Fabrice uscì dal portone e si incamminò lungo la strada, si sentiva osservato e sorrise, mentre si voltava in tempo per scorgere i tendaggi di una stanza al secondo piano che si muovevano. Non era vero che non lo rivoleva nella propria vita, era solo offesa ed arrabbiata per come si erano lasciati qualche anno prima e perché lui era stato pronto a giudicarla e condannarla senza appello. Contava ancora qualcosa per la marchesa de Brennon e un giorno, questa la certezza che lo sosteneva da anni, lei avrebbe ricambiato il suo amore. Quei ferimenti si erano rivelati provvidenziali per lui, ora aveva una scusa per recarsi più volte al giorno a palazzo e incrociare lo sguardo della donna che lo aveva stregato tanti anni prima. Si aggiustò la giacca e riprese il suo cammino fischiettando.

La tenda leggera ricadde, mentre l'uomo si volta verso Gerardine, accomodata su una poltrona. La donna continuava a ricamare come se non avesse un solo pensiero al mondo, con un aria assorta nel lavoro femminile che gli faceva venire voglia di afferrarla e baciarla con passione, solo per destarla da quel torpore.
- Il dottore è andato via – sentenziò Andrè, incrociando le braccia.
- Tornerà nel pomeriggio per controllare gli ammalati – gli rispose con noncuranza.
- Ti manca molto il tuo amico, vero? – prese posto sulla poltrona di fronte alla sua – Perché non cerchi di riavvicinarti?
- Voleva tornare a frequentare il mio salotto, ma gli ho risposto che non era possibile – rivelò, posando il lavoro di ricamo sul tavolo – Non sarebbe una buona idea.
- Perché potrebbe riconoscermi? – alzò le spalle – Starò attento a nascondermi, la qual cosa non dovrebbe essere difficile, visto che passo la maggior parte del tempo in camera mia. Dubito che verrebbe di sua spontanea iniziativa negli alloggi della servitù.
- Non è questo – Gerardine si alzò e si avvicinò al letto – Te l'ho detto, non sarebbe una buona idea.
- Hai paura di qualche imprevisto? Da quello che mi hai raccontato, Du Martine è stato un buon amico per te. Se glielo chiedessi, manterrebbe il segreto a costo della vita.
- Non vuoi proprio capire, vero? – si appoggiò a una delle colonnine intarsiate del baldacchino.
- Cosa dovrei capire? – Andrè corrugò la fronte.
- Lui è innamorato di me, da sempre – aveva alzato la voce e cercò di ricomporsi, poggiandosi una mano sul petto – Cosa dovrei fare? Farlo tornare qui per illuderlo ancora?
- Voi due… - non osava finire la frase, il solo pensiero lo rendeva pazzo di gelosia – Sei stata sola per così tanto tempo, credevi che io fossi morto, non ti biasimerei se tu…
- No! Mai! – si mise in ginocchio vicino a lui e poggiò la testa sulle sue gambe – Il pensiero di te, in tutti questi anni, mi ha reso impossibile prendere in considerazione un altro uomo. Avrei voluto ricambiare i suoi sentimenti, perché pensavo che la sua gentilezza sarebbe stato un balsamo per le mie ferite. Ma ho sbagliato, continuando a trascinare questa situazione per troppo tempo, alimentando le false speranze di un uomo buono che è stato un amico devoto.
- Quindi reputi sia meglio allontanarlo da te, come se non fosse mai esistito? Non credi di essere crudele?
- Voglio essere crudele – alzò la testa di scatto per incontrare gli occhi azzurri di lui – E' l'unico modo perché lui si dimentichi di me. Se io continuo ad essere meschina e cattiva, finirà con l'odiarmi e non penserà più a me.
- Ne sei convinta? Conosci così poco il cuore degli uomini…
Gerardine sorrise, con quel sorriso monello che aveva da ragazza, e Andrè per un attimo si perse nei ricordi di un passato felice dove nulla poteva scalfire la fiducia che riponevano nel futuro. A volte, quando erano soli come in quel momento, gli sembrava che il tempo fosse trascorso in modo diverso, come se non si fossero mai separati e non avessero mai affrontato le angherie della vita.
