CAPITOLO DUE

SONO STATI ASSEGNATI ZAFFIRO E ACCIAIO.


Sei mesi dopo la missione alla stazione di servizio, Zaffiro e Acciaio si materializzarono all'aperto, su un ampio altopiano ricoperto di bassi cespugli. Era quasi il tramonto e soffiava un vento freddo che scompigliava i capelli biondi dei due agenti del tempo.

Zaffiro fu la prima a notare la donna, in piedi a pochi metri da loro, immobile, che fissava silenziosamente l'orizzonte lontano. Questa volta non indossava pelle nera, ma dei semplici blu jeans e una camicia di cotone viola, ma i folti capelli corvini e il corpo mozzafiato erano inconfondibili.

Zaffiro sussurrò nell'orecchio del suo partner: "Acciaio, è di nuovo quella mutante."

Acciaio si voltò bruscamente, preparandosi istintivamente alla lotta imminente.

La donna parlò a voce bassa: "Non c'è bisogno di arruffare le penne, Acciaio. Questa volta vengo in pace."

I due operatori si rilassarono leggermente, ma non si avvicinarono.

"Come hai fatto a convocarci qui?" chiese Acciaio.

La voce della donna sembrava divertita: "Diciamo che ho stretto un piccolo patto con la vostra Autorità. Forse tu hai opportunamente dimenticato di essere in debito con me, ma loro no."

Acciaio chiese, con tono indignato: "Vuoi dire che li hai ricattati? Come hai osato?" Fumante di rabbia, iniziò ad avvicinarsi alla mutante immobile, ma prima di poterla raggiungere, la donna crollò in ginocchio e un rantolo le sfuggì dalle labbra.

Tutta la sua bellicosità improvvisamente evaporata, Acciaio le si affiancò, curioso ma circospetto.

La mutante stava chiaramente soffrendo. Il suo viso era grigio come la cenere, gli occhi serrati. Stare in ginocchio era uno sforzo eccessivo per la poca forza che le era rimasta, e iniziò ad accasciarsi al suolo. Acciaio l'afferrò istintivamente e la sostenne, preso alla sprovvista dall'inaspettata dimostrazione di debolezza da parte della mutante.

Parlando tra i denti serrati, la donna spiegò: "Ho bisogno del tuo aiuto, Acciaio. Puoi dimenticare che sono una mutante, solo per un po'? Sei l'unico che possa salvarmi la vita."

Acciaio, perplesso, guardò la sua partner, chiedendole silenziosamente consiglio. Zaffiro disse: "Non credo che sia una trappola, Acciaio. Sento che il suo dolore è reale."

Lui le chiese: "Cosa le sta succedendo?"

Zaffiro si inginocchiò e tocco brevemente la fronte dell'altra donna.

"Credo che sia stata infettata con un qualche tipo di virus, ovviamente letale per lei."

La mutante annuì e parlò con una voce che stava diventando sempre più debole, le labbra prive di colore, la fronte ricoperta da un velo di sudore.

"Sì. Qualcuno... che mi era molto vicino. Qualcuno di cui mi fidavo. Come sono stata… ingenua. I patogeni terrestri sono una delle poche cose… in grado di uccidermi."

Acciaio cambiò posizione per farla sentire più comoda e sussurrò: "Shh, non parlare. Risparmia le energie."

Era ancora dubbioso. Zaffiro sentì la sua incertezza e parlò nella sua mente.

"Non le è rimasto molto tempo, Acciaio. Devi prendere una decisione."

Acciaio guardò negli strani occhi pervinca della mutante, ora aperti, cercando di capire cosa le passava per la testa. La donna riuscì a confezionare un debole sorriso e disse, a voce molto bassa: "Cosa hai deciso, Acciaio? Morte per una nemica… o pietà per una potenziale alleata?" Poi chiuse gli occhi, ormai priva di forze.

L'agente del tempo chiese, dolcemente: "Cosa vuoi che faccia?"

La voce della mutante era ormai quasi impercettibile. Acciaio dovette avvicinarsi ancora per sentirla: "Raffredda il mio corpo finché… il patogeno non perde virulenza. Ma non… congelarmi a morte."

Lui mormorò: "La sospensione criogenica è molto rischiosa. Non ho un controllo così preciso sulla mia temperatura corporea, sai? Potrei ucciderti."

La donna sussurrò: "Mi fido… completamente di te, Acciaio." Poi si afflosciò tra le sue braccia.

Per un breve momento Acciaio si sentì prendere dal panico al pensiero che fosse già morta, senza che lui avesse la possibilità di salvarla, ma poi la voce di Zaffiro risuonò ancora nella sua mente.

"No, è ancora viva. Ma non per molto."

Continuando a stringere la donna tra le braccia, Acciaio obbligò la sua temperatura corporea a precipitare. Chiuse gli occhi, concentrandosi per controllare il calo di temperatura. Doveva fermarlo a un livello ancora idoneo per la vita e mantenerlo stabile.

Le sue mani e le sue braccia si ricoprirono di un sottile strato di brina, così come il corpo della mutante, che iniziò anche a tremare violentemente. Acciaio la strinse ancora di più, attento a bilanciare la sua temperatura interna. Nonostante il freddo, la sua fronte di coprì di sudore, a dimostrazione dello sforzo che stava sopportando.

Perse il senso del tempo, tutto il suo mondo ridotto a controllare il processo criogenico. Poteva sentire che il corpo della mutante aveva smesso di tremare, ma non sapeva se fosse un bene o un male. Per quel che ne sapeva, poteva già averla congelata a morte. Eppure continuò ostinatamente a concentrarsi sulla procedura. Per qualche oscuro motivo non voleva che quella donna morisse, e anche se aveva una piccolissima possibilità di salvarle la vita, avrebbe fatto del suo meglio.

