Il silenzio che regnava nella stanza era quasi irreale, mentre oltrepassava la porta le sembrò di avvertire l'odore della morte o, forse, era solo uno scherzo della sua mente scossa. L'olfatto le riportava alla memoria la piccola stanza dimessa dove viveva con sua madre o, meglio, la donna che aveva reputato tale per tanti anni: nell'ultimo periodo con Nicole l'odore delle medicine, della camera poco arieggiata e delle lenzuola pregne di sudore era il suo compagno abituale.
Aveva dimenticato la miseria in cui era vissuta, la lotta quotidiana contro la povertà che le attanagliava e che si era fatta più pressante dopo l'abbandono di Jeanne. Quegli anni trascorsi a palazzo Jarjayes, prima, e a palazzo Brennon come figlia adottiva della marchesa, dopo, avevano soppiantato i ricordi tristi della sua infanzia. Forse Bernard aveva ragione, quando le ripeteva che non apparteneva più al popolo, che i nobili l'avevano corrotta con la promessa di ricchezze e benessere; eppure non era solo l'agiatezza a farle chiamare quel posto casa "sua". C'era l'affetto sincero per madame Oscar, che l'aveva accolta come una sorella e aveva provveduto alla sua istruzione, ma, ancor più, c'era la devozione verso la marchesa che l'aveva trattata come una figlia.
Gerardine le aveva insegnato molto e non si era limitata al galateo o alle lezioni di Storia, le aveva impartito lezioni di vita, imponendole di portare rispetto a qualunque persone si trovasse di fronte: tutti avevano una storia alle spalle, che li aveva portati ad essere quello che erano, ma senza sapere quello che l'altro aveva passato, nessuno doveva osare giudicare. Le aveva inculcato l'idea che ogni azione porta a delle conseguenze e che ognuno doveva pagare lo scotto delle scelte sbagliate: le ripeteva sovente che persino la temuta marchesa de Brennon aveva dovuto pagare sulla sua pelle tutto quello che aveva scelto di fare.
Aveva fatto un giuramento solenne alla persona che l'aveva salvata, che le aveva dato amore e comprensione: per quanto amasse Bernard, non poteva sostituirsi al destino e lui avrebbe dovuto essere messo di fronte alle proprie responsabilità. Nessuna fuga, nessun modo per aiutarlo se non vegliare su di lui e curarlo come meglio poteva.
Posò il bacile, contenente acqua fresca, sul comodino e si mise a sedere sulle coltri, più delicatamente che poteva per non svegliarlo. Prese la pezzuola, ormai asciutta e la bagnò nuovamente, per poi poggiarla delicatamente sulla fronte dell'uomo che amava. Lo sentì sospirare lievemente e trattenne le lacrime: avevano ancora poco tempo per stare insieme e non voleva passarlo ad asciugarsi gli occhi. Sarebbe stata forte, come sua madre adottiva che non aveva mai visto piangere, era quello il suo nuovo modello: una donna stoica, forte e generosa, che non tentennava mai e che non permetteva allo sconforto di assalirla.
Si chinò su Bernard e posò un bacio delicato sulla guancia dell'uomo, sentendola calda di febbre. Gli accostò le labbra all'orecchio e sperò che la sua voce riuscisse a superare la coltre della sofferenza, che annebbiava la coscienza di Chatelet.
- Amore, sono qui accanto a te e ci resterò tutto il tempo.
Di nuovo lo sentì sospirare e tornò a sedersi compitamente, vegliando il sonno agitato di lui.

Oscar era ferma davanti alla finestra dell'ufficio di Andrè, dove aveva sbrigato la parte burocratica del loro lavoro. Osservava distrattamente le esercitazioni degli uomini, guidati da Alain che quel giorno si comportava come un vero soldato: aveva imposto ai suoi compagni di rispettare gli ordini del colonnello e di non approfittarsi dell'assenza temporanea del comandante.
Uno dei più anziani in servizio aveva provato a fare una battuta sul fatto che, visto che il vero "uomo" della caserma era indisposto, avrebbero avuto facilmente ragione di quella donna che vestiva panni non adatti a lei, provocando gli sghignazzi divertiti dell'intera compagnia; la reazione di Alain era stata immediata, lasciando i suoi commilitoni di stucco. Aveva afferrato per il bavero l'uomo e gli aveva detto che se qualcuno avesse mancato di rispetto al colonnello, il cretino che aveva fatto quella infelice battuta avrebbe fatto i conti con lui, a prescindere se fosse l'autore dello sgarbo o meno.
I soldati della guardia metropolitana si erano guardati perplessi, ammutolendosi sconcertati: Alain era sempre stato il capo banda quando si trattava di mancare di rispetto ad un superiore e ora prendeva le difese dell'ufficiale in seconda? Nessuno osò porre domande sul cambio repentino del gigante, limitandosi, tutti, ad annuire e decidere che era meglio non mettersi contro quella furia scatenata.
Oscar sapeva di quel battibecco avvenuto nelle camerate, aveva origliato da dietro la porta chiusa, prima di decidersi ad entrare con fare imperioso e ordinare a tutti gli uomini di radunarsi nel cortile per cominciare le esercitazioni. Aveva fermato Alain sulla porta.
- Finchè il comandante non sarà in grado di riprendere il suo posto, sarai tu incaricato di seguire gli uomini - sentenziò Oscar - Credo tu sia la persona più indicata per far rispettare la disciplina in questo momento.
Non lo aveva neanche guardato, mentre gli conferiva quell'incarico, limitandosi a fissare un punto lontano della camerata. Alain aveva sorriso e sbuffato insieme, poi aveva fatto spallucce riprendendo il suo cammino, si era voltato appena oltre la soglia per guardare le spalle di Oscar, che non mostrava il minimo cedimento.
- Siete una donna forte e coraggiosa, posso capire perché il comandante vi ami così tanto – detto questo la lasciò sola.

