FINAL FANTASY VII – CRONACHE DI CLOUD
CAPITOLO 4
SEPHIROTH, IL PRESCELTO
Nella locanda di Kalm Town, Barret appare furioso dopo aver sentito il racconto di Cloud.
"ShinRa... è sempre lei la fonte di ogni problema. Trasformazione di umani in mostri in laboratorio, cosa credeva di ottenere?"
Aerith cerca di calmarlo.
"Lascia che Cloud ci racconti cos'è successo in seguito."
"Va bene, lo ascolterò!"
Di nuovo l'attenzione era rivolta su di me. In quel momento, provai un dubbio... era vero che Sephiroth mi avesse confessato le sue paure? Allora perché non ho fatto nulla per fermarlo? Per un'intera settimana, Sephiroth rimase all'interno della locanda a fare ricerche e leggere documenti, evitando di rivolgere la parola a qualcuno di noi. Ad un tratto, non vi fu più traccia del SOLDIER, così girai per Nibelheim alla sua ricerca.
Una guardia viene fermata da Cloud.
"Hai idea di dove si trovi Sephiroth?"
"Pare che si sia chiuso all'interno della più grossa villa cittadina."
"La villa ShinRa?"
"Sì, la gente del posto la chiama in quel modo."
Avevo tenuto dentro di me tutta la tensione accumulata il giorno dell'esplorazione del reattore. Però, sapevo che l'unico modo per risolvere quella situazione era di parlare apertamente con Sephiroth ed esortarlo ad andare avanti, altrimenti avrebbe sofferto troppo per i dubbi che lo tormentavano. Raggiunsi la villa di fretta, una grossa struttura semi-abbandonata, capace di darmi i brividi alla sola vista. Era come se potessi avvertire i lamenti di coloro che avevano perso la vita negli esperimenti che venivano condotti in quel luogo.
Il piano inferiore era vuoto, non trovai alcuna traccia di Sephiroth, poi incontrai un'altra guardia cittadina.
"Ho visto Sephiroth che andava al piano superiore verso la libreria. L'ho salutato, ma mi è passato davanti senza nemmeno degnarmi di uno sguardo. È davvero strano da parte sua, deve essere molto impegnato nelle sue ricerche."
"Grazie dell'informazione."
Realizzai che le mie paure avevano un fondamento, Sephiroth era davvero disposto a tutto pur di scoprire la verità sulle sue origini. Jenova, quel nome era importante, forse nelle profondità della villa c'erano documenti riguardanti la madre di Sephiroth. Ma la libreria era vuota, gli scaffali ben ordinati. Del mio compagno non vi era la minima presenza. Però grazie alle mie doti da SOLDIER sentivo la sua presenza, la stanza piena di libri aveva qualcosa di strano. Posi entrambe le mani su uno scaffale e sentii un rumore... c'era un passaggio nascosto. Lo scaffale si girò, permettendomi l'accesso ad una lunghissima scala a chiocciola che portava verso il seminterrato.
Il soldato chiude il passaggio nascosto dietro di sé, avverte la necessità di occuparsi personalmente di Sephiroth.
Mi tenevo appoggiato al muro mentre scendevo per evitare il senso di vuoto che mi accingeva nel profondo. Stavo entrando nell'abisso e sapevo che era un viaggio di sola andata, al ritorno né io né Sephiroth saremmo stati le stesse persone di prima. Pensai che se la ShinRa era davvero coinvolta in esperimenti del genere, allora anch'io mi sarei opposto, non volevo vedere il mio idolo d'infanzia soffrire ulteriormente. Al termine della scalinata, vi era una caverna sotterranea, l'aria fredda mi dava i brividi, ma dovevo proseguire. Ignorai la stanza alla mia sinistra, proseguendo dritto verso il fondo del corridoio.
Cloud spalanca la porta, davanti a lui vi è un piccolo laboratorio, con un tavolo pieno di strani oggetti usati per gli esperimenti e delle grosse capsule vuote, capaci di contenere all'interno delle persone. Poi, una decina di scaffali, ognuno di essi ricco di diari scritti da diversi scienziati.
Vidi Sephiroth camminare nervosamente in prossimità di uno scaffale con un libro in mano. Stava parlando a voce alta e nemmeno se ne curava.
"Data x x x, un organismo apparentemente morto venne ritrovato dal professor Gast in uno strato geologico vecchio di 2000 anni. Il professore ha dato alla creatura il nome Jenova. Data x x x, vi è la conferma che Jenova è un Antico. Data x x x, approvazione del Jenova Project. Jenova è il nome di mia madre, ma anche quello che ho trovato inciso sulla grossa porta segreta nel reattore, può davvero essere solo una coincidenza? Gast... perché sei morto, perché non mi hai detto in tempo la verità?"
