CAPITOLO QUATTRO
I due agenti del tempo s'incamminarono nella direzione indicata dalla mutante, ciascuno perso nei propri pensieri.
Zaffiro chiese: "Come pensi di attirare l'attenzione del mutante?"
"Non voglio attirarla troppo. Preferirei restare alla periferia del suo campo visivo, farlo dubitare dei suoi stessi occhi."
"E come pensi di farlo?"
"Tu e io faremo delle brevissime apparizioni, ci faremo vedere di sfuggita tra la gente. Indosseremo abiti diversi ogni volta, gli faremo mettere in dubbio la sua sanità mentale. Presto o tardi deciderà di seguire uno di noi per vedere se siamo reali o se siamo frutto della sua fantasia."
Zaffiro sorrise, ammirando la semplicità e l'ingegnosità del piano di Acciaio.
Acciaio aggiunse, guardando dritto negli occhi della sua partner: "Naturalmente, se decide di seguire te, non devi esporti. Ti teletrasporterai al sicuro e lascerai che me ne occupi io."
Zaffiro non riuscì a impedirsi di replicare: "L'ultima volta che te ne sei "occupato", quell'uomo ti ha sbattuto contro un muro e ti ha quasi steso."
Ad Acciaio non piaceva rievocare i suoi fallimenti. La sua voce divenne più fredda.
"Questa volta sarò preparato. So cosa aspettarmi."
Zaffiro aggiunse, più gentilmente: "Stai attento, Acciaio, ti prego."
Ancora leggermente offeso, Acciaio non si prese la briga di rispondere.
Dopo pochi minuti i due agenti entrarono nella cittadina. Decisero di separarsi per trovare più facilmente il mutante.
Acciaio si diresse verso il bar locale: era il luogo migliore per restare aggiornati. Zaffiro scelse il mercatino nella piazza principale. Entrambi si erano già cambiati d'abito: Acciaio indossava pantaloni grigi e una polo grigia, mentre Zaffiro sfoggiava un abito rosso a fiori.
Acciaio fu il primo a trovare il mutante. Come aveva sospettato, era seduto a uno dei tavoli del bar, davanti a una tazza di tè intatta, guardando la TV e ascoltando le chiacchiere circostanti. L'agente del tempo camminò senza farsi notare fino al bancone del bar e si posizionò dietro un gruppo di rumorosi operai che stavano facendo colazione, proprio di fianco a un uomo dai capelli biondi che stava sorseggiando una bevanda alcoolica.
Contattò mentalmente Zaffiro e le inviò una breve istruzione, quindi piantò gli occhi sul mutante e non distolse più lo sguardo.
Dopo pochi istanti, come previsto, il mutante percepì lo sguardo di Acciaio e girò la testa verso il bancone. Acciaio lo guardò in faccia per un brevissimo momento, poi si teletrasportò. L'unico a notare la sua improvvisa scomparsa fu l'uomo seduto accanto a lui, che prima osservò lo spazio vuoto al suo fianco e poi guardò il bicchiere di liquore, decidendo immediatamente che quella roba era decisamente troppo forte.
Il mutante si alzò bruscamente e si fece strada a gomitate tra gli avventori, finché non raggiunse il bancone. Notò l'uomo biondo che stava bevendo e decise di averlo scambiato per l'agente del tempo. Per sicurezza, comunque, studiò attentamente tutti i clienti. Mentre stava scrutando le facce delle persone sedute vicino alla vetrina, notò una donna alta con un vestito rosso a fiori che camminava fuori dal caffè con passo aggraziato. Somigliava molto a Zaffiro, ma prima di poterle dare un'occhiata più approfondita, la donna era già passata oltre.
Il mutante si precipitò all'esterno, ma non c'era traccia della donna. Tornò lentamente al suo tavolo, dubitando dei propri sensi.
Passò un'altra mezzoretta nel bar, ma non gli giunse alcuna notizia di una donna trovata morta nella zona circostante, così decise di mescolarsi alla folla del mercatino: magari laggiù le notizie viaggiavano più veloci.
