Capitolo 2

Il sole scotta. L'aria è rovente. Più ancora di quanto mi ricordassi. Il cielo è innaturalmente azzurro, a contrastare con la distesa di cubi grigi che mi si apre davanti come un labirinto ed emana un riverbero abbacinante. Mi ero aspettato di trovare la città cambiata, ma non fino a questo punto. La guerra ha fatto molti danni. E la ricostruzione non è certo stata guidata dal desiderio di abbellirla o renderla confortevole per gli abitanti. Anche da qui, è facile dire quali sono i quartieri lasciati nell'abbandono e quali quelli fortificati ad uso e consumo degli occupanti e del governo insediato da loro. La mia meta è proprio là, tra quei grattacieli autoritari di nuova costruzione.
Ho noleggiato un'auto. Mentre attraverso le zone periferiche, noto la sporcizia per le strade, le poche persone che escono di casa, che mi guardano impaurite. Il fiume che tempo fa mi aveva tanto affascinato è occupato da detriti e lerciume, e penso di essere fortunato a non vederci qualche cadavere considerate le notizie che arrivano ogni giorno da qui. La libertà imposta dallo straniero è costata a questo paese più della tirannia precedente. La gente ha fame, gli ospedali non funzionano se non nella zona delle ambasciate. I simpatizzanti del governo caduto mettono bombe per le strade, uccidono a vista quelli che sembrano loro della religione sbagliata, e viceversa. E chi cerca di rimanere neutrale ha forse la vita più difficile degli altri. Tutti odiano tutti, nessuno crede più in nulla se non in questo odio. Ci vorrà molto tempo perché queste ferite siano guarite. Se mai potranno esserlo del tutto.
Mura altissime costruite dagli invasori separano le zone dove vive la gente comune da quelle occupate dalle truppe e dagli uffici. Ad uno dei cancelli, la guardia controlla tre volte il mio lasciapassare e mi interroga minuziosamente su provenienza e intenzioni prima di lasciarmi entrare quasi a malincuore.
Giro per un po' tra i casermoni tutti uguali prima di trovare l'indirizzo esatto. Probabilmente ci ero passato davanti già un paio di volte ma non l'avevo riconosciuto. Un enorme mostro di cemento e ferro tirato su in tutta fretta per i dipendenti meno privilegiati del governo. Dovrà contenere almeno cento appartamenti. Questi palazzi offendono la vista. Salgo fino al piano che mi è stato indicato, e suono a quella che penso sia la porta giusta. L'uomo che viene ad aprirmi è assonnato e coi vestiti spiegazzati, ed evidentemente non si aspettava visite. Ma basta un momento perché gli occhi gli si illuminino e gli si spalanchi la bocca nel vedermi.
–Ciao. Come va la vita, Ahmed?
–Sei tu! Sei davvero tu!– esclama afferrandomi per le braccia incredulo e giubilante. –Non credevo di rivederti ancora! Ehi, non sei cambiato di una virgola…
–Davvero? A me sembrava di sì. Anche tu sembri ancora un ragazzino, comunque. E perché non sarei dovuto venire? Dopo aver visto le tue foto sui giornali… bel modo di avere notizie di te dopo tanti anni! Allora, mi fai entrare o dobbiamo chiacchierare in piedi?
–Uh… certo… che piacere vederti!… Scusa se la casa non è un granché. Accomodati.
La casa non è davvero un granché, secondo gli standard del mondo ricco. I mobili sono pochi, al posto delle sedie ci sono casse o giornali posati per terra. C'è un vecchio televisore su un'altra cassa. Alcune tazze da tè sul pavimento, qualche libro su qualche scaffale, abiti su un appenditoio da negozio a vista. Ma perlomeno è pulita e solida. Meglio di quanto possa permettersi molta gente di questi tempi.
–Dunque– dico sedendomi –ti sei trasferito vicino al tuo nuovo lavoro, eh? Com'è il mondo della politica? Certo diverso da quando facevi il giornalista d'assalto. Mi ha stupito sapere che eri passato dalla parte del «nemico». Ricordi quando una volta mi dicevi che non ci si può fidare di chiunque sia al potere?
Fa una smorfia mentre pesca da qualche parte una bottiglia di liquore. –E avevo torto? Sono stato dalla parte della resistenza per anni. Mi indignavo perché l'Occidente non faceva nulla per noi e si alleava coi nostri oppressori. Alla fine sono stato ascoltato, giusto? Dovrei essere contento. Ma come volevasi dimostrare… il rimedio si è rivelato peggio del male. Sono venuti ad aiutarci quando hanno visto minacciati i loro interessi e adesso stanno tutelando solo quelli. Viene quasi da pensare che sarebbe stato meglio se tutto fosse rimasto com'era.