Sephiroth era visibilmente scosso, aveva lasciato la sua spada appoggiata al muro, perfino trascurata. Decisi di farmi avanti, ma rimasi bloccato nell'osservare il suo sguardo perso nel nulla. Non mi riconobbe, continuò a leggere ininterrottamente. Decisi quindi di dargli un po' di tempo, forse stava per trovare le risposte che cercava.
"Tornerò domani, spero che tu sia riuscito a trovare quello che cerchi."
Con questo augurio, me ne tornai indietro. Non ero stato nell'abisso come temevo, anzi, avevo compreso che tutto poteva risolversi senza bisogno del mio intervento. O forse ero troppo spaventato nel vedere Sephiroth così diverso da come lo conoscevo. Ritornai nella locanda. Il giorno seguente, tutto sarebbe cambiato.
Tifa interrompe il racconto.
"Fermati, non è che il giorno seguente è quello in cui Nibelheim venne distrutta?"
"Sì, proprio quel maledetto giorno in cui le nostre vite sono cambiate radicalmente e molte altre sono andate perse."
Mi alzai dal letto e raggiunsi di nuovo il percorso verso il passaggio segreto della villa ShinRa. Stavolta, l'esistenza di quella scalinata nascosta non era più segreta a nessuno, una guardia era nella stanza ad attendere che Sephiroth tornasse indietro.
"Ci penso io a riportarlo qui, non ti preoccupare", dice Cloud per rassicurare la guardia.
"Bene, non vedo l'ora di abbandonare questa città. Non avete forse risolto il problema al reattore? Allora perché siamo ancora qui..."
"Dammi qualche minuto, cercherò di convincere Sephiroth ad andarsene da lì."
"Gira voce che abbia perso la testa, che stia continuando a dire cose senza senso."
È dopo quelle parole che compresi che era stato un errore permettere a Sephiroth di continuare la sua ricerca, le risposte che aveva trovato non erano di certo confortanti, almeno per tutti noi. Così, entrai di nuovo nel laboratorio, dove venni subito riconosciuto da lui.
"Vedo che sei tornato... traditore!"
Mi chiamò traditore, vidi che era profondamente turbato.
"Traditore? Ma che stai dicendo?"
"I Cetra erano una razza nobile e pacifica, sempre in movimento in attesa di raggiungere la Terra Promessa e la vera felicità. Sono venuti sul Pianeta per preservarne l'ordine naturale. Ma i tuoi antenati umani hanno fermato la migrazione degli Antichi, hanno costruito rifugi, cercando di semplificarsi la vita anche contro la natura stessa. E per farlo hanno preso risorse dal Pianeta e dagli stessi Cetra che erano lì per aiutarli. Ora comprendi com'erano i tuoi antenati?"
Non risposi, perché Sephiroth provasse quell'odio per l'umanità ancora non riuscivo a comprenderlo. Lui non era forse come me? Rifiutavo di credere che lui fosse un Antico, anzi, sapevo che non poteva esserlo.
"Molto tempo fa, avvenne un incidente su questo pianeta. I tuoi antenati si ripararono, sopravvivendo alla catastrofe, mentre i Cetra vennero sacrificati per il bene del Pianeta, diminuendo in numero considerevole fino ad estinguersi. Ma l'umanità non venne condizionata, nella propria ignoranza si sviluppò fino ad insidiarsi in ogni regione. L'eredità dei Cetra è composta da questi documenti, non vi è rimasto altro!"
"Sephiroth, cos'ha a che vedere tutto questo con te? Perché mi parli dei Centra?"
"Jenova era un'Antica, quindi appartenente alla razza dei Cetra. Venne ritrovata 2000 anni fa in uno strato geologico tramite uno scavo. Da lì, nacque il Jenova Project, ovvero la manipolazione umana di individui fino a dar loro i poteri dei Centra. Umani molto più potenti e temibili, quella era la natura del progetto. Ed io sono il risultato di questo, sono stato creato per avere questi immensi poteri... le mie capacità equivalgono a quelle di un Cetra."
"Creato? Cosa intendi per creato?"
Provai un brivido, Sephiroth era davvero il frutto di esperimenti più terribili di quelli a cui i migliori SOLDIER venivano sottoposti. Era davvero speciale come sosteneva di essere, aveva in sé poteri accumulati dopo tanti anni di ricerca.
"Sono stato creato dal professor Gast, il geniale scienziato leader del Jenova Project."
"Non comprendo come sia successo."
Il SOLDIER afferrò Masamune e la puntò verso di me, costringendomi a spostarmi. Poteva ferirmi, fu il mio istinto a salvarmi. Era il suo ultimo avvertimento, stava abbandonando la sua ultima parte d'umanità, che stava disintegrando completamente.
"Spostati, la brama di potere dell'umanità presto avrà fine. Andrò ad incontrare mia... Madre!"