Mentre passeggiava con apparente noncuranza tra gli acquirenti, prestando orecchio senza farsi notare al chiacchiericcio che lo circondava, notò improvvisamente un ciuffo di capelli biondi, appartenenti a un uomo che indossava pantaloni grigi, una camicia bianca e un blazer blu. Il mutante poté solo scorgerne il profilo, ma il naso aquilino somigliava molto a quello di Acciaio. Anche questa volta, quando cercò di avvicinarsi, l'uomo sparì nella folla. Il mutante rimase immobile, chiedendosi cosa stesse succedendo. Quando le persone iniziarono a urtarlo, si riscosse e si diresse verso il limitare della piazza. Là notò una donna alta e bionda che indossava blue jeans e una camicetta blu di seta, che stava camminando verso uno dei vicoli che si dipartivano dalla piazza. Questa volta, quando cercò di avvicinarsi, la donna non scomparve e continuò semplicemente a camminare. Decise di seguirla: doveva sapere se i suoi sensi gli stavano giocando dei brutti scherzi.
Sapeva che la strada era un vicolo cieco, quindi era sicuro di poter intrappolare la donna se non fosse entrata in un edificio. Quando raggiunse la fine del vicolo, però, non c'era nessuno. E poiché non aveva sentito nessuna porta aprirsi e chiudersi, significava che la donna era sparita ancora una volta.
Quando si girò per uscire dal vicolo, con tutti i sensi improvvisamente in allerta, si bloccò: un uomo lo fronteggiava, e questa volta il viso austero e i freddi occhi grigi che lo stavano guardando erano inconfondibili: si trattava proprio di Acciaio.
L'agente del tempo disse, con voce bassa e ironica: "Stai cercando qualcuno, mutante?"
Troppo sorpreso per parlare, l'uomo dai capelli scuri restò in silenzio per alcuni secondi, ma poi ritrovò la voce e la sicurezza di sé, e rispose: "Acciaio. Allora la bionda è davvero Zaffiro, che immagino non sia troppo lontano. A cosa devo il piacere?"
"Nessun piacere, te l'assicuro. Vorrei riprendere la conversazione che abbiamo interrotto l'ultima volta che ci siamo incontrati."
Ora il mutante si sentiva sempre più sicuro. Sapeva che poteva facilmente sbarazzarsi dell'agente del tempo.
"Oh, vuoi dire quando ti ho intrappolato in quel caffè fuori dal tempo?"
Acciaio annuì.
"Sì. Quando hai minacciato di togliere la vita a Zaffiro." La sua voce scese di un'ottava quando aggiunse: "Di farla soffrire."
Il mutante scoppiò in una risata cattiva.
"E mi hai portato qui per poter prendere il suo posto?"
La bocca di Acciaio si contrasse in un mezzo sorriso.
"Non proprio."
Improvvisamente Zaffiro apparve dietro di lui, con espressione circospetta ma confortata dalla rassicurante presenza di Acciaio davanti a lei.
Il mutante rise ancora e disse: "Bene, bene. Ecco la famosa squadra di operatori, ancora una volta riunita. E pensate di potermi sconfiggere questa volta? Non capite che siete troppo deboli per sopraffarmi?"
Troppo preso dalle sue vanterie, non notò la porta che si stava aprendo silenziosamente dietro di lui e la figura femminile che ne stava uscendo furtivamente.
Lo sguardo di Acciaio non vacillò, quindi il mutante non si accorse che la donna che pensava di avere ucciso si trovava dietro di lui, con un sorriso molto crudele sulle labbra piene. La donna si avvicinò fino a trovarsi a pochi centimetri da lui e gli sussurrò quasi nell'orecchio: "Ma io non lo sono."
Il mutante sussultò e si voltò il più rapidamente possibile, ma era troppo tardi: non ebbe il tempo di erigere una barriera per proteggersi dal potere della sua ex collega. Il suo campo di stasi lo avvolse, immobilizzandolo a tutti gli effetti.
Il petto dell'uomo iniziò a sollevarsi spasmodicamente: aveva chiaramente difficoltà a respirare.
Acciaio lanciò uno sguardo interrogativo alla donna mutante e vide che si stava concentrando profondamente. Le disse: "Fermati! Lo stai uccidendo."
Lei rispose con noncuranza: "Lo so."
Acciaio protestò: "Non erano questi i patti: dovevi consegnarlo a noi."
