CAPITOLO VI
"Pericoli"
La loro auto era circondata.
Le quattro ruote a terra rendevano difficile la fuga, mentre Rick cercava di trovare una soluzione immediata.
Daryl e Jessie, osservavano i loro compagni in evidente difficoltà, senza però poter far nulla.
Erano intrappolati a loro volta in una monovolume dal serbatoio ormai a secco.
Convinti da Lori, avevano seguito il capogruppo alla ricerca di Hershel, che quel giorno si era spinto giù in città per ubriacarsi.
Il vecchio medico non era più lo stesso dopo i fatti del granaio, e nell'aver appreso della relazione fra sua figlia Maggie e Glenn.
Ma Rick e i suoi compagni, più che con i morti avevano dovuto fare i conti coi vivi.
Una banda di teppisti, alla ricerca di armi e cibo, aveva provato ad attaccarli, e solo grazie all'intervento repentino dei due ragazzi, avevano avuto la meglio ed erano riusciti a portarsi verso le auto, salvo poi scoprire, che quei bastardi le avevano sabotate bucando le ruote ad una e spaccando il serbatoio della benzina all'altra.
Quindi quella era diventata la fuga più breve di tutta la loro storia.
E adesso si trovavano con pochissime munizioni, al centro di una strada trafficatissima di Erranti.
Daryl guardò la sua compagna, che mosse il capo in un cenno di assenso, rispondendo così alla sua muta domanda
-"Fallo!"-
-"Ne sei sicura?"-
-"Noi siamo senza benzina e non possiamo muoverci di qui, loro invece, potrebbero comunque mettersi in salvo"-
L'uomo allora iniziò a pigiare forte sul clacson, mentre la donna, tiratasi fuori dal tettuccio apribile, richiamò l'attenzione dei mostri.
Il piano era quello di fare da esca, in modo da liberare quanto più possibile la strada, per dare modo all'altra auto di fuggire.
-"Andate presto… Scappate!"-Urlò Jessie, quando ormai una cinquantina di zombie avevano accerchiato la loro auto.
Glenn mise in moto e, approfittando del diversivo, l'auto sfrecciò via verso la salvezza ma passandogli a fianco, la donna riuscì a leggere il labiale di Rick
-"Torneremo a riprendervi, resistete"-
Quando gli Erranti iniziarono a pressare spaventosamente l'auto, anche Daryl si portò sul tetto della stessa.
Ad una prima occhiata la situazione apparve subito disperata.
Delle due pistole che aveva Jessie, solo una era carica, mentre il suo compagno si trovava in debito di frecce.
Dritto, davanti ai loro occhi, una villetta circondata da una bassa siepe sembrò essere l'unica via di salvezza.
-"Hai detto che questi funzionano vero?"-Chiese l'uomo toccando un razzo segnaletico legato alla cintura della donna.
-"Cos'hai in mente?"-
-"Distrarli, saltare giù dall'auto e correre verso quella casa quanto più velocemente possibile. Lì saremo al riparo, potremo rifugiarci in qualche stanza"-
-"Ok, non abbiamo altra scelta. Al mio tre ...Uno… Due…"-
Accese il razzo, la luce nel cielo ed il forte fischio, attirarono l'attenzione dei non-morti
-" ...E tre!"- urlò Jessie
I due, con un gran balzo, finirono sull'asfalto, si alzarono velocemente e iniziarono a correre a perdifiato evitando gli altri zombi lungo la strada.
Attraversarono la siepe e si lanciarono attraverso la vetrata di quello che, scoprirono poi, essere un soggiorno.
L'effetto del razzo era terminato poco prima e già altre di quelle creature, attratte dalla loro presenza, si stavano spingendo verso la casa.
Salirono velocemente perciò, le scale che davano ad un piano superiore ed iniziarono ad esplorare le stanze alla ricerca di una sicura.
Entrarono in una cameretta piena di giocattoli, cosa che indicò loro la presenza in passato di bimbi piccoli.