La chiamò Madre. Si riferiva a Jenova, aveva accettato la sua nascita, le sue origini. Sephiroth era un mostro generato dalla ShinRa, con la differenza che era diventato troppo consapevole della situazione per essere controllato o eliminato. Sapevo che aveva in mente qualcosa di terribile. Corsi su per le scale, uscendo dalla stanza segreta. Il soldato di guardia era a terra senza vita, trafitto al petto da un fendente di spada.
"Odore di bruciato... cosa sta succedendo?"
Fuori dalla villa ShinRa, vidi la città prendere fuoco. Amici, parenti, conoscenti... tutti stavano rischiando le loro vite per questo gesto di follia da parte di Sephiroth. Vidi Zangan, l'insegnante di arti marziali di Tifa.
"Cloud, non sei impazzito anche tu, vero? Dammi una mano a tirare fuori la gente che è rimasta intrappolata in questa casa."
Entrai di corsa nella casa, schivando le fiamme per salvare una donna ed il suo bambino. Entrambi erano senza sensi, ma si sarebbero salvati. La mia casa era distrutta, mia madre non poteva essersi salvata. Anche la casa di Tifa crollò poco dopo, ebbi paura, ma Zangan mi rassicurò.
"Tifa è viva, l'ho vista andare alla ricerca di Sephiroth. Io devo occuparmi di coloro che sono sopravvissuti, fornire loro assistenza medica. Ti prego di salvare Tifa, non può competere contro di lui."
"Va bene, la salverò!"
Alzai lo sguardo ed in mezzo alle fiamme vidi Sephiroth, la sua espressione era seria e crudele, ma mi parse di vederlo sorridere. I miei occhi erano pieni di collera, lui sembrava felice di vedermi così disperato, poi si voltò dall'altra parte, scomparendo in mezzo al fuoco. Era diretto al reattore, intenzionato a liberare l'accesso alla porta segreta, forse Jenova si trovava proprio lì.
"Sephiroth... quello che hai fatto è terribile, non potrò mai perdonarti!"
Le mie urla non lo raggiunsero, anche se l'avessero fatto sarebbero state su una dimensione differente dalla sua per essere comprese. Mi precipitai sul monte Nibel fino ad arrivare al reattore. Altre guardie senza vita, Sephiroth non lasciava nemmeno un superstite nel suo percorso di vendetta nei confronti dell'umanità. Qual era la sua prossima mossa? Dovevo arrivare al cuore del reattore prima di lui, ma dall'alto vidi Tifa inginocchiata a terra davanti al corpo senza vita di suo padre. Scesi più in fretta che potevo, mentre lei prometteva che si sarebbe vendicata.
"Papà... è stato Sephiroth ad ucciderti? Io lo odio, non solo lui, i SOLDIER, i reattori Mako e la ShinRa. Gliela farò pagare per quello che hanno fatto a te ed a questa città."
"Tifa, aspettami."
Nemmeno sentì la mia voce, la mia amica d'infanzia corse all'interno della grossa stanza. Sephiroth stava delirando, sollevò le braccia al cielo.
"Madre... sto arrivando a prenderti."
Tifa afferrò Masamune a terra ed aggredì Sephiroth, che cercava di aprire la gigantesca porta a mani nude. Ce l'aveva ormai fatta, ma Tifa lo interruppe.
"Sephiroth, ti odio!"
Lui non si spostò di un solo passo, con la mano destra fermò il braccio di Tifa e con la sinistra invece le portò via la spada, girandola verso di lei per poi colpirla, facendola cadere giù dalle scale. Non le diede il colpo di grazia, si limitò a tenere la spada con sé per poi spalancare la porta ed entrare all'interno. Corsi da lei, che stava soffrendo per il dolore della ferita. L'aiutai nella maniera in cui potei farlo.
"Cloud... dove sei?"
"Tifa, sono qui con te, andrà tutto bene. Fermerò Sephiroth."
"Hai promesso che saresti tornato da me se fossi stata in pericolo, l'avevi promesso!"
Nonostante il dolore, Tifa continuava a parlare, poi perse i sensi. Con tutta la rabbia che avevo in me impugnai la mia Buster Sword e superai la porta con la targa JENOVA. Sephiroth era lì, parlando di fronte ad una capsula con all'interno una donna. Non era un'umana, ma una creatura aliena dal corpo di colore blu e due ali colorate con tinte rosse, coperta da un contenitore che impediva ogni contatto con l'esterno. Quello non era il momento per badare ai dettagli, quindi cercai di fermare il mostro che aveva dato fuoco a Nibelheim. Dovevo farlo, ormai non era più il mio comandante, aveva perso ogni tratto della sua umanità.
"Madre, sono venuto a portarti fuori da qui, riprendiamoci questo pianeta. Sai cosa faremo? Raggiungeremo insieme la Terra Promessa."
