ecco un nuovo, spero emozionante capitolo! mi auguro che vi piaccia
Mi svegliai con il rumore della porta che si chiudeva e la luce che filtrava fioca dalla finestra del terrazzo. Mi voltai e vidi Jane che tentava di muoversi silenziosamente per la camera.
Maura: dove sei stata?
Jane: buon giorno tesoro, scusa se ti ho svegliata
Maura: perché sei già in piedi?
Jane: ho noleggiato una macchina con il navigatore e l'ho già programmato, non senza difficoltà, per andare a Pisa. Ho preso un'auto italiana e hanno i porta bicchieri sai? Non molti ma ci sono!
Maura: cosa vorresti dire?
Jane: Che cercherò un bicchiere enorme lo riempirò di caffè e me lo porterò con me perché ne ho bisogno! Voglio il mio caffè istantaneo e al prossimo viaggio me lo porto dietro!
Maura: guarda com'è semplice
Presi il telefono della camera e ordinai la colazione, tre caffè americani, due da portare via, un tè, uova, pancake, sciroppo e acqua naturale in bottiglia, così la potevamo portare in macchina!
Jane: Sei un genio, ma dici che il caffè sarà buono?
Maura: presto lo sapremo.
Andai in bagno e cominciai a prepararmi per la giornata, arrivò la colazione dopo 15 minuti, io non ero ancora vestita.
Jane: dai amore mangiamo che poi facciamo tardi!
Maura: eccomi, allora il caffè com'è?
Jane: immenso, forte lo adoro, sto già molto meglio!
Jane brontolò per altri 15 minuti dopo la colazione perché voleva partire, aveva fatto un programma del quale in realtà non avevo capito molto. Mia madre provò a chiamarmi un paio di volte, ma non le risposi, volevo non pensarci, avevo deciso di passare una bella giornata, Jane non mi chiese niente.
Prendemmo la macchina, una piccola utilitaria blu e partimmo, Jane era molto tranquilla, anche divertita in mezzo a strade piccole e molto trafficate, il navigatore ci dava le indicazioni precise, finimmo su una autostrada che ci portò praticamente in centro a Pisa in poco più di un'ora.
Il sole era caldo e la giornata mite, un autunno perfetto. Pisa era poco affollata piccola rispetto alle nostre abitudini, parcheggiammo molto vicine al Duomo, dove c'era anche la torre, la "piazza dei miracoli" era bellissima, una distesa di verde con un'architettura raffinata di marmi bianchi che al sole risplendevano ancor di più.
Ogni angolo era storia da leggere, la piccola guida che Jane mi procurò fu un pensiero dolcissimo e per lei una maledizione, leggevo tutto passo passo, facemmo la prova delle unghiate del diavolo dietro alla cattedrale.
Jane: è assurdo, come può non tornare?
Maura: senza dubbio saltiamo delle impronte. Anche se la leggenda è chiara, a nessuno e mai tornato il conto due volte! Il diavolo una notte tentò di impedire che la basilica venisse terminata, arrampicandosi su questa parete per distruggerla, ma Dio glielo impedì! Ma rimasero le impronte. È affascinante non trovi?
Jane: decisamente e anche bellissimo!
Maura: qui ogni angolo è storia che dici proseguiamo?
Jane: certo!
Girammo a piedi per la città, tra i vicoli e le mura, gli archi e le piccole piazze nascoste, le chiese piene di affreschi e dipinti, i palazzi storici, le università famose, la storia del Conte Ugolino
Jane: no aspetta lui avrebbe fatto cosa?
Maura: la storia dice che ha mangiato i figli per fame dopo che li rinchiusero tutti in quella torre!
Jane: blee! Ma dai è schifosa sta cosa
Maura: Dante nella divina commedia gli ha dato un posto importante nell'inferno!
Jane: e mi sembra giusto, ben gli sta!
Sembrava di essere entrati in una macchina del tempo, i musei etruschi, i lungarni, il giro sul battello lungo il fiume!
Facemmo molte foto e comprammo piccoli souvenir.
Stavamo guardando la "chiesa della spina" quando Jane diventò nervosa, guardava spesso l'ora.
Maura: che succede Jane?
Jane: è meglio andare, mangiamo qualcosa e poi si va sulla torre giusto?!
Maura: oh si ok, comunque facciamo in tempo non è distante attraversiamo il ponte e poi sempre dritto
Jane: sicura?
Maura: in fondo alla guida ho una cartina ricordi?!