"Credo di avere cambiato idea."
Acciaio cercò di convincerla a risparmiare la vita dell'uomo.
"Lo so che vuoi vendicarti, ma ucciderlo non ha alcun senso. Non hai detto tu stessa una volta che non sopporti la violenza inutile?"
Lei rispose, con uno sguardo molto minaccioso negli occhi color pervinca: "Devo fare di lui un esempio. La prossima volta ci penseranno due volte prima di cercare di uccidermi. Quindi, come vedi, in questo caso la violenza è indispensabile."
Rendendosi conto che non sarebbe riuscito a farle cambiare idea, Acciaio cercò di toccare il mutante per liberarlo dal potere immobilizzante della donna. Non appena posò una mano sul suo braccio, però, restò intrappolato nello stesso campo di stasi. Sentì i suoi polmoni cercare di aspirare aria, senza riuscirci. Il suo cuore iniziò a battere sempre più veloce, in cerca di ossigeno, senza trovarne. Sia lui che il mutante crollarono sulle ginocchia.
Zaffiro urlò, i suoi lineamenti regolari contorti dal terrore: "Smettila! Stai uccidendo anche lui!"
La donna mutante esitò, ma non liberò i due uomini.
Tentando disperatamente di salvare il suo partner, Zaffiro disse: "È così che dimostri la tua gratitudine ad Acciaio per averti salvato la vita? Hai già dimenticato cosa ha fatto per te?"
La mutante ribatté, con quei bizzarri occhi che brillavano in modo sinistro: "Perché ha interferito? Perché ci tiene così tanto?"
"Ci tiene perché odia vedere estinguersi una vita. Ci tiene perché è migliore di te. E non merita di morire per questo."
Dopo alcuni istanti angosciosi, che per Acciaio durarono ore, la donna si rilassò e dissolse il campo di stasi.
Sia Acciaio che il mutante crollarono al suolo, privi di conoscenza per la prolungata mancanza di ossigeno.
Zaffiro corse al fianco del suo partner con un'espressione preoccupata sul bel viso.
La donna mutante osservò i due agenti del tempo, affascinata. Il loro comportamento la sconcertava. Il fatto che Acciaio avesse rischiato la sua vita per salvare quella di un uomo che aveva cercato di uccidere lui e la sua partner andava al di là della sua comprensione. E sentiva che Zaffiro era pronta a combatterla – a costo della sua stessa vita, come sicuramente sapeva – per cercare di salvare Acciaio. Un tale altruismo era sconosciuto tra i mutanti e perfino lei faceva fatica a capirlo del tutto.
Ora, guardando Zaffiro che si prendeva amorevolmente cura di Acciaio, provò una fitta di invidia. Quella sensazione era molto più facile da capire: anche lei voleva qualcuno che si prendesse cura di lei, che le guardasse le spalle. Qualcuno che desse spontaneamente la sua vita per lei. Ma tale lusso le era negato: doveva prendersi cura di se stessa.
Sull'onda di tale pensiero amareggiato si avvicinò ai due operatori e disse ad Acciaio, che aveva ormai ripreso conoscenza: "Mi dispiace. Non volevo farti del male. A volte mi faccio prendere la mano dai miei poteri quando li uso a una tale intensità."
Acciaio, con il respiro ancora affannoso, chiese, indicando il mutante ancora incosciente: "Lascerai che lo portiamo via?"
Lei annuì. "Sì. Potete portarlo via e farne ciò che volete. Non m'interessa più. Però non lasciatelo scappare."
"Non lo faremo", rispose Acciaio. Poi guardò Zaffiro e le chiese: "Ti dispiace portarlo via con te? Io ho una questione da sistemare, prima."
La risposta di Zaffiro gli risuonò nella testa. "Molto bene. Ma non lasciare che ti si avvicini troppo, Acciaio. Non mi fido di lei." Poi Zaffiro scomparve con il suo prigioniero.
Ora la donna mutante stava guardando Acciaio con un mezzo sorriso divertito.
"Allora, qual è la questione da sistemare?"
Il tono di Acciaio non era altrettanto divertito.
"Avresti ucciso anche me, se non fosse stato per le parole di Zaffiro?"