Sephiroth era felice, tutta la disperazione era sparita, ora aveva uno scopo.
"Loro, quelle inutili creature hanno cercato di portarti via il Pianeta. Madre... ora sono con te, non devi preoccuparti di nulla."
Strappò via il contenitore, distruggendolo a metà. Dalla capsula, apparve chiaramente il suo vero aspetto. Ancora più mostruoso che in precedenza. Avanzai, trovando il coraggio per confrontarmi con Sephiroth.
"Hai pensato soltanto alla tua solitudine, hai idea di quanto io sia triste? La mia famiglia, i miei amici, la mia città, mi hai portato via tutto in questo tuo gesto egoistico. Hai quasi ucciso Tifa, la mia tristezza ora equivale alla tua, quella sensazione che hai provato nei giorni scorsi mentre cercavi di scoprire chi eri realmente."
Non avevo gli occhi lucidi, nessuna lacrima sarebbe caduta sul mio volto, dovevo essere forte. Dovevo essere un uomo... un essere umano come quelli che Sephiroth disprezzava così tanto. Io ne ero fiero perché era la mia umanità a darmi il coraggio di sfidare un avversario nettamente superiore a me. Ma le sue parole avevano smesso di avere senso.
"Quale tristezza? Non ho ragioni per sentirmi triste, sai perché? Io sono il prescelto. Sono stato scelto per essere il leader di questo pianeta, dominante dinnanzi all'umanità, giunta alla fine della sua esistenza. È il pianeta ad avermi chiesto di strappare via il potere in vostro in possesso, le mie capacità sono degne di quelle di un Cetra. Perciò, spiegami perché dovrei essere triste!"
"Sephiroth, io mi fidavo di te. Per me eri più che un grande soldato, eri un simbolo in cui desideravo identificarmi. Ma non ero al tuo livello, per quanto cercassi di essere come te, mi bastava vederti in battaglia per comprendere la nostra differenza. Cosa vuoi che mi importi se tu sei stato creato? Ho perso tutto per le tue ambizioni, perciò so bene che tu non sei più Sephiroth, l'eroe di Midgar. Puoi considerarti il prescelto, ma agli occhi miei sei solo un folle che ha perso la ragione."
Dissi a Sephiroth quello che provavo, la mia collera stava per scatenarsi, poteva essere il motivo della mia disfatta, oppure avrebbe potuto darmi la forza per contrastare un avversario molto più potente di me. Puntai la Buster Sword verso di lui in segno di sfida, Sephiroth non ci pensò due volte a sollevare la Masamune. Ci guardammo negli occhi, pronti a combatterci. Senza rispetto, guidati da ragioni differenti.
Nella locanda di Kalm, Cloud allarga le braccia.
"... e così termina questo mio lungo racconto."
Barret sobbalza per la tensione accumulata nel sentire la storia sul passato del mercenario.
"Allora, com'è finita fra voi due?"
"Ho le idee confuse, Sephiroth è stato dato per morto dopo gli avvenimenti di quel giorno, mentre io sono sopravvissuto e lo stesso vale per Tifa. Immagino di aver vinto."
"Come puoi esserti dimenticato uno scontro così importante? Cloud... certe volte non ti comprendo, lasci indietro dettagli cruciali."
"Ti ho raccontato quello che volevi sapere. Il resto appartiene al passato, se vuoi sapere com'è finita, chiedilo a Sephiroth."
Il clima ritorna allegro mentre Barret stringe il pugno della sua mano normale, infastidito dall'arroganza di Cloud. Lui, invece, ripensa alle fredde parole di Sephiroth.
Se sei davvero vivo, intendi proseguire l'obiettivo che ti eri prefissato? Quel giorno non sei riuscito ad eliminarmi, perciò prima o poi ti raggiungerò. Sono pronto ad eliminarti definitivamente, non ti permetterò di continuare la tua battaglia contro l'umanità.
Commento finale dell'autore.
Personalmente, sono soddisfatto di questo quarto capitolo. Credevo che utilizzare le riflessioni di Cloud sia per narrare gli eventi del passato che i suoi pensieri di quel momento fosse difficile, invece penso che la storia sia abbastanza scorrevole da leggere. Sentitevi liberi di dire la vostra opinione tramite le recensioni.
Ho riflettuto a lungo su quale doveva essere il prossimo evento cruciale per Cloud. Dovrei spostarmi in una fase avanzata del 'primo disco del gioco' (perdonate la terminologia poco adatta alle circostanze), ma per quell'occasione vorrei prima approfondire alcuni legami fra Cloud ed alcuni personaggi. Quindi, il prossimo capitolo sarà ambientato a Costa Del Sol, la mia città preferita del Pianeta, come lo definirebbe Sephiroth. Soprattutto, sarà frutto della mia immaginazione, vedetelo come una side-story.
