FINAL FANTASY VII – CRONACHE DI CLOUD

CAPITOLO 3

SEPHIROTH, L'EROE

Al piano superiore della locanda di Kalm Town, tutti sono curiosi di sentire il racconto sul passato di Cloud, in modo particolare Tifa ed Aerith.

Tutti gli sguardi sono rivolti verso di me, attendono che la mia storia abbia inizio. Li accontenterò, parlerò loro degli orrori vissuti al fianco di Sephiroth.

"Dovete sapere che una volta entrato nei SOLDIER ho preso parte a missioni pericolose, c'era sempre il rischio di perdere la vita. In quel periodo Lazard, il direttore della divisione SOLDIER, era sparito, quindi fu Sephiroth a prendere il comando in quanto era il soldato più importante oltre che un eroe per Midgar. Venni convocato insieme ad altri soldati."

Sephiroth raggiunge il gruppo di soldati avvolto da un mantello nero e con lunghi capelli colore del platino. Appena sotto alle sopracciglia, due occhi piccoli ma dallo sguardo deciso, con il colore blu di coloro che sono stati sottoposti al contatto con l'energia Mako.

"I soldati che sono stati convocati qui faranno parte del gruppo di spedizione in una piccola città situata nel continente centrale. Infatti, si è verificato un malfunzionamento al reattore lì presente, pare che siano stati avvistati dei mostri. Si tratta di informazioni classificate, perciò non potrete parlarne con nessuno, chi verrà con me dovrà mantenere il silenzio sui segreti che potrebbe scoprire durante la missione"

Cloud si fa avanti, incuriosito dalla descrizione.

"Una piccola città nel continente centrale?"

"Si tratta di Nibelheim."

Ero stupito, quella era la mia città natale. Potevo ritornare a Nibelheim, orgoglioso di essere entrato in SOLDIER. C'erano persone che desideravo vedere, parenti ed amici.

Sulla strada verso Nibelheim, il furgone della ShinRa si blocca. L'autista appare spaventato.

"Un R-Red Dragon!"

"Oh, no, è terribile, si tratta di uno fra i mostri più potenti, abbiamo avuto sfortuna ad incontrarlo", spiega Cloud con timore.

Sephiroth non appare preoccupato, estraendo la sua immensa spada affilata, la Masamune, il cui nome deriva da un antico guerriero del passato.

"Cloud, vieni con me, ti mostrerò come si annienta una creatura capace di portare terrore perfino ai soldati addestrati."

"Con piacere, Sephiroth."

Vicino a lui, non avevo paura nemmeno in presenza di un mastodontico drago dall'alito di fuoco. Sapevo che Sephiroth era il più grande fra tutti i soldati attualmente in vita. Per me era del tutto ridicolo pensare di poter combattere al suo fianco. Anch'io tirai fuori la mia spada, la Buster Sword, pronto al combattimento che ci apprestavamo a disputare. In quel momento, provai angoscia, mi chiesi come avrebbe fatto Sephiroth a salvarsi da una creatura del genere.

"Rimani indietro, non voglio che tu venga ferito nel combattimento."

"Sephiroth, lascia che ti aiuti, quel drago è troppo grosso e potente anche per te."

"Per me? Osserva attentamente quello che sto per fare."

Camminando lentamente, Sephiroth si avvicinò al Red Dragon con tranquillità, come se si trattasse di un semplice mostro. Poi, puntò in avanti la sua Masamune e partì all'attacco. Un colpo veloce al torace, poi un fendente verso l'alto, altri colpi fino ad un totale di otto colpi. Era la sua combinazione di attacchi, capace di eliminare qualsiasi avversario, nessuno era mai sopravvissuto a quell'assalto brutale.

"È incredibile... l'hai sconfitto con una facilità impressionante."

"Non è stato semplice, ho dovuto mostrargli chi fra noi fosse il vero mostro."

"Tu non sei affatto un mostro, sei un eroe!"

"Già... l'eroe della ShinRa, il loro manifesto numero uno."

Parole pungenti da parte sua, dentro di sé iniziava a nutrire disprezzo verso la società per cui ha lavorato per tanti anni e che l'ha reso così famoso. Negli ultimi mesi, aveva assistito a situazioni difficili, uno fra i suoi migliori amici era morto, l'altro era disperso e considerato un traditore. Non so se definirla fortuna o meno, ma io ero rimasto dalla sua parte, forse ero il suo unico amico rimasto.