Ora, nella tranquillità dell'ufficio di Andrè, poteva permettersi di abbassare la guardia. Si girò verso la scrivania, quasi aspettandosi di vedere suo marito seduto dall'altra parte che le sorrideva. Sospirò e fece il giro del tavolo, prese posto sulla sedia, giunse le mani e vi poggiò sopra la fronte. Avrebbe voluto essere una di quelle dame svenevoli che si lasciavano andare alle lacrime: avrebbe avuto bisogno di sfogarsi in qualche modo, ma non sapeva cosa fare. Aveva pianto, sdraiata accanto ad Andrè, mentre lui dormiva intontito dalle droghe, ripromettendosi che non lo avrebbe più fatto; doveva essere forte per sé stessa, suo marito e i suoi figli. Piangere non risolveva i problemi e non avrebbe fatto altro che caricare di nuove preoccupazioni le persone che, invece, avrebbe dovuto proteggere.
Fin da quando era piccola, suo padre le aveva ripetuto fino alla nausea che i soldati non piangono, che non è loro concesso il minimo momento di debolezza e aveva sempre fatto in modo di seguire quelle direttive. Nella sua vita si era permessa il lusso di versare delle lacrime solo in una manciata di occasioni e sempre quando era stata sicura che nessuno se ne sarebbe accorto. Ma quegli insegnamenti facevano parte di un passato lontano e di una vita che non riconosceva più come propria, troppe cose era cambiate a cominciare proprio da lei.
Ritornò con la memoria ai primi tempi del suo matrimonio, quando faceva fatica ad accettare la nuova situazione, soprattutto perché supponeva che il fatto di essere una moglie avrebbe ridefinito il suo modo di essere, almeno agli occhi degli altri. La prima lezione che aveva appreso era che la sua vita non le apparteneva, che erano gli altri a decidere per lei e che si poteva definire la sua persona solo in base a come veniva vista dal di fuori. Era un soldato, una donna vestita da uomo ed educata per divenire l'erede di uno dei casati più illustri dell'aristocrazia militare francese: quindi tutti la vedevano come "un ragazzo" che aveva intrapreso la scalata ai gradi militari e che prometteva di divenire un ottimo ufficiale.
Nel suo mondo limitato, il fatto di aver contratto matrimonio su ordine di suo padre, cambiava la carte in tavola e doveva modificare il suo essere agli occhi del mondo: cosa era? Chi era? Si era posta infinite volte quelle domande, non trovando riscontro negli occhi delle persone che la circondavano; solo l'amore incondizionato e devoto di Andrè le aveva permesso di capire che non era quello che faceva che la definiva come persona. Aveva trovato un nuovo modo di vivere, una nuova identità, aveva accettato di essere prima di tutto una donna, ma una donna libera al di là di qualsiasi aspettativa per la società. Lei aveva scelto di continuare a vestire i panni di un uomo, di percorrere la carriera militare e di integrare in tutto questo un matrimonio corredato da bambini: nessuno aveva diritto di dirle come vivere la sua vita, si era liberata dell'ombra opprimente di suo padre e aveva preso in mano le redini del suo destino.
Tutti pensieri che normalmente le davano conforto, ma ora nulla sembrava in grado di alleviare quella sofferenza che sentiva dentro come se Bernard, oltre a ferire l'occhio di suo marito, avesse affondato lo stiletto nelle sue stesse carni. Mille preoccupazioni e domande per il futuro la tormentavano. Cosa sarebbe successo se Andrè avesse perso l'occhio? In che modo tutto quello che era successo la notte prima avrebbe influito sul loro destino e sulle loro vite? Avrebbe dovuto consegnare il cavaliere nero a suo padre e lasciare che venisse fatta giustizia sommaria? Come poteva rientrare in possesso dei fucili rubati?
Mille domande e nessuna risposta all'orizzonte. C'erano da considerare molte cose, molte persone avrebbero sofferto di una decisione che andava presa comunque. Suo padre odiava già la marchesa de Brennon, fra i due la situazione era delicata e qualsiasi sciocchezza poteva causare l'inizio delle ostilità: il fatto che sua zia avesse cercato di nascondere Bernard non sarebbe stato motivo sufficiente perché i due ricominciassero a farsi la guerra? Poi c'era la piccola Rosalie e il suo amore per quel manigoldo: una giovane meritevole e a cui lei era affezionata, che rischiava di passare la vita nel ricordo del suo amore e struggersi nel rimpianto. Senza contare che poteva finire con l'odiarla, ritenendola la responsabile della morte dell'uomo che amava.
Che alternative aveva? Non era forse giusto che un ladro venisse consegnato alle autorità? Inoltre voleva che pagasse per quello che aveva fatto al suo Andrè: un uomo così buono, così retto, che ora rischiava di perdere l'uso dell'occhio sinistro per aver cercato di aiutare un malvivente. No, l'amore che provava per suo marito la costringeva a fare giustizia; se Andrè non fosse rimasto ferito e non stesse soffrendo tanto, forse si sarebbe accontentata di avere la refurtiva indietro, comprensiva dei fucile, e il giuramento solenne che il ragazzo avrebbe posto fine a quella follia, decidendosi a sposare Rosalie e a comportarsi da uomo onesto.
- Se solo non avesse ferito Andrè… - mormorò, sconfortata.

Continua…