Il whisky è la solita robaccia grezza e aspra che gli piaceva anni fa. Inghiotto solo un minuscolo sorso. Sono certo che riuscirebbe ANCORA a farmi svenire se lo tracannassi di colpo. –Quindi non ti andava l'idea di lavorare per loro.
–Eh eh… puoi immaginarti che con la ferocia della mia opposizione al regime precedente i nuovi pezzi grossi non vedessero l'ora di avermi qui. Una specie di uomo immagine. Tutti i movimenti politici mi hanno offerto somme da capogiro per entrare nel loro staff. Devono aver pensato che aver parlato contro i loro nemici mi mettesse automaticamente dalla loro parte. Credo che se avessero saputo quello che facevo PRIMA di darmi al giornalismo… che ero stato un «terrorista» e un boicottatore... probabilmente non mi avrebbero voluto. Chi si ribella contro un tiranno si ribella a tutti i tiranni. Bei tempi quelli, vero? Ci siamo divertiti. Infatti all'inizio ho rifiutato tutte le loro richieste. A prescindere dallo stipendio. Ero un rivoluzionario e lo sarei sempre stato. Non mi sarei mai fatto inquadrare nel loro sistema. O in un sistema qualsiasi. E non sarei diventato uno di quella classe che ho sempre osteggiato, col rischio di tradire i miei ideali e farmi corrompere. Sono fatto così.
–E allora perché sei entrato alle dipendenze del ministero?
–Per due motivi. Il primo è Karima.– Accenna all'altra stanza e la vedo entrare. Lei sì che sembra cresciuta. Era solo una ragazzina, ma ora è una giovane bellezza splendente, coi lunghi capelli nerissimi raccolti, senza velo. –Te la ricordi la mia sorellina? La mia rosellina? Qualche anno fa è stata colpita da una malattia grave. L'unico ospedale che avesse i mezzi per curarla era qui, nella zona riservata. Ho ingoiato il mio orgoglio per lei. In fondo ero solo un rivoluzionario da quattro soldi… e lei è tutta la mia famiglia.
Annuisco. Posso capire. Mi alzo per stringere le mani a Karima e abbracciarla. –Sono felice che tu sia tornato– mi sorride. Ha una voce profonda e musicale, e un sorriso abbagliante.
–E io di vederti così bella– le rispondo, facendola arrossire un po'. Poi mi rivolgo di nuovo a suo fratello. –E la seconda ragione?…
Sospira, esitando. –Vieni con me. Mi aspettano tra poco per una riunione. Se ti va, ne parleremo in macchina.

–Allora– mi dice poi al volante, dopo un lungo silenzio, accendendosi una sigaretta –cosa ti ha spinto a farti vivo dopo tutto questo tempo? Solo nostalgia? Quando ci separammo, se ricordo bene, decidemmo di rompere i contatti per evitare che fosse troppo facile localizzarci… e da allora non ho più saputo che fine avessi fatto. Se non sei più in clandestinità, suppongo che ora te la passi bene.
–È una lunga storia. Ho avuto i miei momenti brutti, da allora. Ma diciamo che poi la situazione è un po' migliorata. Non sono ufficialmente… un tipo regolare, però. Neanche ora.
–Eh eh… i tipi come noi non si fanno mai ridurre alla normalità, vero? E questo a volte può costarci caro. Anche se non dovrei dirlo, visto che adesso ho un bello stipendio e la pensione garantita. Mi sento un po' un traditore.– Getta la sigaretta fuori dal finestrino. –Sicuramente alcuni del nostro vecchio gruppo mi considerano tale. In un certo senso… non avrei voluto che un mio compagno di lotte mi vedesse così. Né che vedesse il mio paese in questo stato. Forse… sarebbe stato meglio che tu non fossi tornato.
–Mi sono sempre chiesto quale fosse stata la sorte tua e di Karima… e degli altri compagni. Mi sentivo in colpa per esservi stato poco d'aiuto, allora. Il fallimento per cui fummo costretti a separarci… in gran parte lo considero responsabilità mia. E quando ho letto il tuo nome tra i membri dello staff del ministro ibn–Said, mi sono detto che dovevo venire a vedere di persona. Per sapere come stavi, e come vanno le cose. Lo dovevo a voi, e a questo paese per cui ho combattuto… e anche a me stesso.– Taccio per qualche istante. –Allora… che cos'era che non potevi dirmi davanti a Karima? Perché c'è un motivo se hai voluto che ti accompagnassi, vero?
Ride nervosamente. –Non sei cambiato affatto. Non si riesce a fartela. E va bene. Ma prometti di non dirle niente. Le ho giurato di darci un taglio coi vecchi sistemi, e non sopporterebbe di sapere che faccio ancora qualcosa di pericoloso.
–Ha a che fare col tuo lavoro? Col motivo per cui l'hai accettato?
