussare. Era ancora stordita dagli avvenimenti di quella notte che non sembrava dover finire mai, era angosciata per Bernard, Andrè e per quella situazione così ingarbugliata. Sapeva che avrebbe dovuto spiegare a Rosalie cosa era successo e le implicazioni delle decisioni sbagliate che aveva preso l'uomo di cui si era innamorata: ma come poteva distruggere la vita della figlia che adorava? Si disse che ormai era troppo tardi, non poteva fare più nulla per loro e l'intera faccenda era in mano ad altre persone. Si augurò solo che la nipote non avesse mai a pentirsi della decisione che avrebbe preso.
Entrò discretamente, avvicinandosi al letto del ferito e poggiando una mano sulla spalla di Oscar che vegliava in silenzio. Sul comodino erano poggiati un bicchiere e una boccetta di laudano: era evidente che Fabrice avesse deciso di drogare il ferito per permettergli di dormire, nonostante il dolore che sicuramente provava. Si sentì stringere il cuore nel vedere il ragazzo per cui aveva lottato così duramente, pallido e con il volto contratto in una smorfia.
- Cosa ha detto il dottore? – si informò in un sussurro.
- Deve rimanere al letto e non deve togliersi la fasciatura. Se seguirà gli ordini del medico, l'occhio sarà salvo – rispose laconica il biondo colonnello.
- Mi dispiace, so che non è abbastanza e che quello che stai passando… Ti giuro che non mi sono accorta di quello che Bernard stava per fare, altrimenti avrei fatto di tutto per fermarlo – scosse la testa sull'orlo delle lacrime.
- Non dovete sentirvi colpevole, zia – Oscar si alzò, mostrandole gli occhi lucidi di pianto – So che morireste pur di difendere Andrè e anche lui ne è cosciente. La colpa non è vostra.
- E' stata una fatalità – cercò di spiegarle Gerardine – Bernard non si è reso neanche conto di cosa stava facendo, ha semplicemente reagito al dolore.
- Non lo difendete, zia, ve ne prego – Oscar tornò a sedersi, stringendo la mano di Andrè nelle proprie – Io… so che abbiamo un passato difficile alle spalle e che all'inizio pensavo male di voi. Ora che ho imparato a conoscervi, vi apprezzo e vi sono affezionata: ma non lo difendente.
- Sei stravolta dal dolore, lo capisco – sospirò guardando Marron ferma ai piedi del letto – Non lo sto difendendo, stavo cercando di spiegarti cosa è successo.
- Perché Bernard si trovava in camera vostra? – chiese la donna più giovane.
- Si è introdotto da una finestra aperta – tentennò, sapendo di dover tralasciare delle informazioni – Voleva i miei gioielli e mi ha minacciato con la spada. Il resto puoi immaginarlo.
- Fortunatamente avevate la pistola vicino a voi – annuì la bionda – Quell'uomo non è solo un ladro e un farabutto, è anche completamente pazzo.
La marchesa non ribatté, limitandosi a rimanere in piedi dietro la nipote con una mano sulla spalla di questa, in un gesto che voleva essere insieme di consolazione e conforto. Sperava solo che le conseguenze dell'avventatezza di Bernard non ricadessero sull'innocente Andrè, che aveva cercato di salvargli la vita.
- Sarà meglio che vi lasci soli ora – disse alla fine, rivolgendo uno sguardo a Marron – Immagino tu voglia vegliarlo.
- Sì.
- Allora io mi ritiro. Sono sicura che se ti occorresse qualcosa, Marron provvederà – si incamminò verso l'uscita, seguita discretamente dall'anziana governante.
Appena fuori, Nanny chiuse la porta e la guardò. Allungò una mano nodosa per posare sul viso di Gerardine una carezza, la marchesa afferrò quella mano e la trattenne sul proprio volto trattenendo le lacrime. L'affetto della donna che l'aveva cresciuta era di non poco conforto in quel momento così delicato. Marron poi si sporse per baciarle una guancia, le sorrise fra le lacrime e poi l'abbracciò.

- La mia bambina, la mia povera sfortunata bambina – le mormorò nell'orecchio.
- Sono padrona del mio destino e non sono più una bambina. So che non approvi le scelte che ho fatto, ma non rimpiango nulla.
- Vai ora, mi occuperò io di loro – disse indicando la porta con un cenno del capo.
- Per qualsiasi cosa…
- Immagino di sapere dove ti troverò – annuì con un rimprovero implicito.
- Non essere arrabbiata, è l'unica cosa che ho – si difese Gerardine, prima di scendere lungo le scale.