Nella locanda di Kalm Town, Barret interrompe il discorso di Cloud.

"Aspetta, stai dicendo che eri amico di Sephiroth? Non riesco a credere che tu fossi insieme ad uno spietato assassino."

"A quei tempi, lui era una fra le persone più rispettate. A Midgar vi era un vastissimo fan club in suo onore, era il modello da seguire per coloro che desiderassero entrare nei SOLDIER. Nessuno aveva mai avuto da ridire su di lui, il suo atteggiamento era eroico. Credo che Sephiroth sia stata la persona in cui ho riposto più fiducia in vita mia."

Il racconto riprende.

Arrivammo davanti alle porte della città. Incaricati per la missione di esaminare il reattore, eravamo in quattro, io, Sephiroth e due soldati semplici non appartenenti ai SOLDIER. Uno di loro me lo ricordo, molto basso con pochi capelli e tremendamente timido. L'altro invece non riesco a ricordarlo, probabilmente perché il suo volto era nascosto dall'elmo che indossava.

"Cloud, se non ricordo male è qui che vivevi prima di raggiungere Midgar. Come ti sembra ritornare a casa dopo tutto questo tempo? Io non lo so perché non ho una famiglia."

"Esatto, la mia casa è proprio nella piazza principale della città. Cosa ne è stato dei tuoi genitori? Non ti ho mai sentito parlare di te prima d'ora."

"Mia madre si chiamava Jenova, è morta poco dopo la mia nascita. In quanto a mio padre... ma che importa, andiamo avanti!"

Sephiroth era freddo e distaccato, vivere lontano da familiari deve averlo reso incapace di provare sentimenti d'affetto. Eppure, si è sempre preso cura dei suoi compagni. Però, qualcosa mi impensieriva, il nome della madre... Jenova.

Barret si alza di scatto, scuotendo la testa.

"Jenova è il nome di quel mostro senza testa che era dentro il contenitore nel laboratorio di Hojo, possibile che sia soltanto una coincidenza?"

"Esattamente, ma devi darmi il tempo di arrivare a quella parte della storia", risponde con disappunto Cloud al compagno.

"Uff, possibile che questo tuo racconto sia così lungo? Cosa interessa a me di quando tu e Sephiroth eravate grandi amici, voglio scoprire cosa è successo, cosa l'ha reso l'orribile persona che abbiamo incontrato sul nostro percorso."

Barret vuole sapere la verità, lo desiderano anche tutti gli altri. A quanto pare, Sephiroth e la ShinRa sono i due fattori che ci tengono uniti fra di noi.

All'interno di Nibelheim, Cloud cammina per la città, è tutto silenzioso, la vita procede regolarmente nonostante l'aumento della presenza di mostri nelle prossimità della città.

Andai a visitare mia madre, era ancora in buona salute. Eppure, qualche giorno dopo ha perso la vita... no, non voglio parlarne, scusatemi. Ritornai alla locanda per trascorrere la notte, in attesa della spedizione del giorno seguente.

Nella piazza principale, Cloud incontra un fotografo.

"Ehi, fammi una foto."

"E tu chi sei? Sparisci, non sei importante."

"Sono l'aiutante del grande eroe Sephiroth."

"Non mi interessa!"

All'improvviso mi accorsi di un volto familiare, quello di Tifa. Il suo look era molto differente da quello che ricordavo. Cappello da cowgirl in testa, aspetto sicuro di sé e soprattutto... posso dire di aver notato che era cresciuta molto, in tutti i sensi. Apparve contenta di rivedermi, però non avevamo tempo per parlare a lungo, mi disse soltanto perché era lì.

"Sarò la vostra guida cittadina, vi accompagnerò fin dove servirà."

"Può essere pericoloso, lascia perdere."

"Sono in grado di difendermi, inoltre siete in quattro, non credo che avrete problemi con i mostri della zona."

Il padre di Tifa appare minaccioso nei confronti di Sephiroth.

"Se dovesse succedere qualcosa a mia figlia, ti riterrò responsabile."

"Non succederà nulla, siamo qui per una semplice investigazione."

Lo guardo di Sephiroth mi tranquillizzò, sapevo che voleva davvero far sparire la sfiducia da parte di quell'uomo, così anche la mia paura che a Tifa potesse succedere qualcosa di brutto. Il fotografo era pronto, così Sephiroth chiamò me e Tifa per celebrare un ricordo di quella spedizione.

"Sorridete."