Jane: allora andiamo!
Prendemmo dei panini e una coperta che Jane aveva messo in macchina, ci sdraiammo nel verde della piazza del duomo, vicino alle mura rossastre, un po' appartate, ci sdraiammo guardando il cielo limpido abbracciate. Le voci in lontananza degli altri turisti, ragazzini che si baciavano sdraiati sul prato, studenti e poi noi come chiusi in una bolla.
Mentre eravamo in attesa di salire ricomincia a leggere tutta la storia della piazza del Duomo di come era sprofondata perdendo numerosi scalini, e di come fossero riusciti ad addirizzare la torre anche se di poco, scongiurando la caduta. Ovviamente avevo già letto molto prima di partire, ma vedere tutto con i miei occhi era emozionante, Jane invece cominciò a lamentarsi.
Jane: ti prego basta! Goditi la visione con i tuoi bellissimi occhi e smetti dieci minuti di leggere
Maura: ok va bene! Poi salire sulla torre pendente richiede una certa attenzione.
Ci fecero passare a piccoli gruppi, era per la sicurezza, Jane fece le dovute battute scaramantiche in proposito facendomi divertire, la salita fu faticosa e Jane era diventata seriosa, sembrava preoccupata, la guida ci dette molte spiegazioni sulla costruzione campanaria, sulle splendide arcate, sui marmi toscani, io facevo alcune domande mentre Jane cercava di tenermi zitta, ad un certo punto mi prese la mano e mi portò vicino alla balausta
Maura: che succede?
Jane: guarda! Guarda che panorama, si vede tutta la città
Maura: è meraviglioso, e che tetti rossi, che costruzioni antiche e particolari, le case sono state costruite prima della fondazione delle nostre città americane.
Jane: questa spettacolare vista merita di essere ricordata facciamoci fare una foto insieme.
Un uomo che era salito con noi ci fece un paio di foto, poi Jane mi prese la mano e cercò un punto più appartato
Maura: che ti prende?
Jane: voglio stare un po' sola con te! Vieni!
Scendemmo di un livello, dove al momento non c'era nessuno, mi misi a guardare nuovamente lo spettacolo che la vista della città dall'alto ci donava, si vedeva perfino il mare dal punto in cui eravamo adesso, Jane mi abbracciò appoggiando il mento sulla mia spalla, poi approfittando della solitudine mi dette qualche bacio
Jane: ti amo, oggi non te lo avevo ancora detto!
Maura: anche io ti amo, si oggi è la prima volta!
Jane: sei bellissima quando sei così curiosa ed entusiasta
Maura: allora perché volevi che smettessi?
Jane: perché sono nervosa, vorrei dirti una cosa e volevo trovare il modo di rimanere un po' sole quassù!
Mi girai verso di lei, aveva di nuovo quello sguardo serio che avevo visto mentre salivamo le ripide scale.
Maura: che succede, mi stai preoccupando
Si mise una mano nella tasca del giacchetto e tirò fuori una scatolina, rimasi senza parole, senza fiato, la mente galleggiava, il cuore pompava troppo sangue ed il cervello faticava a trovare un equilibrio, mi tenni alla balaustra in ferro e marmo, mi guardava dritta con quei suoi occhi scuri ed intensi
Jane: ho fatto una pazzia ma tu ne vali decisamente la pena!
Maura: co..co..cosa hai fatto?
Jane: non voglio dire che dobbiamo affrettare i tempi, ma solo che voglio che siano chiare le mie intenzioni.
La scatola si aprì alla pressione che Jane fece con le dita, si scoprì l'anello che avevo visto sul "ponte vecchio" a Firenze
Jane: quando lo hai guardato ho capito che ti era piaciuto in modo incredibile ed il maestro orafo che lo ha fatto mi ha garantito e certificato che è un pezzo fatto a mano quindi unico esattamente come te!
Il cuore mi batteva ad una velocità che sembrava volesse uscire dal petto, facevo quasi fatica a seguire il suo discorso e mi mancava il fiato, strinsi più forte la balaustra.
Jane: ci ho pensato tutta la notte, questa mattina mi sono alzata presto e ho fatto l'unica cosa che il mio cuore mi gridava da ore, così l'ho comprato. E adesso con il cuore in gola ti chiedo Maura Isles mi vuoi sposare?