Si avventurò lungo il corridoio dell'ala della servitù. Sapeva che l'alba sarebbe giunta in fretta e che rischiava di incontrare qualche cameriera piuttosto mattutina, ma era ancora la padrona indiscussa e nessuno avrebbe osato fare domande. Svoltò e fece i pochi gradini che l'avrebbero portata nelle stanze non occupate, la parte più lontana dal mondo dorato degli agi e della ricchezza: aveva predisposto lei stessa che gli fosse assegnato quell'alloggio isolato. Marie aveva chinato il capo come sempre, serva fedele e silenziosa che non metteva mai in dubbio la bontà delle decisioni della propria padrona.
Meditò che alla vecchia governante non rimaneva molto da vivere, aveva notato i segni che preludevano al declino definitivo e se ne rammaricava: era sinceramente affezionata a quella che un tempo era stata la sua cameriera personale, l'unica di cui si fidasse al tal punto da affidarle la casa e la servitù. Marron le sarebbe stata di aiuto, avrebbe trovato il modo di convincerla a rimanere lì con loro, a costo di smuovere cielo e terra.
Chiuse la porta alle proprie spalle e tirò il chiavistello: precauzione superflua, poiché nessuno sarebbe andato a cercarlo. Godeva di una libertà che gli altri domestici invidiavano, ma nessuno aveva osato pronunciarsi in merito: tenevano troppo a lavorare in quella casa, dove tutti venivano trattati con rispetto e la dignità delle persone era al primo posto nella considerazione della nobile che aveva fornito loro un tetto e un salario decente. Era seduto sul letto, ancora vestito, e la osservava in attesa di avere notizie.
- Sono riusciti a salvarlo?
- Non ti pago per fare domande – gli rispose con fare imperioso – Sei pagato per soddisfare la tua padrona e tenere la bocca chiusa.
- Come desidera sua signoria – fu il commento ironico dell'uomo, mentre si alzava e le andava vicino – Siete qui per richiedere i miei servigi?
- Non essere sfrontato – lo ammonì con aria di superiorità.
- Ho solo fatto una domanda, non sono stato sfrontato – puntualizzò con un sorriso ironico.
- Dovrei darti una lezione e rimetterti al tuo posto, ti prendi troppe libertà – alzò una mano pronta a colpirlo.
L'uomo le afferrò il polso e la schiacciò contro la parete, zittendola con un bacio, mentre le mani erano indaffarate a sciogliere i lacci della veste. La spogliò lentamente, indugiando in carezze languide e baci infuocati: lei non reagiva, lasciandolo fare. Prima di lui, non si era mai donata spontaneamente: era strano scoprire che dividere il letto con un uomo potesse essere così piacevole.
- Se avesse osato farti del male, l'avrei ucciso con le miei stesse mani – disse, improvvisamente, affondando una mano nei riccioli scuri.
- La parte del cavaliere dalla scintillante armatura non ti si addice, come a me non si addice la parte della donzella indifesa.
- Ricordati che ti ho salvato la vita, stanotte – si spostò alle sue spalle per liberarla dal corsetto.
- Allora, grazie infinite per aver evitato che quel folle mi infilzasse – rise lei.
- Non scherzare, se fossi arrivato qualche momento dopo… - si interruppe guardandole la spalla destra – Ti sei fatta male, è stato lui?
- Ho sbattuto contro il cammino, mentre cercavo di allontanarmi da Bernard – minimizzò – E' solo un livido, passerà in pochi giorni.
- Se penso che poteva strapparti dalle mie braccia, sento un furore cieco impossessarsi di me. Avrei voglia di salire per il passaggio segreto e ucciderlo in questo istante – le posò le labbra sul livido che andava formandosi.
- E correre il rischio che ti scoprano? Preferisco averti qui, tutto intero – gli prese una mano e se la portò al seno, ormai libero da costrizioni – Fammi dimenticare tutto.
- Come ordina sua signoria – rise, mentre la stringeva da dietro.
Le sue carezze le toglievano il fiato e le uscì un singulto, mentre si lasciava andare.
- Andrè…

Continua…