Una posa allegra da parte nostra, per me era davvero un'occasione importante per far vedere che ero insieme a Sephiroth, ero diventato un SOLDIER, avrei conservato a lungo quella foto, così pensai in quel momento.

Nel presente, Tifa appare un po' dubbiosa, quanto Cloud le sta narrando non le suona familiare. Lui se ne accorge, ma lei è curiosa di sapere il seguito della storia.

Scalammo il monte Nibel, proseguendo per l'instabile ponte sospeso che portava al reattore. Lì ci fu un incidente, l'usura della natura ebbe la meglio sul lavoro dell'uomo, così rischiammo la vita.

Il ponte si spezza mentre Tifa ed il soldato coperto dall'elmo lo stanno attraversando. L'altro soldato, quello timido che si domandava se fosse davvero pronto per la missione a cui ha preso parte, crolla di sotto, precipitando e morendo nell'impatto. Tifa si sente sprofondare, ma Cloud allunga la sua mano, salvandola e tirando su con tutta la sua forza.

"Non ti lascerò cadere, lo giuro."

"Lo so, non ho intenzione di morire!"

Anche l'altro soldato interviene ed insieme a Cloud riesce a tirar su la ragazza.

Il rischio che abbiamo corso era elevato, fu un peccato non poter recuperare il corpo del nostro compagno caduto. Sapevo già come si sarebbe comportata la ShinRa in quell'occasione, inviando alla famiglia una targhetta che recitava 'morto in missione con onore'. Purtroppo, non potevamo tardare, avevamo un incarico a cui prendere parte. Il reattore era appena lì avanti, l'odore di tecnologia sperimentale penetrava le mie narici dalla distanza. Non avevo mai giudicato l'operato della ShinRa prima di quel momento, ebbi la sensazione che qualcosa non fosse a posto, sarà stato con buone probabilità il pensiero di vedere la mia città natale, un paesino di campagna, costretto a modernizzarsi e diventare una fonte d'energia. Sephiroth richiamò la mia attenzione.

"Proseguiamo all'interno."

Tifa interviene nel discorso.

"Voglio venire anch'io."

"No, tu non puoi, sei una civile. Non fai parte del personale autorizzato."

Dissi a Tifa che era pericoloso, potevano esserci mostri potenti ed in uno spazio chiuso sarebbe stato un rischio per lei entrare lì. La verità era un'altra: la ShinRa non permette ai civili di scoprire i propri segreti e quel posto aveva tutto l'aspetto di nascondere gli scheletri nell'armadio della corporazione. Sapevo che l'interesse di Sephiroth per quel luogo era diverso da ogni altra missione: per lui era qualcosa di personale, sentiva che lì avrebbe ottenuto un'importante risposta. Così, mi rivolsi al soldato dal volto coperto dall'elmo della ShinRa.

"Prenditi cura di lei!"

Nessuna risposta da parte sua, solo un cenno positivo. Io e Sephiroth li lasciammo alle nostre spalle, iniziando a scendere scale e tubi fino ad arrivare al cuore del reattore. Il gas emanato era visibile dappertutto, tuttavia non vi era la presenza di mostri nei paraggi. Meglio così, un problema in meno, avremmo soltanto dovuto investigare il guasto e tornare indietro. Tuttavia, quanto trovai nella stanza seguente avrebbe cambiato la mia vita... e quella di Sephiroth!

Decine di capsule erano dinnanzi ai nostri occhi, tutte sigillate con una piccola fessura, ognuna di esse catalogate con lettere e numeri. Al centro, una lunga scala, poi una porta immensa chiusa a chiave ed una gigantesca targa. Riconobbi subito il nome lì inciso.

JENOVA.

Anche Sephiroth se ne accorse, ma non pronunciò una singola parola, trovai incredibile questa sua reazione priva di emozioni... forse sapeva che quella stanza contenesse qualcosa del genere?

"Cloud, ho trovato la causa del malfunzionamento, si tratta di questa valvola, chiudila, così dovremmo risolvere il problema."

"Agli ordini."

Feci quanto mi aveva ordinato lui, la capsula vicina iniziò a ribollire, il liquido giallastro continuava a fluttuare intensamente. Nulla di strano, è quanto succede quando viene creato una Materia, energia Mako condensata e cristallizzata. Tuttavia, la capsula si ruppe e Sephiroth parve contrariato.

"Perché si è rotta? Hojo... scienziato da quattro soldi, non sarai mai al livello del professor Gast. Questo sistema non è più funzionante, vi è troppa energia condensata."