"Te l'ho detto: quando uso i miei poteri alla massima intensità, perdo il controllo."
"Sei troppo sanguinaria per i miei gusti. La prossima volta che hai bisogno di un alleato, cercati qualcun altro."
"Lo farò. Ma la prossima volta che tu hai bisogno di un alleato, chiamami pure: questa volta sono io a essere in debito con te. E mi dispiace davvero di averti fatto del male. Sono contenta che Zaffiro mi abbia richiamato alla ragione in tempo: non ti ferirei mai di proposito. Mi stai molto a cuore."
Addolcito dalle sue parole, Acciaio rispose: "Hai uno strano modo di dimostrarlo."
Con un solo passo delle sue lunghe gambe, la donna si avvicinò ad Acciaio finché il suo viso non fu a pochi centimetri di distanza. La sua voce era roca quando mormorò: "Conosco un modo migliore."
Acciaio cercò di fare un passo indietro, ma scoprì di non potersi muovere. Il campo di stasi aveva colpito ancora. Solo le gambe e le braccia erano state immobilizzate, questa volta, e poteva ancora respirare e parlare.
"Violet…"
"Shh", fu la risposta.
Le labbra della donna furono sulle sue prima che potesse dire altro. Impossibilitato a indietreggiare, Acciaio accettò il bacio e, prima di rendersene conto, la sua bocca si aprì per accogliere quella morbida lingua indagatrice. Il bacio divenne più profondo, e Acciaio si stupì della tenerezza della mutante, nonché delle sue stesse reazioni.
Una delle mani della donna gli accarezzò i capelli, mentre l'altra era appoggiata sul suo petto. Un gemito le sfuggì dalle labbra.
Quel suono spinse Acciaio ad abbracciarla e a stringerla con forza contro di lui, una mano sulla schiena e l'altra che le afferrava i folti riccioli neri.
Acciaio non si rese subito conto di non essere più immobilizzato e che le sue reazioni non erano indotte dalla stasi, ma dal suo stesso corpo. Quel pensiero lo sorprese. Tirò indietro la testa per guardarla in quegli occhi color pervinca e le chiese, con voce morbida: "Non mi stai più controllando, vero?"
Il viso della donna si illuminò in un sorriso dolcissimo: "Da un sacco di tempo."
Poi la mutante si costrinse a sciogliersi dall'abbraccio di Acciaio, anche se il distacco le provocò un dolore quasi fisico. Ma non voleva lasciarsi troppo andare: non poteva permetterselo. Era nuovamente sola con se stessa.
Guardò il naso di Acciaio e si concentrò brevemente. L'agente del tempo sentì una leggera pressione, poi qualcosa di liquido e caldo che gocciolava dalla narice destra. Lo toccò con una mano e, quando la ritrasse, vide che le dita erano sporche di sangue.
Colto alla sprovvista, chiese: "Perché l'hai fatto?"
Lei rispose, con tono di scusa: "Per non ferire Zaffiro. La tua partner ipersensibile ed empatica sarà troppo preoccupata per la tua salute per percepire la mia presenza su di te."
"Molto premuroso da parte tua. Sai, sei la persona più imprevedibile che abbia mai incontrato."
Acciaio le si avvicinò, questa volta di sua volontà, e sollevò una mano per accarezzarle dolcemente una guancia.
"Abbracciarti è come stringere una tigre: prima fai le fusa, poi sguaini gli artigli e colpisci. Sei pericolosa, e incredibilmente bella."
Lei ruotò il viso verso la sua mano e gli baciò languidamente il palmo.
"Addio, Acciaio", poi scomparve.
Sospirando, Acciaio si ricompose e si preparò a rincontrare la sua partner, sperando che il trucco di Violet con il suo naso riuscisse effettivamente a impedire a Zaffiro di percepire ciò che era successo. La mutante lo turbava profondamente, ma l'ultima cosa che voleva era ferire Zaffiro. Baciare Violet era stato come danzare con un temporale, ma Zaffiro era l'orizzonte che lo accoglieva ogni volta che si allontanava. Era sempre lì per lui, e lui per lei. E con quel pensiero confortante si teletrasportò dalla sua partner, a casa.
FINE