Jessie si guardò tutt'intorno, finché uno dei pupazzi attirò la sua attenzione. L'afferrò addolorata e nella sua testa alcuni ricordi la riportarono indietro nel tempo, dove l'immagine di una stanza tutta colorata e dipinta, la distrasse abbastanza, tanto da non rendersi conto dell'arrivo di due zombie.
Daryl intervenne, bloccandoli appena in tempo, usando una mazza da baseball recuperata all'ingresso per fracassargli la testa.
Nel frattempo però un baby zombie, solo l'ombra di un bimbo di 6-7 anni che sembrava volesse per forza assaggiare la carne di Jessy, era uscito dall'armadio a muro
-"Spara"-
La donna prese la mira ma l'uomo lesse l'indecisione nel tremolio della sua mano.
-"Andiamo su… Spara ora…- Le intimò, mentre ancora i due corpi degli erranti adulti si muovevano sotto i colpi della sua mazza
-"Jessie cosa stai aspettando..."-le urlò ancora
Infine Daryl, notando che ormai il piccolo risultava a portata di morso, con una mossa repentina, calò il suo bastone sulla testolina di quell'essere appena in tempo, finendolo in un colpo solo.
Poi tornò ad occuparsi dei due per terra, infine, quando i rumori provenienti dal corridoio gli indicarono fosse impraticabile, afferrò la donna e attraverso la finestra, arrivarono sul tetto.
Camminando faticosamente fra le tegole scivolose, raggiunsero una piccola vetrata posta nel punto più alto della casa, che nei calcoli dell'uomo, doveva essere la soffitta.
Ci guardò attraverso, sembrava sgombra da pericoli.
Ruppe il vetro in basso e l'aprì, così si rifugiarono al suo interno. Daryl scorse nella penombra, la botola aperta che dava sul corridoio e riuscì a tirarla su appena in tempo.
Ora erano davvero al sicuro.
Dopo una rapida occhiata, vide in un angolo un materasso e delle coperte, mentre una piccola tanica ripiena a metà d'acqua e qualche scatoletta di cibo ancora chiusa, gli diedero l'impressione che probabilmente qualcuno aveva provato a sopravvivere lassù, prima che qualcosa lo inducesse ad uscire.
Assaggiò l'acqua, sembrava ancora potabile, poi si rivolse all'amica seduta a terra, accanto alla finestra, con ancora il pupazzo stretto tra le mani
-"Stai bene?"-Le chiese avvicinandosi
Finalmente lei lo guardò, rispondendo di si
-"Qui siamo al sicuro. Rick tornerà a prenderci"-
Ne era davvero convinto.
Tra loro si era instaurato da tempo un rapporto di reciproco rispetto e muta amicizia. Daryl scorgeva in lui, rispetto a Shane, non solo l'istinto di sopravvivenza ma anche tutta quella serie di sentimenti che ci distinguono dalle bestie. Si fidava e per questo, lo aveva scelto come capo, seguendo quasi sempre, le sue decisioni.