"Non è forse quanto succede quando si vuole creare una nuova Materia?"

"Sì, ma Hojo non sta lavorando con normale energia Mako. Osserva cosa contiene la capsula."

Mi avvicinai, trovandomi ad assistere ad un orrore inaspettato. Vidi un mostro, ricoperto di scaglie sulla schiena. No, era qualcosa di più umano, avvertivo che non era poi tanto diverso da me. Soltanto un respiro, poi la creatura spirò, la guardai morire dall'alto verso il basso. Ero impressionato, sapevo che anche le altre capsule contenevano creature simili.

"Cos'è questo?"

"I generici membri della SOLDIER come voi vengono immersi nell'energia Mako per aumentare il proprio potenziale e quindi superare il limite d'affaticamento consentito dal corpo umano. Ma questi sono diversi... il livello di degrado è di gran lunga superiore. Questo è il frutto degli esperimenti di Hojo."

"Allora sono mostri?"

"Esattamente, creature viventi mutate dall'energia Mako, sono dei mostri creati in laboratorio."

"Perché usi la parola 'voi', non è lo stesso anche per te? Sei un SOLDIER come lo siamo noi!"

"Io... io..."

Sephiroth appoggiò le mani sulla testa, indietreggiando di qualche passo con lo sguardo turbato. Non l'avevo mai visto perdere la sua compostezza, una caratteristica che l'ha reso un uomo di punta, capace di compiere qualsiasi incarico con freddezza. Qualcosa in lui stava cambiando, soltanto che ancora non potevo prevedere quali sarebbero state le conseguenze.

Sephiroth afferra Masamune ed inizia a colpire i contenitori, distruggendoli uno alla volta per far uscire le altre creature, tutte incapaci di vivere senza essere immerse nell'energia.

"Sono stato anch'io creato in questo modo? Sono solo un prodotto da laboratorio? Non posso accettarlo, non è questo il mio destino."

"Sephiroth, calmati, non può essere vero quello che dici, sono mostri!"

"Mostri, ma una volta erano esseri umani come lo sei tu."

Battei un pugno contro il muro, furioso ed incredulo allo stesso tempo. Erano questi gli esperimenti segreti a cui lavorava la ShinRa? Credevano di poter sfruttare noi membri della SOLDIER come se fossimo i loro burattini da manovrare in laboratorio? Comprendevo i sentimenti di collera di Sephiroth, aveva tutto il diritto di sfogarsi, tuttavia fu quanto disse poco dopo che mi fece rabbrividire.

"Ho sempre creduto di essere diverso dalle altre persone, mi sono sentito superiore, non riscontravo i loro difetti, comuni agli esseri umani. Mi sentivo speciale. Però, non è quello che desideravo sapere. Io non voglio essere un mostro come loro, cosa c'è di speciale nell'essere stato creato in un laboratorio?"

"Torniamo indietro e confrontiamo Hojo, sono certo che ci saprà dare le risposte che cerchiamo."

"No, ho intenzione di fare a modo mio. Il laboratorio in cui sono stati condotti gli esperimenti non deve essere lontano, sono certo che nei prossimi giorni troverò le risposte che cerco."

"Accetta il mio aiuto, non puoi fare tutto da solo."

Sephiroth mi allontanò da lui, puntandomi la spada verso il volto.

"È una questione personale... non ti riguarda, stanne fuori. Dì agli altri di non disturbarmi durante le mie ricerche."

Senza proferire altro, lui si allontanò dal reattore per conto suo. Osservai per l'ultima volta la grossa porta al suo interno. Il mio sguardo rimase fisso sulla parola JENOVA, sapevo che era quella la chiave di tutto. Quale collegamento avevano davvero Sephiroth e gli esperimenti che venivano condotti a Nibelheim?


Commento finale dell'autore.

Fine della prima parte di questa sottotrama divisa in due capitoli, proprio come avviene nel gioco. Devo confessare che mi piace scrivere parti ricche di suspense in attesa dei grandi momenti. Spero di essere riuscito a trasmettere la tensione che si respirava durante il flashback di Nibelheim, ho aggiunto alcuni elementi al discorso di Sephiroth, visto che mi sarebbe piaciuto sentirlo parlare più apertamente con 'Cloud' dei suoi pensieri. Di certo, il quarto capitolo vedrà uno fra i momenti più epici della storia, non voglio aggiungere altro. Grazie a chi ha letto questo racconto fino a questo punto.