Sono certa che cominciai a piangere perché la vista si era un po' appannata e sentivo il freddo delle lacrime che mi rigavano il viso, presi un enorme respiro sperando di riuscire a far uscire la voce, la mente stava elaborando troppe parole ma nessuna riusciva a trovare la strada della mia bocca. Jane rimase in silenzio, mi sorrideva pazientemente aspettò che riuscissi a dire qualcosa
Maura: ti amo!
Jane: ti amo anche io! Ma vorrei sap...
Maura: SI, si si decisamente definitivamente indubbiamente SI SI SI
Jane: o..ok! Cominciavo a preoccuparmi
Finalmente riuscii a staccarmi dalla balaustra e le saltai al collo, la baciai la abbracciai, continuavo a piangere, anche Jane aveva le sue lacrime, poi prese l'anello e me lo mise al dito della mano.
Jane: non voglio metterci fretta, facciamo i nostri passi ma voglio che tu sappia che voglio passare la mia vita con te e che sono ponta a sposarti su qualsiasi vulcano tu voglia e sono disposta a qualsiasi menù tu scelga purché possa avere un piccolo stand di birra e noccioline
Mi misi a ridere asciugai le mie lacrime guardai l'anello che brillava in un modo speciale
Maura: ok, ma niente maglia dei Red Sox!
Jane: lo immaginavo, ci avevo già rinunciato!
Ci facemmo una risata
Ero ancora incredula, sentivo le guance che mi facevano male, perché avevo un sorriso stampato sulla faccia da quando avevo visto la scatola tra le sue mani.
Maura: c'è solo un particolare, tu non hai un anello
Jane: a dire il vero si!
Tirò fuori da un'altra tasca una scatolina simile alla prima
Jane: ne ho preso uno anche per me, più semplice!
Aprì la scatola e c'era una fedina in oro bianco, con un intarsio molto simile al mio, ma senza i diamanti
Jane: me lo ha fatto davanti agli occhi con i suoi strumenti, gli intarsi sono come quelli sul tuo, una cosa che non ti ho ancora detto è che ho fatto fare un'incisione sia nel mio che nel tuo, la stessa.
Mi guardai la mano, non volevo toglierlo dal dito, ma la curiosità era più forte
Jane : amami perché senza te niente sono niente posso
Maura: oh Jane è perfetta, è un aforisma di Paul Verlaine!
Jane: si! ed è quello che provo e che penso! Anche se per un attimo avevo scelto una frase di Hesse.
Maura: e quale!
Jane: L'amore non vuole avere vuole soltanto amare
Maura: oh no, non sarebbe uscita dal tuo cuore ma dalla tua mente,noi siamo quell'aforisma che hai scelto Amore mio- mi sorrise e annuì-
Jane: allora che fai me lo metti tu o faccio da sola?
Maura: no te lo metto io, anche se ho le mani che mi tremano moltissimo
Jane: anche le mie, proviamo a tenerci per mano magari ci calmiamo.
Le misi l'anello ed era vero tremavamo entrambe, la baciai, sentivo sulle labbra il sapore delle nostre lacrime ed una brezza calda le muoveva i capelli e i suoi occhi scuri brillavano. Rimanemmo abbracciate a guardare il cielo rosso con il sole che affogava nel mare per alcuni minuti.
Mi guardavo la mano e guardavo la sua che era tra le mie, erano bellissime e non per gli anelli, ma per quello che rappresentavano
Jane: che guardi?- sorrise-
Maura: le nostre mani sono bellissime, e non per gli anelli
Jane: come non per gli anelli! Con quello che costano?
Maura: Jane! Sai che intendo
Jane: e tu sai cosa intendo io zuccherino!
Mi fece ridere con quell'espressione buffa di chi sa che farà fatica a ripagare la sua follia. Ma i suoi occhioni neri brillavano incredibilmente di gioia.
La guida ci disse che era il momento di andare, così scendemmo le ripide scale.
Ci incamminammo tenendoci per mano.
Maura: prima di andare vorrei dirti un'altra cosa, ma temo di sembrare inopportuna e non vorrei
Jane: se vuoi sapere quanto ho speso scordatelo, se intendi ripagarmi per il mio anello, scordatelo di nuovo!
Maura: ieri sera hai detto che non potevi permettertelo e oggi ne hai comprati due!
Jane: non ti dirò niente! Ho fatto quello che il mio cuore mi ha detto, ne è valsa la pena! Adesso andiamo e non preoccuparti di niente, non ho fatto nulla che non possa gestire
Maura: oh no no volevo dire questo, ma mi sento in colpa!