Il sole era ormai tramontato da tempo ed era sorta la luna piena, abbastanza luminosa da rischiarare la lotta per la vita che si stava svolgendo su quell'altopiano desolato.

Dopo ciò che gli sembrarono ore, Acciaio sentì le forze venirgli meno, lentamente ma inesorabilmente consumate dal processo di congelamento. Sentì la gradita voce di Zaffiro nella mente.

"Non sono sicura che il patogeno abbia perso efficacia, ma devi riguadagnare la tua temperatura, Acciaio. Oltretutto non hai più la forza di controllare il processo. Potresti raffreddarla eccessivamente. Lasciala andare."

Fidandosi implicitamente del giudizio della sua partner, Acciaio adagiò gentilmente il corpo della mutante a terra e si allontanò barcollando, solo per crollare al suolo a qualche metro di distanza. Ora toccava a lui tremare violentemente, l'unico modo che il suo corpo conosceva per riacquistare calore. Sapendo istintivamente che Piombo non poteva venire ad aiutarlo a scaldarsi, perché non aveva mai raggiunto lo zero assoluto, Acciaio si raggomitolò a terra e chiuse la mente al mondo esterno, tutte le energie rimaste dedicate al ripristino di una temperatura normale.

Non si rese conto che Zaffiro aveva acceso un fuoco vicino al suo corpo raggomitolato e che lo aveva coperto con una spessa pelliccia che aveva trovato per terra, a pochi metri da dove la mutante stava ancora combattendo per la vita. Ovviamente la donna contava sull'aiuto di Acciaio, dopo tutto, e aveva sollecitamente fornito una fonte di calore per ripristinare la temperatura del suo salvatore. Zaffiro trascinò faticosamente il corpo della mutante vicino al fuoco e la coprì con la stessa pelliccia. I due corpi avevano ormai raggiunto la stessa temperatura, e sperava che avrebbero potuto aiutarsi a scaldarsi a vicenda.

Quando Zaffiro vide Acciaio allungare istintivamente un braccio per abbracciare il corpo della mutante e avvicinarla a sé in cerca di calore, provò un'insolita fitta di risentimento - o era forse gelosia? – ma poi sentì il suo partner mormorare il suo nome e sorrise, commossa.


Ogni volta che Acciaio si riprendeva da un calo della temperatura corporea, sognava. Erano sogni di ghiaccio e gelo, naturalmente. Ora sapeva che stava nuovamente sognando, perché si trovava su una landa ghiacciata e inospitale. Ma questa volta non era da solo: una donna era in piedi davanti a lui. Era alta come lui e i suoi capelli neri e ricci incorniciavano un viso bellissimo. Ma la sua caratteristica più singolare erano gli occhi, che brillavano di un sorprendente color pervinca. Quando parlò, la sua voce era bassa, quasi roca.

"Grazie, Acciaio. Mi hai salvato la vita."

Lui chiese, sconcertato: "Ma tu chi sei?"

"Il mio nome è Violet. Sono una mutante."

Acciaio era ancora perplesso.

"Perché mi hai affidato la tua vita?"

Lei si avvicinò, e ora si trovavano a pochi centimetri l'uno dall'altra.

"Perché sei un uomo affidabile e degno di fiducia. Sarai anche freddo come l'acciaio da cui prendi il nome, ma non rifiuteresti mai il tuo aiuto a qualcuno, amico o nemico che sia."

Lui la guardò intensamente in quei suoi occhi straordinari.

"E ora, tu che cosa sei?"

Il viso della donna si distese in un sorriso insolitamente dolce e disse: "Nessuno dei due. La mia natura non mi consente di essere tua amica, ma le tue azioni mi impediscono di essere tua nemica. Sono una via di mezzo. Ma non dimenticherò ciò che hai fatto per me, Acciaio."

Si avvicinò ancora di più e lo baciò teneramente. Preso alla sprovvista, Acciaio non si sottrasse e si attardò su quelle labbra morbide e calde, chiedendosi brevemente perché gli facessero accelerare i battiti del cuore.


Zaffiro stava dormendo e non vide la mutante baciare il suo partner, per poi districarsi dalla pelliccia, rimboccarla gentilmente attorno al corpo di Acciaio e allontanarsi silenziosamente, dopo avere ceduto all'irresistibile tentazione di accarezzargli un ciuffo di capelli sulla fronte.

Violet non sapeva perché era così attratta da Acciaio. In teoria era un suo nemico, oltretutto molto pericoloso, eppure non riusciva a costringersi a odiarlo. Anche prima che le salvasse la vita, sapeva che le sue qualità la spingevano a conoscerlo meglio. Aveva raccolto moltissime informazioni sui di lui e si rese conto che il suo interesse stava sfociando nell'ossessione. Invidiava profondamente il suo rapporto con Zaffiro: i mutanti non avevano niente di nemmeno lontanamente paragonabile a un legame così profondo. Le loro alleanze erano di breve durata e sempre basate su un interesse personale. Inoltre i più potenti tra loro erano sempre soggetti a vari attentati alle loro vite, come quello a cui era riuscita a sfuggire con l'aiuto di Acciaio. Le sarebbe piaciuto poter avere il lusso di fidarsi di qualcuno così completamente e sinceramente come facevano questi due elementi, ma doveva accontentarsi di osservarli da lontano e magari rubare un rapido bacio all'attraente agente del tempo nelle rare occasioni in cui abbassava le difese.