-"Perché non hai sparato prima, di sotto"-poi togliendole il giocattolo dalle mani le porse dell'acqua e aggiunse-"lo sai non sono più esseri umani"-
-"Quando alla mia base arrivò l'ordine di prepararsi a ricevere la popolazione, sistemammo le cose al meglio. Facemmo davvero un ottimo lavoro per cercare di rendere quel posto vivibile. Accogliemmo i primi profughi e ci demmo un gran da fare. L'America non poteva, di certo, finire così. Eravamo sicuri di sconfiggere quell'oscuro nemico, gettando le fondamenta di una nuova società. Per un po' le cose andarono bene. La base si popolò e addirittura costruimmo una scuola per i bambini del campo. Io stessa fui impegnata nel progetto. Ripulimmo degli edifici meglio esposti al sole, li ridipingemmo con disegni e colori e riadattammo scrivanie e sedie, per farne banchi di studio. Il risultato finale fu ottimo e ci gratificò molto sentire le grida di gioia e le risa di bimbi scorazzanti. Quella era la speranza che avanzava. Poi il sogno si infranse. La situazione peggiorò e quando bande di disperati riuscirono a rompere le difese, fummo invasi. Come già ti dissi, insieme ai vivi entrarono anche i morti. Nella battaglia che ne seguì, dove il genere umano diede il peggio di sé, io e i miei uomini ci stringemmo disperatamente intorno a quel sogno che avevamo costruito. Diedi l'ordine di salvare i bambini e mi recai alla scuola per tirarli fuori da quell'inferno. Ma quando arrivammo era già troppo tardi e l'immagine di quell'orrore popola ancora il mio sonno. Nell'aula adibita a nido, due delle maestre, ormai trasformatesi, si stavano cibando dei corpi di neonati inermi nelle loro cullette. Vomitai all'istante, come mai mi era accaduto. Sentivo le grida disperate dei bimbi più piccoli, incapaci certamente di difendersi da quei mostri di 10-11 anni. Con il caporale Aniston e Jimmy, il mio attendente, provai a salvare il salvabile. Ma fu inutile. Il primo, colto dalla paura, cominciò a sparare all'impazzata mentre orde di bimbi zombie si avventarono sulle sue gambe mordendolo. Uno dei proiettili centrò alla testa Jimmy, che morì sul colpo, ed io… Io…"-
Jessie si fermò un attimo a bere, poi tutta tremante, riprese il racconto
-"...Io riuscii a rifugiarmi sotto una scrivania ed evitare la scarica impazzita di quei proiettili. Quando tutto fu finito mi risollevai. Il corpo del mio attendente, veniva sbranato dai piccoli mostri. Potevo distinguerne le costole e le viscere sbucate fuori… Poi, non sazi, puntarono a me, mentre altri ne arrivavano con i loro volti ormai deformi e gli occhi spenti… Ed io sparai… Uno per uno li centrai alla testa. Tutti quei bimbi, che tante volte avevo visto corrermi incontro quando andavo a fare visita alla scuola, con le manine aperte ed il sorriso sornione, per sfilarmi le caramelle o il cioccolato o gli orsacchiotti di peluche che portava loro dallo spaccio. Di alcuni ne conoscevo persino il nome, poiché erano figli di miei colleghi. Ed io li stavo massacrando, spegnendo così per sempre, quella speranza che io stessa avevo contribuito a tenere in piedi"-
Jessie terminò il racconto in un pianto dirotto.
Daryl capiva perfettamente cosa stesse provando: era la stessa dolorosa sensazione capitata a lui dopo aver visto Sofia venir fuori dal granaio e successivamente Rick spararle alla testa.
-"Non sono diventata un soldato per infierire su donne e bambini o per mettere fine alla vita di persone inermi. Avevo giurato di proteggere i deboli, gli indifesi e la mia nazione… Ma tutto questo fottuto mondo è andato a rotoli ed io ho smesso di credere in Dio dopo aver visto quei bimbi, mangiare i loro simili."-
Celò il volto fra le mani, per non mostrarsi debole, per nascondersi ancora in quell'armatura rappresentata dalla sua divisa. Ma c'era molto di più dietro quella cortina di ferro e Daryl lo aveva capito fin dal primo momento.
L'abbracciò, tentando di consolarla.
Finalmente le sue difese furono vinte e dietro alla pantomima del soldato d'acciaio, venne fuori la donna.
Smise di piangere, dopo un po', appoggiò la testa sul petto di lui e si lasciò medicare l'animo ascoltando il ritmico incedere del suo cuore.
Jessie in quell'istante, fra le sue braccia, si sentì nel posto più sicuro del mondo.
Finalmente qualcuno che per una volta proteggeva lei!
Infilò le mani sotto la camicia consunta dell'uomo e a sua volta lo strinse a se.
Stettero così per qualche minuto, mentre le carezze di Daryl si spinsero sul suo corpo, con sempre maggior sicurezza.
Poi i loro occhi si incontrarono in uno sguardo disperato.
Lei era bellissima, così indifesa, in quell'istante...
Lui non resistette e catturò le sue labbra rosse e umide.
Jessie immobile, le dischiuse a quel primo bacio, inizialmente impacciato, ma poi, via via più profondo...