Jane: devi! mi hai fatto innamorare pazzamente e adesso ne hai le prove, da vecchie racconteremo questa storia ai nostri nipoti e tu dirai come è stato romantico ed io di come ho fatto a pagarli!
Maura: i nostri nipoti?
Jane: certo!
Maura: bene almeno prima o poi lo scoprirò anche io!
Jane: te lo dirò, ma ora godiamoci questo momento. Ah stasera adiamo alla mostra!
Maura: cosa no!
Jane: ooh no ci andremo eccome!
Maura: perché!
Jane: per dir loro che devono farsene una ragione e che sei la mia fidanzata, e per dar loro la possibilità di cambiare idea! Mia madre lo ha fatto
Maura: ma Angela...
Jane: è una madre e le mamme sono in fondo tutte uguali, si preoccupano sempre troppo! Su andiamo tesoro
Maura: che fretta c'è?
Jane: ho prenotato una cena in una pizzeria!
Maura: dove!?
Jane: a Firenze, così possiamo tornare in albergo fare una doccia, o un bagno- mi fece l'occhiolino- cenare e andare alla mostra!
Maura: Jane!
Jane: non ti preoccupare, la pizzeria me la sono fatta consigliare dal Concierge! E ho prenotato alle 8.30 così facciamo in tempo a fare tutto!
Maura: io non voglio andare alla mostra di mia madre
Jane: ok ci andrò da sola!
Maura: sei testarda!
Jane: lo dice sempre anche mia madre, deve essere vero allora!
Mi guardò la mano, mi diede un bacio sulla guancia e ci incamminammo alla macchina, mi aprì lo sportello
Jane: ecco la sua carrozza principessa
Maura: smetti di chiamarmi così, ti prego!
Jane: ok, zuccherino!
Maura: oddio! sei un tormento
Jane: il tuo personale tesoro!
Durante il viaggio di ritorno in macchina ci tenemmo per mano quasi tutto il tempo, accendemmo la radio per un po', canticchiando insieme alcune canzoni.
Facemmo prima a rientrare, ma riuscimmo a perderci un paio di volte tra le rotonde della città
Jane: ste cavolo di città Italiane, ma quante rotonde hanno? e poi uscite entrate, il navigatore è rincretinito
Maura: amore è semplice, se mi dessi retta, il navigatore conta uscita anche l'entrata, perché non conosce il senso di marcia!
Jane: uummm! Ma brava! Però se la smetti di dirmi cosa fare non mi confondo!
Maura: non dare la colpa a me!... ecco laggiù il nostro Hotel!
Jane: visto? se mi lasci fare trovo la soluzione!
Come si chiuse la porta della nostra camera comincia a baciarla, le sfilai la maglia tra un respiro ed un bacio, aspettavo quel momento da quel pomeriggio. La buttai sul letto ma mi fermò
Jane: ma non facciamo il bagno Tesoro?
Maura: ok quello che vuoi!
Jane: dammi solo un minuto
Jane si precipitò nel bagno io feci un respiro profondo poi tirai fuori gli abiti per la mostra.
Entrai in bagno e Jane che era già immersa nell'acqua piena di bolle che le lasciava scoperte solo le curve del seno, i capelli raccolti, cominciai a spogliarmi lentamente di fronte a lei. Lentamente mi tolsi la maglia, e come da copione la gettai via, mi sfilai i pantaloni dandole la schiena e piegandomi in avanti la guardai con la testa tra le mie gambe.
Jane: oddio ferma così, amo il fatto che fai Yoga adesso! Sei uno spettacolo
Rimanendo in quella posizione mi sfilai prima il reggiseno ed infine le mutande, Jane mi gridò!
Jane: vieni qui immediatamente non resisto più! Devo averti!
Mi infilai in vasca, la baciai e già la mano cercava il suo intimo,, inarcò la schiena e le bacia i seni, sentii le sue pareti contrarsi intorno alle mie dita, con il pollice le toccavo il clitoride la feci godere facendole urlare il mio nome. Le diedi il tempo di riprendersi, ci baciammo, non avevo finito di darle gioia. Salii sopra di lei e cominciai a muovermi con i nostri clitoride a contatto, mi stringeva mi baciava, aumentava il ritmo tendomi il sedere nelle sue forti mani, io mi aggrappavo al bordo della vasca, mentre la mia lingua e la mia bocca la accarezzavano, fu un'orgasmo inteso come solo l'amore poteva darci.