- Perché sorridi? – le chiese, carezzandole i capelli.
- Perché tu mi consideri ancora una ragazzina sprovveduta, ma la vita mi ha insegnato ad essere più scaltra. Se fosse possibile rivivere la propria esistenza, ora saprei cosa fare. Vorrei tornare all'estate dei miei quindici anni.
- Cosa faresti di diverso? – si appoggiò allo schienale, lasciandosi cullare dalla voce bassa e vibrante.
- Non avrei accettato la decisione di mio padre, ma avrei fatto in modo che credesse alla figlia devota ed ubbidiente che tanto agognava. Poi, senza dire nulla a nessuno, sarei fuggita da sola, mi sarei tagliata i capelli e travestita da ragazzo: nessuno mi avrebbe riconosciuta. I gioielli di cui mi aveva fatto dono, quelli che appartenevano a mia madre, avrebbero fruttato molti soldi.
- Ci avresti lasciato così? – si tirò a sedere di scatto, guardandola allarmato.
- Avrei atteso gli eventi, assai prevedibili – Gerardine si alzò in piedi e cominciò a camminare avanti ed indietro, gesticolando – Mio padre vi avrebbe interrogati, tutti e tre, ma voi non avreste saputo cosa dire. Non si può rivelare quello che ci è ignoto, giusto?
Andrè annuì, sempre più incuriosito da quella ricostruzione. Era certo che se le cose fossero andate in quel modo, molto dolore sarebbe stato evitato e i loro amici sarebbero stati ancora vivi.
- Vi avrebbe cacciato, ad ogni buon conto non ci si poteva fidare di servi che forse avevano aiutato la propria figlia a fuggire – si fermò al centro della stanza, appoggiandosi al baldacchino con le mani dietro la schiena, come una bambina che aveva combinato una marachella – A quel punto, sarei tornata da voi e avrei pagato il viaggio verso la nostra nuova meta. Un luogo dove a nessuno sarebbe venuto in mente di aiutare un aristocratico a trovare la figlia fuggitiva. Un posto dove ricominciare da capo ed essere felici, solo noi quattro.
- Italia? Inghilterra? Credi che tuo padre non sarebbe riuscito a trovarti? – la canzonò lui.
- Vedi qual è la differenza fra noi due? Hai poca immaginazione – lo prese in giro lei, ridendo – Ho detto un posto dove nessuno ci avrebbe trovato. Una volta rinunciato al mio titolo nobiliare, sarei stata solo una delle tante che seguivano il proprio uomo verso una nuova vita.
- Di che posto stai parlando? Un paese immaginario, il tuo – corrugò di nuovo la fronte.
- L'America, mio caro. Una nazione nuova, dove essere padrona del mio destino e dove avremmo potuto divenire qualsiasi cosa avessimo voluto – si avvicinò alla finestra, dandogli le spalle – Una volta risolto tutto questo pasticcio e lì che andremo.
- Come? – saltò in piedi, sconcertato – Intendi partire? Tuo fratello ne sarebbe molto contrariato.
- Mio fratello avrà una tomba su cui piangere e Marie Gerardine de Jarjayes, marchesa de Brennon, sarà morta per il resto del mondo – si voltò di nuovo verso di lui, con gli occhi che splendevano – Basta nascondersi e rubare pochi attimi di felicità. Quel che ci resta da vivere, lo voglio vivere da donna libera. Verrai con me?
- Sai che ti seguirei fino in capo al mondo, ma… i tuoi nipoti? Rosalie?
- Oscar e Andrè sono adulti, ormai, hanno una famiglia propria ed hanno imparato a difendersi da quel despota di mio fratello. Rosalie… la mia piccola Rosalie – si morse le labbra e abbassò lo sguardo – Non possiamo portarla con noi, la sua assenza si noterebbe. Nel mio testamento lascerò questo palazzo a lei ed a Oscar, in modo che nessuno possa cacciarla da qui. Mia nipote se ne prenderà cura, come se fosse sua sorella minore.
- Hai pensato proprio a tutto, vero?
- Non voglio più nascondermi – disse risoluta – Andrè Legrand, vorresti sposarmi?

Continua…