Annuisce pesantemente. –Non è solo per lei che l'ho fatto. Anche se potrebbe crederlo. Mio malgrado– ammette –devo riconoscere che la mia visione era sempre stata un po' troppo in bianco e nero. Anche tu me lo dicevi sempre, ai vecchi tempi, ricordi? Non necessariamente il potere corrompe chiunque. E non necessariamente chi fa parte di un sistema sbagliato è un corrotto. Certo, questo parlamento ce l'hanno dato gli invasori. Certo, hanno scelto degli uomini di loro gusto per farne parte e si fanno emanare soltanto leggi a loro beneficio. Però… è pur sempre un inizio di democrazia. Forse possiamo cavarne ugualmente qualcosa. Quelli prima o poi, quando vedranno di aver consolidato la loro base di potere, andranno via ad annientare un nuovo nemico… e noi potremo servirci degli strumenti che ci avranno lasciato per costruire un paese migliore. E potrà sembrarti strano detto da me, ma lavorando con lui mi sono convinto che per essere un politico il ministro sia davvero una brava persona. Penso che abbia veramente a cuore il bene del popolo… ed è abbastanza equilibrato per pensare con la propria testa, non con quella dei suoi superiori o consiglieri. Anche lui in passato era un oppositore attivo, come me. E questo gli è costato anni di prigione e alcune volte delle ferite. È uno che rispetto.
–E adesso è candidato alle prossime elezioni politiche, giusto?
–Già. E se dovesse vincere, potremmo avere per la prima volta un governo realmente indipendente, non sottomesso e deferente alle decisioni dei nostri «liberatori». Ma puoi immaginarti che questo a loro non piacerebbe. E non piacerebbe neanche ai capi religiosi del paese. Quelli della setta di minoranza sono simpatizzanti del vecchio tiranno e non amano chiunque non stia con loro… e quelli dell'altra setta non lo vedono di buon occhio perché lo ritengono troppo poco aperto a loro e avverso ai loro nemici. Se per ogni persona ormai vivere qui è diventato un azzardo, pensa quanto lo è per un politico alla vigilia del voto… e soprattutto per uno che si è dichiarato neutrale e moderato.
–Temi un attentato? Ci sono state minacce, intimidazioni?
–No. Però oggi certi gruppi non si preoccupano neppure di farne, come sai bene. Ufficialmente, il governo dichiara che le misure di sicurezza già presenti sono sufficienti. Infatti hai visto quanto siano stretti i controlli. Solo attorno ai loro palazzi, naturalmente. A chi importa se è la povera gente a farsi male?– Guarda fuori dal finestrino e fa una smorfia. –Sai che ho sempre avuto un sesto senso per certe cose… sono certo che non andrà tutto liscio come potrebbe sembrare. E anche se mi sbagliassi, meglio essere troppo prudenti che troppo poco. Questa è la migliore possibilità che il nostro paese abbia di rimettersi in piedi attualmente. Bisogna fare di tutto per proteggerla. Mi sono fatto assegnare alla squadra che seguirà il ministro nei suoi prossimi spostamenti… visite, discorsi eccetera. Ho deciso che terrò d'occhio personalmente tutti i luoghi dove dovrà recarsi e chiunque gli si avvicini. Dopotutto, chi meglio di un terrorista può riconoscere un altro terrorista, se dovesse tentare qualcosa?
–Allora conta pure su di me. Puoi farmi figurare come assunto temporaneo, o qualcosa del genere. Sarò felice di darti una mano. Due ex terroristi sono meglio di uno, in fondo. Anche se spero che non accada nulla.
Si volta sorridendomi largamente, ma quasi subito l'espressione gli si spegne in viso. –Sei sicuro? Ma non eri venuto quasi in vacanza, mi avevi adesso finito di dire? Non vorrei che per te fosse un problema. Arrivi così di colpo in città e ti offri di aiutarmi… ammetterai che…
–Può sembrare sospetto, vuoi dire? Pensi che sia passato anch'io ai nemici dei tuoi nuovi amici? Che potrei essere stato mandato qui per spiarti o sabotarti? In effetti potresti anche avere ragione a diffidare di me. Un ribelle è sempre un ribelle. Bene, se non mi vuoi tra i piedi dimmelo pure. Lo rispetterò. Non voglio che ci siano dubbi tra noi, dopo quello che abbiamo passato insieme.
Scuote la testa. –No. Scusami. Non avrei dovuto. È solo che…– sospira di nuovo. –Le cose erano molto più semplici una volta. Ora non sai più di chi devi fidarti. Chiunque potrebbe non essere quello che sembra. Ma tu sei sempre stato un buon amico. Accetterò il tuo aiuto con piacere. Allora… andiamo alla riunione insieme. Ti presenterò al resto dello staff e ti spiegherò come abbiamo predisposto le cose.